mercoledì 30 dicembre 2015

CHE IL 2016 SIA UNA MERAVIGLIOSA AVVENTURA DA VIVERE

A tutti quelli che sono in cammino 
e a tutti quelli che si sono persi per strada,
a tutti quelli che non li ferma nessuno,
e a tutti quelli che spostarli è un'impresa,
a tutti quelli che credono in se stessi
e a tutti quelli che hanno smesso di guardarsi allo specchio,
a tutti quelli che vogliono credere in un mondo migliore e vivere per realizzarlo 
e a tutti quelli che sanno solo odiare e fare guerre,
a tutti quelli che hanno scelto di vedere il sole anche quando ci sono le nuvole 
e a tutti quelli che si lamentano sempre e non vedono altro che nuvole,
a tutti quelli che hanno il coraggio della coerenza
e a tutti quelli che penso una cosa, ne dico un'altra, ne faccio una terza
a tutti quelli che sanno aprire il proprio cuore 
e a tutti quelli che hanno troppo sofferto per farlo ancora
tutti quelli che accettano gli altri per quello che sono
e a tutti quelli che vogliono cambiarli per renderli migliori
 a tutti quelli che si accontentano di quello che hanno 
e a tutti quelli che niente è mai abbastanza
 a tutti quelli che sanno vivere il presente 
a tutti quelli che vogliono controllare il tempo
a tutti quelli che sanno vivere al di là degli schemi 
e a tutti quelli che sono "educatamente" inquadrati
a tutti quelli che credono nel valore della condivisione 
a tutti quelli che ti cerco solo se ho bisogno
a tutti quelli che sanno scegliere 
e a tutti quelli che non sanno più farlo
 a tutti quelli che il rispetto è importante 
e a tutti quelli che io vengo prima di tutto
a tutti quelli che la libertà si manifesta nella scelta  
e a tutti quelli che preferiscono la prigione dell'abitudine
a tutti quelli che hanno il coraggio di ascoltarsi e di guardare alle cose cambiando prospettiva
 a tutti quelli che ci stanno provando 
o ci proveranno
ed anche a tutti quelli che non hanno la forza per farlo
a tutti, nessuno escluso

il 2016 porti
GIOIA,  AMORE, SERENITA', ARMONIA
E TANTISSIMA LUCE
A ILLUMINARE I CUORI!


lunedì 28 dicembre 2015

ATTENTI A QUELLI CHE ... ESISTO SOLO IO!

Segnalo allerta invasione egocentrati. Si prega di fare attenzione. 
Ascoltandosi è facile riconoscerli: non ti vedono, non ti sentono, ma all'occasione ti usano.
Mettono a dura prova i tuoi sentimenti e scatenano il lato oscuro della tua forza.
Non esistono antidoti, ma precauzioni.
Se li identificate, piantate subito i picchetti a delineare il salvifico limite del vostro benessere.
E occhio alla penna.



MOMENTO E MOVIMENTO

"Il momento è soggettivo e il movimento è oggettivo. Patanjali spiega che il momento è il presente e che il presente è l'eterno adesso: reale e senza tempo. Quando sfugge l'attenzione, diventa movimento, e il movimento è tempo. Quando il momento scivola nel movimento, appaiono il passato e il futuro e il momento sparisce. Andare con il movimento dei momenti è il futuro, la ritrazione da questi è il passato. Il momento da solo è il presente. Il passato e il futuro generano cambiamenti; il presente è senza cambiamenti. Le fluttuazioni della coscienza nel passato e nel futuro creano il tempo. Se la mente, l'intelligenza e la coscienza sono mantenute stabili e consapevoli dei momenti, senza essere prese dal movimento, si sperimenta lo stato di non-mente e non-tempo."

B.K.S. Iyengar - Commento agli yoga sutra di Patanjali - Ed. Mediterranee



Leggendo queste parole di Iyengar medito sul respiro e sul suo ritmo. Rimanendo focalizzati su inspirazione o espirazione esiste solo il momento dell'inspirazione o dell'espirazione, ma se ne colgo il movimento in successione la dimensione temporale si dispiega nel ritmo della mia respirazione. Mi sembra di intuire che quando sarò in grado di vivere con consapevole stabilità il momento dell'inspirazione, così come quello dell'espirazione, il ritmo respiratorio in armonia con il Tutto mi permetterà  di sperimentare lo stato di non-mente e non-tempo.

domenica 27 dicembre 2015

SAGGEZZA SPIRITUALE

"Quando sorge la saggezza spirituale, 
si percepisce un tocco di dolore anche nel piacere."

B.K.S. IYENGAR



Ieri ho letto questa frase e ha toccato il mio cuore. 
La condivido profondamente, ma è stato naturale interrogarmi sui motivi perchè questo accada. 
La saggezza nasce dalla consapevolezza 
e la consapevolezza racchiude in sè una dimensione che trascende il concetto di spazio tempo, 
ma che prende vita, almeno per l'uomo, da un percorso nella natura duale delle cose. 
La consapevolezza unisce e accoglie nella sua totalità la dimensione fisica 
con la sua separatività e il suo succedersi temporale.

sabato 26 dicembre 2015

LA GRATITUDINE

Per molti il giorno di Natale è il riunirsi della famiglia. Passato, presente e futuro potenziale accanto. 
Chi eravamo, chi siamo e chi potenzialmente saremo in un solo momento. Guardando genitori e nonni, figli e nipoti, i vari caratteri spiccano legati da un filo invisibile che li unisce e li trasforma.
Specchiarsi in un genitore o in un nonno, così come in un figlio, è fonte di riflessione. Scegliamo la famiglia di incarnazione per crescere insieme, per osservare le nostre debolezze con gli occhi di chi ci vuole bene e per osservare a nostra volta i limiti che ci siamo preposti di trascendere. Spesse volte quello che ci ferisce è ciò che più ci appartiene e la famiglia è spesso un banco di prova importante. Le dinamiche di una vita vissuta insieme si instaurano automaticamente e ci pongono irrimediabilmente di fronte ai progressi della nostra crescita. Non possiamo mentire a noi stessi credendo di aver superato certi disaccordi, quando soccombiamo supinamente e con dolore al risuonare di certi eventi o parole; allo stesso modo possiamo guardare con serenità qualcosa che tempo addietro ci avrebbe fatto sentire a disagio. Possiamo rivedere nei comportamenti di chi ci ha creato i nostri stessi tratti e provare un moto di stizza nel realizzare quanto ci abbiano fatto soffrire e quanto sia difficile lasciarli andare a nostra volta. La comprensione attraversa spesso il dolore prima di manifestarsi. Dolore che generalmente viene vissuto come sofferenza imposta. Il Natale è la nascita di una nuova consapevolezza in relazione al dolore e alla sua capacità di trasformare l'esperienza in crescita. Da questa presa di coscienza prende forma la gratitudine per quello che è stato e ha dato vita a chi siamo ponendo le basi per chi saremo.


lunedì 21 dicembre 2015

OGNI GIORNO PUOI


Ogni giorno puoi,
fare quello che non puoi fare mai:
riprendere a giocare,
riprendere a sognare,
riprendere quel tempo
che rincorri tanto.

