lunedì 30 giugno 2014

LA CONOSCENZA

QUELLO CHE TU CHIAMI CONOSCENZA
 E' UN TENTATIVO DI IMPORRE ALLA VITA
 QUALCOSA CHE RISULTI COMPRENSIBILE.

C.G. Jung - Il Libro Rosso


domenica 29 giugno 2014

LA NATURA, MAESTRA DI VITA

Estratto da "Il Libro Rosso" di Jung:

"L'animale non si ribella contro la propria natura. Osserva gli animali: come sono retti e modesti, come obbediscono alle tradizioni, come sono fedeli alla terra che li sostiene, come ritornano sui loro passi abituali, come curano i piccoli, come vanno a cibarsi insieme e si attirano l'un l'altro alla fonte. Non ve n'è uno che nasconda la preda che sopravanza, lasciando morire di fame i propri fratelli. Non v'è n'è uno che costringa al proprio volere la sua specie. Non v'è n'è uno che vaneggi di essere un elefante quando invece è una zanzara. L'animale vive con modestia e fedeltà la vita della propria specie, nulle di più, nulla di meno.
...
NON TRASFORMARE MAI IN LEGGE CIO' CHE FAI, PERCHE' QUESTA E' ARROGANZA DEL POTERE. "


Spesso quando ci avviciniamo al percorso lo facciamo con presunzione, focalizzando la nostra attenzione verso l'elevazione e le vette. Dimentichiamo di vivere il nostro animale e dispregiamo la nostra umanità, convinti che solo attraverso il suo superamento potremo innalzarci. Solo una grande umiltà potrà aprirci la via e, quindi, è essenziale limitare fin da subito le nostre velleità e addentrarci con pazienza e coraggio nella nostra natura animale. Solo attraverso l'umiliazione e il sacrificio necessari ad un faticoso passaggio di accettazione, impareremo l'umiltà e comprenderemo la nostra appartenenza. 
Solo un albero con profonde radici in terra sarà in grado di espandere i suoi rami verso il cielo, riconoscendo la totalità della sua natura.

IL SIGNIFICATO DELLE COSE

Estratto da "Il Libro Rosso" di Jung:

"Le cose di per sé non significano nulla, assumono un significato soltanto dentro di noi. Siamo noi a dare significato alle cose. Il significato è ed è sempre stato artificiale. Siamo noi a crearlo. 
Cerchiamo dunque in noi stessi il significato delle cose affinché la via di quel che ha da venire possa palesarsi e la nostra vita continui a scorrere.
Ciò di cui avete bisogno proviene da voi stessi, ed è il significato delle cose. Il significato delle cose non è il senso che è loro proprio. Questo senso si trova nei libri dotti. Le cose sono prive di senso.
Il significato delle cose è la via della redenzione che vi create voi stessi. Il significato delle cose è la possibilità - creata da voi stessi - di vivere in questo mondo. E' la capacità di dominare questo mondo e l'affermarsi della vostra anima in questo mondo.
Questo significato delle cose è il senso superiore che non si trova nelle cose stesse e neppure nell'anima, è piuttosto il Dio che sta tra le cose e l'anima, il mediatore della vita, il ponte, il passaggio."

Siamo noi a creare il significato delle cose. Noi, con i nostri attaccamenti, il nostro umore, le nostre paure e debolezze. Possiamo osservare qualcosa con il filtro della mente e giudicarlo attraverso la lente della soggettività, o accoglierlo con uno sguardo di cuore e accettarlo dentro di noi. Siamo totalmente liberi di vivere la nostra vita come scegliamo. Con gioia o con tristezza. Con serenità o con rabbia. Con pazienza o in modo ansioso. Possiamo scegliere la via della realizzazione del sé o dell'apparire. Possiamo scegliere di attraversare quel ponte o di restare ancorati alle cose che riteniamo indispensabili. L'affermarsi dell'anima non comporta una vita avulsa dalla quotidianità, ma semplicemente una vita illuminata dal cuore che, grazie al suo sguardo consapevole, ci permetta di cambiare prospettiva sulle cose, osservandole alla Luce di un significato superiore.

sabato 28 giugno 2014

NUOVA RECENSIONE PER "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI"


Il coraggio di ascoltarsi – Donatella Coda Zabetta

“Il coraggio di ascoltarsi” di Donatella Coda Zabetta è un libro importante.
“L’individuo è Luce, emanata ed emanante, all’interno di una Luce più rifulgente che lo nobilita, lo illumina, lo ama. La Luce individuale si perde nella Luce del Creatore, ma ciò non significa perdere valore o uniformarsi: anzi, quale stimolo più grande a tendere al Creatore stesso, nobilitando la Luce che ci è propria in un anelito d’amore che ci faccia sentire a casa? La Luce individuale è parte e unicità allo stesso tempo, ma la sua unicità non può prescindere dalla sua natura di parte.
Questo significa che la Luce individuale deve essere al servizio della Luce Primordiale, rispettando la sua origine e l’amore alla base della stessa.”
Con queste poche parole sintetizza tutte le risposte.
Questo è un libro non solo pieno zeppo di spunti di riflessione sia spirituali che pratici (contiene diversi efficaci esercizi utili alla nostra introspezione e alla nostra crescita a 360°). Tuttavia non è un libro facile. Non crediamo sia un libro adatto ai neofiti. L’abbiamo trovato molto, molto profondo e interessante, ma pensiamo che sia necessario un buon livello di preparazione nel settore per poterlo apprezzare veramente.
Donatella, canalizzatrice e autrice, nella magica sintesi del Tutto è Uno, è senz’altro una persona speciale (come del resto lo siamo tutti), ha lavorato moltissimo su di sé, come testimonia anche la parte autobiografica del testo, e ha raggiunto sicuramente un alto livello evolutivo, questo è fuori da ogni dubbio. In questo libro mette generosamente a disposizione degli altri importanti strumenti derivati dalla sua intensa esperienza, potenti certo, ma non di immediata acquisizione… e forse proprio per questo così efficaci e potenti.
Questo libro dunque non è il primo passo, è un corso avanzato di profonda spiritualità, perciò per affrontarlo e poterne sfruttare davvero le grandi potenzialità è necessario essere già su questa strada, aver già fatto propri alcuni concetti base. A questo punto questa lettura sarà un ulteriore stimolo e un altro strumento di crescita. Senz’altro uno strumento molto utile ed efficace.
“Si deve accettare che la comprensione può avvenire anche attraverso il cuore, senza il filtro della mente. La ricerca vera è, infatti, intuitiva, non razionale. (…) La percezione del cuore è illimitata perché non vincolata dal giudizio”.
Il Coraggio di Ascoltarsi - Libro
Guardare alle cose cambiando Prospettiva
Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere
€ 13.5

