venerdì 31 gennaio 2014

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI - PRESENTAZIONE A CIGLIANO


Stasera prima presentazione del libro : "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" a CIGLIANO!!!
Vi aspettiamo numerosi!

IL SOLE (Osho - L'arte di ricrearsi)

Un antico detto:
Quando sorge il sole
lo sappiamo,
non perché lo fissiamo
ma perché vediamo con chiarezza ogni altra cosa.

Come si riconosce il sole? Non si fissa il sole - si guardano gli alberi, la gente ... ci si guarda attorno: tutto è così limpido. E poiché tutto è limpido, si sa che è sorto il sole.
L'unico modo per vedermi è questo: se sono in grado di farvi vedere con chiarezza ciò che vi circonda. Questo è quello che sto facendo: rendo le cose chiare, vi do chiarezza, metto le cose in ordine, ciascuna al proprio posto, dandovi una visione esterna ed una interna, una prospettiva sul mondo e una sul vostro mondo interiore.
Il giorno in cui riuscirete a vedere con chiarezza - i vostri desideri, la vostra avidità, la vostra rabbia, la violenza, il vostro dolore - il giorno in cui vedrete che siete voi i creatori del vostro inferno, il giorno in cui vedrete che non siete mai stati fuori dal paradiso, che eravate solo in preda ad un incubo, più lo capirete in profondità, più profondamente lo vedrete, più profonda sarà la vostra chiarezza, più mi vedrete, più mi riconoscerete. Non c'è nessun altro modo!
....
Un altro antico detto dice:
Non c'è nessuno più cieco
di colui che non vuole vedere.

Ricordatevi: se non volete vedere, non c'è modo ... se volete vedermi, non c'è modo di evitarlo.


Ritengo non ci sia molto da aggiungere a queste splendide parole di Osho. Quando il sole ci illumina con i suoi caldi raggi non può che trasmetterci il messaggio che, dietro le nuvole, la rinascita è sempre possibile.
Serena giornata a tutti!

giovedì 30 gennaio 2014

ACCETTAZIONE

Ritengo che uno dei passaggi più difficili da superare nel percorso verso la consapevolezza sia proprio quello dell'accettazione. Vi è una ragione precisa: la mente gioca un ruolo determinante. Ed è particolarmente efficiente nel trovare giustificazioni inattaccabili a quello che fatichiamo ad ammettere con noi stessi. 
Partiamo dal presupposto che, ogni qualvolta ci troviamo a fare i conti con qualcuno che ci infastidisce o ci innervosisce, l'altro non è che lo specchio di un nostro disagio. Spesse volte è così doloroso realizzarlo che neghiamo l'evidenza dei fatti. Questo in fondo, non fa che dilazionare il momento in cui dovremo divenirne consapevoli per poter stare meglio. Non è possibile rifiutare né fuggire lontano da qualcosa che ci appartiene: se lo facciamo, vivremo comunque sempre in uno stato di perenne malessere, senza per altro comprenderne a fondo le motivazioni.
Quante volte ci adattiamo a rivestire specifici ruoli, pur di non affrontare la situazione? 
Pensiamo al ruolo della vittima. Sempre a lamentarsi, sempre con qualche disagio più o meno grave in corso. Sempre ad evidenziare il proprio ruolo sacrificale nell'ambito di ogni evento, seppur banale, della quotidianità. 
Cosa cerca inconsciamente chi fa la vittima? Accettazione da parte degli altri. 
Perché? Perché spera, attraverso un riconoscimento esterno, di accettarsi a sua volta. 
Ha qualche possibilità di riuscirvi? Assolutamente no. 
Come si può pensare che gli altri siano capaci di fare quello che io stesso non sono in grado di fare per me? 
La vittima potrà incontrare tre tipi di persone: 
1) chi la compiangerà e per un attimo la farà sentire compresa ed accettata ... ma durerà poco e lo sconforto più totale non tarderà ad arrivare, in quanto le attenzioni dell'altro non saranno mai sufficienti a mettere a tacere il suo dolore; 
2) chi la porrà di fronte alla sua debolezza in assenza di giudizio e in modo empatico (le persone migliori dal punto di vista evolutivo, quelle più equilibrate,  in quanto potrebbero indurla a reagire e a prendere consapevolezza del disagio) : passaggio sicuramente doloroso, ma risolutivo;
3) chi la porrà di fronte alla sua debolezza giudicandola e la farà immediatamente collassare nel tunnel più cupo dell'incomprensione, della solitudine e del dolore della non accettazione.
Non approfondisco oltre le dinamiche che portano ciascuna persona a reagire in modo diverso (lo specchio funziona alla grande da ambo le parti, dico solo questo).
Quanto esposto vale inevitabilmente anche per l'amore, la forma più totale di accettazione. 
Se io per primo non amo me stesso, difficilmente saprò amare ed essere amato. Il mio sentimento sarà sempre velato dalle debolezze che mi trascino dietro e non sarà puro, ma legato alle mie mille aspettative, tese a riempire il vuoto che mi porto dentro.
Quando non mi amo o non mi accetto, non sto bene da solo. 
La solitudine è un dolore lancinante. Per questo tendo a proiettare tutte le mie energie all'esterno, in attività continue o in compagnia perenne, pur di uscire; a volte pesa anche un po', non si ha voglia, non sempre ci sono amici divertenti ... ma si tratta certamente del male minore: stare a casa soli con qualcuno che non si sopporta (se stessi) è certamente peggio!!! 
E la mente è abilissima a giustificare i comportamenti che scegliamo di portare avanti: il sabato sera a casa da soli è totalmente out ... la compagnia non mi piace, ma si va al messicano che adoro... ho appena comprato quello splendido abitino, devo pur sfoggiarlo ... e via di seguito. 
Potremo scappare dal problema finché avremo energia, ma questo non ci farà stare meglio. 
E proprio quando in preda allo sfinimento ed alla disperazione ci arrenderemo a noi stessi, avremo intrapreso il primo essenziale passo verso l'accettazione.



mercoledì 29 gennaio 2014

L'UOMO (Franz Hartmann - Fra gli Adepti Fra i Rosacroce Le dottrine dei Rosacroce)

"L'uomo è un insieme di graduali stati evolutivi spirituali. Prima impara a distinguere. Tu stai ai piedi di una scala; poi sali un gradino dopo l'altro; sono dodici scalini, che riassumono il tutto in un corpo.
Penetra dall'alto verso il basso, nel centro: il cuore. Qui troverai un seme, che cresce sotto l'influsso della luce del pensiero, crescita che si estende in te fino ai sensi spirituali.
Impara a nutrirti dei frutti dell'albero della Sapienza e a godere del frutto dell'albero della Vita. Cercali entrambi in te e quando li riconoscerai e ne saprai il posto, sarai giunto sul più alto gradino della scala.
Ora impara a conoscere la forza: questa vince la morte; quando essa avrà così perso il suo pungiglione, il cubo della vita si porrà nel cuore.
Un sole si forma, una luce, che rischiara tutto il tuo Io; in questo vedrai il passato, il presente e il futuro. Così la tua vita è dischiusa ed aperto il nuovo cielo, nel quale si muoverà il Perfetto.
Entra ancora nel mare ed impara a nuotare come un cigno, che non può affondare e felicemente raggiungerai in te la sponda del mondo spirituale."


La vita spirituale dell'uomo non può essere compresa in altro modo se non risvegliandola attraverso la comprensione del cuore.  Lunghi anni di pratica ed esercizio sono necessari. E grande umiltà.
L'innalzamento coscienziale è graduale e procede con la consapevolezza. 

martedì 28 gennaio 2014

ZEN - Osho, This Very Body the Buddha

L'attitudine Zen nei confronti della vita è la risata;
è vivere, è godersi la vita, è celebrare.
Lo Zen non si oppone alla vita, la afferma.
Lo Zen accetta tutto ciò che esiste;
non ti dice: rinnega questo o rinnega quello.
Ti dice che tutto è bene:
vivi ogni cosa nel modo più totale possibile.


A volte ci dimentichiamo quanto sia importante ridere di noi stessi ... del nostro tentativo di controllare tutto, della nostra continua ricerca tesa a soddisfare aspettative sempre nuove, del nostro arrabbiarci fino allo sfinimento o del nostro stressarci per ogni cosa che sembra scardinare la ferrea tabella di marcia che regola la nostra quotidianità ...

Oggi facciamo una pausa: siamo zen. 

Molliamo il tiro, un profondo respiro e godiamoci la vita.

lunedì 27 gennaio 2014

IL GIORNO DELLA MEMORIA

Per non dimenticare.

