sabato 31 maggio 2014

RICONOSCERE LE PROPRIE MANCANZE

Estratto da "Calling the Guru from Afar" di Jamgon Kongtrul:

"Anche se i miei errori sono grandi come montagne li nascondo dentro di me.
Anche se gli errori degli altri sono piccoli come semi di mostarda, li denuncio in lungo e in largo.
Anche se non posseggo nessuna buona qualità, faccio mostra di essere virtuoso."


Queste parole offrono più di uno spunto di riflessione. Puntano l'attenzione sulla mancanza di umiltà che spesso ci caratterizza e sull'abitudine ad indossare maschere o rivestire ruoli che soddisfano le nostre più recondite aspettative. Tutto è esperienza per favorire una più profonda comprensione di noi stessi, ma quando l'abitudine cristallizza determinate scelte si corre il rischio di dimenticare di averle operate e di identificarsi con l'immagine adottata. Si perde, naturalmente, il contatto con la propria parte più spontanea e le nostre azioni, si trasformano in re-azioni tese a difendere la maschera e a supportarne le aspettative. A poco a poco, la rigidità che interviene blocca il sentire e la consapevolezza dei nostri stessi limiti, velando il nostro sguardo verso l'interiorità, ma acuendo l'osservazione esterna in quanto strumento operativo di auto-difesa di quello che si è scelto di essere. Ecco il giudizio imperare e sparare a zero su chi ci circonda, resi insensibili dalla prigione che ci siamo meticolosamente costruiti.

venerdì 30 maggio 2014

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI a TORINO - LIBRERIA PSICHE


Mercoledì 4 Giugno 2014
ore 22,00

LIBRERIA EDITRICE PSICHE
Via Belfiore, 61
TORINO


Presenta la Dott.ssa Albania Tomassini
- seguirà tavola rotonda -

Info & Prenotazioni: Tel / Fax 011 650 70 58 mail: libreria_psiche@infinito.it
(Ingresso libero ma con prenotazione max 30 partecipanti)  


QUANTO DURA IL PERCORSO VERSO LA CONSAPEVOLEZZA?

Spesso mi viene posta questa domanda. Posso solo rispondere sulla base della mia esperienza: dopo tante vite di lavoro su me stessa, mi accorgo che posso procedere ancora più in profondità. I ricordi affiorano e la ricerca è sempre più oggettiva. Mi piace immaginare un percorso a spirale, che scende sempre più all'interno della mia essenza: i passaggi si ripetono, ma su piani vibrazionali più sottili. Il filtro della mente ostacola sempre meno il lavoro. L'armonia ed il benessere ne sono la naturale manifestazione. Non potrei mai smettere di ricercare e di ritrovarmi: la vera libertà nasce dall'esperienza, dal movimento e dalla scelta. L'esperienza necessaria alla comprensione, il movimento come strumento di crescita evolutiva e la scelta come consapevolezza manifestata.
La consapevolezza può fermarsi a livelli diversi di quella spirale: in questo risiede la nostra meravigliosa unicità. Ognuno di noi ha tempi di maturazione propri e  percepisce la spinta interiore verso la riscoperta  in modo assolutamente unico. Questo non lo rende "diverso", ma speciale, allo stesso modo. I percorsi si intrecciano, si uniscono, si allontanano, si scontrano, per permetterci di fare esperienza e, grazie al confronto, di conoscerci meglio. Ognuno di noi rappresenta un'onda del grande Oceano, dell'Uno. Il riconoscersi nell'onda, non ci allontana dall'Oceano di cui siamo parte. L'Oceano non potrebbe manifestarsi senza le onde, così come le onde non potrebbero esistere senza l'Oceano. 
La bellezza dell'unicità si manifesta nella presa di coscienza individuale: ogni pezzo del grande puzzle dell'universo  è essenziale all'armonia del tutto ed è perfetto esattamente com'è.



mercoledì 28 maggio 2014

L'UOMO VERO RESPIRA CON I TALLONI

Estratto da "The complete works of Chuang Tzu", trad. di Burton Watson, 
Columbia University Press, New York - 1968:

"Che cosa intendo per uomo vero? L'uomo vero dei tempi antichi non si ribellava alla mancanza, non si inorgogliva nell'abbondanza e non aveva progetti. Un uomo così poteva commettere un errore e non rammaricarsene, poteva avere successo senza autocompiacimento. Un uomo così poteva scalare le vette senza paura, immergersi nell'acqua senza bagnarsi, penetrare il fuoco senza bruciarsi. La sua conoscenza riusciva a guidarlo sulla Via.
L'uomo vero dei tempi antichi dormiva senza sognare e si svegliava senza preoccupazioni; egli mangiava senza assaporare e il suo respiro proveniva dal profondo. L'uomo vero respira con i talloni; gli uomini comuni respirano con la gola. Schiacciati e relegati nell'abisso, parlano rantolando come se vomitassero. Intensi nelle proprie passioni e desideri, superficiali nei disegni del Cielo."

Il progresso e le nuove scoperte della scienza e della tecnologia sono strumenti importanti se utilizzati propriamente. Purtroppo, a volte, diveniamo noi stessi strumenti della civilizzazione, perdendo di vista la nostra essenza, il nostro corpo ed il nostro cuore. E quando lo diveniamo? Quando permettiamo alla nostra mente di dirigere la nostra vita attraverso la schiavitù dei nostri attaccamenti, dei nostri desideri, delle nostre passioni e delle nostre aspettative. 
Il cibo da nutrimento si trasforma in eccesso, l'esperienza dolorosa da stimolo alla crescita si trasforma in catastrofe, la ricchezza e la povertà (materiale, psicologica e spirituale), da eventi naturali della vita che si alternano nel tempo, si modificano in limiti determinanti per il suo andamento. 
Quanto ci siamo allontanati dalla nostra vera natura e dalla natura stessa che ci circonda! 
Ci siamo abituati a combattere e trattenere, invece di lasciarci fluire spontaneamente nella quotidianità. E quanta energia è richiesta in questo processo? La stanchezza, la frustrazione, lo stress, le preoccupazioni, i disturbi psico-somatici, le malattie ne sono il risultato. 
Non ci resta che tornare a ricordare come respirare con i talloni!