LA RICERCA DELL'ANIMA E IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI

Estratto da "Il Libro Rosso" di Jung:

"Sono stanco anima mia, troppo a lungo è durato il mio vagare, il cercarmi al di fuori di me. Sono passato dalle cose e ti ho trovata dietro a cose di ogni sorta. Ma nella mia peregrinazione attraverso le cose ho scoperto l'umanità e il mondo. Ho trovato gli esseri umani. E te, anima mia, ho ritrovato, anzitutto nell'immagine che è presente nell'uomo, e poi ho trovato proprio te.
....
Chi sei tu, piccola? In veste di bambina, di ragazza, i miei sogni ti hanno dipinta, non conosco per nulla il tuo mistero.
....
Come mi sembra strano chiamarti bambina, tu che reggi nelle tue mani cose infinite. Percorrevo la strada del giorno e tu camminavi invisibile al mio fianco, mettendo insieme tutti i pezzi e facendomi scorgere in ogni frammento l'intero.
Hai tolto quando io pensavo di trattenere, e mi hai dato quando non mi attendevo nulla. E continuamente, da lati sempre nuovi e inattesi, facevi nascere eventi decisivi per il mio destino. Là dove seminavo, tu mi rubavi il raccolto, e dove non seminavo, mi donavi frutti a profusione. E in continuazione perdevo il sentiero, per poi ritrovarlo lì dove non me lo sarei mai aspettato. Tu mantenevi viva la mia fede, quando ero solo e prossimo alla disperazione. In ogni momento cruciale mi hai donato fiducia in me stesso."


Il primo capitolo del libro "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" (Edizioni Mediterranee) racconta la mia storia ed in particolare un evento che mi ha scombussolato la vita al punto da indurmi a lasciar fluire agli eventi, cambiando totalmente prospettiva alle cose. Sono stati necessari diversi mesi di meditazione perché trovassi la forza interiore e il coraggio di affidarmi. Non è stato facile abbandonare l'approccio manageriale che ha caratterizzato la mia esistenza per più di 20 anni, il lavoro per obiettivi, la programmazione, le aspettative, le sicurezze materiali ... e saltare nel vuoto. Sì perché quella era proprio la mia percezione. Un salto nel vuoto. Non conoscevo nulla di quello che sarebbe accaduto dopo aver scelto di compiere il primo passo seguendo il cuore, accantonando la razionalità. La mia mente combatté ferocemente per trattenermi e le insicurezze, le debolezze e le paure emersero una dopo l'altra con veemente dirompenza.
E osservandole  imparai ad accoglierle (non sapevo di averne catalogate così tante).
Proprio grazie a questo processo di accettazione ho riscoperto dentro di me una grande forza: la fiducia in me stessa.
Quando si pensa alle proprie debolezze si tende a rifiutarle o a rimuoverle convinti di essere in tal modo protetti dal giudizio degli altri. La vera scoperta è stata il rendersi conto che non è affatto così. Questo comportamento ci rende molto più vulnerabili in quanto non le rende meno nostre, ma ci lascia in balia delle situazioni che risuonando con esse ci creano dolore e sofferenza.
Solo l'accettazione di noi stessi ci dona la sicurezza dell'essere e ci libera dall'apparire.

venerdì 27 giugno 2014

CIASCUNO PERCORRA E CERCHI LA PROPRIA VIA

Estratto da "IL LIBRO ROSSO Liber Novus" di Jung:

"La mia via non è la vostra via, dunque non posso insegnarvi nulla. La via è in noi, ma non in dei, né in dottrine, né in leggi. In voi è la via, la verità e la vita.
Guai a coloro che vivono seguendo dei modelli! La vita non è con loro. Se voi vivete seguendo un modello, allora vivrete la vita del modello, ma chi dovrebbe vivere la vostra vita, se non voi stessi? Dunque vivete voi stessi.
Gli indicatori di via sono caduti, davanti a voi si aprono incerti percorsi. Non siate avidi dei frutti nati nei campi altrui. Non sapete di essere voi stessi il campo fertile che fa crescere tutto ciò che vi serve?
Ma oggi chi lo sa più? Chi conosce la strada verso i campi eternamente fertili dell'anima? Voi cercate la via attraverso le apparenze, leggete libri e ascoltate opinioni: a che può giovare tutto questo?
Esiste solo una via ed é la vostra via."


Magnifiche e profonde queste parole di Jung. Ognuno ha già in sé tutto ciò che serve per crescere, evolvere, essere in armonia e stare bene. Non è necessario cercare fuori alcunché. In questo periodo di grande confusione, questo concetto assume un significato ancora più liberatorio. 
Ma perché si tende ostinatamente a ricercare soluzioni esterne? All'inizio del percorso non si ha ben chiaro dove la via ci condurrà, generando in noi insicurezza e dubbi. Spesso proprio ciò che non si conosce tende ad essere idealizzato come qualcosa di irraggiungibile, che sottende chissà quali segreti e ostacoli ... Io stessa all'inizio della mia ricerca ho osservato e letto molto per cercare di comprendere il mio vissuto più profondamente: l'esperienza ed il cuore hanno però sempre indirizzato i miei passi. Talvolta trovavo risposte che risuonavano con il mio sentire e le elaboravo, accogliendone gli spunti, altre volte vivevo situazioni così lontane dal mio modo d'essere ... immediatamente le lasciavo andare, ma mi aiutavano lo stesso a focalizzare meglio le mie priorità.
Ogni insegnamento è utile se elaborato con il proprio cuore: può essere accolto o lasciato andare, ma non deve mai divenire un percorso obbligato. 
La bellezza dell'unicità individuale è una ricchezza troppo grande perché l'amore ne limiti la manifestazione.

mercoledì 25 giugno 2014

L'ILLUSIONE DI ESSERE

Spesso siamo portati a focalizzare la nostra attenzione su chi è diverso da noi o su chi riteniamo migliore o peggiore di noi. Il nostro sguardo e' carico di giudizio, ammirazione o al contrario invidia, disprezzo. E' difficilissimo mantenere un'attitudine di rispetto, libera dai nostri schemi mentali ed educativi. Il confronto e' connaturato in noi perché lo adottiamo come strumento per conoscerci, nell'illusione che possa aiutarci a comprendere chi siamo disidentificandoci dall'altro. Questo comportamento ci rende liberi di apprezzare ciò che ci piace e riconoscerlo come nostro e detestare ciò che non sopportiamo  allontanandoci dai nostri simili; ci rende forti e spavaldi nella nostra presunzione.
Il lavoro interiore riporta lo sguardo all'interno e se supportato da grande umiltà, ci conduce gradatamente a riconoscere dentro di noi quello che osserviamo all'esterno. E' un lavoro doloroso se condotto con giudizio. E' il ritornare a scavare nelle proprie radici per poter ramificare in alto. Più in basso scenderemo e maggiore sarà la nostra espansione verso l'alto. Quella discesa in profondità ci costerà grande fatica e sofferenza, ma solo questo processo di riconoscimento della nostra stessa ombra aprirà le porte all'empatia necessaria a stabilire relazioni equilibrate, rendendoci umili nella nostra semplicità.