"Il ricordo è riemerso con tale veemenza da lasciarmi inerme. L'impatto emotivo nel rivivere quei momenti è stato lacerante, incontrollabile. Tante emozioni, una sull'altra, che sgorgano come un fiume di lava incandescente che ti travolge, ti brucia, ti inaridisce, ti svuota. Stupore, smarrimento, confusione e rabbia. Incontenibile, lacerante, cieca. L'impeto di quella rabbia è difficile da descrivere. Rabbia contro me stessa e contro tutti, indifferentemente. Anche verso chi ho amato tanto. Per non avermi saputo difendere da tanto dolore.  Per avermi lasciato sola. Impotente. Incapace di capire. Incapace di reagire. Una nullità, un numero. Senza alcun valore. La rabbia non mi abbandona: cresce con il ricordo e mi travolge. Mi confonde. Mi mette di fronte, nuovamente, alla mia impotenza. Come se l'odio che mi aveva circondato, avesse inaridito il mio stesso cuore. Lo avesse reso sterile, disumanizzato. Per sopravvivenza.
E' passato tanto tempo, ma quell'esperienza ha lasciato una ferita profonda nella mia anima. Ed insieme a quella ferita ha lasciato il germe della paura, della rabbia, dell'impotenza, dell'inutilità. Compagne di viaggio da trasformare per tornare a vivere.
Tutto questo non ha senso. Come non lo ebbe allora. Ma oggi è la mia stessa vita a doverci fare i conti. Ed il dolore non sembra diminuire. Mi lascia senza forze.  Sfinita cedo al peso del ricordo. Mi ci immergo e lo lascio sopraffarmi.
Tanti anni di percorso e di lavoro sulle emozioni per arrendersi alla furia distruttiva di quella rabbia. La sua intensità è totalmente fuori controllo.
Cerco l'oggettività del presente, ma la rabbia mi divora da dentro. Mi ripeto che è importante non lasciarmi travolgere, ma non ci riesco. Cerco disperatamente il distacco, ma devo toccare il fondo di quel dolore per poterlo lasciare andare. Per comprenderne il senso. L'insegnamento.
Quando il mio corpo si è ormai arreso, inizio a percepire l'intensità dell'esperienza. La sua disarmante totalità. Prendo consapevolezza della fragilità umana e di quella rabbia inconscia che ha lasciato solchi profondi in tante anime, come nella mia. E alla sua dirompenza distruttiva. Ne focalizzo l'intensità. E' una forza di proporzioni gigantesche. E' una potenziale bomba a orologeria.
E' sufficiente ricordare? Non dimenticare?
Il cuore mi trasmette che è fondamentale canalizzare quell'energia per aumentare la consapevolezza dell'uomo. Affinché impari il distacco e non sia più vittima inerme delle emozioni. Affinché riconosca nell'altro, se stesso. Affinché il cuore diriga le sue azioni e l'indifferenza non trovi più spazio. Affinché tutto questo non torni a ripetersi. Mai più."


domenica 26 gennaio 2014

MAESTRI

Oggi voglio ribadire ancora una volta un insegnamento che mi è molto caro e che ritengo quanto mai attuale al giorno d'oggi. Per farlo attingo alle parole di Franz Hartmann (Franz Hartmann - Fra gli Adepti Fra i Rosacroce Le dottrine dei Rosacroce) che cita a sua volta M.me Blawatsky.

"Un vero Maestro non pretende una fede cieca e non chiede altro se non che, chi si interessa delle dottrine dei sapienti, le metta in pratica e le verifichi con i propri occhi.
E' storia vecchia la lotta tra l'umile conoscenza personale e la boria dei cosiddetti sapienti e anche l'errato culto dell'autorità.
Non si tratta di credere all'esistenza di Dio perché un uomo ritenuto affidabile afferma che c'è un Dio, ma ognuno dovrebbe sforzarsi di riconoscere Dio da sè e  nel suo interno; e di essere egli stesso una testimonianza vivente e parlante dell'esistenza di Dio (o della Verità, se così si vuol dire).
Allo stesso modo, non si tratta di esaltarsi per Maestri che abitano in Tibet o altrove, o di aspettarsi da costoro favori speciali per grazie ricevuta; ma l'essenziale è che ognuno rivolga la propria attenzione sul fatto che la sapienza dei Maestri può manifestarsi in lui stesso.
Con questo non si vuol certo affermare, come alcuni hanno creduto di capire, che si debba accettare l'insegnamento ignorando l'insegnante. Il rispetto, che uno scolaro ha nei confronti del suo maestro, deriva dalla conoscenza della sua dottrina.
Chi proclama una Verità merita il più alto rispetto da parte di tutti gli uomini; ma la rispettabilità di un Maestro si basa sulla sua conoscenza della Verità, e non questa sulla sua rispettabilità".

 dipinto di Nicholas Roerick

L'uomo sente un grande bisogno di spiritualità, ma allo stesso tempo è molto confuso. 
Posso ipotizzare che stia realizzando proprio la necessità interiore di fare esperienza diretta, considerando il grande successo di corsi e tecniche a pagamento per arrivare all'iniziazione, per viaggiare in astrale, per conoscere il karma o per attivare i chakra ... (ce ne sono veramente per tutti i gusti e per tutte le tasche). Chi non si è mai avvicinato a nulla di simile, spesso, rimane affascinato e abbagliato dal fascino del mistero che si dispiega e finisce per spendere cifre astronomiche in corsi su corsi alla ricerca di sè. 
Il percorso è molto meno dispendioso in termini materiali, ma richiede disciplina, pazienza, umiltà e forza di volontà. Il percorso è l'impegno, preso con noi stessi, di imparare ad ascoltarci, conoscerci e comprenderci. E' la fatica di riconoscere le nostre paure e le nostre debolezze; è il dolore che scaturisce  dall'affrontarle; è la sofferenza provata nell'imparare a trasformarle e la liberazione generata dalla loro accettazione. Il percorso si basa sull'esperienza personale, perché solamente quello di cui facciamo esperienza, ci fa crescere. Proprio quando impariamo a fare piccoli passi, saremo pronti a farne di grandi. Il modo di compierli è lo stesso e ci permetterà di scendere sempre più in profondità nel nostro essere. Lo faremo senza aspettative, per amore verso noi stessi. 
Può esserci utile un supporto che doni oggettività al vissuto nei momenti in cui siamo più emotivamente carichi, ma non dimentichiamo mai che il nostro miglior Maestro è dentro di noi.

sabato 25 gennaio 2014

FEDE

Oggi ho scelto di postare un brano che personalmente mi è piaciuto molto per la sua bellezza, tratto dal libro che sto leggendo di Henry Corbin - Corpo spirituale e Terra celeste Dall'Iran Mazdeo all'Iran Sciita - edito da Adelphi.

"Alla domanda dell'anima stupefatta, che chiede "ma chi sei?" alla fanciulla che avanza all'ingresso del Ponte Chinvat e la cui bellezza risplende più d'ogni altra bellezza mai intravista nel mondo terrestre, essa risponde: "Sono la tua propria Daena" - ciò che vuol dire: io sono in persona la fede che hai professato e quella che te l'ha ispirata, quella per cui hai garantito e quella che ti ha guidato, poiché io sono in persona l'Immagine proposta a te stessa fin dalla nascita del tuo essere e l'Immagine voluta infine da te stessa ("ero bella, tu mi hai fatta più bella ancora"). E' per questo che Daena è ugualmente Xvarnah, Gloria e Destino personali, e come tale è "la tua Eternità". Non è in potere di un essere umano distruggere la propria Idea celeste; ma è in suo potere tradirla, separarsene, non avere di fronte a sè all'ingresso del Ponte Chinvat che la caricatura abominevole e demoniaca del suo io abbandonato a se stesso senza un mallevadore celeste."


Daena è l'anima visionaria o l'organo visionario dell'anima, la luce che essa proietta e che fa vedere, e allo stesso tempo anche la luce che è vista, la Figura celeste che appare faccia a faccia con l'anima all'aurora della sua eternità. E' l'individualità essenziale, l'Io trascendente "celestiale". Congiungendo nella sua persona questi due aspetti, essa rivela che immancabilmente la realizzazione corrisponde alla fede. Daena guida ed ispira la vita del fedele ed allo stesso tempo ne è giudice: gli rivela in quale misura la sua esistenza terrestre ha soddisfatto la legge più personale del suo essere, enunciata con il suo essere stesso.