martedì 27 maggio 2014

ORDINE E ARMONIA

Avete mai notato come il mantenere ordine richieda uno sforzo consapevole e una centratura su quello che si sta facendo? L'ordine è una scelta di vita. Quando decidiamo di far chiarezza e stabilire delle priorità procediamo con ordine: non agiamo confusamente sulla base dell'umore o della necessità. Dedichiamo il tempo necessario ad ogni attività e impariamo a mantenere l'attenzione sul presente. Aumentiamo la nostra consapevolezza. E la nostra vita acquisisce, naturalmente, bellezza ed armonia. 
Spesso, invece, passiamo la vita a rincorrere gli impegni, considerandoli tutti altamente prioritari e inevitabili: non ci siamo mai soffermati a pensare che molte delle attività che portiamo avanti si trasformano in inutili perdite di tempo anche solo per il fatto che le eseguiamo pensando ad altro,  seguendo la  mente nelle sue rimuginazioni del passato o nelle sue proiezioni del futuro. Ci perdiamo dietro recriminazioni, aspettative o desideri sempre nuovi. Alla fine della giornata ci ritroviamo spossati dalla stanchezza e con la percezione di aver corso tanto senza aver portato a termine tutto quello che avremmo voluto. L'insoddisfazione perenne turba la nostra armonia convincendoci che il tempo non è mai abbastanza e ci spinge a correre con maggiore foga alla ricerca ... di cosa, non è ben chiaro neanche a noi.


lunedì 26 maggio 2014

GRAZIE DI CUORE


Grazie di cuore a tutti i lettori che mi hanno dato fiducia acquistando il libro, alle tante librerie e associazioni che mi hanno permesso di presentarlo e farlo conoscere, ai miei splendidi relatori e amici Emilio Martignoni e Giancarlo Caselli e soprattutto al Sig. Gianni Canonico per aver creduto nel mio volume tanto da pubblicarlo!
Grazie di cuore al Gruppo editoriale Edizioni Mediterranee che, con i suoi preziosi promotori Sergio e Mirko e la PR Mara, ha sostenuto e organizzato gli incontri supportando la mia grande energia in espansione.

Il coraggio di ascoltarsi è il n. 1 best sellers nei libri di "Self-help" e "Autostima, motivazione e capacità cognitive" e il numero 11 nel Kindle store a pagamento del canale Amazon.


Ho scritto "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" con il cuore per arrivare al cuore di chi lo avrebbe letto e sapere che tante persone si sono avvicinate al libro è per me un dono immenso che rende la gioia con cui è stato condiviso ancora più totale.
E' difficile descrivere l'emanazione di un cuore traboccante di gratitudine ..., ma sono certa che ogni volume saprà trasmettere, in modo unico e speciale, il grande amore con cui è stato scritto!




TRA TERRA E CIELO

Sto leggendo il libro di Vanda Scaravelli (Edizioni Mediterranee - e ringrazio di cuore il mio editore, Sig. Gianni Canonico, per avermelo consigliato al Salone del Libro di Torino) e ne sto assaporando ogni parola in profondità. E' un volume dispendioso (Eur. 29,50) per le splendide fotografie che accompagnano lo scritto, ma mi sta offrendo così tanti spunti di riflessione da rendere la spesa ben poca cosa rispetto all'arricchimento spirituale che ne è derivato. Leggerlo mi ha fatto sentire a casa e mi ha offerto nuove prospettive di osservazione su quello che a mia volta ho condiviso nel libro "Il coraggio di ascoltarsi". 
L'introduzione stessa, con questa frase, ha attirato la mia attenzione:

"Esiste una divisione a metà della nostra schiena dalla quale la colonna vertebrale si muove simultaneamente in due opposte direzioni: dalla vita in giù, verso le gambe e i piedi attirati dalla forza di gravità, e dalla vita in su, fino alla cima della testa, sollevandoci con leggerezza. 
La forza di gravità sotto i nostri piedi rende possibile l'estensione della parte superiore della colonna e questa estensione ci consente di liberare la tensione tra le vertebre. La gravità è come un magnete che ci attira verso la terra, ma questa attrazione non si limita a tirarci verso il basso, ci consente anche di allungarci nella direzione opposta, verso il cielo.
Quanto descritto è un processo naturale che si verifica non solo negli esseri umani, ma in tutte le forme di vita erette, negli alberi, nei fiori, nelle piante. Le radici degli alberi si spingono con forza verso il centro della terra mentre il tronco cresce verticalmente verso il cielo, espandendo e allungando i suoi rami nello spazio circostante. Più a fondo si spingono le radici nel terreno, più alto e più forte crescerà l'albero."

Chi ha letto il mio libro o ascoltato la sua presentazione, sa quanto insista sulla necessità di avere solide e profonde radici per poter affrontare il percorso verso la consapevolezza con equilibrio e stabilità. L'esercizio del secondo capitolo de "Il coraggio di ascoltarsi" è dedicato proprio al radicamento, passaggio essenziale per poter lavorare in profondità su se stessi e potersi elevare spiritualmente. L'esperienza mi aveva indicato nelle radici uno strumento importantissimo,  ma non avevo mai pensato alla colonna vertebrale umana in questo modo. Questa intuizione mi ha immediatamente offerto nuovi stimoli di sperimentazione per un lavoro di consapevolezza basato sulla fisicità. E' la gravità stessa a supportare la leggerezza necessaria all'espansione: non occorre spingere né tirare. 
Ecco naturalmente spiegata la spontaneità dell'azione quando si impara a lasciar andare (proprio attraverso le radici!) e ad affidarsi! 
E noi che ci diamo tanto da fare per controllare tutto e fissare obiettivi! 
Non ci è richiesto alcuno sforzo: se impariamo a sfruttare "l'anti-forza gravitazionale", come l'acqua di una cascata che si espande naturalmente in infinite goccioline verso l'alto, la manifestazione della nostra totalità avverrà con grande libertà ed estrema leggerezza.





domenica 25 maggio 2014

COSA POSSO FARE PER AIUTARE GLI ALTRI?