Ogni giorno puoi,
dire ciò che non riesci a dire mai:
assaporare la gioia di stare insieme,
volare con la fantasia,
urlare di dolore
o esprimere il tuo amore.

Ogni giorno puoi,
fidarti di te stesso,
allontanarti per osservare in silenzio
o parlare con il cuore.

Ogni giorno puoi,
se lo scegli,
essere libero.











CONTINUARE AD AMARE

Nonostante l'odio,
la rabbia,
le cattive notizie,
le prevaricazioni, le manipolazioni, 
le prigioni dell'ego.

Continuare ad amare.

Senza arrendersi 
alla via facile
 del coinvolgimento emotivo.

Continuare ad amarsi.

Per poter continuare ad amare.








venerdì 18 dicembre 2015

"STORIE PAZZESCHE" di Almodovar

Mi è piaciuto. E anche molto. Ben fatto. Estremamente crudo nel cogliere i tratti più materiali dell'uomo. 
Una fotografia dei nostri tempi scattata con spirito d'osservazione e grande oggettività. Ogni episodio mette in risalto quanto l'uomo sia divenuto schiavo delle proprie emozioni (rabbia, invidia, gelosia, orgoglio, odio ...) in una drammatica escalation di comportamenti sempre più mentali ed egoistici.
Un film difficile da guardare proprio per l'infinita gamma di sfumature comportamentali che difficilmente lasciano indifferenti e  permettono di essere spettatori distaccati.
Un film per riflettere, da gustare comodamente seduti su una nuvola e respirando a fondo.
La sua bellezza è proprio nell'offrire con freddo realismo la quotidianità che abbiamo smesso di vedere per l'abitudine a farne parte.





domenica 13 dicembre 2015

IL MONDO IN VIOLA

Oggi immaginate di essere una melanzana. Una melanzana????
Beh, sì, una melanzana.
Mi piace l'idea dell'interno chiaro e  ricco di semi.
Mi piace il suo essere fortemente "radicata" alla pianta che l'ha generata, alla terra.
Mi piace il suo cambiare colore con la maturazione fino ad un viola intenso.
Mi piace il suo bisogno equilibrato di luce, calore, acqua e terra fertile per crescere.
Mi piacciono i suoi fiori grandi, solitari, di colore bianco o rosaceo.
La melanzana cruda ha un gusto amaro che si stempera con la cottura, proprio come le caratteristiche  più materiali (odio, invidia, gelosia...) dell'uomo si trasformano con la sua crescita spirituale.
Mi piace il sapore della melanzana. 





venerdì 11 dicembre 2015

IL MONDO IN BLU

Oggi immaginiamo di essere il cielo. E come il cielo guardare il mondo dall'alto. La visione d'insieme  apporterà alla nostra percezione un interessante cambio di prospettiva. 
Siamo abituati a osservare le cose in modo molto soggettivo, ponendo cioè noi stessi come fulcro centrale degli eventi. Inoltre, tendiamo spesso a essere unidirezionali nell'osservazione, seguendo una linea che parte da noi e arriva alla situazione che stiamo guardando. Questi atteggiamenti non ci permettono di cogliere le sfumature o possibilità che non rientrano nel nostro campo visivo.
Il cielo ci pone di fronte a qualcosa di totalmente inusuale. Prima di tutto, se siamo cielo, non siamo immersi nella realtà che osserviamo, ma è come se ne fossimo distaccati osservatori. Ovviamente questa possibilità annulla il tratto soggettivo che caratterizza la percezione, mentre la postazione dalla quale ci apprestiamo a guardare ci offre un grandangolo sul mondo che include molte più relazioni e avvenimenti.
Come cielo, immaginiamo di osservare due popoli in guerra: percepiremo l'odio, la rabbia, la disumanità che caratterizza entrambi i popoli, al di là delle giustificazioni mentali di ciascuno che fanno sì che si senta autorizzato al combattimento . Osserveremo spargimento di sangue, distruzione e devastazione e ci sarà difficile comprendere la ragione di quanto sta accadendo. Ci pervaderà una grande tristezza e non ci passerà neanche per il cuore che un popolo abbia ragione a discapito dell'altro. Non vedremo un vincitore nè un vinto, ma semplicemente la sconftta dell'uomo. 
Le motivazioni che dirigono la guerra (che siano fondate sulla brama di potere o su un potere più velato, quello di portare pace) ci appariranno senza senso. La strumentalizzazione del potere assumerà ai nostri occhi le dimensioni di un'immane catastrofe. 
Ho scelto un esempio forte. 
Ma quante volte, nella nostra giornata e nelle nostre relazioni, ci troviamo a difendere o a esercitare il potere su chi ci è vicino? Quante volte, seppur in buona fede, ci capita di manipolare l'altro, cercando di controllarlo convinti che sia per il suo bene? Quante volte perdiamo di vista il RISPETTO per raggiungere le nostre aspettative o per difendere la nostra immagine?  
Spesso ci disperdiamo in commenti spietati su quello che sta accadendo nel mondo, ma nel nostro piccolo, siamo capaci di agire diversamente, facendo del rispetto per l'altro un valore imprescindibile?
Oggi siate cielo anime portatrici di rispetto!


IL MONDO IN VERDE

Oggi immaginiamo di essere alberi: di avere profonde radici ben ancorate nel terreno, un solido tronco che ci doni stabilità e equilibrio, e rami che si ergono verso il cielo a ricercare il calore del sole. Immaginiamo di guardare il mondo come alberi e lasciarci cullare dal vento delle emozioni, riscaldare dal sole, lasciar andare le tossine con la pioggia, divenire introspettivi con la neve ...
Immaginiamo di osservare chi ci circonda con benevolenza e apertura, mantenendo il distacco  e l'oggettività dell'albero che tutto vede senza scomporsi.
Immaginiamo di essere tra cielo e terra, completi e integrati nel nostro stare.
Immaginiamo il cuore espandersi e trasmettere questa percezione di benessere tutto intorno.
Solare giornata anime radicate!


giovedì 10 dicembre 2015

IL MONDO IN GIALLO

Oggi immaginiamo di essere il sole. 
E di osservare la realtà che ci circonda con lo stesso calore avvolgente, 
con la grande luminosità e chiarezza del sole. 
I raggi del nostro sguardo rischiarano anche le ombre più buie, 
la confusione più cupa. 
Il calore dei nostri occhi è un abbraccio di cuore.
Luminosa giornata
anime solari :-)



