mercoledì 18 dicembre 2013

I MIASMI DELL'ENERGIA REPRESSA - Ngakpa Chogyam - Le Energie Elementari del Tantra - Il lavoro sulle emozioni attraverso il simbolismo del colori - Ubaldini Editore

I miasmi dell'energia repressa (pag. 25/26)
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Il mondo ha un senso immediato e spontaneamente evidente. Lo possiamo abbracciare, ci può abbracciare, possiamo danzare; alla sola condizione di abbandonare il nostro sistema di interpretazione ossessivo e preordinato. Il mondo non è statico. Non ci sono regole valide sempre, ogni situazione è fresca e nuova. Perché allora immaginare di poter incasellare l'esperienza? Perché voler ricostruire la vita a modo nostro? Siamo davvero convinti che per capire la vita a ogni livello, sia necessario passare i fenomeni al vaglio del nostro discernimento? Le domande si fanno interessanti. Scopriamo che più ci interroghiamo e più capiamo la natura dell'"essere confuso". E' strano parlare della scoperta della natura dell'essere confuso. Parlando della nostra condizione evidente, il modo in cui siamo, non ci dovrebbe essere nulla da scoprire; tutto è già ovvio. Ma restano molte cose di noi che non capiamo.
Prendiamo per esempio il nostro modo di camminare. Se ci chiedessimo come camminiamo, probabilmente risponderemmo che lo facciamo e basta: mettiamo un piede davanti all'altro e accade naturalmente. Potremmo dire che abbiamo imparato da bambini, quando i genitori ci aiutavano a scoprire l'equilibrio, e che ora ci viene naturale come le altre capacità che abbiamo acquisito, sia nuotare, andare in bicicletta o sciare. Abbiamo una gamma di capacità molto vasta: apprezziamo certi sapori, ascoltiamo la musica, guardiamo quadri o film, ma forse non abbiamo mai considerato tutto ciò come capacità acquisite. Alcuni non sono d'accordo sul fatto che una vasta gamma di percezioni sensoriali sia acquisita; basta però prendere in esame la varietà di cibi e di bevande, i cui sapori si considerano acquisiti, per capire che, almeno in questo campo, ciò è vero. Tornando al camminare, fatto apparentemente semplice, sarebbe interessante considerare il lavoro compiuto nel campo della robotica, in cui il processo della deambulazione è stato analizzato e tracciato dal computer, cercando di simulare la deambulazione umana. Ciò che ci sembra tanto semplice è di una tale complessità ingegneristica da non essere alla portata dell'attuale tecnologia. Per quanto riguarda l'analisi dell'articolazione dell'anca, vediamo per esempio che un punto dell'anca in pochi passi traccia una spirale di forma allungata, poiché l'articolazione si muove sia lateralmente che verticalmente. Un'articolazione meccanica in grado di svolgere la stessa funzione richiederebbe decenni di ricerca. Ci sono migliaia di movimenti delicatamente equilibrati, coordinati attraverso muscoli, tendini e legamenti; e i tentativi di riprodurli mostrano la complessità del camminare. Eppure noi camminiamo e basta. Questo per quanto riguarda le capacità fisiche e sensoriali.
Ma che dire del mondo delle idee? Che dire della struttura del pensiero e della complicata geografia della personalità? Il mondo delle idee è più complesso e più sottile. Metterci a pensare al modo in cui pensiamo ci caccerebbe in un problema spinoso. Siamo ovviamente limitati dal nostro stile, dal nostro modello di pensiero. Osservare il pensiero richiede qualcosa che sia staccato dal pensiero, e questo "qualcosa" è la "dimensione aperta" del nostro Essere; la scoperta dello spazio con la pratica della meditazione che esamineremo nel prossimo capitolo.
Ritorniamo alle domande iniziali e all'esplorazione del paesaggio familiare, sebbene in parte sconosciuto, dell'"essere confuso". In senso relativo il nostro Essere è distolto dall'essere, perdendosi all'infinito in miasmi di finzioni rinvianti; la divisione in scomparti, l'etichettatura e i compartimenti giudicanti della burocrazia concettuale. Ci sembra imperativo cercare in questo mondo la conferma di esistere realmente. In qualche modo dubitiamo della nostra esistenza, e ciò è fonte di continuo turbamento. Molti sosterranno di non dubitare della propria esistenza: sono reali come gli altri, sanno di esistere e, per di più, sarebbero infastiditi e offesi da una simile insinuazione. Ma non è un atteggiamento onesto. Abbiamo davvero offeso la loro intelligenza, o la loro reazione è dettata dalla paura? Se siamo così convinti della nostra esistenza, perché cercare continuamente prove e conferme? 
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Mi piace proporre l'estratto di questo interessante libro terminando con il punto interrogativo. 
Magnifica l'immagine della spirale allungata legata alla deambulazione: la crescita evolutiva generata dal … camminare nella vita. 

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