lunedì 23 giugno 2014

VITA E MORTE

Estratto dal "Libro Rosso" di Jung:
"Non sei obbligato a vivere in eterno, ma puoi anche morire, perché c'è in te la volontà per tutt'e due. Vita e morte devono bilanciarsi nella tua esistenza.
Gli uomini odierni hanno bisogno di un'ampia porzione di morte, perché in loro vivono troppe cose ingiuste, e troppe cose giuste muoiono in loro. Giusto e' ciò che mantiene l'equilibrio, sbagliato ciò che lo turba. Ma una volta che l'equilibrio sia raggiunto , allora è sbagliato ciò che mantiene l'equilibrio, e giusto ciò che lo turba. Equilibrio e' vita e morte allo stesso tempo. Per la completezza della vita ci vuole un equilibrio con la morte.
....
Proverai la gioia delle piccole cose solo se avrai accettato la morte. Se invece ti guardi intorno avidamente in cerca di tutto ciò che potresti ancora vivere, allora nulla sarà mai grande abbastanza per il tuo piacere, le piccole cose che costantemente ti circondano non ti daranno più gioia. Contemplo perciò la morte perché essa mi insegna a vivere."


Contemplando il mare, ho meditato sul concetto espresso da molte religioni orientali in merito all'illuminazione, come immagine dell'onda che perde la sua identità per trasformarsi in oceano.  Leggendo, allo stesso tempo Jung, e' risultato ancora più evidente come questo processo passi attraverso una completa accettazione di se stessi, degli altri e del mondo manifestato. Per essere l'Oceano ci vuole un cuore immenso, capace di accogliere tutte le manifestazioni del dualismo in assenza di giudizio: con la consapevolezza che l'odio non è che l'altro lato dell'amore ed entrambi sono parte di me. L' equilibrio di cui scrive Jung risiede proprio in questa accettazione totale di ciò che siamo. E come si può giungere a questa accettazione? Sperimentando la vita, sprofondando negli abissi della debolezza umana per poi rinascere e assaporare l'estasi della dimensione spirituale, in un processo dinamico di cambiamento teso alla comprensione della natura umana e delle sue svariate manifestazioni.
Tutto è Uno, tutti sono Uno. Onde dell'Oceano infinito che tutto racchiude.




venerdì 20 giugno 2014

LA VIA DEL CUORE

Quante volte si è tentati di cercare fuori qualcosa che ci aiuti a crescere ed evolvere? Perché?
Perché ... guardarsi dentro ci pone irrimediabilmente di fronte al dolore di debolezze e paure che ci appartengono e che non vogliamo vedere, ci riporta a esperienze dolorose che non abbiamo ancora trovato il coraggio di elaborare in profondità, ci specchia il dubbio generato dalla scarsa fiducia in noi stessi ... e tutto questo non ci piace affatto. Meglio fuggire mille miglia lontano ed illudersi che stiamo facendo anche l'impossibile per ritrovarci, seguendo corsi e modelli esterni che difficilmente corrisponderanno a quello che abbiamo dentro (se non in modo parziale, quando siamo fortunati), ma che avranno la capacità' , determinata dal nostro stesso attaccamento ad essi, di allontanrci ancora di più dalla nostra vera natura. La via del cuore e' sacrificio supportato da umiltà. Per questo in passato era una via per pochi iniziati. Oggi non è cambiata la difficoltà del percorso, ma è cambiato l'uomo: il suo stesso bagaglio esperienziale gli ha fornito gli strumenti per essere in grado di percorrerlo. Questo non toglie che disciplina, coraggio e buona volontà debbano accompagnare l'accettazione del sacrificio e una grande dose di umiltà.

IN VACANZA CON JUNG

Mi trovo a Creta e ho scelto di dedicare la mia settimana alla lettura del Libro Rosso di Jung.
Inutile dire che sin dalle prime parole mi è sembrato di tornare a casa.
Pensieri, riflessioni, dubbi ... ogni riga mi riporta prepotentemente ad un vissuto che conosco fin troppo bene.
Quanti ricordi, quante esperienze e quante perplessità all'inizio del solitario percorso verso la consapevolezza! 
Ne riporto un estratto che mi è piaciuto moltissimo:

"Lo spirito di questo tempo in me voleva forse riconoscere la grandezza e l'ampiezza del senso superiore, ma non la sua piccolezza. Lo spirito del profondo vinse però questa superbia e io dovetti trangugiare quel che è piccolo come farmaco d'immortalità. Mi bruciò le viscere, perché era senza gloria, privo di eroismi. Era persino ridicolo e ripugnante. Ma le tenaglie dello spirito del profondo mi tennero stretto e dovetti bere la più amara delle pozioni.
.....
Facevo resistenza ad accettare che gli aspetti della vita quotidiana rientrassero nell'immagine della divinità."

Il percorso dell'accettazione dei propri limiti e delle proprie debolezze é l'amaro calice che riporta l'uomo a riconoscere con grande umiltà la divinità nella sua stessa finitezza umana.





mercoledì 18 giugno 2014

LASCIAR ANDARE LE ASPETTATIVE

Avete mai fatto caso al peso delle aspettative? E' come se ci si muovesse con un pesante fardello sulle spalle che diviene sempre più greve ad ogni disillusione. Ogni vuoto viene continuamente riempito con altri desideri e la vita scorre con lo sguardo focalizzato sul futuro. Il viaggio perde il suo recondito significato divenendo una corsa ad ostacoli coronata da alti e bassi umorali.
Lasciar andare le aspettative non è semplice. Significa arrendersi alla vita e questa attitudine scatena in noi, corridori tenaci, tutta una serie di angosce e preoccupazioni. Perché la nostra mente ha già scelto per noi quello che ci può far stare bene, i compromessi che ci conviene accettare, le amicizie che dobbiamo curare, gli sforzi che dobbiamo fare, gli obiettivi che dobbiamo raggiungere ... ed il cuore assiste triste e silente alla nostra indefessa ricerca della felicità "materiale". Perché il cuore riconosce la vera fonte del nostro benessere e sa che i binari prefissati della mente non ci stanno accompagnando in quella direzione. Ed allora ogni tanto il nostro Spirito, sfinito da tanto frenetico agire, interviene a scombussolarci i piani e a indurci a cambiare percorso. Catastrofe!!! Le nostre aspettative sono state disattese ... rabbia, frustrazione, tristezza, vittimismo ... le reazioni della mente emergono dirompenti, sconvolgendoci la vita ... 
Cosa spinge  il cuore a farci stare così male? 
L'amore, quello con la A maiuscola. L'Amore puro e disinteressato verso noi stessi.