lunedì 7 dicembre 2015

CAMBIARE COLORE

A volte ci vuole proprio. Per non legarsi troppo all'abitudine. Per aprirsi al fluire della vita e non aver paura di cambiare, rinnovarsi, crescere.
Come? E' semplicissimo, basta sceglierlo. La nostra vita è piena di schemi e di abitudini e se guardiamo alla nostra giornata non fatichiamo a individuarli. Ci sono impegni che non possiamo variare, ma è in nostro potere l'affrontarli in modo diverso.
Immaginate di indossare sempre le stesse lenti di colore rosso, ma di svegliarvi una mattina e di scegliere  le lenti gialle o quelle verdi o quelle blu. La realtà assumerà colori differenti e il vostro approccio alla vita sarà in linea con il rimando che l'osservazione vi trasmetterà. 
Salite nella scala della frequenza cromatica e anche la vostra energia cambierà.
In fondo, basta cambiare prospettiva per agire con maggiore consapevolezza. 
Invece di muovervi freneticamente con rabbia e aggressività (rosso), apritevi all'energia del sole (giallo) e al suo calore, rallentando i ritmi e acquisendo chiarezza per poi passare all'energia del cuore (verde) con empatia e calma o a quella blu, più spirituale, lasciando andare l'egoismo per ritornare a sentirsi parte del tutto. 
Sono passaggi intensi che possiamo concretizzare nelle nostre relazioni utilizzando il respiro per acquietare il fiume emozionale che solitamente dirige l'azione e rallentando i ritmi a cui siamo abituati. L'essere sempre di corsa non concede tregua e spesso rende irritabili, nervosi e fa perdere lucidità. Siamo così intenti a fare e strafare da dimenticarci di chiederci se tutto quello che stiamo portando avanti è veramente importante. Non è così inusuale perdere tempo dietro a frivolezze o impegni che potrebbero essere evitati. In questo atteggiamento giocano un ruolo determinante l'immagine, le aspettative e i desideri che ci caratterizzano.
Oggi propongo la giornata consapevole con lenti gialle. Troviamo il tempo di respirare, di osservare con chiarezza cosa stiamo facendo e di scegliere di interromperlo se non corrisponde al sentire. 
Ci vuole coraggio. Il coraggio di ascoltarsi.


domenica 6 dicembre 2015

LA NEBBIA

"La nebbia agli irti colli
piovigginando sale
e sotto il maestrale 
urla e biancheggia il mar..."

San Martino -Giosuè Carducci

Questa meravigliosa poesia mi torna spesso alla mente in questi giorni di fitta nebbia. Grandi pianure avvolte nel mistero mi circondano e mi stimolano ancora di più a volgere lo sguardo all'interno. Se vi è chiarezza interiore, il silenzio ovattato della nebbia è un dolce stimolo ad accompagnare l'introspezione. Non sono necessari gli occhi per accogliere il sentire. 
Nella nebbia fitta ci accorgiamo di quanto sia desabilizzante il non vedere con chiarezza. Abbiamo ridotto la nostra capacità di ascolto e di contatto, così come abbiamo gradatamente disimparato ad affidarci all'olfatto. E pensare che gli occhi sono l'organo attraverso il quale disperdiamo maggiormente la nostra energia. Non per altro, se vogliamo concentrarci a fondo, tendiamo a chiudere le palpebre o a spegnere lo sguardo.
La mancanza di visibilità generata dalla nebbia ha un impatto decisamente forte su ognuno di noi. Basta osservare l'incerto ammutinamento delle auto in autostrada. C'è chi si innervosisce e corre come non ci fosse un domani, c'è chi rallenta fin quasi a fermarsi, c'è chi si fissa alla linea tratteggiata e ne fa un punto di riferimento, c'è chi si incolla all'auto davanti che sembra più decisa alla guida e non la molla più. Riuscire a guidare con scioltezza e con pazienza anche nella nebbia non è così semplice: occorre mantenere consapevolezza, apertura e flessibilità, accogliendo senza fretta il dispiegarsi della strada. 
E' naturale fare un parallelismo con i nostri vari comportamenti di fronte alla mancanza di chiarezza.
C'è chi fugge,  chi si blocca,  chi sceglie la direzione precisa dell'abitudine e chi si affida a punti di riferimento esterni. Riuscire a centrarsi all'interno per vivere il presente con consapevolezza e flessibilità richiede grande coraggio.
Il coraggio di imparare ad ascoltarsi.



venerdì 4 dicembre 2015

AL CUOR NON SI COMANDA...

Siamo sicuri che la mente non c'entri nulla?
Spesso ci capita di finire in relazioni che non ci fanno stare bene, ma fatichiamo a lasciarle andare. Ci convinciamo di essere innamorati e ci ripetiamo che al cuor non si comanda, come a giustificare la nostra rigida presa di posizione di fronte alla sofferenza.
Ma il cuore non vuole solamente il nostro bene? Partendo da questo presupposto, cosa ci induce a restare aggrappati a una controparte che non ci dona gioia? Forse il realizzare che l'altro c'entra poco o niente con la nostra sofferenza, ma ci regala su un piatto d'argento un'ottima giustificazione per non dover ammettere di avere dei problemi. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che vibrazionalmente attiriamo sempre persone sulla nostra stessa lunghezza d'onda, che risuonano cioè con il nostro tipo di dolore per averlo creato o subito a loro volta. Per questa ragione, ci sentiremo compresi (avete presente essere sulla stessa scialuppa di salvataggio in un mare in burrasca?) e ci illuderemo che sia l'altra metà della nostra mela.
Tratto il tema dell'amore nel libro: "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI": ritengo sia molto importante sapersi ascoltare e conoscere per stare bene con se stessi e poter conseguentemente stare bene con gli altri.



mercoledì 2 dicembre 2015

IO TI VEDO

In Africa ci si saluta con un'espressione che significa: "Io ti vedo". Sono parole meravigliose che valorizzano l'incontro con l'altra persona. 
Nel momento in cui "Io ti vedo", ti dedico attenzione, ti osservo, ti ascolto, espando il mio centro per comprenderti. In queste poche parole è valorizzato il rispetto per l'altro da me.
Vuoi per i ritmi frenetici del nostro vissuto, vuoi per le numerose preoccupazioni che ci caratterizzano, ma c'è poco spazio per quel bellissimo "Io ti vedo" nelle nostre giornate.
Abbiamo smesso di guardare e ascoltare gli altri, così come abbiamo smesso di guardare e ascoltare noi stessi. I nostri incontri sono divenuti superficiali occasioni stracolme di frasi fatte ... o delle nostre parole. Il silenzio che permette un ascolto empatico è semplicemente un vuoto da riempire.
Perchè osservare il dolore degli altri ci mette a confronto con il nostro stesso dolore e non ci piace affatto. La loro tristezza rispecchia la nostra. Preoccupazioni e paure appartengono indistintamente a tutti noi e già è difficile fare i conti con le nostre, guai ad accumularne altre. Ecco che viviamo in gabbie chiuse a chiave dove nulla può entrare e nulla può uscire. Le relazioni diventano sterili. Il rispetto si trasforma in una parola senza significato. Così facendo abbiamo rinunciato innanzi a tutto al rispetto verso noi stessi. Rispetto per i nostri bisogni, per le nostre sofferenze, per la nostra tristezza. Ci siamo trasformati in asettici corpi congelati: per non sentire dolore, rinunciamo di buon grado anche alla gioia. Sopravviviamo. E nella sopravvivenza non c'è spazio per quel meraviglioso "Io ti vedo", nè tanto meno per quell'ancora più importante "Io mi vedo."
Oggi facciamo gli alternativi e permettiamoci, anche solo per un giorno, di vivere e tornare ad ascoltarci e osservarci. Proviamo anche ad ascoltare e osservare lo sguardo e il volto di chi incontriamo, in silenzio, prima di partire con le solite frasi rituali. Chissà mai che il cuore trovi una porta aperta per parlare e ci sorprenda con la sua innata sensibilità.


martedì 1 dicembre 2015

LEGGEREZZA

So chi sono e cosa mi fa stare bene.
Ho imparato ad ascoltarmi,
a lasciar parlare il cuore.
La leggerezza dell'essere
mi appartiene.
Colma di gratitudine 
osservo il mio percorso,
le gioie e i dolori
le gratificazioni e le batoste.
Non cambierei nulla di quello che è stato.
Ogni esperienza mi è stata utile.
Nei momenti di più profonda sofferenza
ho imparato ad amare  la mia umanità.
Nella meditazione
ho ritrovato la mia natura infinita.
Tutto in uno,
la bellezza di essere cuore
qui ed ora
e per sempre.





domenica 29 novembre 2015

LA SPERANZA

La luce in fondo al tunnel
la fiducia incrollabile nell'uomo
le ali del cuore.
La scintilla della vitalità
nutrita dalla speranza
e cullata dalla fede
che un giorno
tutto si rivelerà
amore.
Al di là di ciò che la mente, lasciata a se stessa, pensa.


