lunedì 26 maggio 2014

TRA TERRA E CIELO

Sto leggendo il libro di Vanda Scaravelli (Edizioni Mediterranee - e ringrazio di cuore il mio editore, Sig. Gianni Canonico, per avermelo consigliato al Salone del Libro di Torino) e ne sto assaporando ogni parola in profondità. E' un volume dispendioso (Eur. 29,50) per le splendide fotografie che accompagnano lo scritto, ma mi sta offrendo così tanti spunti di riflessione da rendere la spesa ben poca cosa rispetto all'arricchimento spirituale che ne è derivato. Leggerlo mi ha fatto sentire a casa e mi ha offerto nuove prospettive di osservazione su quello che a mia volta ho condiviso nel libro "Il coraggio di ascoltarsi". 
L'introduzione stessa, con questa frase, ha attirato la mia attenzione:

"Esiste una divisione a metà della nostra schiena dalla quale la colonna vertebrale si muove simultaneamente in due opposte direzioni: dalla vita in giù, verso le gambe e i piedi attirati dalla forza di gravità, e dalla vita in su, fino alla cima della testa, sollevandoci con leggerezza. 
La forza di gravità sotto i nostri piedi rende possibile l'estensione della parte superiore della colonna e questa estensione ci consente di liberare la tensione tra le vertebre. La gravità è come un magnete che ci attira verso la terra, ma questa attrazione non si limita a tirarci verso il basso, ci consente anche di allungarci nella direzione opposta, verso il cielo.
Quanto descritto è un processo naturale che si verifica non solo negli esseri umani, ma in tutte le forme di vita erette, negli alberi, nei fiori, nelle piante. Le radici degli alberi si spingono con forza verso il centro della terra mentre il tronco cresce verticalmente verso il cielo, espandendo e allungando i suoi rami nello spazio circostante. Più a fondo si spingono le radici nel terreno, più alto e più forte crescerà l'albero."

Chi ha letto il mio libro o ascoltato la sua presentazione, sa quanto insista sulla necessità di avere solide e profonde radici per poter affrontare il percorso verso la consapevolezza con equilibrio e stabilità. L'esercizio del secondo capitolo de "Il coraggio di ascoltarsi" è dedicato proprio al radicamento, passaggio essenziale per poter lavorare in profondità su se stessi e potersi elevare spiritualmente. L'esperienza mi aveva indicato nelle radici uno strumento importantissimo,  ma non avevo mai pensato alla colonna vertebrale umana in questo modo. Questa intuizione mi ha immediatamente offerto nuovi stimoli di sperimentazione per un lavoro di consapevolezza basato sulla fisicità. E' la gravità stessa a supportare la leggerezza necessaria all'espansione: non occorre spingere né tirare. 
Ecco naturalmente spiegata la spontaneità dell'azione quando si impara a lasciar andare (proprio attraverso le radici!) e ad affidarsi! 
E noi che ci diamo tanto da fare per controllare tutto e fissare obiettivi! 
Non ci è richiesto alcuno sforzo: se impariamo a sfruttare "l'anti-forza gravitazionale", come l'acqua di una cascata che si espande naturalmente in infinite goccioline verso l'alto, la manifestazione della nostra totalità avverrà con grande libertà ed estrema leggerezza.





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