lunedì 10 febbraio 2014

L'ARTE MAGICA

Oggi vi propongo un estratto del libro "Introduzione alla Scienza Ermetica" di G. Kremmerz 
edito da Edizioni Mediterranee:

"La filosofia si studia, le idee si discutono, i simboli si spiegano, ma per imparare l'arte magica dopo la filosofia della magia bisogna possedere tre cose:

1 La volontà senza desiderio
2 La forza di fare senza fermarsi
3 La pratica di non sbagliare

Chi desidera non può volere. Il desiderio è un appetito dell'illusione che paralizza la volontà, il cui meccanismo diventa perfettissimo nell'assenza di ogni desiderio. ....
Ma dove finisce il desiderio  e dove comincia la volontà questo nessuno può definirvi esattamente: la vostra filosofia solo può darvene la ragione.
La seconda cosa, e necessaria, è la forza. Sapete voi perché un seme confitto nell'arena del mare non fruttifica e posato nel solco di un orto dà frutto? Perché l'arena del mare ha molto sale e non produce e la terra dell'orto ha la forza di dare la vita senza arrestarsi. Perciò il mago deve possedere la forza di trasformarsi nelle singole forze della natura per produrre, come la natura, tutti i suoi miracoli e i suoi prodigi: deve avere la forza di alimentare, come la terra dell'orto, il seme o di distruggerlo, come il sale nell'arena del mare. La forza di continuare senza arrestarsi è così nella costanza immutabile della natura ed è così di chi vuol compiere miracoli.
La terza dote è la pratica. Il fanciullo inesperto, che coglie le rose, si graffia le dita e le vede sanguinare; ma il giardiniere ne fa larga messe senza pungersi le mani. In arte magica, chi sa come si produce e non produce è simile al fabbricante di spade, che fa l'arma per la guerra e non va alla guerra."


Vi chiederete come mai ho deciso di postare un estratto che parla di magia. Credo che la trasformazione di se stessi nel percorso verso la consapevolezza sia una vera e propria opera di magia e come tale richieda volontà senza desiderio, forza di fare senza arrendersi e pratica.
La volontà deve guidare il lavoro senza essere filtrata da aspettative o dal raggiungimento di un risultato, la forza di fare deve sostenere gli inevitabili momenti di immobilità tesi a metabolizzare in profondità il percorso fatto e l'esperienza, cioè la pratica, deve fornirci gli strumenti necessari a vivere i  vari passaggi con sempre maggiore consapevolezza.

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