L'ATTENZIONE

Come mai è così difficile mantenere l'attenzione focalizzata su noi stessi o su qualcosa in particolare?
Stamattina ci meditavo ed ecco comparire una visione, a mio avviso, molto significativa. 
Immaginiamo di direzionare la nostra attenzione e di visualizzare l'oggetto della stessa (che si tratti di noi stessi, di una situazione, di un'altra persona ...) a 1 km da noi: la distanza che ci separa dal nostro punto d'arrivo è occupata da un grande labirinto, la nostra mente. E' possibile realizzare l'intento, ma è semplice perdersi durante il tragitto nei vicoli ciechi delle contraddizioni mentali e nei mille passaggi che rappresentano i nostri pensieri, le nostre aspettative, le nostre illusioni e giustificazioni. Rimanere centrati è un'impresa: più ci si perde e più l'attenzione vacilla e diminuisce in balia dei pensieri. Ma come mai questo accade? La risposta che mi sono data è in relazione al potere che noi inconsapevolmente abbiamo attribuito alla nostra mente. Le abbiamo, infatti, permesso di entrare nella nostra vita con dirompenza per un'esigenza di controllo. Quel controllo che ci fa sentire al sicuro, ma che, ahimè, è pura illusione. Abbiamo fatto del calcolo e della razionalità un modus vivendi, chiudendoci volontariamente nel labirinto mentale, senza quel salvifico filo d'Arianna che parte dal cuore e ad esso ci riconduce. 
Se viviamo nella necessità di controllare tutto, ogni bivio del labirinto esige mille pensieri a soppesare i pro e i contro inerenti alla scelta della via da intraprendere. E questa scelta, essendo direzionata dalle nostre paure, debolezze, aspettative e quant'altro, genera spesso grande confusione in noi e perdersi è un attimo. La mente è, infatti, caratterizzata da contraddizioni e dalle giustificazioni tese a supportarle. 
Il cuore è diretto, sa cosa ci fa star bene e cosa no, ma non tiene conto dei nostri interessi materiali, dell'immagine che vogliamo passare, del ruolo che desideriamo rivestire ... e così spesso si sceglie di dimenticarlo, allontanandosi sempre più da esso.
Come fare a ritrovarlo? Recuperando al proprio interno il coraggio di ascoltarsi ;-)




venerdì 27 novembre 2015

ADOLESCENZA

"Le paure, nell'adolescenza, si accompagnano ad insicurezze e ad inquietudini che si accentuano, o si smorzano, nella misura in cui, negli ambienti familiari e scolastici, non ci siano, o ci siano, atteggiamenti di dialogo e di accoglienza, di ascolto e di immedesimazione emozionale. Se le paure sono lasciate crescere nelle adolescenze lacerate dei nostri giorni, senza che siano interpretate nelle loro fondazioni psicologiche ed esistenziali, si fanno inafferrabili e, a volte, inarrestabili. Ogni esperienza emozionale, del resto, e non solo nell'adolescenza, deve essere analizzata, e decifrata, non nei suoi aspetti esteriori, e comportamentali, ma nei suoi contenuti interiori: nelle intenzioni nascoste che li animano, e negli orizzonti di senso, e di nonsenso, che in essi si formano, e si stratificano."

Eugenio Borgna - La solitudine dell'anima


Ieri sera, ascoltando i racconti di scuola di mia figlia, scopro che qualcuno, nell'intervallo, ha scritto alla lavagna "suicidati". Lavagna già utilizzata ad inizio anno scolastico per emarginare una ragazzina, insultandola. Lavagna espressione di rabbia, paure, isolamento ... urli muti di dolore e di disagio che un semplice cancellino può far sparire.
La parole di Borgna, lette qualche giorno fa, mi ritornano alla mente ed evidenziano il disagio che i bimbi, i ragazzi e i giovani stanno vivendo accanto ad adulti troppo centrati su se stessi, sui propri problemi, per accorgersene.
Vedo in questa lavagna il tunnel nero del dolore, dell'insicurezza, dell'impotenza di fronte ad aventi troppo grandi e prevaricanti; sento nel suo urlo muto una disperata richiesta d'aiuto.
Sono spesso a contatto con bimbi e ragazzi, li ascolto e li osservo. Ci sono gli indifesi, gli ingenui, gli idealisti, i sensibili, gli indifferenti, gli estroversi, gli introversi, gli insicuri, quelli che sanno tutto,  gli indolenti e gli iperattivi ... ognuno è un mondo da scoprire. Mi sembrano tante barchette alla deriva in mezzo ad un mare agitato dagli eventi, dai ritmi frenetici di una vita che scorre troppo in fretta carica di aspettative e di attività da svolgere. 
Dov'è finito il tempo della leggerezza? Del gioco creativo che può nascere solo da una giusta quantità di noia? Dov'è finita la libertà e la gioia di essere bambini? 
Spesso vedo in loro piccoli adulti arrabbiati, ma con l'impotenza e l'inesperienza dei bambini.
Mi sembrano tanti marinai con una barca troppo grande da controllare, dove ogni emozione si trasforma in un vento capace di capovolgerla. Spesso non hanno adulti a cui fare riferimento, con i quali raccontarsi. Ma hanno adulti da emulare che spesso trasudano rabbia e frustrazione e non hanno tempo per loro: respirano tensione in grande quantità e possono solo chiudersi nel loro disagio autodistruttivo o esploderlo fuori con i coetanei. 
Ci sono confidenze difficili, che si manifestano solo a fronte di una grande empatia e di tempo a disposizione. 
Ci sono disagi che tolgono il sonno o lo rendono disturbato, che alterano l'alimentazione e che spengono lo sguardo. 
Sappiamo ancora accorgercene? E soprattutto sappiamo aprire il cuore all'ascolto oltre a consultare il medico o il nutrizionista per risolvere "il problema"? 
In questo periodo così instabile, sono proprio i più giovani ad aver un enorme bisogno di noi, dei nostri abbracci, del nostro ascolto e del nostro amore. E perchè no, anche della nostra fiducia nell'uomo e nella sua capacità di trasformare questo mondo alla deriva in una casa accogliente.



giovedì 26 novembre 2015

PERCHE' SPESSO CI DIMENTICHIAMO DELLA BELLEZZA DENTRO E INTORNO A NOI?