Spesso mi viene posta questa domanda, alla quale mi piace rispondere "Lavora su te stesso".
Il percorso verso la consapevolezza è faticoso e richiede, soprattutto all'inizio, determinazione a non arrendersi, infinita pazienza, grande umiltà (necessaria a rimettersi in discussione) e disciplina. Strumenti alla nostra portata se sostenuti dalla volontà. Non si tratta di un percorso semplice e dipende in modo determinante dal nostro tempo di maturazione individuale, dalla  nostra personale capacità di auto analisi e disponibilità al cambiamento. Risulta evidente che questi strumenti non possano derivare da una fonte esterna. Non è possibile fare questo lavoro al posto di qualcun altro o costringere qualcun'altro a farlo contro la sua volontà. 
Si può però segnare un cammino, offrire un esempio con la propria presenza consapevole.
Gandhi diceva: "Sii il cambiamento che vuoi veder avvenire nel mondo".
Non posso che condividere le sue parole con tutto il mio cuore.


venerdì 23 maggio 2014

STANCHEZZA E RABBIA

Avete mai notato che quando si è particolarmente stanchi e affaticati, diviene naturale essere allo stesso tempo nervosi ed aggressivi? Vi siete mai chiesti perché si tende a scaricare la propria rabbia all'esterno, mostrando poco pazienza e tolleranza verso il mondo circostante?
La risposta è molto semplice. Il nostro corpo ci manda il segnale dell'affaticamento e ci urla: "Fermati e riposa." Noi come missili lanciati a velocità supersonica a rincorrere la nostra vita frenetica, rispondiamo alla chiamata: "Ora non ho tempo, non posso", forti della convinzione che quanto dobbiamo fare sia questione di vita e di morte e che il nostro apporto alla realtà sia determinante per il futuro dell'umanità. Il nostro corpo risponde con l'ammutinamento: disagio, sonnolenza, rigidità (o ti fermi da solo o ti fermo io ...) e noi percependone i limiti ci arrabbiamo tantissimo con lui. Ma non possiamo ammetterlo, in fondo è pur sempre il nostro corpo e ci serve per sfrecciare ai 200 all'ora. Allora troviamo la soluzione perfetta: ci arrabbiamo con tutti un po' e scarichiamo l'aggressività all'esterno! Illusione!!!!Non scarichiamo un bel niente ed infatti, più ci alteriamo e più la nostra energia andrà in quella direzione, incrementando la nostra rabbia.
L'uomo, a volte, è davvero un buffo soggetto!


RINUNCIA E CORAGGIO

Estratto da Shambhala di Chogyam Trungpa:

"Ciò a cui il guerriero rinuncia è tutto ciò che nella sua esperienza 
costituisce una barriera tra lui e gli altri.
In altre parole, rinunciare significa rendersi più disponibili, 
più benevoli e aperti nei confronti degli altri."


Questo cambio di prospettiva è illuminante. Siamo abituati a identificare il concetto di rinuncia alla perdita e non riusciamo a liberarci dalla sensazione di mancanza che questa attitudine mentale suscita. Difficilmente identifichiamo la rinuncia come un arricchimento della nostra vita. Ci piace infinitamente sprofondare nel dramma della perdita e crogiolarci in pensieri dolorosi; inevitabile il tenerci ben strette le barriere che ci separano dagli altri. 

giovedì 22 maggio 2014

QUANDO NON SI VUOL CAMBIARE

Non c'è proprio niente da fare. Non servono parole, letture, corsi. E' solo un gran dispendio di energie per chi è alla ricerca e per chi vi si rapporta. Ho imparato a dire basta, non senza fatica, quando percepisco che le barriere sono tali e tante che solo un preciso intento a distruggerle, da parte di  chi le erige,  può determinare il cambiamento. L'unico spunto di riflessione che posso offrire a chi si rivolge a me è questo: "Chiediti come mai non vuoi cambiare."
Spesso si è così agganciati al ruolo della vittima, per fare un esempio, che non si è disposti a rinunciare alla parte rivestita sacrificando le attenzioni, l'assenza di responsabilità e l'immobilità ad essa legate. E si finge di voler cambiare, ci si illude di sforzarsi in tutti i modi, ma non ci si sposta di un passo dalla posizione occupata. Gli schemi comportamentali si ripetono in modo inalterato, le giustificazioni mentali anche a supportare l'illusione dello sforzo continuo. E si vive nel mondo ovattato della rinuncia, nel solido bozzolo dell'auto difesa, tra fiumi e fumi di pensieri e visioni distorte della realtà.



IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI su www.magazineturismo.it



mercoledì 21 maggio 2014

LASCIAR ANDARE NEL RILASSAMENTO

Spesso siamo convinti che solamente l'essere attivi e costruttivi porti ad un risultato altrimenti non  ottenibile. E spesso ci scontriamo con la frustrazione di un'intensa attività che ci coinvolge totalmente, lasciando poco spazio per noi stessi. Raramente riusciamo ad affidarci, a trovare stabilità nella fiducia incondizionata che le cose andranno esattamente come devono andare. Tendiamo ad avere un approccio aggressivo nei confronti della vita e delle situazioni, dimenticando che solo la gentilezza unita al coraggio segnano  la via verso la realizzazione. Siamo incagliati nelle nostre aspettative, focalizzati sui nostri obiettivi e non possiamo permetterci di mollare la tensione senza perdere sicurezza e stabilità. In fondo facciamo una gran fatica a lasciarci andare. Non riusciamo a comprendere che il viaggio consiste nel rimanere nello stadio di guerriero e non nel continuare incessantemente a  lottare.
La natura ci insegna come fare: avete mai osservato un fiore che sboccia? Il suo aprirsi alla vita è   un semplice processo di espansione che si manifesta in modo assolutamente spontaneo e naturale.


martedì 20 maggio 2014

SILENZIOSAMENTE BUIO

A volte mi rendo conto quanto mi manchino il buio ed il silenzio in un magico connubio di assenza di spazio e tempo. Non mi hanno mai fatto paura. Anzi, spesso mi ritrovo a ricercarli percependo un'esigenza di interiorità profonda, di pienezza solitaria.
Intorno a me raramente trovo persone amanti del buio e del silenzio: si ha paura del buio perché non si riesce a vedere niente e del silenzio perché non si riesce a sentire niente. 
La mente trasforma la paura delle infinite potenzialità in mostri e pensieri di ogni tipo. 
Si creano punti di riferimento fittizi per non percepire la propria vulnerabilità: la sindrome del bozzolo portatile ha regalato una corazza armata per sentirsi sicuri. Al di fuori di essa, lontani dai binari prefissati di schemi ed abitudini, la mente prende il comando diretta dalla paura ed il cuore resta in prigione. 
Aprire il cuore a ciò che non si conosce, con coraggio, è la vera libertà dell'essere. L'esperienza non è altro che quello che è, senza accezioni positive o negative a condizionarla: è rappresentata dalle infinite potenzialità del buio e dall'armonico suono del silenzio. Un immenso spazio vuoto con la capacità di assorbire, riconoscere, specchiare, armonizzare, ritrovare, amare.


IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI al CIRCOLO DEI LETTORI di TORINO

il Circolo dei Lettori
Via Gianbattista Bogino 9
TORINO
www.circololettori.it (011 4326827)

SABATO 24 MAGGIO
ORE 11,00
Sala Grande

PRESENTAZIONE DEL LIBRO:


Dialogherà con l'autrice GIANCARLO CASELLI

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI a SEREGNO

24 MAGGIO 2014 - ore 17,30 

Palazzo Silva - Piazza Italia 5 - Seregno

Questa presentazione è per me un grande dono. Sarà "un tornare a casa" grazie alla mia carissima amica Simona Bianca Maria Silva che ha scelto di ospitarla.
Un ritrovarsi di cuori non potrà che emanare energia di Luce e rendere la condivisione del libro un'occasione speciale per chi vorrà parteciparvi.

