lunedì 26 giugno 2017

RESISTENZE

Resisto, fuggo, divago.
Mi accorgo di avere paura
a sprofondare ancor più nel dolore.
Il corpo è scarico e devo prenderne atto.
Riposo e ricerco la leggerezza dell'attimo.
Il corpo recupera forza e armonia,
ma la resistenza non si placa:
ora è mentale.
E' necessario uno sforzo consapevole
a disgregare lo schema dell'apatia.
Muovo i primi passi incerti:
le radici sono scese in profondità e li accompagnano.
Procedo con lentezza, 
ma non fatico a camminare.
L'immobilità è giunta a compimento
dando vita ad un nuovo inizio.
Sono pronta a trasformare il dolore
in storie di guarigione.





domenica 25 giugno 2017

GRAZIE DI CUORE

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI 
è stato ristampato
grazie a tutti voi preziosi lettori.
Scrivere "IL CORAGGIO" è stata una grande fatica
ed il frutto di un'importante crescita personale.
 Presentare il libro in giro per l'Italia 
e relazionarmi con il pubblico
è stata un'esperienza meravigliosa
dalla quale ho imparato moltissimo.
La consapevolezza di aver risuonato con tanti cuori
mi colma di gioia.

Una bellissima prefazione, scritta da Giancarlo Caselli,
arricchisce la nuova edizione.

A tutti coloro che hanno acquistato il libro precedentemente,
 con estrema gratitudine.


"Si narra che il grande filosofo tedesco di area cattolica Max Scheler venne sorpreso in una “casa di malaffare” in compagnia di una prostituta e che quando si sentì dire “maestro, da Lei non ce lo saremmo mai aspettato” lui rispose “i filosofi sono come i cartelli stradali, devono indicare la via non percorrerla…”
Non so quanta verità ci sia nell’aneddoto che ho riportato ma sono convinto che chiunque per poter, credibilmente, indicare una via debba averla percorsa, magari con fatica e sofferenza.
La prima cosa che mi ha colpito quando ho conosciuto Donatella Coda Zabetta  è che la strada lei l’ha percorsa tutta e, quindi, non parla per astrazione ma per conoscenza e, in qualche modo, nel suo libro ho trovato assonanze con i Ricordi, sogni e riflessioni dove Jung, mirabilmente, riesce a condurci all’interno del suo pensiero attraverso la sua esperienza di vita.
Il coraggio di ascoltarsi è un libro che può essere letto su piani diversi che convergono, però, tutti su un medesimo punto: nella vita si può cambiare purché si sia disponibili di essere parte e guida del cambiamento stesso.
L’assunto che troviamo alla base è che solo il “soggetto” può essere artefice della propria trasformazione semplicemente (e faticosamente) cambiando prospettiva (o “vertice” come avrebbe detto Bion) di osservazione e per fare questo non servono necessariamente interventi esterni taumaturgici ma la voglia di mettersi in gioco e di ascoltare le voci che sussurrano dentro di noi.
Il primo piano di lettura che incontriamo è quello autobiografico: attraverso il libro possiamo ripercorrere e condividere le tappe principali del percorso che ha portato l’autrice a muoversi lungo il continuum estroversione/introversione imparando l’importanza di dar più voce al mondo interno che non a quello esterno ed a scoprire un nuovo senso nelle cose che la circondano assumendo anche una scala di valori diversa da quella che l’aveva accompagnata nella prima parte della vita (per inciso ricordo che anche Carl Gustav Jung sosteneva che la vita è, in qualche modo, divisa a metà di cui la prima parte più “mondana” e la seconda più “introspettiva”).