Mi guardo intorno nella vita di tutti i giorni. Pochi sorrisi e tanti bronci. Pochi complimenti e tante critiche. I giudizi si sprecano. Tanta rabbia e poca gioia. Tanto odio e poco amore. Tanti dubbi scatenati da un presente sempre più instabile e poca fiducia. 
Stamattina, mentre portavo la piccola a scuola, cercavo di spiegarle che in ogni persona o situazione c'è comunque sempre qualcosa di bello. Il problema è che tendiamo a focalizzare l'attenzione su quello che non ci piace e che "giudichiamo" brutto e lo perdiamo di vista, dimenticandocelo. 
Lei mi ha risposto convinta che non poteva essere così riferendosi ad una ragazzina che non le piace affatto e allora le ho chiesto di scavare in profondità nel suo sentire fino a trovare anche in lei qualcosa di bello. L'ho fatta meditare su se stessa, sul fatto che spesso è imbronciata e lunatica e questo potrebbe creare disagio in chi le si avvicina con il sorriso, ma è anche dolce, generosa e sensibile.  
"Se le tue amiche vedessero solo il tuo broncio probabilmente ti lascerebbero in disparte, ma loro sono riuscite a scorgere la tua bellezza e per questo stanno volentieri con te e insieme vi divertite. Questo non significa che ci siano ragazzine più in sintonia con te di altre e sia naturale che tu scelga di frequentarle maggiormente. Sei libera nella tua scelta, ma questo non ti autorizza a parlar male di chi non è sulla tua stessa lunghezza d'onda. Per questo motivo è importante che ti alleni a vedere la bellezza anche in chi non ti piace. E quando vorresti sbottare in una critica o in un giudizio, respira e ricordati di quella cosa bella e lascia andare la cattiveria che volevi dire. Ci vuole coraggio, sai per fare questo. E' molto più facile sprizzare rabbia e parlare male. E' faticoso vedere la bellezza, quando tutto si fa brutto e buio perchè ti sei sentita offesa o messa da parte. 
E' vero che quella ragazzina spesso ti offende e quando ne abbiamo parlato abbiamo deciso di allontanarla e frequentare altre ragazzine per non offrirle la possibilità di farti del male, ma cosa ti differenzia da lei se ti comporti allo stesso modo e l'offendi a tua volta? Il ferirla non curerà la tua ferita, ma la sua rabbia sarà divenuta parte di te. E ad essere arrabbiate sarete in due e chi si avvicinerà sentirà la vostra rabbia e molto probabilmente si arrabbierà a sua volta. Sarà sempre più difficile giocare con serenità. Se quando lei ti aggredisce con rabbia tu non l'accogli e ti allontani, a chi rimane la rabbia? A lei soltanto. 
Chi vuoi intorno a te? Persone sempre arrabbiate? 
Io ho scelto di vedere la bellezza nel mondo e mi piacerebbe imparassi anche tu a scorgerla. Questo non significa che a volte si sia così stanchi e sfiniti che non ce la si fa a tener fede al proposito, ma l'importante è non rinunciarvi mai. Questo farà la differenza sulla realtà che ti troverai a vivere."
Ci ha rimuginato sopra e se n'è andata a scuola con il compito di scavare a fondo per trovare anche nel giovedì (il giorno scolastiscamente più terribile della settimana) qualcosa di bello. Stasera mi deve raccontare.





martedì 24 novembre 2015

IL MITO DELLA FELICITA'

"Che sia utopia o se ne abbia esperienza, la felicità resta comunque una condizione esistenziale a cui tutti ambiscono e, incapaci di raggiungerla, attribuiscono il fallimento agli altri o alle circostanze del mondo esterno, quali l'amore, la salute, il denaro, l'aspetto fisico, le condizioni di lavoro, l'età e, in generale a tutta una serie di fattori su cui non esercitiamo alcun potere di controllo. Ciò induce molti di noi a esonarci dal compito di essere non dico felici, ma almeno propensi alla felicità, perchè nulla possiamo fare di fronte alle circostanze che non dipendono da noi."

Umberto Galimberti - I miti del nostro tempo


Interessante spunto di riflessione quello di Galimberti. Ad ognuno di noi è assegnata l'interiore propensione alla felicità, indipendentemente da capacità individuali e vissuto esperienziale.
Il primo passo verso la felicità è lo stare bene con se stessi, ma quante variabili incidono sul nostro benessere o permettiamo loro di incidervi? Prima fra tutte l'accettazione di chi siamo.
Se consideriamo in profondità il processo di accettazione di noi stessi ne osserviamo la disposizione interiore ad accoglierci al di là dei modelli che la società ci impone, al di là del confronto con gli altri, al di là delle nostre stesse aspettative che mai devono oltrepassare i limiti delle nostre capacità a soddisfarle. Ecco che il centro di osservazione si sposta dall'esterno all'interno per poi espandersi e ritrarsi nelle varie situazioni della vita.

LA PRETESA DI UN RICONOSCIMENTO

Cosa sottende la pretesa di un riconoscimento e quando si manifesta?
Spesso incontriamo persone che nutrono pretese da noi e instaurano rapporti monodirezionali. 
Quando mi capita, vivo sempre molto male l'ordine forzato a fare qualcosa. Allora analizzo le motivazioni più profonde che portano le persone ad agire così. 
La prima credo sia l'avarizia della nostra società a elargire riconoscimenti e gratificazioni, soprattutto quando richiedono uno sforzo tangibile da parte nostra. Questo non rende però giustificabile un atteggiamento pretenzioso teso a stimolare un riconoscimento. Questo atteggiamento vela, infatti,  una grande rabbia diretta dalla presunzione. 
Le parole sottese ad esso potrebbero essere: "Io non riconosco il mio valore (in caso contrario non sarei qui a chiederti di riconoscerlo) e pretendo sia tu a farlo al posto mio."
Quando a debita pretesa segue una risposta con il punto interrogativo, la sicurezza del richiedente traballa ed emerge la sua grande insicurezza.
Proprio quella insicurezza generatrice di frustrazione e aggressività che induce chi la prova a sentirsi vittima degli eventi e lo autorizza a reclamare a gran voce i propri diritti, come se fossero stati violati.
A queste persone manca l'umiltà di rimettersi in discussione e guardare alla propria vita con oggettività. 
Se non mi viene mai riconosciuto il mio valore e ho continuamente bisogno di conferme esterne (che non arrivano naturalmente, ma devono essere pretese) per vivere con serenità, molto probabilmente la mia nave sta imbarcando acqua da una falla che mi appartiene e che mi porta a esacerbare le relazioni che instauro con il risultato di ricavarne ulteriore sofferenza.
Pretendere qualcosa da tutti coloro con cui si ha a che fare (che si tratti di affetto, attenzioni, lavoro, o denaro) rinfacciando quanto si è dato e soppensadolo a ogni piè sospinto, porterà a viziare ogni tipo di relazione e a porre le basi per il proprio isolamento. 


lunedì 23 novembre 2015

PAROLE, PAROLE, PAROLE ...