martedì 17 giugno 2014

IL TEMPO E LE PRIORITA'

Avete mai fatto caso come sia facile perdersi nel flusso dei pensieri e distogliere l'attenzione da ciò che si sta portando avanti nella quotidianità? Inevitabilmente questo atteggiamento comporta una perdita di tempo: la mancata presenza e focalizzazione sul qui ed ora alterano l'armonia naturale determinata dalla coerenza pensiero azione. Si instaura una confusione mentale sempre più fagocitante unitamente ad una percezione di ansia e preoccupazione scatenata dai tanti pensieri incontrollati che sembrano accumularsi, senza sosta, a velocità supersonica. A questo punto continuare a impegolarsi nella palude mentale non può che aumentare la sensazione di affondare sempre più nella melma dei pensieri, incrementando l'attività dispersiva e la perdita di tempo.
E' importante fermarsi e respirare profondamente, interrompendo questo treno di lettere e ordinandone i vagoncini stabilendo delle priorità. Spesso dobbiamo portare avanti tantissime attività durante la giornata, ma l'affrontarle tutte insieme non è possibile e concentrarsi su una, pensando alle altre cento, non fa che disperdere la nostra attenzione dilatando il tempo necessario a portarla a termine. E' utile iniziare la giornata sereni e rilassati con una scaletta flessibile a cui fare riferimento e l'intento di restare centrati sul presente e i suoi movimenti. Quando l'attenzione scivola via, attraverso il respiro riportarla nel qui ed ora. All'inizio sarà un'operazione faticosa, ma poi ne trarremo grande beneficio e questo non farà che stimolare la nostra buona volontà in tal senso. Quando si impara a restare centrati, senza viaggiare con la mente rimanendo agganciati ai suoi mille pensieri, diviene naturale adottare un comportamento flessibile, affrontando anche eventuali contrattempi senza sbuffare come mantici impazziti in preda al flusso emotivo.


CANZONE DELLA NON APPARTENENZA

Un amico mi ha fatto notare come questa canzone di Gaber si adatti perfettamente al post di oggi su di un "Sano egoismo" .... ne allego il testo.
Gaber usa parole molto dure, ma in grado di offrire un ottimo spunto di riflessione a chi è pronto ad ascoltarsi e rimettersi in discussione.

CANZONE DELLA NON APPARTENENZA
di Gaber - Luporini
1994 © Edizioni Curci Srl - Milano

[parlato:] Quando mi è capitato di nascere, la maggior parte dei miei simili si era allontanata da Dio. E per colmare questo vuoto aveva scelto come nuovo culto l'umanità con tutti i suoi ideali di libertà e di eguaglianza. Tuttavia non so se per coscienza o per prudenza, non riuscendo ad abbandonare completamente Dio, né ad accettare
fino in fondo l'umanità, siamo rimasti come alla deriva del mondo in quella distanza aristocratica da tutto comunemente chiamata decadenza. Insomma siamo nati troppo tardi per Dio e troppo presto per gli uomini.

La grande intesa tra me e l'universo
è sempre stata un mistero
il grande slancio verso la mia patria
non è mai stato vero
il tenero attaccamento al paese natio
mi sembra l'enfasi pietosa di un mio vecchio zio
tutto quello che ho, tutto ciò che mi resta
è solo questa mia famiglia che non mi basta.

Quando non c'è nessuna appartenenza
la mia normale, la mia sola verità
è una gran dose di egoismo
magari un po' attenuato
da un vago amore per l'umanità.

La mia anima è vuota e non è abitata
se non da me stesso
non so bene da quando l'amore per il mondo
mi sembra un paradosso
ma soffrire per gente di cui non si sa l'esistenza
mi sembra il segno un po' preoccupante di qualche carenza
tutto quello che provo è una vana protesta
è solo questa mia coscienza che non mi basta.

Quando non c'è nessuna appartenenza
la mia normale, la mia sola verità
è una parvenza di altruismo
magari compiaciuto
che noi chiamiamo solidarietà.

Ma se guardo il mondo intero
che è solidale e si commuove in coro
i filmati di massacri osceni
con tanti primi piani di mamme e bambini
mi vien da dire che se questo è amore sarebbe molto meglio
non essere buoni.

Se provo a guardare il mondo civile
così sensibile con chi sta male
il cinismo di usare la gente
col gusto più morboso di un corpo straziante
mi vien da urlare che se questo è amore io non amo nessuno
non sento proprio niente.

E invece siamo nati per amare proprio tutti
indiani, russi, americani, schiavi, papi, cani e gatti
è proprio il mondo della grande fratellanza
per nuove suffragette piene d'isteria
o peggio ancora è, quella sporca convenienza
come sempre mascherata dalla grande ipocrisia
la nostra ipocrisia.


Quando non c'è nessuna appartenenza
la mia normale, la mia sola verità
è una gran dose di egoismo
magari un po' attenuata
da un vago amore per l'umanità.

E non ci salva l'idea dell'uguaglianza
né l'altruismo o l'inutile pietà
ma un egoismo antico e sano
di chi non sa nemmeno
che fa del bene a sé e all'umanità.


Un egoismo antico e sano
di chi non sa nemmeno
di fare il bene dell'umanità.




PERCHE' E' IMPORTANTE IMPARARE UN "SANO EGOISMO"?

