lunedì 17 marzo 2014

UOMO ORDINARIO E ILLUMINAZIONE

Estratto da "I SUFI" di Idries Shah (edito da Mediterranee):

"Chiunque raggiunga un certo stadio di semplice affinamento personale, pensa di poter trovare da sè la strada verso l'illuminazione. Questo viene negato dai Sufi perché si chiedono come possa una persona trovare qualcosa che non sa cosa sia. "Tutti sono diventati cercatori d'oro", afferma Rumi, "ma la persona ordinaria non lo conosce quando lo vede. Se non lo sai riconoscere unisciti ad un saggio."
L'uomo ordinario, pensando di essere sul sentiero dell'illuminazione, spesso ne vede solo un riflesso. La luce può riflettersi su un muro; il muro è colui che ospita la luce. "Non attaccarti al mattone del muro, ma cerca l'originale eterno."
"L'acqua ha bisogno di un intermediario, un recipiente fra lei e il fuoco, se deve essere scaldata correttamente."
Come deve iniziare il proprio compito e mettersi sul giusto sentiero Colui che cerca? In primo luogo non dovrebbe abbandonare il lavoro e vivere nel mondo. Non abbandonare il lavoro, istruisce Rumi: in realtà "il tesoro che tu cerchi viene da esso". Questa è una ragione per cui tutti i sufi devono avere una vocazione pratica. Il lavoro, però, non è solamente la fatica ordinaria o una creatività socialmente accettabile. Comprende il lavoro su se stessi, l'alchimia con la quale un uomo diventa perfetto. "La lana grazie alla presenza di un uomo che sa, diventa un tappeto. La terra diventa un palazzo. La presenza di un uomo spirituale crea  una simile trasformazione."
Il saggio è inizialmente la guida di colui che cerca. Appena possibile, questo maestro allontana il discepolo, che diventa a sua volta un saggio e continua allora il lavoro su sé stesso. I falsi maestri nel sufismo, così come altrove, non sono stati pochi. Così i sufi sono lasciati nella strana situazione che mentre il falso maestro può apparire genuino (perché si prende la briga di apparire quello che il discepolo vuole che lui sia), il vero sufi spesso è diverso dal sufi che colui che cerca - il quale non essendo allenato non sa discriminare - pensa debba essere."


Condivido profondamente queste parole. Siamo abituati a dare grande attenzione alle apparenze e ricerchiamo tendenzialmente la via del benessere immediato. L'esperienza del lavoro su sé stessi è molto faticosa, soprattutto all'inizio del percorso, perché porta ad affrontare passaggi obbligati come quello di accettare le proprie debolezze e di prendere consapevolezza delle proprie paure. 
Il "benessere" a cui si è abituati deriva dall'inconsapevolezza. 
Il rifiuto o la non accettazione di paure e debolezze che ci appartengono, non fa che congelare la situazione, dilazionando il momento del disgelo che irrimediabilmente dovrà avvenire affinché ci si possa realizzare nella propria totalità.

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