venerdì 24 aprile 2015

OSSERVARE IN ASSENZA DI GIUDIZIO

Oggi ho scelto di dedicare qualche riga all'argomento "giudizio". 
Durante le presentazioni a Roma, ho notato quanto fosse naturale osservare la propria quotidianità in modo soggettivo, osservarla cioè con le lenti della propria educazione e dei propri schemi mentali, pur pensando di analizzarla in modo oggettivo. Quando si vive una difficoltà, è naturale ricercare una comprensione che permetta di trascenderla, ritrovando uno stato di benessere. Purtroppo, spesso si tende a operare questo passaggio con la mente.

Un esempio pratico, forse, potrà semplificare l'esposizione.

Mi trovo a lavorare in un ambiente dove i colleghi sono "fru - fru", cioè frivoli, e mi sento a disagio.
Già nell'attimo in cui li etichetto, li ho giudicati. Ho giudicato la loro leggerezza, considerandola superficialità. E questa leggerezza/superficialità mi infastidisce: cozza con la mia idea di profondità di pensiero e la vivo male, la rifuggo. Non prendo neanche in considerazione un'idea di leggerezza scaturita dall'assenza di attaccamenti, generata dalla consapevolezza e dalla libertà dell'essere. Probabilmente, la mia educazione, sociale e religiosa, mi ha trasmesso lo schema: leggerezza = superficialità e inconsciamente l'ho fatto mio, senza perder tempo a rielaborarlo. E vivo la mia vita con il peso dello schema: al contempo giudico quella leggerezza, che sembra così fuori dalla mia portata, per non finire nella favola della volpe e l'uva. Non mi può mancare qualcosa di cui nego la bellezza. Il cuore mi rimanda un bisogno di leggerezza, ma la mente giustifica l'assenza della stessa con il fatto che io sia, rinunciandovi,  una persona "migliore". Sono in un vicolo cieco. Non sto bene con me stessa e tanto meno quando ogni giorno sul lavoro mi rapporto con i colleghi. Qual è la soluzione? Cambiare posto di lavoro (fuggendo da una situazione che mi pone di fronte allo schema mentale che mi sta bloccando) o cambiare me stessa (disgregando lo schema)?
La mente mi convincerà che quel lavoro non è adatto a me, che quelle persone non risuonano con il mio livello di consapevolezza, che se mi ascolto devo allontanarmi .. mascherando questi pensieri come frutto del cuore. 
Il mio cuore, al contrario, mi insegnerà, attraverso la quotidianità, a valorizzare la leggerezza.
Potrebbe anche succedere che quando avrò elaborato il passaggio, arriverà una nuova proposta di lavoro e che scelga di spostarmi consapevolmente. Chissà.

Alla luce di questa riflessione ... osservate con il cuore o con la mente?


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