Ritengo che la fede sia stata determinante nel mio percorso spirituale. Una fiducia intrinseca  nella presenza nell'uomo di una parte spirituale al di là della semplice materialità. Un'intuizione del cuore a guardare oltre. Ad ascoltarsi. Per imparare ad essere.

venerdì 24 gennaio 2014

TRASFIGURAZIONE (Fra gli Adepti Fra i Rosacroce Le dottrine dei Rosacroce - Franz Hartmann - Bis)

"Allontanate le impurità, entra nell'animo una pace ed una luce celeste, che si rispecchiano anche nell'esterno della persona. 
Essa ha luogo mediante la vittoria sull'illusione da parte dell'uomo e tramite le sue azioni non più finalizzate al proprio esclusivo vantaggio, ma per il bene di tutti.
Su questo gradino dell'evoluzione, il sentimento dell'umanità diventa nell'uomo una forza della sua vita; egli si riconosce come "un tutto nel tutto" ed entra così in contatto con gli Dei, poichè questa Trasfigurazione si estende anche alle sue forze percettive spirituali."

dipinto di Nicholas Roerick

Il passaggio dell'accettazione è una parte molto importante del percorso verso la consapevolezza e ci porta a lavorare sulle nostre paure e debolezze in profondità (le impurità che rendono il nostro agire soggettivo). Nel libro "Il coraggio di ascoltarsi" dedico molto spazio alla descrizione di questo passaggio e alle dinamiche mentali che insorgono nell'affrontarlo: condivido la mia esperienza per offrire un supporto oggettivo su cui basare un lavoro di autoanalisi personale. 

martedì 21 gennaio 2014

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI"


L'UOMO E LA NATURA (Paramahansa Yogananda - Il Maestro disse - Astrolabio)

"L'uomo e la natura sono indissolubilmente legati e vincolati da un comune destino", disse il Maestro.
"Le forze della natura collaborano per servire l'uomo; il sole, la terra, il vento, la pioggia si danno la mano per produrre il cibo per lui. L'uomo guida la natura, benché di solito inconsciamente. Le alluvioni, le trombe d'aria, i terremoti e tutte le altre calamità naturali sono i risultati dei molti pensieri cattivi degli uomini. Ogni fiore sul ciglio della strada è l'espressione del sorriso di qualcuno, ogni zanzara è un'incarnazione del discorso pungente di qualcuno."
"La serva Natura si ribella e diventa insubordinata quando il padrone del creato dorme. Più questi è spiritualmente desto, tanto più facilmente controllerà la natura."


Oggi ho voluto postare questo estratto perché ritengo che il danno maggiore creato dall'inconsapevolezza umana sia proprio quello perpetrato nei confronti della natura. 
Immerso nel suo egoismo l'uomo dimentica spesso quanto il suo destino sia indissolubilmente legato al mondo che lo circonda. Questo atteggiamento superficiale lo porta ad agire senza assumersi fino in fondo la responsabilità dell'azione, lo porta ad adottare comportamenti mirati al proprio benessere nel totale disinteresse che possano non rispettare il benessere di chi sta compiendo questo cammino insieme a lui (che siano uomini o animali) o dell'ambiente in cui si trova a vivere. Credo che una presa di coscienza in questo senso sia veramente indispensabile considerando gli eventi catastrofici sempre più frequenti degli ultimi anni. 
Non è possibile cambiare gli altri, ma ognuno nel suo piccolo è già in grado di fare moltissimo  basando il proprio agire  sul rispetto e mettendo in atto comportamenti consapevoli. L'esempio di pochi sarà un ottimo punto di partenza per altri che seguiranno.

domenica 19 gennaio 2014

LA MENTE (Tenzin Wangyal Rinpoche - Gli yoga tibetani di corpo, parola, mente - Ubaldini)

Spazzare via le nuvole (pag.131)

"Se non riuscite a comprendere la natura della mente, provate a paragonarla a un cielo nuvoloso. Se alzate gli occhi vi sembra che il cielo sia oscurato dalle nubi. Ma se prendete un aereo e andate al di sopra delle nuvole, vi rendete conto che il cielo è sempre vasto, chiaro e azzurro. Il cielo di per sè non è mai stato oscurato, sembrava soltanto che lo fosse, perché ci eravamo rapportati esclusivamente alle nuvole. Allo stesso modo, la mente ci sembra oscurata solo perché ci rapportiamo solo ai pensieri e alle emozioni. Se riusciamo a concentrarci sulla luminosità aperta della mente invece di essere continuamente interrotti dalle emozioni e dai pensieri, in ogni momento possiamo vivere l'esperienza della chiara luce.
Secondo lo dzogchen nella chiara luce della mente ogni cosa è perfetta: dalle esperienze dualistiche e dolorose fino a quelle di apertura e illuminazione. Ogni livello di esperienza ha una potenzialità illimitata di manifestarsi in qualunque momento. Tuttavia la nostra condizione attuale è di venire trascinati con più facilità verso il lato oscuro che verso quello luminoso. La mente concettuale, spinta dalle forze karmiche, tende a soffermarsi più sulle nuvole (ovvero sulle cause della sofferenza) che sulle cause della felicità."


Fino a qualche anno fa leggevo queste parole cogliendone intuitivamente il senso, ma non riuscivo a trovare il modo di trasferire il concetto nella mia quotidianità. Ne percepivo la saggezza, ma non riuscivo ad applicarla. Ho dovuto fare esperienze molto dolorose ed immergermi totalmente nella sofferenza per comprendere come cambiare prospettiva e guardare alle cose focalizzando l'attenzione sull'azzurro del cielo invece che sulle nuvole nere generate dal dolore. Dedico i primi capitoli del mio libro "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" a questa condivisione per offrire un supporto oggettivo a chi, con umiltà, è pronto a rimettersi in discussione ed investire tempo ed energie per il proprio benessere.

COS'E' IL CUORE?

Mi è stato domandato cos'è il cuore. 
Ripeto spesso di ascoltare il cuore, di mettere la mente al servizio del cuore ... ma non mi ero mai soffermata a pensare come rendere questa espressione più pratica ed accessibile, meno teorica.
Come sempre avviene,  la soluzione è emersa in modo assolutamente naturale.
Il cuore è il nostro corpo. O meglio, il cuore è la consapevolezza a cui possiamo giungere se ascoltiamo il nostro corpo. 
L'esperienza mi ha portato a realizzare quanto l'uomo abbia perso il contatto con il proprio corpo e si sia arreso alla mente discriminante, donandole il potere di dirigere la propria vita. Ne sono esempi lampanti i vari automatismi che scandiscono la nostra quotidianità e le frequenti reazioni inconsapevoli che mettiamo in atto condizionati dalle nostre stesse emozioni. 
Questa attitudine ci ha portati a disperdere sempre più la nostra energia all'esterno, in modo disordinato e frenetico, nella continua ricerca del soddisfacimento di desideri e aspettative che sembrano non esaurirsi mai. In questo modo ci siamo, a poco a poco, allontanati dalla nostra essenza e dalla natura stessa.
In passato, era infatti la natura a scandire il ritmo di vita dell'uomo, a stabilirne gli equilibri: all'attività seguiva un adeguato riposo, l'alimentazione accompagnava l'alternarsi delle stagioni e il benessere dell'uomo trovava il suo centro nell'armonia con il cosmo. L'osservazione e l'ascolto erano i migliori strumenti terapeutici: l'attenzione era rivolta alla persona nella sua totalità di corpo ed emozioni, non si focalizzava sul sintomo nel tentativo di eliminarlo, ma ricercava l'origine dello stesso per determinare la natura del disequilibrio e porvi rimedio.
Chuang-tzu diceva: "Conserva intatto il tuo corpo, abbi cura della tua vita, non farti dominare dai pensieri e dall'ansia." 
Quanta saggezza in queste semplici parole e come sono attuali a distanza di secoli! 
Gli antichi insegnavano a prendersi cura di sè nutrendo il corpo e ritirandosi nell'assenza di pensieri per alimentare il cuore (la consapevolezza), cioè la nostra naturale spontaneità nell'adattarci al movimento della vita che si dispiega. 
Il malessere generalizzato che sembra dominare la nostra civiltà è la manifestazione tangibile del nostro smarrimento. Ogni cambiamento ci destabilizza, le emozioni ci travolgono.
Il ritorno all'ascolto del nostro corpo diviene quindi la strada diretta e più semplice per il cuore. Per tornare a vedere le cose così come sono, nella loro infinita rete di relazioni e movimento.









venerdì 17 gennaio 2014

APRIRE IL CUORE - Lama Yesce - La Via del Tantra - Chiara Luce Edizioni

"Finora abbiamo descritto il sentiero spirituale nei termini del nostro conseguimento personale. Quando comprenderemo che il nostro abituale rapporto con gli oggetti del desiderio ci ha intrappolati in un cerchio di perenne insoddisfazione, diventeremo sempre più motivati a scoprire e ad attivare un livello più profondo del nostro essere. Lo scopo è quello di sperimentare una pace e una felicità che siano stabili e sicure, non influenzabili dalle mutevoli circostanze della vita e del trascorrere del tempo. Ma anche questa più elevata aspirazione di ottenere la liberazione dal ciclo frustrante del desiderio e dell'insoddisfazione è incompleta. Perché? Perché questa aspirazione si rivolge unicamente al proprio benessere personale.
Forse prima i nostri desideri si rivolgevano al possesso di oggetti sensoriali, mentre ora - grazie allo sviluppo di un certo tipo di rinuncia - sono indirizzati verso la realizzazione del nostro potenziale più profondo. Ma l'accento rimane lo stesso: "Io voglio questo, io non voglio quello".
Ma questo limitato interesse per la felicità e la liberazione personale ci impedisce di realizzare le grandi potenzialità che caratterizzano la mente e il cuore degli esseri umani. Una tale egoistica preoccupazione per se stessi tiene conto del benessere di un solo essere - me stesso - contro quello di innumerevoli altri esseri che dividono con noi i problemi dell'esistenza. Una visione così limitata provoca inevitabilmente la chiusura del proprio cuore; allora anche se non lo affermiamo consciamente, è come se dicessimo: "Sono la persona più importante del mondo. I problemi degli altri non mi riguardano; solo la mia felicità ha valore."