Il secondo piano di lettura lo definirei più metodologico in quanto, sempre attraverso la sua esperienza (ma non solo), l’autrice affronta con ordine e rigore numerosi temi e argomenti come la paura, il dolore, le debolezze e il perdono che, se non correttamente gestiti, possono diventare tra le principali fonti di malessere e disagio del nostro quotidiano (il tema del quotidiano non va assolutamente sottovalutato banalizzandolo e relegandolo a parte ineluttabile della nostra vita, basti pensare che uno dei primi trattati di Sigmund Freud fu proprio La psicopatologia della vita quotidiana).
Attraverso questa lettura metodologica si evince chiaramente come il concetto dell’ascolto sia centrale per affrontare il tema del cambiamento, d’altra parte non lo è forse in tutte le professioni terapeutiche? Ma quanto spesso, nel quotidiano viene trascurato, portati come siamo a concentrarci più sulle nostre idee e sulle nostre sensazioni che non su quanto gli “altri” ci dicono? E tra questi altri, inserisco a pieno titolo il nostro corpo che, troppo frequentemente, consideriamo quasi come un estraneo in quella dicotomia mente corpo che ci accompagna.
Donatella Coda Zabetta accompagnandoci in questo meraviglioso viaggio alla riscoperta di noi stessi ci insegna proprio l’importanza di rappropriarci del nostro corpo, e di ascoltare i segnali che questo ci lancia, come strumento principe per dare un senso alle nostre emozioni, alle nostre paure (e non solo) e non farci travolgere da loro.
Il terzo piano di lettura è quello pratico dove incontriamo una serie di esercizi che ci permettono, progressivamente e con semplicità, di sperimentare quanto abbiamo letto e ci portano a interiorizzare il fatto che non solo questo percorso non è impossibile ma, anzi, è praticabile e, pur con le sue difficoltà, fonte di piacere e benessere.
Ovviamente la lettura di un libro resta sempre un momento individuale di scambio tra chi ha scritto e chi legge e ciascuno coglie ciò che è pronto e disponibile a cogliere in quel momento, ecco perché il mio suggerimento è di leggere più volte il libro (anche a distanza di tempo) e ogni volta scoprirete di trovarvi di fronte sempre a un’esperienza unica e irripetibile.
Vi lascio con una suggestione: il grande psicanalista James Hillman ha scritto, tra gli altri, un bellissimo libro, che si intitola Le storie che curano, dove esplora la nascita della psicanalisi come cura delle parole e con le parole; anche questo libro è una storia che cura, provate ad avvicinarvi ad esso lasciandovi avvolgere dal testo e trasportare dalla corrente delle parole e vedrete che lentamente le posizioni tra chi legge e chi scrive diventano più sfocate, siete arrivati ad un quarto piano di lettura, quello magico, dove il cambiamento comincia a scorrere dentro di voi non per scelta ma per necessità e, se riuscirete ad abbandonare le vostre resistenze, vi renderete veramente conto che le prospettive attraverso le quali osservare ciò che ci circonda sono più di quante potessimo immaginare… così come quando recandoci al Prado e soffermandoci ad osservare il dipinto Las Meninas di Velasquez in un primo momento siamo consapevoli di essere gli spettatori che stanno guardando un quadro ma, poco dopo, rapiti dall’intensità della scena ci rendiamo conto di essere nella prospettiva in cui si trovava il pittore mentre lo dipingeva e ci identifichiamo con lui, ma solo per un attimo perché veniamo immediatamente travolti dalle emozioni e realizziamo di essere posizionati nel luogo in cui si trovava il Re, soggetto assente della raffigurazione (cercate una riproduzione e capirete, andate al museo a Madrid e proverete).
Grazie Donatella, grazie per il coraggio di ascoltarti che hai avuto e grazie per averci regalato questo libro che, come scritto in copertina, è “un libro per sempre”.