Così intonava una celebre canzone di Mina ... "parole, soltanto parole, parole d'amor".
E quante ne leggiamo di belle parole? Infinite. 
E ci piacciono, molto... ma alla resa dei conti, quando smettiamo di leggere e ci guardiamo intorno dove finiscono tutte queste parole ricche d'amore e pure intenzioni?
Chi lo sa. La realtà ci rimanda tutt'altro. Rabbia, odio, frustrazione, invidia, gelosia sono all'ordine del giorno.
Oggi al bando le parole e prendiamoci l'impegno di trasformarle in fatti.
Un sorriso, una gentilezza, un meraviglioso tacere a sostituire il fiume in piena della rabbia, un abbraccio.
Lasciamo il cuore riempire la giornata.


domenica 22 novembre 2015

IL DOLORE

Ti osservo,
mi sento inerme di fronte alla tua dirompenza.
Mi lascio andare alla mia fragilità.
Ci vuole tempo 
per lasciar andare la tristezza.
Il cuore sa
che quando sarò pronta
una nuova alba
illuminerà il giorno.
Cresciuta e più forte di prima
mi aprirò alla gioia
della vita che si dispiega.




sabato 21 novembre 2015

UN DRAGO PER AMICO

Quando ero piccola c'era un cartone animato che narrava la storia di Grisù, un draghetto sputafuoco che sognava di fare il pompiere. 
Grisù odiava il suo fuoco, lo riteneva inutile e dannoso, forse perchè quando si emozionava inceneriva tutto. 
Ecco allora prendere forma il sogno di spegnerlo grazie alle rosse autopompe dei pompieri: nonostante tutti i suoi sforzi non riesce però a divenire un pompiere e nel proseguo della storia si adatta a fare altri lavori e ad utilizzare la propria focosa natura in opere umanitarie. 
Mi piaceva particolarmente questa storia e oggi posso facilmente intuirne il motivo: racconta in modo simpatico e accattivante le difficoltà nell'accettare se stessi, la propria natura e le proprie debolezze. Solo un radicale cambio di prospettiva può aiutarci a cogliere la bellezza di chi siamo per manifestarla con spontaneità. La vita spesso ci frappone ostacoli importanti quando i sogni non vanno nella direzione della nostra realizzazione proprio per permetterci di cambiare direzione e intraprendere il cammino verso noi stessi.
Il fuoco rappresenta l'energia insita ad ognuno di noi con la sua valenza duale, costruttiva e distruttiva. Tutti abbiamo grandi talenti e debolezze, ma dipende da ciascuno di noi valorizzare i primi e utilizzare in modo costruttivo le seconde. Questo può accadere solo accettandosi con totalità.


venerdì 20 novembre 2015

LA FRAGILITA'

"La fragilità, negli slogan mondani dominanti, 
è l'immagine della debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, 
inconsistente e destituita di senso; 
e invece nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, 
di gentilezza estenuata e di dignità, 
di intuizione dell'indicibile e dell'invisibile che sono nella vita, 
e che consentono di immedesimarci con più facilità 
e con più passione negli stati d'animo e nelle emozioni, 
nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi."

Eugenio Borgna
"La fragilità che è in noi"


Queste parole mi toccano profondamente. Ho passato anni interi a nascondere la mia sensibilità e a rivestirmi di una corazza impenetrabile che mi rendeva tutta d'un pezzo. Nel libro "Il coraggio di ascoltarsi" racconto la mia storia e i passaggi dolorosi che hanno contrassegnato il mio cammino verso la consapevolezza fino alla resa incondizionata alla mia essenza. 
Nei seminari di meditazione ho incontrato spesso questa stessa forza apparente (quando la sperimenti è facile riconoscerla) nelle persone e ho ritrovato in loro le mie stesse resistenze a lasciarla andare.
In un'epoca in cui la rigidità è scambiata per forza, le persone sensibili spesso  si sentono come fragili fiori in pietraie sconfinate. 

Questo accade perchè la sensibilità è scambiata per debolezza 
così come la rigidità è scambiata per forza. 

Ma la forza ha tutt'altra natura e nasce dall'accettazione di sè e della propria umanità. 
E in questa bellissima parola "umanità" è insita la nostra fragilità. 
Una fragilità che appartiene ad ognuno di noi indistintamente e nella quale ritroviamo la via d'accesso ad una dimensione più sottile, quella del nostro essere.

mercoledì 18 novembre 2015

IL FIORE DI LOTO

Il fango ne protegge il seme
e ne nutre il germoglio.
La forza della natura 
ne dirige la crescita verso la luce
mentre l'acqua ne protegge il cammino.
Il sole ne ammira la bellezza
e la riempie di vita.





IL CRITICISMO

Ho letto questa splendida riflessione di Roberto Assagioli (tratta da "Psicosintesi" - Ed. Mediterranee)    e la condivido molto volentieri. E' quanto mai attuale. Spero con il cuore sia motivo di auto-analisi personale per tutti noi.

"Vi sono invece lotte incruente che sono ispirate da moventi inferiori e che producono gravi mali. ...
Si tratta del criticismo, della tendenza a criticare in ogni modo e in ogni occasione i nostri simili!
Cerchiamo innanzi tutto di comprendere perchè questa tendenza sia così diffusa e così forte; perchè tante persone, pur dotate sotto altri aspetti di buone qualità morali, si dedichino con ardore, quasi con entusiasmo, a criticare gli altri e provino nel farlo una vera voluttà, la quale traspare in tutto il loro essere: dall'inflessione della voce, all'animazione dei gesti ed allo scintillio degli occhi. Una breve analisi psicologica ... ci darà la spiegazione di questo fenomeno. ....
In primo luogo il criticismo soddisfa il nostro istinto di auto-affermazione. Il riscontrare e l'accentuare le deficienze e le debolezze altrui ci dà un piacevole senso di superiorità, solletica gradevolmente la nostra vanità e la nostra presunzione.
In secondo luogo esso offre uno sfogo diretto alle nostre energie combattive, sfogo che mentre ci dà la soddisfazione di una facile vittoria, senza esporci a pericoli (poichè spesso il nemico è assente), ci sembra innocuo, anzi spesso doveroso, e sfugge così ad ogni freno o censura interna, ingannando la nostra coscienza morale.
Si aggiunga poi che per molte persone le quali devono subire senza reagire il dominio altrui, o che devono accettare nella vita condizioni e situazioni a loro sgradevoli, ma contro le quali non si possono ribellare, il criticismo costituisce il solo modo  nel quale possono dare libero sfogo alla loro ostilità e al loro risentimento repressi, la sola valvola di sicurezza per diminuire la loro pressione interna. ....
Le ragioni che abbiamo accennate servono bene a spiegare la grande diffusione del criticismo, ma non valgono certo a giustificarlo. Non è vero che esso sia innocuo e che quindi possiamo permettercelo liberamemte come un piacevole sport intellettuale, come un esercizio della mente e della lingua. Se ci rendessimo conto degli effetti che derivano da critiche fatte in modo leggero ed avventato, se potessimo scorgere le ferite dolorose, le profonde amarezze, gli abbattimenti, i sordi rancori, le reazioni di violenza che suscitano quelle nostre espressioni (spesso diffuse, ingrandite, sfruttate dall'altrui malignità) avremmo un senso di orrore. E se inoltre comprendessimo come l'abitudine a criticare tenda a isterilirci, a inaridirci, a smorzare i nostri più vivi ed alti sentimenti, a paralizzare i nostri più nobili impulsi, vedremmo come gli effimeri piaceri del criticismo siano pagati a caro prezzo."