Oggi ho voluto introdurre un tema importante: quello dell'egoismo. Nel clima di instabilità e grande confusione che ci circonda, l'istinto di sopravvivenza sembra dominare le azioni di molti: mi sento in pericolo e, quindi, penso al mio benessere. Questa attitudine ci porta inevitabilmente ad identificare gli altri come un ostacolo al raggiungimento della nostra "felicità". 
Faccio un esempio pratico per offrire maggiore chiarezza: il posto di lavoro è oggi un bene prezioso. La crisi ha comportato in moltissime aziende la riduzione del personale: inevitabilmente, l'attitudine tra colleghi è cambiata ... si è fatta carica di tensione e diffidenza. Il cuore ha chiuso le porte e la mente ha eretto barriere imperscrutabili. 
"Io sono la persona più importante del mondo. Non mi importa nulla di quanto potrà accadere agli altri, l'importante è che mi salvi IO."
Purtroppo, si tratta di una reazione naturale, scatenata dalla paura. Ma se lasciamo la paura dominare le nostre azioni, dove potrà condurci tutta questa instabilità? Avete mai analizzato la dinamica umana che ha scatenato le guerre in passato? 
Sono convinta che la consapevolezza sia un faro nell'oscurità generata dalla confusione e il cuore la porta d'accesso ad una nuova prospettiva: quella della condivisione. Chi è in cammino lo sa e sua è la responsabilità di trasformare questa attitudine egoistica in apertura di cuore.

giovedì 16 gennaio 2014

ZEN - Osho, The Zen Manifesto

Lo Zen conosce solo una vita sconfinata
che contiene ogni tipo di contraddizione
in profonda armonia.
La notte è in armonia con il giorno,
la vita è in armonia con la morte,
la terra è in armonia con il cielo.
La presenza è in armonia con l'assenza.
Questa immensa armonia,
questa sincronicità
è l'essenza del Manifesto dello Zen.
Questo è l'unico stile di vita
che rispetta e ama:
non rinnega nulla
e non condanna nulla.


Esistono fugaci attimi di vita in cui questa armonia diventa parte di noi. Un dono interiore a indicarci la via. Passo dopo passo.

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI

Oggi parlerò di qualcosa di molto personale. Ritengo sia importante: mi aiuterà a far chiarezza (m'illumino sempre quando scrivo) e allo stesso tempo sarà un esempio molto pratico di come io lavori su me stessa. 
La ricerca della consapevolezza ha sempre guidato il mio percorso. Consapevolezza che è maturata con me, con la visione e la comprensione delle mie dinamiche, delle mie paure, delle mie debolezze e con la loro accettazione. E' stato un percorso lungo e faticoso, spesso anche molto doloroso nei suoi passaggi, ma allo stesso tempo portatore di Luce, gioia e benessere. E' il tema del libro, in cui condivido la mia esperienza per poi offrire una visione d'insieme che doni una comprensione ancora più profonda.
Proprio ora mi sto preparando ad un nuovo passaggio: la paura che lo accompagna è ormai tangibile.
Per natura sono molto solitaria ed introversa e l'uscita del libro mi proietterà in una dimensione che conosco molto poco e che un po' mi spaventa. Ho sempre amato le relazioni dirette o con pochi interlocutori: energeticamente sono più semplici, permettono un ascolto attivo ed empatico, un dialogo costruttivo e profondo e il mantenere la centratura è un'attitudine naturale (se si è abituati a lavorarci).
Ora devo preparare la mia prima presentazione in pubblico ed emergono in fila indiana tutte le mie insicurezze e le mie paure. 
Adoro la spontaneità, sentire l'energia di chi mi è vicino e lasciar fluire le parole direttamente dal cuore al di là di spazio e tempo. 
In una conferenza dove è necessario dare un senso logico a quello che viene espresso e sintetizzarlo in un arco temporale ristretto, non posso permettermi di andare a ruota libera come sono solita fare.  
Devo, quindi, preparare una scaletta, scegliere gli argomenti da trattare e valutare quale sia l'approccio meno noioso per riuscire a trasmettere in poco tempo la marea di riflessioni che mi sgorga da dentro. 
Bene, sto rimandando di giorno in giorno questo compito. Primo segnale: il mio corpo si sta rifiutando di fare qualcosa che deve fare. Da cosa nasce questo rifiuto? Naturalmente dalla mia paura di non essere in grado di farlo e di non esserne all'altezza (paura arcinota e che ha richiesto mesi di meditazione quando mi è stato richiesto dai Maestri di iniziare la stesura del libro). Per questo la mia mente si inventa mille incombenze a giustificare la mia fuga dalla situazione, rendendola accettabile (si fa per dire). 
Se io mi fermassi qui, arriverei probabilmente il giorno della presentazione impreparata e farei la figura di un blocco di ghiaccio che si scioglie per calore interno alla visione del pubblico. Ma ho lavorato profondamente su di me per anni ed essendo consapevole della mia paura, non lascio la mente intervenire a potenziarla con il suo carico emotivo. A giorni, mi metterò davanti allo specchio e scriverò una bozza di scaletta. Farò del mio meglio e sono certa che da Lassù mi daranno una mano ;-)
In fondo la mia paura nasce dalle aspettative (di riuscire a tramettere quello che ho nel cuore - la mia -, quella di essere compresa - da parte degli altri -), dal confronto (il tanto temuto giudizio: e stranamente mi sono resa conto di essere io il primo e più spietato giudice di me stessa), dalle mie insicurezze (di non riuscire a rimanere coerente con me stessa… è molto più facile quando si fanno scelte personali che coinvolgono poche persone…, di perdere la purezza d'intento che guida il mio percorso … di essere destabilizzata dagli eventi …). Inizio a lavorarci oggi e non mi passa più…. 
In realtà, conosco fin troppo bene le mie debolezze per lasciar loro dirigere il mio operato: le trasformerò nella loro parte di Luce.
La comprensione nasce dalla semplicità, cercherò di far parlare il cuore, semplice per natura.
Il giudizio sarà compensato dall'accettazione: se sparerò qualche stupidata, farò tesoro dell'esperienza per crescere e non ripetere l'esperienza in un'altra conferenza. D'altra parte sbagliando, s'impara.
La coerenza e la purezza … la centratura ed il distacco saranno i miei compagni di viaggio.
Questo non significa che sarò una roccia, tutt'altro! Nessuno è perfetto, ma credo l'importante sia esserne consapevoli! 
E con una buona dose di umiltà ed il mio libro sotto al braccio inizierà una nuova splendida avventura tutta da scoprire!

Donatella


mercoledì 15 gennaio 2014

IMPARIAMO A SENTIRE IL NOSTRO CORPO E IL NOSTRO CUORE - Conferenza a Cigliano


CONOSCENZA


"Nostro orgoglio dovrebbe essere l’insegnare a noi stessi, meglio che possiamo, a parlare sempre nel modo più semplice, chiaro e meno pretenzioso possibile, e l’evitare come la peste l’aria di chi possiede una conoscenza troppo profonda per poter essere espressa con semplicità e chiarezza."

estratto da "Scienza e filosofia" -1969 - Karl Popper

Il libro mi ha permesso di soppesare ogni singola parola di questa frase di Popper: la condivido profondamente proprio per la fatica  affrontata nello scrivere "Il coraggio di ascoltarsi". 
Il libro è nato per condividere gli insegnamenti dei Maestri della Gerarchia Spirituale di cui sono canale e la mia personale esperienza nel metterli in pratica, per offrire un supporto oggettivo a chi intende intraprendere un lavoro consapevole su se stesso. Proprio per questo motivo la semplicità e l'accessibilità sono stati strumenti indispensabili perché risultasse chiaro e comprensibile a tutti, pur trattando temi, a volte, veramente complessi da dispiegare. Questo ha significato riscriverlo più e più volte, fino allo sfinimento, senza mollare mai.
Cosa mi ha insegnato questa esperienza durata 3 anni? Che essere semplici è molto più difficile che non esserlo. Che la condivisione nasce e si manifesta nella semplicità. Che la semplicità nasce dall'assenza di aspettative (riconoscimenti del proprio valore, ricerca di potere ...) ed è diretta dall'amore.
Inutile dire che ho fatto del mio meglio. Spero di esserci riuscita.





martedì 14 gennaio 2014

ENRA " pleiades "

IL BENE E IL MALE (Eliphas Levi)

Oggi introduco un estratto dal libro :"Il dogma dell'alta Magia" di Eliphas Levì, in quanto credo sia importante focalizzare l'attenzione sul concetto di dualismo, troppo spesso travisato e interpretato con accezione negativa attraverso il filtro mentale.