Per informazioni e prenotazioni rivolgersi alla LIBRERIA AREA LIBRI (tel 0362 229386) - Seregno   www.libreriaarealibri.it


QUANDO IL CUORE TORNA A CASA ...


domenica 18 maggio 2014

LIBERAZIONE E ACCETTAZIONE

Liberarsi dalla presunzione e allontanarsi dalle proprie abitudini e dai propri schemi mentali è un processo drastico e molto doloroso, ma indispensabile per tendere al naturale benessere che scaturisce dall'armonia con se stessi e gli altri.
Siamo abituati a re-agire, cioè a intraprendere risposte conosciute e già testate nel vissuto: utilizzo un esempio per semplicità di comprensione. Immaginiamo di trovarci di fronte ad una persona molto aggressiva: emotivamente questa attitudine può destabilizzarci molto e scatenare in noi una reazione altrettanto aggressiva (se coviamo rabbia latente) o una grande chiusura (ci chiudiamo in noi stessi delegando alla barriera il compito di difenderci dalla rabbia e dall'eventuale sofferenza generata dalla stessa). Tenderemo cioè a vivere la relazione sulla base della nostra esperienza e a reiterare i comportamenti risultati efficaci in questo genere di situazione. Prevederemo istintivamente il decorso dell'incontro e, proprio così facendo, vedremo le nostre aspettative realizzarsi. E rimarremo sempre bloccati nelle nostre dinamiche aggressive o di difesa. Le nostre relazioni saranno insoddisfacenti e la nostra mente individuerà nell'altro e nella sua rabbia la causa scatenante. In realtà, sono i nostri schemi ad aver incanalato il presente nei binari prefissati dell'abitudine. E la rabbia dell'altro non farà che risuonare con la nostra stessa rabbia ponendoci di fronte alla re-azione che intraprendiamo nell'affrontarla. Ci arrabbiamo quando la sentiamo emergere o ci chiudiamo a riccio cercando di difenderci dalla sua dirompenza.
Giunge però un momento nella vita in cui ci si ritrova inevitabilmente a fare i conti con se stessi: generalmente accade in concomitanza ad eventi molto dolorosi o in corrispondenza alle sonore legnate che la vita ogni tanto ci regala per farci crescere.
Liberarsi dalla presunzione di essere perfetti diviene quindi il primo passo per potersi rimettere in discussione e dare inizio ad un consapevole lavoro di auto analisi.
Se non siamo pronti per questo passaggio significa che qualche altra porta in faccia darà il suo inestimabile apporto per condurci pazientemente ad affrontarlo.




venerdì 16 maggio 2014

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI

Estratto da Shambhala di Chogyam Trungpa:

"La via del codardo consiste nell'avvolgerci in un bozzolo 
nel quale rendiamo perpetui i nostri abituali modelli.
Quando ricreiamo continuamente i nostri modelli fondamentali di comportamento
e di pensiero non balziamo mai nell'aria fresca o in un fresco terreno".


Spesso abbiamo così paura a lasciar andare i nostri schemi mentali e le nostre paure da scegliere l'immobilità di una situazione conosciuta e sicura, anche se ci fa star male. L'illusoria sicurezza generata da punti di riferimento esterni ci dona la tranquillità di poter tenere tutto sotto controllo. E preferiamo rimanere nel nostro torpore, chiusi nella gabbia che ci siamo meticolosamente costruiti, congelando il nostro sentire e rinunciando inconsapevolmente a vivere. Nel bozzolo non c'è Luce e non ce ne rendiamo conto fino a quando la situazione inizia a divenire così opprimente da costringerci a re-agire. Un barlume di consapevolezza trova allora spazio e rende ancora più faticosa la permanenza nell'angusto spazio delle nostre paure. 
A questo punto entra in gioco la scelta: troviamo  il coraggio di ascoltarci o continuiamo "beatamente", si fa per dire,  il nostro letargo.
L'adagiarsi nella situazione è scegliere l'immobilità del bozzolo, mentre lo sperimentare la paura è scegliere il movimento della crescita.  Dipende solo ed esclusivamente da noi.

giovedì 15 maggio 2014

"IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" ALLA NOTTE BIANCA DELLE LIBRERIE DI ALBA



Sabato 17 maggio 2014
15:30 Libreria Fox Book (via Pertinace, 3/b)

Donatella Coda Zabetta con "Il coraggio di ascoltarsi"  
(Ed. Mediterranee, 2014)

 Interviene Giancarlo Caselli, psicologo clinico junghiano. 

Il libro valorizza l’importanza di un lavoro consapevole su se stessi che, grazie alla comprensione, induca a un’analisi oggettiva del proprio vissuto e favorisca il raggiungimento di un equilibrio interiore. 
Genere: psicologia.

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI da ARETHUSA a TORINO


 ARETHUSA LIBRERIA
Via Giolitti 18
TORINO
Per Informazioni : 011 8173373

ALLE ORE 18,30

Vi aspettiamo numerosi!!!!

LA VIA SACRA DEL GUERRIERO

Estratto da Shambhala di Chogyam Trungpa - Ubaldini:

"Sebbene il guerriero dedichi la vita ad aiutare gli altri, si rende conto che non potrà mai dividere tutta la sua esperienza con gli altri. La pienezza dell'esperienza infatti è solo sua  ed egli deve vivere con la sua verità. Tuttavia il suo amore per il mondo cresce sempre di più. Questa unione di rapporto amoroso e isolamento è ciò che lo rende capace di perseverare nell'aiutare gli altri. Rinunciando al suo mondo privato, il guerriero scopre un universo più vasto e un cuore sempre più infranto. Tutto ciò non è motivo di tristezza bensì di gioia. Significa entrare nel mondo del guerriero."


mercoledì 14 maggio 2014

TRISTEZZA

A volte ci si arrende alla tristezza senza sapere da dove provenga quella lente che tende a sbiadire i contorni, rendendoli meno reali. Tutto si ammanta di un velo di indifferenza. L'interiorità si riflette nella ricerca. E il silenzio avvolge l'anima.
A volte tutto sembra fermarsi. L'osservazione si fa più acuta per scovare nelle azioni e nei pensieri un significato più profondo. Un senso. Una comprensione. 
A volte è meglio sedersi e aspettare. Le risposte arriveranno. A tempo debito.



martedì 13 maggio 2014

ALIMENTAZIONE VEGETARIANA O NO?