martedì 17 novembre 2015

LA CALAMITA DELL'EGO

In questi giorni riflettevo sull'ego. In particolare su quello debordante del "so tutto io dall'alto della mia perfezione". Questo tipo di ego si riconosce subito dalla determinazione con cui elargisce pillole di verità, dalla naturalezza con cui spara giudizi e dall'inflessibilità con cui si propone.
Un atteggiamento così sicuro e determinato (spesso supportato da titoli, lauree o dagli infiniti corsi frequentati) viene spesso scambiato come caratteristica di colui che si è illuminato e ne sa più di tutti gli altri. 
Per questa ragione questo ego funziona come una calamita su chi, alla ricerca di soluzioni, risposte o aiuto, si considera meno di zero o su chi, per pigrizia o insicurezza, tende ad affidarsi invece di credere in se stesso.
In questo periodo siamo circondati da infiniti ego e dai greggi che li seguono. 
Se sei fuori dagli schemi acquisti, quasi sempre, il dono dell'invisibilità e osservi con inesauribile curiosità l'effetto calamita.
Sì perchè l'ego, essendo frutto della mente, è un imbonitore eccezionale, è spesso dotato di una dialettica di tutto rispetto, è accattivante, carismatico e ... astuto.
Ma come si fa a identificare un ego in grado di vendere ghiaccioli agli eschimesi?
Dalle sue sottili contraddizioni. La mente è specializzata nel produrre giustificazioni mentali a supportare le proprie convinzioni, ma non è così abile da far sì che tali gisuticazioni non entrino in contrasto con altre affermazioni. Si tratta spesso di sottili sfumature, ma se si rimane focalizzati sui concetti senza lasciarsi trasportare dalla teatralità dell'eloquio, è possibile coglierle. E colta una, il gioco è fatto e l'ascolto cambierà radicalmente approccio. 
Nel lavoro con i Maestri ho passato anni ad allenarmi nell'arte dell'ascolto per affinare il mio rilevatore "ego" a 360°. 
Ne è valsa la pena perchè soprattutto all'inizio, quando la fiducia in me stessa e la mia sicurezza erano precarie, sono scivolata facilmente anch'io dietro al "guru" di turno, considerandolo "migliore" di me.
Con il tempo ho fatto tesoro delle esperienze vissute e ho imparato a costruire la mia centratura, acquisendo quella sicurezza indispensabile a sostenere la mia libertà di pensiero e di azione.



lunedì 16 novembre 2015

CHIUDERSI IN SE STESSI

In questa situazione di odio e rabbia, la chiusura diviene una barriera a protezione di noi stessi.
Desidero analizzare in profondità questo atteggiamento che applichiamo automaticamente di fronte ad eventi che intaccano il nostro senso di sicurezza.
La paura ci porta istintivamente a fuggire da una situazione o a proteggerci da essa. Come ogni emozione ha una doppia valenza e se da un lato supporta l'istinto alla sopravvivenza, dall'altro  ci porta ad agire irrazionalmente. In quest'ultimo caso è l'emozione stessa a dirigere l'azione.
E non si può negare che attualmente la paura rivesta una parte importante nelle nostre vite e induca molti di noi a chiudersi in un bozzolo di rigidità e giudizio.
Osservate il vostro corpo: le spalle sono tese? Sono rivolte in avanti? Il respiro è superficiale? La schiena è dolente? La cervicale si fa sentire? I muscoli sono contratti? Le articolazioni sono rigide?
Il corpo è un alleato importante nel farci comprendere quello che proviamo al di là di quello che pensiamo di provare.
Se avete riscontrato in voi stessi anche solo uno dei disagi elencati precedentemente, avete attivato un atteggiamento di chiusura.
Cosa accade quando siamo in chiusura? Sicuramente schermiamo gli attacchi, ma questo non ci rende immuni ad essi, in quanto così come nulla entra, nulla può uscire. 
E sfido chiunque di voi ad ammettere di non avere rabbia al proprio interno: magari è congelata e repressa e vi sembra di non avvertirla, ma i ritmi e gli stili di vita a cui siamo abituati sono un fornitore primario di questa emozione. 
Mi piace visualizzare la rabbia come un fuoco, una possente fonte di energia, utile a toglierci dalle situazioni di disagio se ascoltata in modo equilibrato. 
Provate ad immaginare questo fuoco dentro di voi rinchiuso e continuamente attizzato dalla rabbia che vi circonda: potrebbe facilmente arrivare ad essere fuori controllo e a bruciarvi ugualmente  per autocombustione. Vi siete schermati da ciò che vi circonda, ma avete innescato una bomba a orologeria all'interno di voi stessi.
Questa bomba ha bisogno di essere tenuta sotto controllo per non esplodere ed ecco che  lingue di fuoco si manifestano attraverso pensieri e parole di rabbia, di odio e di giudizio. Senza accorgervene siete divenuti attori protagonisti del clima di guerra che vi fa paura. E recitando la vostra parte ne potenziate l'effetto. E generate ulteriore paura, ulteriore odio, ulteriore guerra. 
Restare aperti richiede un sacrificio continuo. E' faticoso essere nel cuore e flessibili, quando intorno tutto è rabbia e rigidità. E' estremamente faticoso perchè si devono fare i conti con la propria rabbia   senza esserne travolti e quando ogni cosa vista e sentita risuona con essa è semplice cadere nella trappola della paura.
E' difficile rimanere centrati e equilibrati quando tutto sembra andare alla deriva. Occorre trasformare quell'energia di rabbia in apertura, assenza di giudizio e amore e questo atteggiamento è basato sulla consapevolezza. Sicuramente non farà differenza alcuna nello scenario di distruzione che caratterizza questo momento storico, ma se ognuno di noi, nel suo piccolo ambito, sceglierà di non calcare la scena come attore protagonista, quell'energia di rabbia potrebbe trasformarsi in intento di pace.
Personalmente ho scelto questa via e farò del mio meglio per rimanervi fedele.


giovedì 12 novembre 2015

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI A PADOVA



IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI A PADOVA


SABATO 14 NOVEMBRE 2015

ASSOCIAZIONE CULTURALE STUDI SULLA SOPRAVVIVENZA - PADOVA

ORGANIZZA CONVEGNO ANNUALE
sul tema

FEDE E SCIENZA
COME DIMENSIONE CENTRALE DEL BENESSERE INDIVIDUALE

Gentili Ospiti, anche quest’anno rinnoviamo l’invito al Seminario di studio organizzato dalla nostra Associazione, rivolto alle persone che desiderano approfondire, con l’aiuto di professionisti, tematiche intese a promuovere il benessere fisico, psichico e spirituale e migliorare la nostra esistenza. 

PROGRAMMA

09.00 Saluti di apertura e presentazione da parte di Edda Cattani e Giuliana Vial (Responsabili dell’A.C.S.S.S.)

09.15 Dott.ssa EDDA CATTANI
“L’arte di scegliere ciò che ci serve davvero: la temperanza”

Psicologa e pedagogista, si occupa di portare messaggi di armonia e di curare l’elaborazione del lutto c/o Associazioni che raggiunge in varie città d’Italia.