" I primi saggi che hanno cercato la causa delle cause hanno veduto il bene e il male nel mondo, hanno osservato l'ombra e la luce; hanno paragonato l'inverno alla primavera, la vecchiaia alla giovinezza, la vita alla morte, e hanno detto: la causa prima è benefica e rigorosa, essa vivifica ed essa distrugge.
- Vi sono dunque due principii contrarii, uno buono ed uno cattivo? - hanno chiesto i discepoli di Manete. No, i due principii dell'equilibrio universale non sono contrarii per quanto in apparenza opposti; unica è la saggezza che li mette di fronte.
Il bene è a destra, il male a sinistra: ma la bontà suprema li domina entrambi e fa servire il male al trionfo del bene e il bene a riparazione del male.
Il principio di armonia è nell'unità, e questo è ciò che in magia dà tanto potere al numero dispari dei quali il più perfetto è il tre che è il trinomio dell'unità."



Mi piace cambiare prospettiva e ritrovare nel dualismo il concetto di libertà. Libertà di scelta che scaturisce proprio dall'esistenza del dualismo manifestato. 
Levì riporta un'affermazione splendida: "... i due principii dell'equilibrio universale non sono contrarii per quanto in apparenza opposti; unica è la saggezza che li mette di fronte." 
La natura dell'uomo ha in sè entrambi i principi. Tutti abbiamo una parte maschile e una parte femminile, una parte materiale (fisica) e una parte spirituale e potrei proseguire all'infinito. Divenirne consapevoli è il primo passo per maturare l'umiltà necessaria ad un lavoro approfondito su se stessi.

Affronto questo tema in profondità nel libro "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" (Edizioni Mediterranee).

domenica 12 gennaio 2014

L'ASSOLUTO E LA DUALITA' (secondo Eliphas Levì)

Oggi introduco un esoterista molto importante, ma non molto conosciuto: Eliphas Levì. La lettura dei suoi testi è estremamente difficile, ma offre spunti interessanti su cui riflettere. Ne propongo un estratto da "Il dogma dell'alta magia", edito da Atanor.

"Così l'universo è bilanciato da due forze che lo tengono in equilibrio: la forza di attrazione e la forza di repulsione.  Queste due forze esistono in fisica, in filosofia ed in religione. Producono in fisica l'equilibrio, in filosofia la critica, in religione la rivelazione progressiva. Gli antichi hanno raffigurato questo mistero nella lotta di Eros con Anteros, nel combattimento di Giacobbe con l'angelo, nell'equilibrio della montagna d'oro che tiene avvinti, col simbolico serpente dell'India, da una parte gli Dei e dall'altra i Demoni. E' anche raffigurato nel caduceo d'Ermanubi, nei due Cherubini dell'arca, nelle due Sfingi del carro di Osiride, nei due Serafini, il bianco e il nero. La sua realtà scientifica è provata dai fenomeni di polarità e dalla legge universale delle simpatie e delle antipatie. I discepoli inintelligenti di Zoroastro hanno divinizzato il binario senza riferirlo all'unità; separando così le colonne del tempio, pretesero dividere Dio. In Dio il binario esiste solo per mezzo del ternario; se concepite l'assoluto come dualità, è necessario immediatamente concepirlo come trinità, per ritrovare l'unità. Per questo gli elementi materiali, analoghi agli elementi divini, si concepiscono come quattro, si spiegano come due e infine non esistono che in tre. La rivelazione è un binario: ogni Verbo è duplice o suppone il due.
La morale che risulta dala rivelazione è fondata sull'antagonismo che è conseguenza del binario. Lo spirito e la forma si attirano e si respingono come l'idea e il segno, la verità e la finzione. La ragione suprema rende necessario un dogma quando si comunica ad intelligenze finite, e il dogma, passando dal dominio delle idee a quello delle forme, si fa partecipe dei due mondi ed ha necessariamente due sensi che successivamente o contemporaneamente parlano sia allo spirito che alla carne.
Alla stessa maniera nel dominio morale vi sono due forme: una che osa, l'altra che reprime od espia. Queste due forze sono raffigurate nei miti della Genesi dai personaggi tipici Caino ed Abele: Abele opprime Caino con la sua superiorità morale; Caino, per affrancarsene, immortala il suo fratello uccidendolo e si fa vittima del suo proprio delitto. Caino non ha potuto lasciar vivere Abele, e il sangue di Abele non dà più riposo a Caino. "


Ho scelto come immagine "Caino uccide Abele" del Tintoretto ascoltando l'intuito. Mi piace vedere la circolarità delle due figure: mi hanno ricordato immediatamente il simbolo del Tao (yin/yang: le due polarità in equilibrio dinamico). Se osservate attentamente, le due teste sembrano occupare la posizione del segno opposto nella polarità predominante ad indicare che c'è Luce nella materia come c'è materia nella Luce: come a volerci ricordare che ci appartengono entrambe, sebbene il giudizio mentale ci indurrebbe a dividere i due fratelli in modo molto più separativo (positivo contrapposto a negativo). 
Levì cita i due sensi capaci di parlare sia allo Spirito che alla carne. Possiamo osservare la realtà con la mente o con il cuore. In entrambi i casi utilizziamo la mente, ma nel secondo caso è semplicemente uno strumento al servizio del cuore. 
Bellissimo l'albero in primo piano di cui si intravede prevalentemente la corteccia: in questo atto ritroviamo la rigidità della materia, dimenticando che le nostre radici devono affondare nella profondità della Terra, la Madre (carne), per poter assurgere al Sole, il Padre (Spirito) nel percorso verso la realizzazione. 
Nel mio libro "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" affronto il tema del dualismo nell'incarnazione, offrendo dell'uomo una visione d'insieme a ricordarne la totalità della natura. 

Donatella


sabato 11 gennaio 2014

L'UOMO (secondo Kremmerz)

Oggi ho scelto di postare un brano tratto dal libro di G. Kremmerz "Introduzione alla Scienza Ermetica" edito da Mediterranee. Il linguaggio di Kremmertz appartiene all'epoca in cui è vissuto, verso la fine dell'800 e potrebbe apparire strambo ... ai miei occhi è adorabile!

"Nell'uomo tal quale agisce nella commedia umana, bisogna distinguere tutti i fattori che lo hanno formato:
a) L'eredità fisica (che è una delle conquiste della scienza moderna, ma che gli antichi conoscevano e studiavano lo stesso, conquista di verità che non avrà più modificazioni, appunto perché è una verità).
b) Le accidentalità astrologiche e climatiche.  (La scienza ufficiale non riconosce nessuna influenza del periodo di nascita sullo svolgimento della vita fisica dell'individuo, ma non tarderà ad avvedersi che deve accettare l'influenza dei tempi sull'uomo nel modo stesso che la filosofia zoologica ha dovuto accettare, come necessaria, l'influenza dei climi sulle razze).
c) L'educazione umana. (L'educazione del bambino e nel giovane è un continuo processo di suggestione che comincia negli anni più teneri e finisce quando il giovane, maturo alla vita, è diventato una macchina incosciente, conseguenza dell'educazione ricevuta. Il Cristo di Nazareth diceva: non battete mai un fanciullo perché, anche con un fiore, la battitura lascia un solco profondo nello spirito tenero ed incarnato. Il fanciullo è paragonato al terreno non coltivato, dove la buona erba o la mala può piantarsi e dar frutti).
d) La volontà o potere volitivo (che è una emanazione della potenza intellettiva dell'individuo, modificata dall'ambiente umano in cui si svolge e agisce).
e) La resistenza dell'ambiente all'attività volitiva dell'individuo (che nella società esiste sempre come un fattore energico che l'individuo vince con la legge dell'adattabilità).
f) La perseveranza di attività volitiva (che è una modificazione dell'ambiente, sotto la tenacia della volontà energica dell'individuo agente).
g) L'intelligenza o spirito di luce intellettuale (che nella vita è sempre ostacolata o modificata nei suoi fattori dall'azione dei sei elementi precedenti).
Educare è rifare la propria coscienza, spogliandola da ogni influenza di cui è schiava: superstizione storica, ambiente, consuetudine, menzogna di visione, imitazione servile di tipi noti.
Tutta la chiave maestra del concetto educativo della nostra personalità è appunto in questa purificazione della coscienza dalla nebbia della convenzione umana."