Oggi ho scelto di toccare un argomento controverso. Devo ammettere che sono stata stimolata a farlo da un commento ad un post e considerando che nulla avviene mai per caso ... ho deciso di buttarmi e di esprimere il mio punto di vista, consapevole che potrà scatenare reazioni contrastanti.
Premetto che la consapevolezza è indissolubilmente legata al rispetto delle scelte individuali, quali esse siano e desidero dedicare alcune parole a spiegarne la motivazione.
Uno dei primi insegnamenti ricevuti nel percorso verso la consapevolezza è stato quello di ricercare sempre l'equilibrio. Ho compreso che il dualismo manifestato, così importante per il manifestarsi della libertà umana, se osservato con la mente induce l'uomo inconsapevole a dividere ogni cosa etichettandola come "giusta" o "sbagliata" e gli estremismi che ne scaturiscono sono sempre molto pericolosi perché non fanno che incrementare quella percezione separativa legata all'energia della materia. Ma noi non siamo solo materia, come non siamo solo Spirito. La nostra totalità li racchiude entrambi. Per dare spazio all'essenza spirituale è però necessario aumentare la propria energia vibrazionale e arrivare a porre la mente (strumento di discernimento) al servizio del cuore. La prospettiva di osservazione del cuore cambia naturalmente il nostro punto di vista e mi piace immaginarla con il simbolo del Tao, l'universo in assenza di differenziazione. Le due polarità di segno opposto non rappresentano altro che i principi fondamentali dell'universo che interagiscono dinamicamente e continuamente. Non vi è alcun significato morale in questo (buono o cattivo) perché si tratta di elementi di differenziazione complementari: non esiste Luce senza ombra né ombra senza Luce. Il rispetto è quindi la base di una vita vissuta con il cuore. Rispetto verso se stessi e verso gli altri, verso la vita e verso la morte. Vi chiederete dove voglio andare a parare ... proprio sulla morte. Ritengo che alla base di molte delle nostre scelte ci sia una concezione assolutamente mentale della morte. In fondo è l'altro aspetto della vita e come il cuore ci insegna vita e morte si susseguono ininterrottamente in un processo di trasformazione evolutiva chiamato amore. La morte è un passaggio e non la fine di tutto, come tanti schemi mentali ci hanno abituato a credere. Non esiste vita senza morte né morte senza vita. Ogni essere vivente, sia esso un minerale, un vegetale, un animale o un uomo vive, muore e si trasforma: la realizzazione si manifesta nella pienezza di ciascun passaggio. Si può vivere con totalità anche la morte, non solamente la vita: donando ad essa un significato. La natura ce ne offre tantissimi esempi, con la semplicità che le appartiene. Pensiamo all'amore di una madre verso i figli, la forma  di amore più pura esistente nell'incarnazione. A me è capitato spesso, sia con i cani che con i gatti o le capre di assistere al parto di più piccoli e di vedere la madre trascurarne uno, seppur vitale, lasciandolo morire. Ovviamente il mio mentale ha sempre faticato ad accettare questo gesto, ma il mio cuore lo ha osservato alla ricerca di una comprensione al di là di quello che io potevo ritenere "giusto" o "sbagliato". Il cucciolo era meno sviluppato degli altri o forse malato e sarebbe probabilmente morto a distanza di qualche giorno, sottraendo nutrimento importante alla cucciolata. Per questo la madre ha deciso di sacrificarlo, rendendo la sua morte un dono per chi era nato con maggiori possibilità di sopravvivenza. In questo gesto non riesco a non vedere la pienezza della morte: un sacrificio trasformato in vita.
A questo proposito permettetemi un'ulteriore divagazione: nella tradizione Lakota tutti gli animali sono sacri, ma il Bisonte Bianco lo è in modo particolare.
Il Bisonte era la principale fonte di sostentamento per gli Indiani delle Pianure, ai quali forniva carne per nutrimento, pellami per coprirsi e colla estratta dagli zoccoli. La medicina del Bisonte rappresenta, quindi, la preghiera, la gratitudine e la lode per ciò che si è ricevuto: è sapere che l'abbondanza è presente quando tutti gli esseri senzienti vengono onorati e considerati sacri e quando la gratitudine viene espressa a ogni essere vivente della creazione.
Il Bisonte Bianco per il suo desiderio  di offrire i doni rappresentati dal suo corpo e grazie alla sua volontà di essere usato sulla terra per il massimo bene prima di entrare nelle terre di caccia dello Spirito, non è stato pronto nel fuggir via dai cacciatori.
Perché tutte queste dissertazioni? Per focalizzare l'attenzione sul Rispetto e sulla Gratitudine.
A mio avviso non ha importanza come una persona decida di impostare la sua alimentazione, ma che al di là della scelta fatta, accolga il nutrimento con Rispetto e Gratitudine, sia esso di natura vegetale o animale.
Forse la riflessione che ci dovrebbe coinvolgere maggiormente non è quella relativa alla sola alimentazione, ma se Rispetto e Gratitudine regolano le nostre azioni nei confronti della natura, sia che si tratti di un animale o di un albero, del mare o di un ruscello, di un bosco o di una foresta, di una pianura o di una montagna, dell'aria che respiriamo ... beni preziosi per la nostra stessa sopravvivenza.



