giovedì 9 aprile 2015

ESSERE NEL CUORE

Essere nel cuore non è accogliere passivamente. Essere nel cuore è accogliere nel rispetto di me stesso.
Perché a volte non riesco a mettere i sani limiti del rispetto verso me stesso?
Per ego, per paura, per debolezza. E la mente giustifica quello che il cuore tenta invano di svelare.
Questo approccio porta inevitabilmente alla costruzione di grandi barriere per sopravvivere all’esterno e , a maggior ragione, all’interno, alle nostre dinamiche nascoste.
Essere nel cuore è saper accogliere con discernimento.
Essere nel cuore è saper lasciar andare con consapevolezza.





11 commenti:

  1. Ciao, Donatella. Non comprendo bene il significato di sani limiti del rispetto verso me stesso. Forse intendi un confine tra quello che sono e quello che voglio che si veda di me?

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  2. Molte dinamiche inconsce possono intervenire a espandere o contrarre i nostri confini. Il rispetto di sé si basa sul rispetto dei bisogni fisiologici e primari del corpo. Se pensiamo che il corpo specchia il nostro cuore e la nostra interiorità in modo magnifico, il senso di questa riflessione si amlia. Spesso questi bisogni si dilatano a comprendere bisogni "illusori" che però mi fanno sentire al sicuro (famiglia, amici, lavoro, ruolo ... i famosi punti di rifermento esterni) e mi confondono: per mantenere la sicurezza sono, quindi, disposto a cedere spazio. Direi che il confine tra quello che sono e quello che voglio apparire è sicuramente uno degli aspetti che potrebbero arrecare grande confusione ... ;-)

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  3. Ti ringrazio per il chiarimento :-)
    Sono stato attratto subito dal tuo post, in parte per la profondità delle tue parole, e in parte perché mi hanno ricordato quando, qualche estate fa, lessi la biografia di Gurdjieff. In un passaggio, egli dice di sé di essere stato "un giovanotto di bella presenza ma di dubbia sostanza"; da qui l'associazione e la domanda.
    A presto, Nick

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    1. Wow, Nick, l'idea di aver fatto riemergere un pensiero di Gurdjieff, che stimo molto, non può che rendermi felice ;-)

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    2. Sì, indirettamente, è quello che è successo. In passato, ho approfondito il suo pensiero ed è rimasto molto in me dei suoi insegnamenti. Credo che se Gurdjieff ha attratto la mia mente, il mio cuore ha accolto senza dubbio un altro Maestro di vita cioè Osho.

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  4. Personalmente apprezzo molte riflessioni di Osho, ma c'è qualcosa che mi frena e mi porta ad accoglierne l'insegnamento con la consapevolezza del discernimento. Non tutto risuona con il mio cuore.

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    1. Se posso permettermi, così deve essere. Almeno, così è per me. Nel periodo di maggiore espansione diciamo "spirituale e intellettuale" (cioè con lo spirito come direbbe Steve Jobs: "Siate affamati, siate folli, perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero") le riflessioni di questi due grandi uomini, sono state come una traccia, "un mano da tenere" durante il viaggio esplorativo dentro e fuori di me. Di quella esperienza, ne ho fatta una sintesi che, oggi, mi aiuta a continuare quell'esplorazione iniziata da ragazzo.

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  5. Condivido la tua riflessione Nick, ma ci sono Maestri che ci sono più vicini perché il loro insegnamento risuona profondamente con il nostro cuore e Maestri che si allontanano maggiormente dal nostro sentire. Ogni percorso è unico e come tale ha una sua vibrazione. La mia vibrazione risuona in modo armonico con Gurdjieff , ma in modo non così armonico con Osho. Questione di ottave, forse ;-)

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    1. Forse questa è la spiegazione del perché ho "lasciato la mano" di una persona che stimo molto per saggezza ed esperienza. Mi piace: "questione di ottave" :-) Gurdjieff docet?

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