Personalmente ho trovato in Kremmerz grandi spunti e conferme: si tratta di una lettura accessibile solo per chi si avvicina a questo grande ermetista dopo aver adeguatamente lavorato su di sè; altrimenti potrebbe risultare parecchio ostica. Ho voluto introdurlo tramite questo estratto perché descrive perfettamente la direzione che il percorso verso la consapevolezza deve intraprendere per il risveglio coscienziale, percorso che tratto approfonditamente nel mio libro "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI"  (Edizioni Mediterranee). La sua affermazione in cui si riferisce all'adulto maturo come macchina incosciente, in conseguenza dell'educazione ricevuta (punto c) è semplicemente magnifica; Gurdjieff l'avrebbe definito "addormentato". Come si può intuire non si tratta di un cammino facile: richiede disciplina, umiltà, coraggio e forza interiore; ma allo stesso tempo è un viaggio magnifico verso la riscoperta di se stessi.




venerdì 10 gennaio 2014

DIALOGARE, SAPENDO ASCOLTARE


Avete notato come risulta sempre più difficile instaurare un dialogo costruttivo con le persone? 
C'è un grande bisogno di essere ascoltati, compresi e supportati. Per questa ragione, spesso si tende a riversare un mare di emozioni su chi si mostra ben disposto all'ascolto: più che la ricerca di un supporto oggettivo alla comprensione delle proprie dinamiche, si ricerca nell'altro un appoggio al proprio sfogo emotivo. 
Quando l'altro condivide le nostre emozioni (di rabbia, di invidia, di gelosia, di frustrazione ...) ci fa sentire empaticamente accolti e compresi, al contrario quando l'altro specchia semplicemente il nostro disagio emotivo per permetterci di vederlo ed elaborarlo in modo oggettivo, ci sentiamo incompresi ed isolati. 
Ragioniamo sull'atteggiamento alla base del dialogo: trattandosi di uno scambio presuppone apertura, accoglienza ed accettazione di sè stessi e dell'altro.
Quando siamo molto coinvolti dalla nostra emotività difficilmente saremo aperti e ricettivi, anzi il dolore provato ci porterà a creare barriere di autodifesa sempre più importanti e ad essere centrati esclusivamente su noi stessi. L'interazione potrà nascere solo nel caso di una condivisione di disagio, ma questo non farà che acuire ancora di più il nostro coinvolgimento emotivo, sebbene supporti l'illusione di essere stati compresi. In quelle condizioni, infatti, non saremo in grado di condividere nè di ascoltare.
Sarà questo il motivo per cui ci sembra di parlare lingue incomprensibili agli altri? O ci sentiamo isolati? O non riusciamo a trovare una lunghezza d'onda comune con chi ci circonda? 
Alla base di tutto vi è un profondo egocentrismo, dettato dalla sofferenza, dall'instabilità, dall'insicurezza della realtà attuale. E la convinzione che l'apertura verso l'altro possa incrementare la nostra sofferenza, rendendoci ancora più vulnerabili. 
La condivisione sarebbe, invece, l'opportunità migliore per aprire un varco di luce alla fine del tunnel in cui ci sentiamo rinchiusi: ci aiuterebbe a ritrovare l'oggettività necessaria a rivedere il vissuto da una prospettiva diversa, senza identificarci con le nostre emozioni e confinarci nella prigione da noi stessi creata.


giovedì 9 gennaio 2014

SINCERITA' - G.I.Gurdjieff - La vita reale

"La sincerità con tutti è solo una debolezza, una schiavitù, un sintomo di isterismo.
Anche se l'uomo normale deve dimostrarsi capace di essere sincero, tuttavia deve sapere quando, dove e a che fine è necessario essere sincero."

G.I. Gurdjieff - La vita reale


Personalmente concordo con questa affermazione. Gurdijeff, in questo pensiero, focalizza l'importanza dell'essere sincero in modo oggettivo, consapevole. A volte la sincerità nasce da un nostro bisogno soggettivo, per questa ragione, sapere quando, dove e a che fine essere sinceri presuppone una consapevolezza tale da escludere comportamenti di reazione o dettati dalle emozioni o dalle debolezze individuali. Voi che ne pensate?
Donatella


mercoledì 8 gennaio 2014

SFIDUCIA E RABBIA - Uscire dalla paura - Krishnananda - Feltrinelli

Si racconta che un samurai si presentò a un maestro zen e chiese la differenza tra paradiso e inferno. Il maestro, dopo averlo squadrato, gli disse che non aveva tempo da perdere con uno stupido come lui. Il samurai si infuriò e, sguainata la spada, minacciò il vecchio saggio. Il maestro lo fermò, dicendogli: "Ecco, signore, questo è l'inferno!" Il samurai, colpito dalla saggezza e dalla forza di quell'uomo, rimise a posto la spada e si inchinò. Allora il maestro disse: "E questo, signore, è il paradiso!"
La sfiducia e la rabbia che la circonda sono l'ultima tappa del nostro viaggio nel mondo del bambino emozionale. La sfiducia è il nostro inferno. Quando entriamo nella bolla del sospetto e della diffidenza ci ritroviamo in uno spazio davvero buio, prigionieri delle nostre convinzioni, percezioni e aspettative negative che distruggono la capacità di ricevere e apprezzare l'amore e la bellezza. La sfiducia è anche una facile scappatoia, perché non comporta rischi. Inoltre, dato che questo è il modo in cui va il mondo, troviamo facilmente sostegno alle nostre convinzioni sospettose. Scegliere la fiducia richiede coraggio.


Scegliere la fiducia richiede coraggio. Scegliere di accettare se stessi richiede coraggio. Scegliere di conoscersi e ascoltarsi richiede coraggio. Scegliere di essere richiede coraggio. Il coraggio di essere liberi.

Donatella

martedì 7 gennaio 2014

SENTIRSI INUTILI


Immagino sia capitato a me, come a molti altri, in determinati momenti della propria vita, di provare la sensazione di essere inutili. 
Ho provato ad analizzare le ragioni per cui, in certe occasioni, affiora con tristezza questa sensazione. 

Quasi sempre a scatenarla sono il confronto e l'incapacità a raggiungere modelli socialmente accettati e ritenuti vincenti. La nostra società ci ha portato a vedere nel successo, nel potere materiale, nella produttività e nell'immagine i punti di arrivo della nostra realizzazione. 

La normalità è vista, di conseguenza, come inadeguatezza a conformarsi a ciò che conta. 

Ovviamente questa attitudine mentale fa leva sulle nostre debolezze - la ricerca di accettazione e valorizzazione da parte degli altri, la nostra insicurezza o al contrario il nostro orgoglio (io sono migliore degli altri) ... - e ci rende schiavi di valori che, magari, personalmente valutiamo meno di zero. Basiamo la nostra vita su una serie infinita di aspettative (nostre e di chi ci sta accanto), perdendo di vista quello che è veramente importante per noi, vivendo una continua sensazione di disagio e inadeguatezza (ci sarà sempre qualcosa di irraggiungibile che attrarrà la nostra attenzione o qualcuno a cui non andremo a genio!).
Allora perchè non osservare la normalità da una prospettiva nuova? 
Se normalità significa prenderci cura di noi stessi e di coloro a cui vogliamo bene senza delegarlo ad altri, accudire un animale invece di volare alle Seychelles, andare in giro in bicicletta invece che in ferrari, coltivare la terra invece di farsi fotografare alle sfilate di moda, ... cosa c'è di male? Quanto cuore e quanta ricchezza c'è in tutto questo?
Se lasciamo andare le aspettative, non ci sentiamo molto più liberi? Se agiamo coerentemente al nostro sentire non stiamo meglio? Da cosa dipendono veramente il nostro benessere psicofisico e la nostra realizzazione?
Perchè permettere ad altri di fissare i parametri della nostra vita? 
Viva la semplicità della normalità e la sua inutilità!

Donatella


IMPARARE LA RESPONSABILITA' - Krishnananda, Amana - Fiducia e sfiducia - Feltrinelli

Muoviti, ma non muoverti
nel modo in cui la paura ti muove.
Rumi

La parola "responsabilità" può avere brutte connotazioni. Può suggerire "dovere" o "regole" accettate e seguite senza un'intelligente valutazione, magari solo perché ci è stato detto che quello è il modo "giusto" o "appropriato" di vivere. Responsabilità autentica significa essere consapevoli dell'impatto che le nostre azioni hanno e voler sentire come il nostro comportamento influenza gli altri.
Il nostro maestro spirituale ci ha insegnato che responsabilità significa "capacità di rispondere" (responso/abilità): la capacità di essere presenti a ogni momento e di rispondere appropriatamente a ogni evento cui siamo posti di fronte. Quando siamo responsabili in questo modo, non solo gli altri hanno fiducia in noi, ma anche noi rispettiamo e abbiamo fiducia in noi stessi più profondamente.


Se analizziamo la nostra quotidianità con consapevolezza, ci rendiamo conto di quanto sia diventata quasi un'abitudine attivare il pilota automatico. Svolgiamo molte attività di routine, come ad esempio guidare, in assoluta inconsapevolezza. Questo atteggiamento ci ha insegnato a reagire, piuttosto che ad agire. Ad adeguarci, adattarci, seguire la forza dell'abitudine e della consuetudine sociale. Per poi lamentarci delle responsabilità di cui noi stessi ci carichiamo non attivando una scelta consapevole. Scarichiamo il nostro stress sull'altro, gli facciamo i conti in tasca, gli addebitiamo la causa dei nostri malumori. E se imparassimo a fermarci e a guardarci allo specchio?