E' importante imparare un "sano egoismo" in quanto ci mostra la via per rispettarci ed amarci, accettandoci per come siamo. 
Quando siamo completamente rivolti all'esterno ... sempre disponibili, aperti ed incapaci di proferire dei sanissimi "NO" anche quando siamo ridotti ai minimi termini, probabilmente il nostro comportamento sottende una ricerca di accettazione. Accettazione che noi stessi non siamo in grado di offrirci. La tensione all'esterno non  compenserà mai il vuoto interiore generato da una mancata accettazione di una parte di noi, ma alla distanza ne acuirà la sofferenza. 
Il delimitare uno spazio interiore, necessario al proprio benessere è il primo passo verso l'armonia. Quest'azione, seppur a volte molto faticosa, ci insegna l'ascolto di noi stessi ed il rispetto delle nostre esigenze. Se il corpo è stanchissimo, non posso permettere alla mente di inseguire indefessamente aspettative e desideri, senza pagarne lo scotto che il più delle volte si manifesterà con una malattia fisica o psicologica. A quel punto sarà molto più faticoso raggiungere la chiarezza indispensabile ad un lavoro consapevole perché alla sofferenza interiore si aggiungerà il dolore del disagio psico-fisico.
Se sono in forma e serena le mie relazioni non potranno che beneficiare della mia armonia. Questo non significa essere "egoisti" e pensare solo a se stessi: nel tal caso il "sano egoismo" sfocia in un "insano egocentrismo" dove non esistono rispetto né libertà. 
Non bisogna mai dimenticare che la mia libertà finisce dove inizia quella di coloro che mi circondano e tutti indistintamente abbiamo diritto ad uno spazio dettato dal rispetto verso noi stessi.  
Se imparo a rispettarmi, sarà naturale rispettare gli altri. Allo stesso modo se imparo con umiltà ad accettarmi, sarà naturale accettare gli altri per quello che sono, senza la presunzione di volerli cambiare. 
Rispetto e accettazione sono gli strumenti dell'amore e della compassione.


domenica 15 giugno 2014

PERCHE' NON BISOGNA DUBITARE

Estratto da "Il Maestro disse" di Paramahansa Yogananda:

A un devoto scoraggiato il Maestro disse:
"Non essere negativo. Non dire mai che non progredisci.
Quando pensi:"Non posso trovare Iddio", ti sei condannato da solo.
Nessun altro tiene il Signore lontano da te."


Mi è capitato spesso in questi giorni di sentire pronunciare frasi simili: "Non riesco a fare questo movimento ... non riesco a superare gli ostacoli del percorso spirituale ... non ce la faccio ..." ed, ogni volta, chiedo alla persona che l'ha pronunciata di non formulare dubbi, ma pensieri positivi e propositivi. Ricevo immediatamente come risposta una sfilza di giustificazioni. Approfondendo l'argomento segue l'ammissione che il cuore spera di farcela ovviamente, ma si tratta di una frase di circostanza espressa per scaramanzia e ... a giustificare un'eventuale rinuncia a provarci ... aggiungo io. Insisto sempre molto sull'importanza della forza pensiero e sulla coerenza pensiero-azione determinata da un'attiva presa di coscienza. Purtroppo si parla spesso a vanvera, senza soffermarsi a soppesare quanto le nostre stesse parole possano determinare la nostra vita. Un intento di cuore, supportato da una scelta mentale, è Luce manifestata.

mercoledì 11 giugno 2014

PERCHE' E' COSI' DIFFICILE LASCIAR ANDARE IL PASSATO?

La quotidianità ci pone irrimediabilmente di fronte ad esperienze che risuonano con situazioni già vissute. Se non prestiamo attenzione e permettiamo alla consapevolezza di dirigere le nostre azioni, diviene automatico adottare comportamenti già risultati funzionali in precedenza: cioè re-agire.
Il passato è parte di noi e forma i binari prefissati dell'abitudine e degli schemi mentali che ci appartengono. Uscire dai binari richiede disciplina, forza di volontà e grande umiltà. La perseveranza aiuta infatti a disgregare gli automatismi e deve congiungersi all'intento di non arrendersi al loro continuo ricomparire, rimettendosi continuamente in discussione.
Ma come ci si può liberare dal passato? Con un approfondito processo di accettazione. 
Fino a quando permettiamo alla parte emotiva dell'esperienza di tenerci ancorati ad essa, la mente guiderà il nostro agire e il cuore, fonte di consapevolezza, non potrà che sottomettersi ad un padrone autoritario e capriccioso. Le emozioni irrisolte saranno l'anello di giunzione tra passato e presente e riemergeranno ogni volta che ci troveremo a vivere eventi che le stimoleranno. Per evitare questa dinamica è indispensabile analizzare il vissuto alla Luce della consapevolezza del cuore, accettando il grande insegnamento che ogni esperienza ci ha donato, soprattutto se dolorosa, e lasciando andare la sofferenza emotiva. In fondo, quello che siamo oggi non è altro che il frutto dei passi compiuti: ogni esperienza ci è stata utile, ci ha reso più forti, consapevoli e pronti ad intraprendere nuovi passaggi nel percorso verso la consapevolezza.



martedì 10 giugno 2014

LA REGOLA D'ORO

Estratto dal volume "Il TTouch per il cane" di Linda Tellington-Jones:

"I cani arricchiscono la nostra vita con un dono d'amore incondizionato, di amicizia e lealtà. Si può ricambiare tutto questo tenendo bene a mente la nostra "Regola d'Oro Canina": Tratta il tuo cane come vorresti essere trattato tu stesso. Con il TTouch è possibile "modellare" il comportamento del cane con gentilezza e comprensione, cosa che avrà conseguenze anche sulla vostra vita perché vi incoraggerà ad aprire il cuore per abbracciare un modo felice e sano di relazionarvi con il vostro cane e con gli altri esseri umani."


Oggi dedico lo spazio ad un argomento che mi sta molto a cuore: gli animali. 
La mia tesi di laurea in etologia (lo studio del comportamento animale) mi ha visto sul campo per ben 3 anni ad osservare daini e l'attuale casa in campagna mi dona la possibilità di condividere  la  vita con  2 asinelli, 7 caprette, 3 gatti, un cane, una coppia di upupe, una ghiandaia, un picchio rosso, diverse cinciarelle, cornacchie, gazze, una civetta e, nel bosco dove vado a far fieno, una meravigliosa poiana. 
Ritengo gli animali dei grandi Maestri di vita e mi piace osservarli e osservarmi attraverso il loro sguardo. La loro capacità empatica è eccezionale e hanno il dono di aiutarmi profondamente nel percorso verso la consapevolezza. 
Nei ringraziamenti de "Il coraggio di ascoltarsi" un pensiero particolare è andato a Max Billo (il cagnolino di 16 anni mancato proprio nell'estate in cui stavo finalizzando la pubblicazione del libro): un cagnolino entrato con dirompenza e casualità nella mia vita e ... non per la prima volta. E' stato un incontrarsi nuovamente con immutato affetto. In passato mi insegnò l'amore senza barriere e il profondo valore della fedeltà ed in questa vita ha voluto aiutarmi a ricordarlo: grazie a lui ho imparato e perfezionato l'apertura di cuore. 
Una volta ero particolarmente nervosa ed arrabbiata ed interagii con lui con un'energia particolarmente aggressiva: lui contrappose il suo amore alla mia rabbia e la accettò, osservandomi. Di colpo, ebbi la percezione di guardarmi con i suoi occhi e di punto in bianco realizzai la pochezza della mia emozione. Il distacco del suo sguardo di accettazione e amore fu una porta spalancata sulla mia interiorità. Immediatamente mi sentii in colpa per la reazione di poco prima, ma lui mi aveva già perdonato. Proprio in quel momento realizzai l'Amore, quello puro e disinteressato che sgorga naturalmente da un cuore aperto, e la grandezza di questo sentimento.
"Grazie Max Billo. Sai oggi c'è Ralph nella mia vita: hai lasciato un grande vuoto quando te ne sei andato, ma sento che in qualche modo hai indirizzato la nostra scelta verso il compagno migliore , quello che sapesse prendersi cura della tua famiglia. E hai fatto in modo che fossimo pronti ad accoglierlo con lo stesso amore che ci legava a te. Anche Ralph è speciale e ha una storia antica, come la nostra. 
Al dolore della tua mancanza fa da contraltare la consapevolezza che i legami non si esauriscono in una sola vita e ci ritroveremo, per percorrere un nuovo tratto di cammino insieme. 
Ed io mi ricorderò di te, come tu ti ricorderai di me."

