venerdì 25 aprile 2014

RACCOGLIAMO I FRUTTI DI CIO' CHE ABBIAMO SEMINATO

Raramente ci soffermiamo a pensare a quanto i nostri atteggiamenti e le nostre abitudini mentali abbiano un impatto determinante sul nostro benessere.

Immaginiamo di passare un periodo doloroso e di tendere naturalmente a chiuderci in noi stessi e nella nostra tristezza; gradualmente il nostro corpo specchierà il nostro stato: le spalle si incurveranno, lasciando poco spazio all'apertura toracica e conseguentemente il nostro respiro diverrà sempre più corto. La nostra mancata apertura alla vita diverrà evidente nelle nostre inspirazioni (ricevo) ed espirazioni (dono) contratte. Le barriere che innalzeremo a difesa dal mondo esterno saranno sempre più spesse e non faranno che acuire il nostro senso di isolamento e sofferenza. Non predisponendoci all'altro, accentueremo sempre più il tunnel buio del nostro dolore. Ci sentiremo incompresi, soli e sempre più tristi. Il cuore percepirà profondamente il nostro disagio iniziando a perder colpi.

O immaginiamo di essere sempre arrabbiati. La rabbia è un'emozione fortemente distruttiva che ci corrode interiormente, lasciando poco spazio all'amore per sé stessi e per gli altri. Anche in questo caso costruiremo barriere importanti per difenderci dagli altri, in quanto il nostro comportamento aggressivo non farà che attirare rabbia a sua volta. In realtà staremo inconsapevolmente innalzando barriere per difenderci da noi stessi con il deludente risultato che non faremo che stipare ancora più rabbia in uno spazio ristretto. Saremo spesso di pessimo umore, ogni evento sarà vissuto con un approccio negativo e la nostra pressione salirà rendendoci bombe innescate pronte ad esplodere. Ogni situazione potrebbe facilmente trasformarsi nello stimolo perfetto a scatenare la nostra ira. Potremo convincerci che manifestando la nostra rabbia riusciremo a liberarcene, ma non funziona così. Il processo del lasciar andare è molto differente da quello del tirar fuori con violenza qualcosa che ci appartiene (quest'ultima attitudine non farà che potenziare la nostra rabbia latente). Saremo sempre carichi di tensione e passeremo il tempo a rimuginare e a rielaborare il vissuto all'ombra della nostra rabbia. La nostra mente andrà a mille rendendoci la vita un inferno.

O immaginiamo di voler tenere tutto sotto controllo. Anche il più piccolo turbamento relativo ai programmi fatti avrà il potere di destabilizzarci, acuendo la nostra insicurezza e determinando un attaccamento sempre più forte al desiderio di controllare tutto e tutti. Vivremo nella perenne illusione di poter incanalare la vita nei binari prefissati delle nostre abitudini e  aspettative. E le contrarietà che inevitabilmente interverranno a confermarci come questo non sia possibile, ci renderanno sempre più rigidi e meno flessibili. Farà la sua comparsa il mal di schiena (ci sentiremo sovrastati dalle responsabilità e dall'incapacità a farne fronte) per via della tensione accumulata. Le nostre spalle saranno perennemente contratte e il lasciarsi andare a momenti di rilassamento risulterà sempre più difficile. La mente sarà stracolma di pensieri tesi ad architettare piani sempre più sofisticati per riacquistare il controllo della situazione e il mal di stomaco farà la sua comparsa a ricordarci il nostro rifiuto ad accettare la realtà delle cose in movimento. Tenderemo così insistentemente a trasformare tutto in un blocco di marmo statico e controllabile, da divenirlo noi stessi.

La scienza neurologica ha dimostrato come il mantenere uno stato di disagio per diversi mesi consecutivi indurrà il nostro corpo a stabilizzarsi su di un nuovo equilibrio basato sul malessere presente: questo significa che lo stare male (respiro contratto, rigidità, tensioni, mal di schiena, mal di stomaco, mal di testa...) diverrà la normalità. Ci abitueremo cioè a convivere con il nostro malessere dimenticandoci gradatamente di quanto una situazione di benessere fosse differente da quello che proviamo. Ogni tanto il disagio sarà più intenso (il nostro corpo non smetterà mai di inviarci segnali tesi a renderci consapevoli di qualcosa che non sta funzionando nella direzione dell'armonia con noi stessi ...) e diverrà un'abitudine la pillola per il mal di stomaco, per la cefalea, per il mal di schiena ... trasformeremo gradatamente la nostra vita in una galoppata per correre ai ripari dai malesseri che continueranno a comparire (per il nostro bene!!!) e in una lamentela continua tesa a evidenziare il nostro ruolo di vittime sacrificali all'interno di una società che non ci comprende e non sa che farci star male.
E raccoglieremo i frutti di ciò che abbiamo seminato.




Nessun commento:

Posta un commento