10.00 Dott. GIOVANNI MINUTOLI
“La sofferenza della madre: l’archetipo di Demetra Dolente”

Ha studiato Filosofia Sistematica e Psicologia delle relazioni di aiuto. Dirige una scuola di conoscenza interiore tramite gli Archetipi Simbolici e insegna Antropologia Filosofica.

10.45 Dott.ssa EMMA VITIANI
“La dietetica innovativa e il pensiero positivo creativo per raggiungere il benessere olistico”.

Dietista olistica e esperta di Creatività, laureata in Giurisprudenza e in Dietistica. Si dedica alla Dietologia e alla concezione olistica che individua l’uomo nel suo insieme di psiche, corpo e spirito.

11.30 Pausa Caffè

12.00 Dott.ssa PAOLA GIOVETTI
“Luoghi di forza: le località che emanano energia, pace e armonia!”

Giornalista e scrittrice. Laureata in Lettere all’Università di Bologna, dopo alcuni anni di insegnamento, si è dedicata alla ricerca e alla divulgazione delle tematiche esoteriche e parapsicologiche

13.00 Pausa pranzo

14.30 Prof. CARLUCCIO BONESSO
“Gioia e felicità: le due emozioni più importanti.”

Pedagogista, psicologo e grafologo. Docente di psicologia e scienze dell’educazione. E’ esperto in analisi del comportamento, in educazione emozionale e delle problematiche del disagio giovanile.

15.15 Dott.ssa DONATELLA CODA ZABETTA
“Il coraggio di ascoltarsi per stare bene con se stessi e con gli altri”

Laureata in scienze naturali. Ha fondato a Cigliano (VC) un’associazione “Centro per lo Sviluppo Evolutivo dell’Uomo” per promuovere attività volte al benessere psico-fisico dell’individuo.

16.00 Pausa Caffè

16.30 Dott. STEFANO ROVERSO
“Tu sei unico e irripetibile! TU sei più del tuo corpo fisico.”

Come Accredited Outreach Facilitator porta in Italia le attività dell’Istituto Monroe e i suoi programmi esperenziali, assolutamente straordinari, che fanno uso della tecnica Hemi-Sync®

Interventi e interazione col pubblico.

18.00 Chiusura dei lavori

RESPONSABILI e COORDINATORI
Cattani Edda
Vial Giuliana
Zaggia Nicoletta
Per la Segreteria:
Argenti Chiara – Minesso Lorella –
Pricci Daniela

Si conferma che l’accettazione delle iscrizioni sarà possibile fino all’esaurimento dei posti disponibili.

Per spese organizzative e relatori la partecipazione è di 20 Euro pro-capite da versare sulla POSTEPAY (Uffici Postali e Tabaccherie) intestata a Daniela Pricci n. 4023 6006 6205 1210.


Per info: Giuliana Vial 049 9925172 – Cell. 338 8232091 e
Chiara Argenti 049/718110 cell. 339 6203964.

Qualsiasi ogni nostro eccedente provento, sarà devoluto in opere di beneficenza.

Il nostro sito internet:
http://www.acsss.it/


L'INERZIA

Oggi posto un estratto del libro "Psicosintesi" di Roberto Assagioli - Ed. Mediterranee:

"... Jung dice che "l'inerzia è lo stato fondamentale dell'uomo." Questo gravame di inerzia, questo orrore dello sforzo, può essere associato all'attivismo esterno poichè questo è, dal lato spirituale, passività non attività. C'è molta gente che si agita freneticamente, ma che non ha alcuna attività nel senso interno. Questa inerzia - sia che si manifesti come torpore, come inazione, o come attivismo - è un grande ostacolo al raggiungimento della coscienza spirituale."



Come sempre accade nella mia vita, posto un blog sull'iceberg e nella lettura della sera trovo questa magnifica frase. E quest'altra che si riferisce all'iceberg (queste coincidenze mi divertono sempre moltissimo!):
"Un fatto importante è che ci sono in noi delle formazioni psichiche in parte coscienti e in parte inconscie. Si possono paragonare all'iceberg, in cui una parte, la minore, affiora sopra il livello del mare, ma la parte maggiore rimane sommersa; o anche alla pianta del loto  in cui il fiore si eleva sulla superficie dell'acqua, lo stelo sta nell'acqua e la radice nella terra. Noi ignoriamo cioè le radici, la provenienza, le cause di molte nostre idee, convinzioni, stati d'animo, impulsi; vediamo per così dire il prodotto già formato. Abbiamo delle concezioni filosofiche, religiose, poetiche; dati atteggiamenti di fronte agli altri, impulsi a fare certe cose. Di questo siamo coscienti; ma le loro vere cause ci sfuggono, hanno radici nel profondo del nostro essere. Basta questo a dimostrare l'importanza pratica, vitale dello studio dell'inconscio. Se noi non vogliamo essere spinti quali marionette mosse da fili inviibili, se vogliamo essere consapevoli del come, del perchè pensiamo ed agiamo in dati modi, dobbiamo fare un esame profonfo, coraggioso di questa zona oscura che è in noi."
Porrei particolare enfasi  sul termine "Coraggioso" in relazione all'esame interiore in quanto è proprio in questo caso specifico che ci troviamo a dover affrontare quell'inerzia che ci porta a ghiacciarci come iceberg e fare di noi un blocco unico. 
Continua Assagioli : "Una delle maggiori cecità, delle illusioni più nocive e pericolose che ci impediscono di essere quali potremmo essere, di raggiungere l'alta mèta a cui siamo destinati, è di credere di essere per così dire "tutti d'un pezzo", di possedere cioè una personalità ben definita."
Siamo spesso rivolti solo all'esterno e diamo importanza all'atto pratico della nostra quotidianità e fagocitati da questa illusione, ci dimentichiamo di scoprire "chi e che cosa siamo" al di là dell'infinità di identificazioni e ruoli che ci coinvolgono.

Oggi mi fermo qui. Poche righe, ma con innumerevoli spunti di riflessione. 
Che la meditazione vi doni chiarezza.

mercoledì 11 novembre 2015

ICEBERG IN VISTA!

In questo periodo percepisco una grande immobilità energetica. 
La perdita di equilibrio e di punti di riferimento generata dalla profonda instabilità che ci coinvolge (in ambito politico, economico e sociale), ha favorito l'emersione delle paure e debolezze individuali, creando dei veri e propri iceberg vaganti. 
Le paure e le debolezze riposte in cantina e ignorate  in una situazione di "apparente" sicurezza materiale, sono tornate alla ribalta come mine inesplose. L'ignorarle e il fuggirle non è più possibile, allora ci si trasforma in blocchi di ghiaccio immobilizzati dall'incapacità a sgrovigliare la matassa di tanti problemi tutti insieme. Rabbia, frustrazione ed aggressività caratterizzano le azioni degli iceberg.
Occorre muoversi con circospezione in quanto la massa emersa dell'iceberg è ben poca cosa rispetto alla massa sommersa e il pericolo di restare incagliati è grande. Se si splende di Luce propria si rischia anche di venir utilizzati come fonti di energia alternativa ad uso continuo.