Donatella & Ralph

lunedì 9 giugno 2014

LA CONDIVISIONE

Cari amici lettori,

oggi dedico un piccolo spazio del blog per rendervi parte attiva del progetto:

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI
Guardare alle cose cambiando prospettiva

Questa è la Premessa:

Gli insegnamenti di questo libro desiderano essere un aiuto 

per tutti quelli che intimamente credono nella libertà
e sono pronti a rimettersi in discussione 


fidandosi del loro sentire.
Non tutti i percorsi possono essere individuati da
un tracciato comune, ma la ricerca inizia sempre 


dall’interiorità individuale,
cresce con la consapevolezza
e termina con il riconoscimento dell’essere. 

Ognuno è libero di perseguire questo cammino 

seguendo il proprio cuore.
Gli insegnamenti, ivi riportati, potranno essere accolti, 


ascoltati o semplicemente lasciati andare.
Il cuore sa che cosa è per lui importante
e la libertà è il fondamento della sua espressione. 

Con infinito amore.

I Maestri della Gerarchia Spirituale

L'intento che ha diretto la faticosa stesura di questo volume (durata ben 3 anni) è stato quello di condividere le esperienze, gli studi e le ricerche nel percorso verso la consapevolezza. In questo lungo cammino sono cambiata molto e, grazie a quello che il mio cuore ha imparato, ho raggiunto armonia e serenità: per questo ho scelto di donare gli insegnamenti appresi così che anche altri potessero beneficiarne. Sono spunti di riflessione semplici ed accessibili a tutti per introdurre una  comprensione più profonda di ciò che siamo e focalizzare l'importanza della consapevolezza  come strumento di armonia e di benessere nella vita di ogni giorno. 
Ogni percorso è strettamente individuale e nessuno potrà mai sapere al posto nostro cosa sia meglio per noi, ma questo non toglie che tutti dobbiamo fare i conti con le emozioni, le paure, le debolezze, l'accettazione di quello che siamo, il dolore, la malattia... il libro vuole semplicemente offrire una nuova prospettiva d'osservazione (quella della consapevolezza) con la quale guardare alle cose.
Il volume è stato pubblicato nel Febbraio 2014 e in questi mesi ho cercato di farlo conoscere con impegno e dedizione partecipando a numerose presentazioni. Continuerò a percorrere questo cammino con entusiasmo e grande energia, ma sarebbe un grande aiuto se chi ha letto il libro volesse condividerne le riflessioni. In fondo, ritengo il passaparola lo strumento migliore: ho letto libri meravigliosi grazie al suggerimento di amici.
Sono stati pubblicati tantissimi testi inerenti la spiritualità e la scelta non è mai semplice: per questa ragione ritengo le recensioni un ottimo supporto.
Ogni recensione esprime una prospettiva strettamente personale e proprio nell'unicità individuale risiede la ricchezza che raggiunge tanti cuori.
La condivisione presuppone la partecipazione attiva di più persone ad un progetto e per questo oggi conto sul vostro supporto. 
Ci sono infiniti canali sul web che permettono di inserire una recensione (in particolar modo i siti che vendono libri ... da Amazon a IBS, Il giardino  dei libri, Macrolibrarsi, Feltrinelli, Mondadori ...) o social network (come Facebook, Twitter, Pininterest, Google + ...) che agevolano una condivisione di pensieri e riflessioni.
Mi affido a voi. 
GRAZIE DI CUORE

sabato 7 giugno 2014

PERCHE' E' COSI' FACILE PARLARE MALE DEGLI ALTRI?

Estratto da "Dipinti di arcobaleno" di Tulku Urgyen Rinpoche:

"Senza bisogno di studio, sappiamo naturalmente come compiere le quattro azioni negative della parola: mentire, usare parole dure, diffamare e fare pettegolezzi privi di senso. Nessuno ha bisogno di allenarsi nelle tre attività negative della mente: malevolenza, desiderio smodato e sostenere idee errate. Sembra che tutti noi sappiamo bene come fare; gli esseri senzienti sono già esperti, e ciò accade  naturalmente a causa della maturazione del karma passato. Il Dharma, invece, dobbiamo studiarlo.
Per far rotolare un grande masso fino alla vetta di una montagna dobbiamo spingerlo continuamente. Per farlo rotolare a valle non dobbiamo fare molto; basta lasciarlo andare e continuerà a rotolare. Date un colpetto a un sasso e rotolerà giù da sè, ma nessun sasso rotolerà mai verso la cima della montagna. Allo stesso modo, per compiere azioni negative non abbiamo bisogno di studiare. Talvolta, quando cediamo all'impulso di fare del male, siamo sotto il controllo del karma, e a volte, ma raramente, siamo mossi dalla fiducia negli insegnamenti, siamo animati da sentimenti di benevolenza, compassione e devozione. Perciò si dice:"Coloro che non praticano sono numerosi come le stelle della notte, quelli che praticano sono pochi come le stelle del mattino."

L'estratto ci propone la prospettiva orientale, ma su alcuni punti non possiamo che concordare: com'è facile lasciarsi andare allo spettegolamento o alla critica? E com'è difficile frenare la lingua e restare in silenzio, soprattutto quando siamo alterati da emozioni come la rabbia? Credo si possa facilmente tornare con il pensiero al post di qualche giorno fa (http://ilcoraggiodiascoltarsi.blogspot.it/2014/06/perche-e-cosi-difficile-unire-e-cosi.html) per comprendere che le re-azioni sono dettate dalla mente e si sviluppano automaticamente, mentre la risposta consapevole, che scaturisce dal cuore, è frutto di un profondo lavoro introspettivo.
Magnifica e reale l'immagine delle stelle: ci rimanda la consapevolezza che ognuno di noi brilla ... ma per alcuni è necessario il buio della notte per emanare Luce, mentre, per chi ha lavorato profondamente su se stesso, il risplendere sarà così intenso da notarsi anche nella luminosità del mattino.