SPAZIO - Tenzin Wangyal - Guarire con la forma, l'energia e la luce

Guardare il cielo è una pratica molto importante. Salite sulla cima di una collina da dove sia possibile avere una visione del cielo ampia e priva di ostacoli. Di fronte a voi c'è un ampio spazio. Gli occhi dovrebbero rimanere aperti, il corpo essere rilassato e il respiro libero e agevole. Respirate nel cielo aperto e chiaro e quando espirate, lasciatevi dissolvere in esso. Lasciate che lo spazio puro e infinito pervada il vostro corpo, la vostra energia, la vostra mente. Fate sì che la vostra consapevolezza diventi parte dello spazio. Fondetevi con lo spazio.
Quando vi integrate con lo spazio, avviene la guarigione. I nodi stretti e ripetitivi della rabbia e della paura, del desiderio e della preoccupazione si dissolvono. La tensione si dissolve. I pensieri si dissolvono. Le vostre molte identità cominciano a dissolversi. Più entrate a far parte dell'elemento spazio, più chiara e ampia diventa la vostra consapevolezza, non contaminata da niente che possa presentarsi all'interno di essa, sempre viva, aperta e libera. Lo spazio accoglie tutto senza sforzo.


Il percorso per giungere alla consapevolezza è lungo e faticoso: richiede grande umiltà, disciplina, coraggio e forza interiore. E' la via del cuore verso l'accettazione di se stessi, della propria totalità, comprese le proprie paure e debolezze. 
Se osserviamo lo spazio con la mente, potremmo provare un senso di smarrimento. Non ci sono punti di riferimento a confermare la nostra identità. 
Se lo osserviamo con gli occhi del cuore ci sentiamo liberi di volare, di scegliere, di esprimerci. Il cuore è il nostro punto di riferimento.

lunedì 6 gennaio 2014

ARIA - Tenzin Wangyal - Guarire con la Forma, l'Energia e la Luce

L'aria permette flusso e movimento. ...
Recatevi in un luogo ventoso, per esempio, un valico montano o una spiaggia, o in un luogo dove l'aria è fresca e pulita, all'ombra di un bosco o sulla rive di un fiume. Respirate con calma. Sentite il movimento dell'aria. Interiorizzatela: interiorizzate la sua libertà, la sua pronta intelligenza. ...
L'aria solleva lo spirito, solleva l'umore. Quando vi sentite avviliti o depressi, mettetevi in rapporto con l'aria. L'aria è leggera; l'aria è libera, pervade tutto. Interiorizzate questa caratteristica. Quando vi trovate incagliati in una discussione, una depressione, un punto di vista ristretto, mettetevi in rapporto con la flessibilità dell'aria. Fuggite dalla prigione delle abitudini mentali limitate mettendovi in rapporto con l'aria e librandovi oltre le mura del condizionamento negativo.
L'aria forte favorisce un rapido progresso sulla via spirituale, ma se terra e acqua non sono in equilibrio, il risultato non si mantiene stabile.


Quante volte ci siamo innervositi in presenza di vento? Come se l'aria avesse la capacità di far affiorare in noi le emozioni. Le parole di Tenzin acquisiscono valore nel momento in cui abbiamo un buon rapporto con l'elemento aria, siamo ben radicati (terra) e centrati in noi stessi (acqua). Se non abbiamo salde radici il vento ci trascina via e se non siamo in grado di rimanere equilibrati di fronte alle emozioni ne veniamo travolti. La leggerezza difficilmente ci potrà appartenere. Ogni evento sarà vissuto in modo soggettivo e acuirà il nostro disequilibrio.

domenica 5 gennaio 2014

FUOCO - Tenzin Wangyal - Guarire con la Forma, l'Energia e la Luce

FUOCO (pag. 66/67)
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Il piacere di restare seduti al sole dà un senso di benessere, ma se non si interiorizza la qualità del fuoco si riceve soltanto una parte di ciò che viene offerto. Oltre che con il calore e il benessere, l'energia del fuoco ha a che fare con il processo della maturazione e con la maturazione stessa. Il fuoco purifica bruciando le negatività. Il fuoco è l'energia elementale che sta alla base della creatività, della realizzazione e della beatitudine sia sostanziale sia insostanziale. Il fuoco è collegato all'orgasmo e, a un livello più sottile, alla beatitudine dell'energia che passa attraverso il canale centrale.
Quando vi sentite privi di ispirazione, ottusi e opachi, mettetevi in rapporto con il fuoco. Quando state lavorando con una vostra abitudine o tendenza negativa, bruciatela nel fuoco della pratica. Usate la mente per portare il fuoco in zone del corpo malate o ferite; usate il fuoco per purificarle e per restituire vigore al processo di guarigione. Quando vi sentite deboli e incerti, mettetevi in rapporto con il fuoco per usufruire della sua forza e della sua visione creativa. Quando vi sentite esauriti o privi di ispirazione, attingete al fuoco per restituire forza alla volontà.


Il fuoco entra subito in risonanza con noi, fa parte di noi. Ci affascina e allo stesso tempo ci incute timore. La sua forza è fonte di ispirazione, ma al contempo ci spaventa il fatto di non poterla controllare.  Per entrare in contatto con l'elemento fuoco è necessario imparare a lasciar andare ciò che non serve più. Un processo di rinascita può instaurarsi solo se si è disposti con umiltà a rimettersi in discussione. Per poter ricostruire sulle ceneri delle esperienze fatte, grazie agli insegnamenti di Luce acquisiti, è indispensabile bruciare il vecchio per fare spazio al nuovo.
Donatella

sabato 4 gennaio 2014

ACQUA - Tenzin Wangyal Rinpoche - Guarire con la Forma, l'Energia e la Luce

ACQUA (pag. 66)
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Immaginate l'oceano: le sue acque gelide. la sua forza, il suo perpetuo movimento e la calma delle sue profondità. Il corpo dell'oceano è tranquillo anche quando la superficie  è agitata.
Entrate in rapporto con queste qualità. Se potete, sentite l'energia dell'acqua nel vostro corpo. Interiorizzatela. Portatela nella vostra pelle, nei muscoli, nelle ossa. Sentite la serenità dell'acqua, il senso di rilassamento, la sua tranquillità quando scorre intorno alla roccia, quando si apre e accoglie ciò che vi cade dentro, quando si ferma in qualsiasi cosa la trattenga.
Troppo spesso perdiamo questa serenità. E' la serenità dell'essere se stessi, la tranquillità dell'essere. Vediamo una persona che ci irrita, oppure andiamo ad una festa o a un appuntamento di lavoro, e ci sentiamo tesi, nervosi e agitati. L'elemento acqua si è ridotto. Ricordate situazioni analoghe, ma questa volta sentite la serenità dell'acqua. Lasciate che gli eventi accadano mentre voi rimanete interiormente in pace. E la prossima volta che vi sentite agitati, annoiati, ipercritici o preoccupati, entrate in rapporto con l'acqua. L'energia dell'elemento è dappertutto, anche nel deserto più arido, benché, quando si è ai primi passi della pratica, sia di aiuto trovarsi fisicamente vicino all'acqua.
L'acqua è rassicurante. Come la terra, dà un senso di stabilità. E' accettazione degli altri, degli eventi, di se stessi.


Mi piace visualizzare le onde dell'oceano come le nostre emozioni. Un continuo alternarsi di alti e bassi. Se cerchiamo di nuotare in un mare agitato, quanta fatica e quanta energia sono necessarie a restare a galla! Ma se ci immergiamo nelle profondità dell'oceano, ecco riaffiorare il piacere del lasciarsi cullare e avvolgere dall'acqua. Questo elemento ci insegna la flessibilità, l'accoglienza, l'accettazione: ci riporta al nostro centro, stabili e distaccati osservatori della tempesta emozionale.
Donatella

SULLE QUALITA' DEL TAOISTA - Osho - TAO Discorsi sul TAO-TE-CHING di Lao Tsu - Edizioni mediterranee

Quando gli uomini di tipo superiore ascoltano il Tao (la verità)
essi cercano con tutte le loro forze di vivere in accordo con esso.
Quando gli uomini di tipo mediocre ascoltano il Tao
sembrano esserne consapevoli e al tempo stesso inconsapevoli.
Quando gli uomini di tipo inferiore ascoltano il Tao
esplodono in grasse risate -
Se non ne ridessero, non sarebbe il vero Tao.

Perciò esiste un detto molto noto:
"Colui che comprende il Tao sembra stolto;
colui che si è inoltrato nel Tao sembra regredire;
colui che muove sulla liscia superficie del Tao (il sentiero)
sembra percorrere un cammino a balze.
Il carattere superiore appare com un vuoto (una valle):
il bianco più immacolato appare come contaminato;
la virtù più somma appare come insufficiente;
la virtù più forte appare come impotente;
il puro merito appare come contaminazione."