lunedì 12 maggio 2014

LA NATURA ... ED IO

Oggi posto una riflessione personale che mi coinvolge da qualche tempo. 
Sarà che non sono in forma (allergia) e quando sono stata nel frutteto e nell'orto a svolgere le mansioni quotidiane, ho visto intorno a me la stessa sofferenza e la stessa fatica da parte della natura.
Da quando ho iniziato il percorso ed ho abituato il mio corpo ad energie sempre più sottili, devo dedicare particolare attenzione a ciò che mangio, che bevo, che respiro ... proprio per via dell'accresciuta sensibilità. Ogni trasgressione mi viene rimandata dal corpo in modo forte e chiaro non permettendomi di ignorare l'inconsapevolezza del gesto. 
Qualche settimana fa, mentre ero nel frutteto a tagliare l'erba per le mie caprette ed i miei asinelli, ho osservato gli alberi da frutta. Pur nella loro splendida fioritura trasparivano i segni della loro sofferenza. Ho molto riflettuto sulla necessità di iniziare la serie interminabile di trattamenti con prodotti biologici degli anni scorsi: alla fine non hanno risolto il problema, ma scatenato una altrettanto interminabile serie di malattie. Quest'anno ho deciso di lasciar fare alla natura. Se coglierò dei frutti, saranno doni preziosi, ma sono certa che così facendo alcuni alberi si rafforzeranno fino a sopportare l'inquinamento (aereo ed idrico) circostante, senza addizionare il mio personale apporto inquinante alla questione. Magari mi sbaglio, ma questa riflessione è scaturita dalla mia stessa esperienza. La mia sensibilità non mi permette di assumere farmaci, in particolare anti infiammatori e antidolorifici. Sto male raramente, ma quando capita devo far fronte a dolori molto forti.
Generalmente specchiano una mia difficoltà emotiva da superare e l'immergermi nel dolore mi dona la possibilità di fare chiarezza sul blocco e attraverso il respiro scioglierlo. Non è un percorso facile, lo ammetto, ma per quanto mi riguarda è la soluzione al disagio che ha avuto il pregio di aprirmi a nuove prospettive bloccando ogni via alternativa.  Oltretutto ho letto uno studio OMS http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/112642/1/9789241564748_eng.pdf?ua=1 basato su dati provenienti da 114 paesi, tra cui l’Italia, che in qualche modo conferma la mia attitudine. Si tratta, infatti, del nuovo report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, intitolato Antimicrobial resistance: global report on surveillance 2014 (‘Resistenza antimicrobica: report globale sulla sorveglianza 2014’). Questa resistenza “rappresenta un problema talmente serio da minacciare il sapere della medicina moderna”, si legge nel 'Summary' del report ed è dunque “una delle principali minacce per la salute pubblica”. Il nostro corpo è stato programmato per ritrovare un proprio equilibrio naturalmente e imbottirlo di medicinali non fa che renderlo sempre più debole e vulnerabile (come ho verificato con le mie piantine!). 
Nel libro "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" evidenzio l'importanza del corpo come strumento per raggiungere il benessere: è un bene prezioso di cui dobbiamo avere cura. Diventa indispensabile non alterarne le percezioni e a questo proposito consiglio, a chi è interessato ad approfondire l'argomento, un libro magnifico che ho appena letto: Candace Pert (neuro-scienziata e farmacologa statunitense mancata nel 2013) - Molecole di emozioni. La Dottoressa Pert ha scoperto il ricettore oppiaceo, cioè il legame tra le cellule e le endorfine, gli anti-panico naturali del corpo. Questa scoperta ha aperto le porte alla comprensione scientifica dei sistemi di comunicazione interni supportando la validità delle medicine alternative e l'approccio olistico alla persona.




domenica 11 maggio 2014

RALLENTARE ...

Oggi mi sono svegliata con un'immagine e, considerando che nulla capita mai per caso,  cercherò di comprenderla scrivendo con consapevolezza.

Un flusso ininterrotto di autoveicoli in corsa ... la foto tante volte vista di un autostrada ad alto scorrimento. Una macchina in corsia di sorpasso decide di rallentare e inserirsi nelle corsie di decelerazione: il traffico è intenso e anche questa semplice operazione richiede tempo e pazienza. 

SOGGETTIVITA':

a) Macchine in corsa (riferite al mezzo in rallentamento): "Dove vuole andare questo? Rischia di creare un incidente! Ma non si è reso conto del traffico? Proprio ora ha deciso di rallentare? Fa solo perdere a tutti del tempo prezioso!" Emozione scatenata: RABBIA.

b) Macchina in rallentamento: "Possibile che non sia possibile rallentare? Io ho bisogno di uscire al primo svincolo! Dove vanno questi invasati così di corsa? E lasciatemi passare!!! Non avete visto la freccia?" Emozione scatenata: RABBIA.

OGGETTIVITA':

a) Macchine in corsa (riferite al mezzo in rallentamento): "Questa macchina vuole inserirsi nelle corsie di decelerazione ... ha bisogno di fermarsi. Se rallento un poco e lo lascio passare evito un incidente. E' questione di pochi minuti."

b) Macchina in rallentamento: "Metto la freccia e spero che qualcuno mi lasci passare: in un attimo sono fuori dalla corsia di sorpasso e posso rallentare ed uscire."

CONSAPEVOLEZZA:

Osserviamo la fotografia, identificando noi stessi nei mezzi coinvolti: possiamo sfrecciare veloci in corsia di sorpasso o essere l'auto che desidera rallentare.

a) Uomo in corsa: correre è diventata ormai una scelta di vita. Il tempo è vissuto come un bene prezioso a cui non è possibile rinunciare senza la sensazione della perdita di qualcosa di estremamente importante. La corsa è la priorità, in modo così estremo da perdere di vista i motivi della stessa. Si corre perché non se ne può più fare a meno. La meta in fondo non ha importanza: raggiunto un obbiettivo, nasce immediatamente una nuova aspettativa da soddisfare e si continua a correre.
Un uomo in rallentamento è destabilizzante. Difficile comprenderne la scelta quando si è così coinvolti nella corsa; ecco nascere la rabbia: la mente la proietta all'esterno, giustificandola con la perdita di tempo indotta dall'altro e dalla sua scelta di comportarsi diversamente (non seguendo il flusso).
In realtà la rabbia è verso se stessi e la propria incapacità a rallentare: esiste una percezione inconscia che qualcosa non torna, ma la paura a intraprendere una scelta contro corrente e a dover fronteggiare un cambio di carreggiata impostando la vita in modo differente, spaventa moltissimo. Meglio non pensarci. E manifestare la rabbia inveendo contro l'altro, nell'illusione di averla lasciata andare.

b) Uomo in rallentamento: ho corso, fin troppo. Sono stanco. Non ce la faccio più, devo cambiare qualcosa. Com'è difficile però rallentare in un mondo in corsa sfrenata. Quanti ostacoli. Quanta incomprensione. Devo mantenermi saldo nella mia decisione, se voglio farcela. Mi sento solo. Mi sento diverso. Ho paura. Nessuno rallenta, ma se mi ascolto, non posso fare a meno di realizzare quanto questa corsa sfrenata mi stia costando in termini di benessere psico-fisico. E poi questa domanda martellante che non mi dà pace: "Perché correre tanto?". Non riesco a trovare una risposta soddisfacente. Devo fermarmi, per il mio bene. Così facendo perderò tempo? Forse. E' un rischio che devo essere disposto a correre. Quanti dubbi. Quanta paura. La stanchezza che provo è tanta e se continuo a correre finirò per avere un incidente (il mio corpo si ammalerà) e dovrò fermarmi per forza, ma forse non sarò nelle condizioni ottimali per comprendere. Starò male e sarò condizionato dal dolore. Gli altri non capiscono questa mia necessità. Non si ascoltano. Si arrabbiano con me  per la mia scelta. Com'è faticoso rallentare. Sento nel cuore che devo farlo. Con pazienza ci proverò.