Giancarlo Caselli
Psicologo clinico
Presidente “La Terza Via”
Centro di Incontri e di Formazione Junghiana
per la Crescita Personale e Professionale

Per chi volesse acquistarlo: 
IL GIARDINO DEI LIBRI  AMAZON  IBS


venerdì 23 giugno 2017

LEGGEREZZA

Quando le tue radici sono profonde
puoi volare con leggerezza:
il centro è dentro di te.
Puoi accogliere il cambiamento
sicuro delle tue capacità
e consapevole delle tue paure e debolezze.
Puoi scegliere con il cuore,
liberamente,
assecondando i bisogni fisiologici del tuo corpo ed il sentire.
Non ci sono ancore
a fermare il tuo viaggio
nè punti d'arrivo a determinarne il percorso.
Il presente è vita che si dispiega
ogni esperienza è fonte di maturazione e crescita.
La bellezza del volo è la sua libertà.





martedì 20 giugno 2017

ESSERE ACCOMODANTI

Quante volte ci è capitato di lasciar correre ed essere accomodanti per non dover affrontare situazioni scomode? Quante volte abbiamo permesso all'indifferenza di passare sopra a quello che provavamo? Quante volte abbiamo avuto paura di proferire dei salvifici no o di esprimere il sentire? Quante volte abbiamo ingoiato rospi convinti fosse la cosa migliore da farsi in modo inconsapevole prima e in modo consapevole successivamente?
Quando a dirigere l'agire è l'inconsapevolezza solitamente la vita ci porta a prendere delle sonore legnate per farci crescere e stimolare una presa coscienza. In seguito alla consapevolezza si tratta di scelta. Che questa scelta sia supportata da mille pippe mentali (devo accettare l'altro per quello che è, non posso cambiare la situazione, è inutile perdere  tempo, non serve a nulla ...) poco importa: a fare la differenza è sempre il rispetto verso noi stessi. 
Quando il rispetto verso se stessi viene a mancare sono grane; la mente può anche mettercela tutta ad illudermi del contrario, ma il corpo mi rimanderà sicuramente uno stato di disagio. Lo stomaco inizierà a bruciare, i pensieri lotteranno nella scatola cranica dando vita ad un feroce mal di testa, diventerò rigido come un baccalà dietro una facciata farlocca di impassibilità. Questo sul momento. Successivamente mi porterò dietro uno strascico bruciante che mi avvelenerà il ricordo, fino al prossimo episodio. Sì perchè poi ci si abitua ad essere accomodanti. Fino al punto di non ritorno, quando il corpo stufo di essere un divano si ribella e urla il suo disagio. 
Allora inizia la fase "brontolo". Sparo a raffica tutto quello che non va senza alcun limite e quando non  voglio prender parte alla guerra mi allontano. La fase "brontolo" è propedeutica alla studio:"Impara a rispettarti." La fase "brontolo" arriva scintillante come un fuoco artificiale e lascia gli abituali occupanti del divano (quello relativo all'immagine accomodante) di stucco. La reazione è immediata e la rivendicazione del posto a sedere anche. La fuga del "divano" è un barbatrucco e il suo falò l'atto finale della commedia.
Dopo l'indispensabile fase "brontolo" arriva la fase "torniamo al centro che è meglio". Il vuoto intorno ha fatto terra bruciata rendendo l'assenza di spazio sperimentata dal divano, una landa sconfinata e solitaria. E così si impara a discernere quando tacere, quando porre i sani limiti del rispetto, quando parlare, quando allontanarsi, quando fronteggiare la situazione, quando esprimere il sentire. Con consapevolezza.
Gente strana noi umani intercambiabili.


IRREQUIETEZZA

L'irrequietezza del dubbio
ferma l'istante.
Le gambe indecise
si immobilizzano.
L'energia vortica frenetica al loro interno.
Stare.
Ascoltare.
Aprirsi all'impasse.
Accogliere il vuoto, la mancanza, le emozioni.
Vedere i desideri e le aspettative.
Intuire la via del cuore
in bilico su un precipizio.
Il salto nel vuoto.
Aprire le ali e imparare a volare.

La gabbianella e il gatto - Sepulveda


giovedì 8 giugno 2017

ASCOLTO LE EMOZIONI

Ascolto le emozioni.
Il respiro mi rimanda agitazione:
è corto e trattenuto.
Ascolto l'agitazione:
non sono in pace con me stessa, 
qualcosa turba la mia serenità,
percepisco un blocco.
Affondo nell'immobilità che il mio stomaco mi trasmette.
Assenza di libertà e di movimento
vincolano l'agire:
mi sento in colpa.
Il cuore accoglie ciò che la mente giudica
e si crea la stasi.
Respiro profondamente.
Ascolto le emozioni.
Le spalle diventano pesanti:
sento la responsabilità di disgregare gli schemi.
Sciolgo la tensione con il movimento e respiro, profondamente.
La mente tace, ma percepisco la stanchezza del corpo e la sua rigidità.
La paura ha fatto il suo ingresso trionfale
e le preoccupazioni la circondano.
Respiro e faccio spazio alla consapevolezza.
Ci sono scelte nella vita
che richiedono coraggio.
Il coraggio di essere se stessi.

mercoledì 7 giugno 2017

MONOLOGARE

Una realtà in cui tutti hanno molto da dire, ma pochi sono disposti ad ascoltare, produce una serie interminabile di monologhi fini a se stessi. 
L'ascolto presuppone, infatti, apertura e predisposizione ad accogliere nuove prospettive d'osservazione. Un ascolto attento ed empatico ripone in chi lo pratica i semi dell'autoanalisi  oltre ad offrire la possibilità di uno scambio.
Il monologo o "autoincensamento" dispensa al contrario pillole di saggezza o "giudizi incondizionati" indipendentemente dal fatto che vi sia qualcuno ad ascoltare (la presenza di un orecchio non implica ascolto).  
Monologhi e inconsapevolezza sono frutto della chiusura dove nulla entra e nulla esce. Assisto al monologo altrui e indispettito da tanto parlare seguo il flusso emotivo e dico la mia, rivendicando a spada tratta il mio spazio nel mondo. 
Gente strana noi umani dalle lingue autoinstallanti.

Vignetta di Massino Cavezzali