LO STADIO DELLO SVILUPPO E LO STADIO DEL PERFEZIONAMENTO

Estratto da "Dipinti di arcobaleno" di Tulku Urgyen Rinpoche:

" I maestri del passato dicevano: "Quando qualcuno sostiene lo stadio dello sviluppo e qualcun altro lo stadio del perfezionamento, sviluppo e perfezionamento entrano in conflitto. Questo detto è vero. Se osserviamo da vicino l'atteggiamento delle persone, vedremo che alcuni dicono: "Lo stadio dello sviluppo ha veramente un senso perché c'é qualcosa da fare e da raggiungere. Si possono pensare varie cose, essere coinvolti, applicare metodi, trasformarsi e ottenere un risultato.  Fare concretamente certe pratiche ha un significato, ma nello stadio del perfezionamento non c'è nulla da fare, è primordialmente vuoto, sembra inutile dedicargli tempo". Altri dicono: "Stare seduti e immaginare varie cose durante lo stadio dello sviluppo significa falsificare, è come ingannare se stessi costruendo inutili messe in scena. Lo stato originale, spontaneamente presente dello stadio del perfezionamento è il vero obiettivo."
Ambedue le posizioni mostrano una mancanza di comprensione della vera natura del nostro stato fondamentale. Gli stadi dello sviluppo e del perfezionamento costituiscono già un'unità: saperlo significa conoscere la verità di ciò che é . Solo il nostro modo di pensare concettuale ci impedisce di riconoscere lo stato originale, costituito dall'indissolubilità di esperienza e vacuità, di chiarezza e vacuità. Costruiamo concetti fondati su un'artificiale divisione in soggetto e oggetto, manifestazione e vacuità."


Non è possibile separare la fisicità dall'essenza spirituale: entrambe fanno parte di noi. L'integrazione di materia e spirito rappresenta l'unità di manifestazione e vacuità. Per giungere a questo punto è necessario intraprendere un percorso di sviluppo del sè, basato sull'esperienza, che doni comprensione e apra le porte alla manifestazione della nostra vera natura.  E' necessario affrontare gli schemi dualistici (che appartengono alla materia e che alimentano l'idea di separazione) attraverso le pratiche dello sviluppo che ci aiutano a purificarli. Quando lo stato della consapevolezza non trova ostacoli determinati dalla visione duale della mente, la vacuità può manifestarsi: diveniamo come uno specchio limpido che riflette ogni cosa con distacco ed oggettività. Il nostro corpo diviene quindi il tempio del nostro cuore. Lo stato di presenza è la libera espressione del cuore in manifestazione.

venerdì 6 giugno 2014

PERCHE' E' COSI' DIFFICILE UNIRE E COSI' FACILE SEPARARE?

Ci avete mai pensato? Quante volte, nella quotidianità, capita di dover scegliere il comportamento da adottare e ci si muove verso la separazione piuttosto che verso l'integrazione?
Vi è un motivo molto semplice: la mente tende a dividere, il cuore ad unire. 
La mente tende a dividere in quanto giudica gli eventi e sceglie sulla base della convenienza soggettiva (aspettative, desideri, paure, debolezze...) mostrando poca attenzione alle esigenze dell'altro, ma dando priorità ai propri bisogni immediati o programmati. Generalmente il comportamento dettato dalla mente segue i binari prefissati del passato o dell'abitudine e non richiede grande sforzo per essere attuato. Offre l'illusione di essere la soluzione migliore ai nostri bisogni grazie ad una sensazione di appagamento immediato.
Il cuore tende a unire in quanto si riconosce nell'altro e sceglie sulla base del bene comune. Si tratta di una scelta oggettiva, dettata dalla consapevolezza e non dagli attaccamenti. A volte comporta un sacrificio personale immediato, in quanto stimola un profondo lavoro interiore teso a non permettere a paure e debolezze personali di inficiarne la purezza. E' la soluzione migliore dal punto di vista evolutivo della crescita personale, ma spesso non va nella direzione dell'appagamento materiale. 
La via del cuore apre le porte all'amore e all'integrazione: è una scelta attiva e consapevole.
All'inizio del percorso è una scelta molto faticosa perché ci pone inevitabilmente di fronte alla nostra umanità e sottende un profondo lavoro di integrazione tra la nostra natura materiale e quella spirituale. Con la maturazione della consapevolezza quella stessa integrazione, attuata a livello personale,  diviene la naturale manifestazione dell'amore.




giovedì 5 giugno 2014

ACCETTARE E RIFIUTARE

Estratto da "Dipinti di arcobaleno" di Tulku Urgyen Rinpoche:

"Quando andiamo al di là di accettare e rifiutare, tutto si unifica. Finché accettiamo e rifiutiamo significa che c'è ancora attaccamento. I tibetani talvolta dicono di un praticante: "Incredibile! Quello yogi è veramente al di là dell'attaccamento, non accetta né rifiuta nulla. Il suo condizionamento è crollato, è come il cielo." Tuttavia, se pensiamo che sia necessario liberarci del pensiero e ottenere la saggezza, ci sono sempre due pensieri: il pensiero di abbandonare qualcosa e quello di ottenere qualcos'altro. Accettare e rifiutare significa alimentare il dualismo: qualcosa da eliminare e qualcos'altro da acquisire. Accettare e rifiutare è sempre pensiero per quanto sottile. Quando abbandoniamo il condizionamento, non esiste più accettare e rifiutare."



Il cielo si rannuvola e si rasserena. Osserva le nuvole, ma si arrende al loro mutevole alternarsi. Affidarsi alla vita è abbandonarsi agli eventi senza cercare di controllarli. E' vivere il presente con totalità e pienezza, senza giudizio, seguendo la via del cuore. Come la meditazione: spesso si pensa di dover raggiungere la totale assenza di pensieri e si lotta per ricercare il vuoto. I pensieri possono scorrere, come nuvole in cielo: se non ci attacchiamo ad essi, rimanendo vigili osservatori del loro fluire, riusciremo a mantenere la centratura e raggiungere livelli sempre più profondi di consapevolezza. 

mercoledì 4 giugno 2014

LA PAURA

Milarepa disse:

"Sono fuggito sulle montagne a praticare in solitudine perché avevo paura della morte.
Attraverso la pratica ho realizzato la natura che è al di là di nascita e morte.
Ora ho conquistato la roccaforte che è al di là della paura."