giovedì 8 maggio 2014

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI - SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO

Vi ricordo che venerdì 9 Maggio 2014 sarò a Brescia presso la libreria IL VELO DI MAYA alle 18,30 ... per cui amici di Brescia e dintorni vi aspetto numerosi!
Sabato 10 Maggio 2014 sarò invece a Torino al Salone Internazionale del Libro a sciogliermi di fronte ai tanti volumi interessanti che mi piacerebbe leggere! 
Se qualcuno volesse incontrarmi mi faccio trovare allo stand di Edizioni Mediterranee! 
Ditemi quando e sarà un grande piacere!   


mercoledì 7 maggio 2014

PRESENTAZIONI E INCONTRI DI MAGGIO : IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI



Presentazioni e incontri con l'Autrice

Venerdì 9 maggio ore 18:30
Libreria Il Velo di Maya - via Rodi, 73 zona Lamarmora - BRESCIA
per informazioni 030-220352 info@ilvelodimaya.it
 
Giovedì 15 maggio ore 18:30
Libreria Arethusa - via Giolitti, 18- TORINO
per informazioni 011-8173373
 
Sabato 17 maggio ore 15:30
nell'ambito della Notte Bianca delle Librerie
Libreria Fox Book - via XX settembre, 26 - ALBA (CN)
interviene Giancarlo Caselli
per informazioni www.comune.alba.cn.it
 
Giovedì 22 Maggio ore 21:00
Associazione Verde Cuore - Cascina Molino Torrine
Via Campi di Giugno, 47 - Cavaglià (BIELLA)
dialoga con l'Autrice Emilio Martignoni, maestro di Qi Gong Daoyin
Sabato 24 maggio ore 11:00
Circolo dei Lettori, sala grande - via Bogino, 9 TORINO
interviene Giancarlo Caselli
Sabato 24 Maggio ore 17:30
Libreria AREA LIBRI
Via alla Chiesa 14 - SEREGNO (MB)
 

COME TRATTENIAMO I RICORDI?

Vi siete mai chiesti la ragione per cui i partecipanti di uno stesso episodio, ricordandolo, lo raccontano in modo differente? 
Ogni evento viene registrato nella memoria attraverso il filtro del nostro mentale, cioè attraverso la lente dello stato d'animo con cui l'abbiamo vissuto.
Le emozioni giocano un ruolo determinante, condizionando immediatamente il corpo nel momento in cui le proviamo. Ad esempio, quando viviamo una situazione che ci dona gioia e serenità ci sentiamo leggeri e carichi di energia, mentre in una situazione di grande dolore percepiamo chiusura, rigidità, tensione... Queste stesse emozioni segnano la nostra memoria e rendono il riaffiorare del ricordo molto vivido, scatenando in noi  gioia o tristezza, ad esempio.
La nostra soggettività determina, quindi, l'approccio con cui affrontiamo anche le situazioni presenti. La mente tende a lavorare per associazioni e schemi e saranno sufficienti un movimento o una parola particolari, un profumo o un suono che vibrino in risonanza con il nostro vissuto, a far emergere  immediatamente il ricordo in grado di  filtrare l'esperienza, pur nella nostra inconsapevolezza. Questo è abbastanza naturale se pensiamo a quanto sia difficile affrontare un nuovo esame o un colloquio, quando i precedenti si sono svolti con risultati disastrosi. La nostra attitudine specchierà la paura di un altro fallimento e il corpo manifesterà la chiusura e la rigidità vissuti nella precedente esperienza. E con grande probabilità aggiungeremo un'ulteriore sconfitta al nostro vissuto, grazie all'approccio da perdenti già presente ancor prima di aver iniziato a giocare la partita.
La consapevolezza rappresenta quindi lo strumento migliore a nostra disposizione per non vivere il presente seguendo i binari prefissati della memoria. Lasciar andare i vecchi schemi può risultare molto faticoso e richiedere tempo e pazienza, ma già il riuscire ad individuarli è un passo importante. E' un lavoro su di sè che si costruisce giorno dopo giorno cercando di rimanere centrati sul presente per liberarlo dal  carico delle aspettative, delle paure e delle abitudini. 



martedì 6 maggio 2014

PERCHE' VIVO MALE L'IMMOBILITA'?

Oggi parlo per esperienza personale, ma credo in molti possano condividerla.
Spesso mi sono chiesta la ragione del disagio che vivo quando mi sento bloccata o quando ho la percezione di non potere muovere ciò che mi circonda.
La prima risposta è nata dall'osservazione del mio corpo: se mi sento bloccata è perché lo sono e la rigidità, la tensione ed il groppone sullo stomaco lo dimostrano. Quindi, se sto vivendo un blocco e disperdo la mia attenzione all'esterno, difficilmente riuscirò a scioglierlo (nulla per caso... la realtà si muove sempre in modo da facilitare l'evoluzione, anche se a volte si fatica parecchio a comprenderlo!). Ecco che tutto intorno a me sembra fermarsi, nonostante i miei insistenti sforzi a cambiare la situazione. L'unica soluzione è sprofondarmi nel dolore del blocco per comprenderlo. Sottende sempre una paura (la reazione naturale e istintiva alla paura è la fuga o l'immobilità), razionale o irrazionale, che blocca il movimento (la crescita). Se cerco di sviare l'attenzione dalla paura, focalizzandola al di fuori di  me nell'illusorio tentativo di "spiegare" (la dinamica mentale di fronte alla paura è proprio quella di cercare una giustificazione plausibile e  accettabile al malessere proiettando all'esterno l'origine della stessa ... è sempre colpa di qualcuno o di qualcosa se sto così male!) il disagio, non farò che comprimerlo ed aumentarlo. Prima o poi devo inevitabilmente fare i conti con me stessa: scopro sempre che è proprio la paura del cambiamento (del movimento) ad avermi trasformata in un blocco di granito!
Scopro infatti che ricercavo forsennatamente un movimento "illusorio", basato sugli schemi mentali che mi appartenevano e che non ero disposta a lasciar andare, invece di prendere consapevolezza del fatto che era giunto il momento di svoltare e mollare un po' di zavorra del passato!
Ogni trasformazione è un passo importante verso la crescita, ma altrettanto faticoso è l'intraprenderla!