Questo è un libro che amo molto.  Per comprenderlo, basta leggerlo ed ascoltarlo con il cuore. In poche e semplici parole sono racchiusi grandi insegnamenti.
Donatella

venerdì 3 gennaio 2014

TERRA - Tenzin Wangyal - Guarire con la Forma, l'Energia e la Luce

TERRA (pag. 65)
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Il contatto con la terra fisica è importante, ma non occorre che sia inteso in senso letterale. Potete praticare seduti su una sedia. Ovunque vi troviate in questo momento, mentre state leggendo queste parole, sentite la terra sotto di voi. Sentitene la stabilità, sentite l'immensità del pianeta, la forza di gravità che vi tiene con i piedi per terra. Entrate in rapporto con l'elemento grossolano. Lasciatevene influenzare. Lasciate libera la fantasia. Sentite la stabilità e interiorizzatela. Assorbitela attraverso la pelle. Sentitela nella carne, nelle ossa, nel canale centrale, nel cuore, nella coscienza. Rendetela sempre più sottile, fino a farle pervadere la vostra esperienza, fino a confondervi con essa.
Questa stabilità è sempre presente e disponibile e può essere interiorizzata tutte le volte che serve. La prossima volta che vi sentirete instabili, confusi, insicuri o deboli, tornate alla terra. Se avete perso l'equilibrio nei vostri rapporti personali o sul lavoro o nei vostri processi interni, decidete di sentirvi immediatamente ben radicati, concentrati, solidi ed equilibrati collegandovi alla terra. Utilizzate l'ambiente naturale per sviluppare tale qualità positive. Andate nei luoghi in cui vi sentite naturalmente più stabili e interiorizzate queste qualità. Oppure, quando avete bisogno di sentirvi radicati, concentratevi sul vostro corpo. Il corpo è molto "terra": la sensazione che lo pervade è la vita della terra. 


La fisicità del corpo è stata vissuta a fasi alterne dall'uomo: da vincolo all'ascesi spirituale fino a determinante nel conseguimento della propria realizzazione (in una società dove il materialismo impera). 
Il corpo è uno strumento prezioso nel percorso spirituale: valorizziamolo senza divenirne schiavi, riscoprendo nella fisicità le nostre radici in terra per poterci elevare e mettere radici anche in cielo!
Donatella

SCEGLIERE IL LIVELLO DELLA PRATICA - Tenzin Wangyal - guarire con la Forma, l'Energia e la Luce

Scegliere il livello della pratica (pag. 72/73)

L'efficacia della meditazione e delle pratiche spirituali dipende dal praticante più che dalla forma di pratica prescelta. Il beneficio che ne verrà sarà scarso se la pratica viene eseguita senza una corretta comprensione di come va fatta e di cosa si dovrebbe ottenere.
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La pratica più elevata che un individuo può seguire è quella che si dimostra più efficace per lui, qualunque essa sia. 
In realtà nessuno può dirvi quale pratica dovreste seguire in un dato momento. Dovete arrivare a capire da soli le diverse pratiche, come dovrebbero funzionare e in quali situazioni, e poi dovete essere spietatamente onesti con voi stessi sulle vostre capacità attuali. Siate realistici con voi stessi. Non idealizzate. Cercate l'insegnante giusto. Studiate. E poi prendete una decisione. Non si tratta di decidere in teoria quale pratica sia migliore, si tratta di capire di quale pratica avete bisogno voi. Se non siete onesti con voi stessi e non studiate a fondo le pratiche che fate, potreste perdere molti anni, addirittura tutta la vita, con scarso o nessun risultato.
In Occidente tutti vogliono la pratica "più elevata", un desiderio che indica un fraintendimento della via. Tutti vogliono affrettarsi a portare a termine le pratiche di base. Ma i grandi Maestri le praticano per tutta la vita. Continuano a contemplare l'impermanenza, a coltivare la compassione, a eseguire le pratiche di purificazione, a fare offerte, a fare guru yoga. Non è una fase da superare.
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La base su cui poggia l'esistenza individuale è la vuota consapevolezza. Questo può non suonare molto invitante. In genere, la vacuità viene considerata poco allettante: un sentimento vuoto, una vita vuota, una testa vuota, un cuore vuoto, sono considerati negativi. E dunque, da tempo immemore ci siamo dati da fare per riempire questo vuoto. Ci costruiamo identità e oggetti e storie, ma poiché abbiamo frainteso ciò che sono in realtà tutte queste cose, non ci soddisfano mai del tutto.


Queste parole mi trovano assolutamente concorde. Purtroppo, noi occidentali abbiamo la tendenza ad  avere poca pazienza, grandi aspettative e poca umiltà. Nel percorso spirituale ci troviamo, quindi, a confrontarci fin da subito con ostacoli importanti. Questo porta i più ad abbandonare la pratica per sceglierne un'altra alla continua ricerca del risultato, ignorando che proprio nel superamento di questi limiti autoimposti si nasconde un passaggio molto importante verso la consapevolezza.
Donatella

giovedì 2 gennaio 2014

GLI ELEMENTI - Tenzin Wangyal Rinpoche - Guarire con la Forma, l'Energia e la Luce - Ubaldini

GLI ELEMENTI (pag.22)

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Il corpo umano è frutto di un'evoluzione millenaria in relazione all'ambiente fisico, una storia che risulta evidente nel piacere che proviamo di fronte alla bellezza della natura: il rapporto con gli elementi naturali può guarire e restituire vitalità. Ci piace la terra pulita del deserto o del suolo fertile del giardino. Andiamo in vacanza sull'oceano, sul fiume o sul lago. Ci rilassiamo con un bagno. Siamo affascinati dalle fiamme e godiamo del calore del sole o del fuoco nel camino. Facciamo un respiro profondo per calmarci, sospiriamo per liberarci dalla tristezza, andiamo in montagna per rinfrancarci all'aria pura. E il cielo, immagine esterna dello spazio, ci affascina con il suo colore, con gli eventi atmosferici, con la luce che lo pervade. Ci rilassiamo negli spazi vasti e aperti e ci sentiamo al sicuro negli spazi chiusi ed accoglienti. Ci sentiamo ansiosi di fronte alle distese sconfinate e i luoghi chiusi ci provocano un senso di claustrofobia. In un modo o nell'altro reagiamo.
Quando veniamo privati di uno degli elementi, lo desideriamo disperatamente. Nel deserto, siamo felici di incontrare l'acqua. Dopo una lunga permanenza in mare, ci viene voglia di baciare la terra. Quando fa freddo, corriamo verso il fuoco. I cinque elementi grossolani ci influenzano a livello profondo e istintivo, ma in genere, ci perdiamo in queste esperienze superficiali, senza renderci conto che l'esperienza degli elementi può metterci in comunicazione con il sacro e portarci alla guarigione, all'equilibrio e a una più profonda comprensione di noi stessi.
Cinque elementi possono sembrare pochi per spiegare la grande varietà delle cose e degli esseri, ma in realtà sono cinque sostanze diverse che si ramificano continuamente in suddivisioni ancora più sottili.
Questa suddivisione può essere applicata, per esempio, al corpo. Sul tronco si trovano cinque appendici principali: due gambe, due braccia e una testa. Ciascuna di essere si suddivide in altre cinque parti: le braccia e le gambe nelle cinque dita, la testa nei cinque organi di senso.
Una formulazione tradizionale descrive la carne come terra; il sangue e gli altri fluidi corporei come acqua; le energie elettriche  e chimiche e il calore del metabolismo come fuoco; il respiro, l'ossigeno e gli altri gas come aria; lo spazio occupato dal corpo e gli spazi all'interno del corpo, come pure la coscienza, come elemento spazio. Ognuno di questi organi può essere ulteriormente analizzato in termini di elementi: nella sola carne troviamo la solidità (terra), la coesione (acqua), la temperatura (fuoco), la mobilità (aria) e la consapevolezza (spazio). Queste suddivisioni possono essere applicate anche al sangue: solidità, fluidità, temperatura, movimento, spazio. E naturalmente, da ciascuna di queste suddivisioni possono essere analizzate altre cinque ramificazioni, finché, alla fine, tutto può essere ridotto alle energie essenziali dei cinque elementi.
Le interazioni fra i cinque elementi danno luogo non soltanto alle parti di cui si compone il sistema, ai corpi individuali e ai pianeti, al software dei computer e agli alberi, ma anche a tutti i regni dell'esistenza in ogni dimensione. Alla base della complessità di tutto ciò che esiste, si trova il dinamismo dei cinque elementi.


La comprensione degli elementi è una porta d'accesso facilitata alla comprensione di noi stessi; ogni esperienza è riconducibile a livelli elementali più sottili o più grossolani. I cinque elementi includono tutto e, di conseguenza, niente è completamente separato da tutto il resto: tutto si ripercuote su tutto. L'armonia ed il benessere nascono da un'equilibrata armonia dei cinque elementi. Nel nostro corpo, innanzi a tutto.