Queste parole hanno specchiato profondamente la mia esperienza. Quando si inizia a lavorare su se stessi occorre avere l'umiltà di rimettersi in discussione e il coraggio di accettare la propria trasformazione. Questo cambiamento è legato al lasciar andare qualcosa di noi per poter rinascere e per cultura tendiamo ad associarlo alla morte. La morte di una parte, a cui dobbiamo essere disposti a rinunciare. Proprio in questo  passaggio emerge con dirompenza la visione distorta del concetto di morte (e in questo periodo storico, in cui il materialismo sembra farla da padrone, la rinuncia a qualcosa è resa ancora più dolorosa) che induce un ulteriore attaccamento, invece di un abbandono. E si instaura una vera e propria lotta tra l'intento evolutivo dettato dal cuore e il controllo materiale della mente. Quando con volontà, pazienza e pratica il cambiamento può verificarsi, ci si accorge che si è sopravvissuti e si è al contempo raggiunta una situazione di maggiore benessere. Il lavoro scava ancora più in profondità e il processo di trasformazione si ripropone. E ci si ritrova immersi nella stessa dinamica: il blocco che ci trattiene dall'accettazione del cambiamento è la paura. Altro passaggio bello tosto del percorso. L'esperienza ci ha insegnato che il cambiamento è utile e necessario, soprattutto quando viviamo una situazione di disagio, ma la paura di lasciar andare quello che si conosce (anche se ci fa star male) ci blocca o ci induce a fuggire dal problema.
Dedico un intero capitolo del libro "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" a "Paure e debolezze". 
La conquista della roccaforte al di là della paura è LIBERTA'.

martedì 3 giugno 2014

QUANDO L'AMORE FA LA DIFFERENZA

Quando si è tristi un abbraccio può alleggerire la nostra sofferenza.
Quando si è felici, un abbraccio di condivisione riempie il cuore.
Quando si è piccoli, un abbraccio ci fa crescere.
Quando si è anziani, un abbraccio ci fa dimenticare la solitudine.
Quando si è arrabbiati, un abbraccio scioglie la nostra aggressività.
Quando si è ammalati, un abbraccio ci dona energia di guarigione.
Quando si è adulti, un abbraccio ci fa tornare bambini.
Quando si è chiusi nel proprio dolore, un abbraccio ci aiuta a lasciarci andare.
Quando si è aperti, un abbraccio è la gioia di avere il mondo tra le mani.
Quando riceviamo un abbraccio, ci sentiamo a casa.
Quando doniamo un abbraccio, stiamo tornando a casa.

Potere terapeutico di un abbraccio di cuore: INFINITO.
Non esistono controindicazioni accertate.

Oggi rendiamo la giornata più luminosa per noi e per gli altri, abbracciamo di più ed esprimiamo i sentimenti del cuore con naturalezza!





lunedì 2 giugno 2014

PERCHE' E' COSI' DIFFICILE DIRE "NOI"?

Avete mai fatto caso a quante volte, in una giornata, si ripete o si sottintende la parola "IO"? Tante. Oserei dire anche ... troppe.
La mente impera con i suoi bisogni e le sue aspettative e l'ego ne è la manifestazione. Ogni azione, ogni pensiero viene filtrato dalla lente che pone me stesso al centro dell'universo. Gli altri non sono che un semplice corollario alla mia vita, a volte scomodo, altre volte utile: non esistono al di là di come percepisco la relazione esistente con loro. Ogni uomo è un'isola a sè stante circondata da un cospicuo numero di squali intenti a difenderla e ad attaccare chiunque tenti di avvicinarsi senza debita autorizzazione: io con le mie invalicabili barriere, io con le mie esigenze, io con i miei schemi mentali, io con le mie paure. Tutto il resto non conta. Anzi, se sto male, che fastidio osservare chi sta bene. Se sono in difficoltà, che fastidio osservare chi è felice. E vale anche il contrario. Se sono felice e sono circondato da persone in difficoltà, rovinano la pienezza del mio benessere! E se sto bene, mi appesantisce vedere chi soffre!
Questo è il punto di vista della mente, con le sue infinite giustificazioni tese a farmi credere di essere una persona meravigliosa, al di là di tutto.
Ma il cuore in tutto questo cosa dice? Poco o niente, l'ho congelato. Ho già tanto di mio a cui pensare in questo momento. "Noi" è un termine out of fashion, fuori moda. Troppo impegnativo. Troppo faticoso. Troppo rischioso. E allora lo cancello dal vocabolario e faccio finta che non esista e per farlo sono disposto a congelare l'amore. Poco importa: è di troppo anche lui.

PS: oggi giornata polemica ... ogni tanto capitano fatti nella quotidianità che aiutano la riflessione.




domenica 1 giugno 2014

PERCHE' E' COSI' DIFFICILE RIMANERE IN SILENZIO?

Estratto da "Dipinti di arcobaleno" di Tulku Urgyen Rinpoche - edito da Ubaldini:

C'è un detto nel Tibet orientale: "Le parole sono l'origine di tutti i conflitti." Questo è il motivo principale per rimanere in ritiro in silenzio. La parola istiga le contese.  Nessuno può sapere cosa pensiamo dentro di noi, solo i buddha e i bodhisattva lo sanno. Ma la lingua, cattiva com'è,  non vuole restare in silenzio e in questo modo ha inizio ogni genere di contesa.
Siate il vostro maestro, questo è il punto principale; quando qualcuno vi attacca non rispondete, rimanete calmi come sassi, questo vi permetterà di avere la meglio nelle dispute. In realtà cosa importa quel che dicono gli altri? E' abitudine delle persone comuni contrastarsi, rispondere per le rime; qualcuno vi attacca, rispondente attaccando, così hanno inizio le dispute. Il modo migliore, in verità,  è tenere la bocca chiusa serrata come un pugno di tsampa.


Qualcuno vi attacca e rispondete attaccando. All'azione segue la re-azione. Viene cioè attivato automaticamente lo schema mentale della difesa. Perché è così difficile mantenere il silenzio? Perché si tratta di una scelta consapevole, non determinata dalla mente. Questa attitudine presuppone un'armonia interiore, basata sull'accettazione di se stessi. Accettarsi per quello che si è  annulla la vulnerabilità scatenata dall'insicurezza. E l'insicurezza è la molla propulsiva delle nostre re-azioni. Ci identifichiamo con le nostre maschere, non con quello che siamo, e per questa ragione dobbiamo controllare la realtà per non perdere terreno o essere smascherati. Il silenzio diviene, quindi, fonte di disagio, in quanto specchia la nostra insicurezza: ci pone di fronte a quello che siamo veramente, con le nostre paure e le nostre debolezze. E quello che vediamo, se non ci siamo accettati, non ci piace affatto. Se facciamo tanto rumore e lasciamo alla mente dirigere la lingua, non ci pensiamo più e il gioco è fatto!