Allego il mio primo piano nei momenti di immobilità (neuroni a mille)!

lunedì 5 maggio 2014

IL CAMBIAMENTO

Quante volte nella vita ci siamo trovati di fronte al cambiamento?
Innumerevoli: d'altra parte la crescita è il movimento, generato dall'esperienza, che si sviluppa grazie ad una nuova consapevolezza. I mutamenti potranno essere piccoli e graduali oppure drastici e sconvolgenti, ma rappresenteranno sempre un'occasione di evoluzione. Potremo rifiutarli e restare incagliati nei nostri schemi mentali e nelle nostre abitudini o potremo accoglierli con la consapevolezza di aver esaurito la lezione di cui avevamo bisogno. E' sempre molto faticoso il lasciar andare, ma quando ci rendiamo conto di aver perso la magia e la spontaneità della vita, il cambiamento diviene una ricca sorgente di acqua fresca. Potremo trasformare la depressione in entusiasmo e rinfrescarci alla fonte di una nuova esperienza o restare bloccati nella palude delle nostre insicurezze e delle nostre paure. Osservando la natura rinascere e fiorire è semplice cogliere la bellezza del cambiamento dopo la rigidità del lungo inverno. Che l'armonia che ci circonda sia specchio e stimolo di apertura alla magia della vita!


domenica 4 maggio 2014

RACCOGLIMENTO

Ci sono momenti in cui sentiamo un profondo bisogno di raccoglimento. L'esigenza di ritirarci, di ritagliarci una pausa, di staccare dalla quotidianità diventa qualcosa di prioritario, come a svelare un intimo bisogno di ricaricare le pile.
Il ritiro non è mai un atto di debolezza: è una presa di coscienza di un'urgenza interiore. A volte abbiamo bisogno di un assestamento, di ritrovarci per porre nuove radici nel presente. Magari qualcosa ci turba o ci infastidisce o una scelta ci destabilizza e il mondo esterno non fa che aumentare la nostra confusione. Essere soli ci metterà al sicuro dalle interferenze.
E non bisogna mai dimenticare che possono anche accadere miracoli quando troviamo il coraggio di fermarci e concederci la possibilità di un nuovo e fresco inizio!


sabato 3 maggio 2014

IN VIAGGIO

La vita è un' esperienza continua e ininterrotta. Non esiste una destinazione finale alla quale tendere. Il viaggio in sé è vita, senza aspettative, obiettivi o destinazioni da raggiungere: il danzare assaporando il presente, le sue gioie ed i suoi dolori, senza preoccupazioni, con la consapevolezza che nulla dura per sempre ... tutto cambia e si trasforma incessantemente.
Avete mai provato a meditare su cosa fare dopo aver raggiunto una presunta destinazione? 
Passiamo la vita a rincorrere aspettative, bisogni, traguardi personali e professionali e ci perdiamo nel frattempo ogni  esperienza del presente. Siamo così centrati sulla meta finale da non vedere altro. 
Il vissuto diviene una pellicola osservata con la funzione "avanti veloce" e i fotogrammi si susseguono ininterrottamente nella nostra inconsapevolezza. Poi la pellicola finisce e imbarazzati guardiamo lo schermo vuoto della nostra vita, nessun luogo dove andare: che senso aveva tutto questo? 
Abbiamo faticato tanto, ci siamo preoccupati, arrabbiati, ammalati, abbiamo sofferto ... per arrivare a questo?
Ed allora siamo obbligati a farci un nuovo film, da scorrere veloce, per non fare i conti con le implicazioni che ci troviamo ad affrontare. Inseriamo nella nostra mente una nuova meta e ... la pellicola scorre via veloce verso un nuovo desiderio con l'illusione che il raggiungerlo ci possa far sentire realizzati!



venerdì 2 maggio 2014

COMPRENSIONE E ASCOLTO

Quante volte, ascoltandomi, ho percepito un disagio nella mia fisicità senza riuscire a comprenderne l'origine...  Con l'esperienza ho realizzato che è  sempre la paura a bloccare la comprensione. Paura di voler vedere la realtà dei fatti o di volermi ascoltare in profondità, senza barriere. Il cuore mi porta a ricercare e la mente si oppone alla comprensione. Paura di perdere il controllo, forse. O insicurezza. La pazienza e la disciplina a calibrare le tensioni. Ovviamente in uno stato di profonda irrequietezza e di impotenza. Più questa percezione tenta di bloccarmi, sviando la mia attenzione all'esterno, e più cerco spazi e momenti di profonda meditazione, volti a svelare gradualmente le paure che impediscono un lavoro consapevole. Il respiro è sempre uno strumento importantissimo: inspirazione ed inspirazione insegnano naturalmente il ritmo ed il movimento della crescita interiore (accogliere e lasciar andare in un flusso continuo e ininterrotto). E' veramente inutile intestardirsi nel voler risolvere le cose: i tempi di maturazione sono dettati dall'inconscio, più che dalla volontà. Aspettative e risultati sono fuorvianti nel percorso: non fanno che accrescere la tensione del mentale, rendendo sempre più faticosa l'azione introspettiva consapevole. 
E dopo mesi di incessante lavoro ecco manifestarsi il nodo: a questo punto entrano in gioco la scelta e la volontà a portarla avanti.
C'è sempre una scelta, una possibilità di cambiare le cose. Si può accettare la trasformazione, vincendo la paura, o accettare di restare bloccati nella situazione che crea il disagio. In quest'ultimo caso, il corpo si abituerà al malessere e dopo mesi registrerà un nuovo equilibrio sulla base dello stesso (non lo avrà eliminato, ma avrà smesso di dedicarvi attenzione!).
Per mia natura non posso che scegliere la trasformazione (la spinta interiore che mi guida è troppo forte da ignorare e prima o poi tornerebbe a farsi sentire ... non farei altro che dilazionare il momento della scelta ... e ammetto di averlo fatto diverse volte in passato ... ma l'esperienza insegna ;-)) e accogliere di buon grado la preparazione a fare il salto nel vuoto (mi piace definire così i passaggi del percorso: in fondo non so mai dove andrò a finire, le uniche certezze sono la scelta di accettare la trasformazione e la volontà di portarla avanti). 
Dopo aver saltato a piè pari verso l'ignoto, spesso mi sono guardata indietro e ho sorriso nel vedere l'attrito di mesi a operare il cambiamento, le paure irrazionali a bloccarlo ... la mente aveva architettato complicazioni così sofisticate da terrorizzarmi quasi ... e poi tutto è risultato così semplice alla resa dei conti! 
L'esperienza dovrebbe insegnarmi a smettere di pensare troppo, ma di fronte ad ogni nuovo passaggio il training ricomincia ... ma anche questo ha una sua ragion d'essere ... e la storia continua ;-) !