domenica 9 agosto 2015

SPERANZA O ILLUSIONE?

Sono tempi duri. Rimanere centrati è sempre più faticoso. Estraniarsi dal mondo non è possibile, ma starci immersi con distacco, assumendo un atteggiamento neutrale, richiede tantissima energia.
La neutralità si basa sull'accettazione e sulla profonda elaborazione delle proprie paure e debolezze, per non risuonare con le tante emozioni che aleggiano nell'aria. Farsi travolgere dalla rabbia o dal giudizio è un attimo. Identificarsi con l'aggressività e schierarsi dalla parte che "giudichiamo giusta", perdendo oggettività, accade spesso senza che ce ne rendiamo conto. Fare i conti con la propria rabbia latente, con i propri sensi di colpa, con le proprie ferite è molto doloroso: per questo la via più facile è quella di scaricare il dolore ergendosi a paladini della "verità".
Un paio di giorni fa sono stata invitata da una carissima amica, amante dei lupi come me, a vedere un film di J.J. Annaud "L'ultimo lupo". Ne guardai il trailer e subito mi resi conto che la visione non sarebbe stata facile per il carico di violenza che comportava. Mi ascoltai e scelsi di accompagnarla comunque, sicura che ne avrei ricavato un insegnamento. Nulla avviene mai per caso.
Fu una fatica immane l'osservare il susseguirsi delle scene del film. Speravo che la bellezza delle immagini e dei paesaggi avrebbe attutito la durezza del tema, ma era semplicemente l'illusione a cui mi aggrappavo. Da una parte primeggiava la figura dell'uomo "distruttore", senza alcun rispetto, dall'altra quella del "presunto salvatore", ahimè, inconsapevole. Al centro la figura del vecchio mongolo, il vero lupo della steppa, che osservava gli eventi senza intervenire e senza giudicarli, con estrema pazienza. La  saggezza era nella neutralità del suo operato, a tratti addirittura commovente.
Pensavo di mantenere distacco nell'osservazione, ma mi sono accorta quanto le azioni del "presunto salvatore inconsapevole" che il vecchio viveva con grande oggettività, mi fecero provare rabbia, mentre vivevo con maggior tolleranza la figura dell'uomo distruttore. L'azione del giovane cinese, che aveva scelto di allevare un cucciolo di lupo in cattività risuonava troppo con le mie ferite del passato per lasciarmi indifferente: riportava alla luce il dolore legato all'ingiustizia (ma chi sono io per decretare cosa sia giusto?), alla mancanza di rispetto per la propria natura (ho faticato così tanto ad accettarmi ...) e all'inconsapevolezza (come se fossi nata consapevole e avessi dimenticato tutti gli sforzi fatti per iniziare a divenirlo!). Insomma è bastato un film a farmi osservare quanto ancora debba lavorare su di me. Il finale del film ha rincarato la dose evidenziando la mancanza di fiducia che aveva distinto la mia percezione, fiducia in un progetto più grande che aveva reso ogni azione (anche la più nefasta) necessaria al dispiegarsi del piano. La neutralità del saggio mongolo  rimandava questa incontrastata fiducia in ogni gesto, parola, azione.
Gli insegnamenti che dovevo accogliere sono stati molteplici. L'inutilità dell'aggrapparsi alla speranza supportando l'illusione e l'importanza del vivere gli eventi nel presente con grande neutralità, consapevole che vi è un progetto più grande in cui aver fiducia al di là dell'incomprensione che un'osservazione soggettiva può scatenare. 
Grande umiltà, coraggio e pazienza sempre a disposizione.


2 commenti:

  1. Donatella buona domenica.
    non riesco ad essere neutrale di fronte alle prepotenze perpetrate verso i deboli e gli indifesi nè mi sentirei bene ad assumere un atteggiamento contempativo

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    1. Luminosa domenica Furio. Provo la tua stessa difficoltà, ma osservare consapevolmente ci permette di acquisire il distacco necessario ad un'azione o ad una non azione di cuore. Se ci lasciamo travolgere dalla rabbia, inevitabilmente faremo il gioco della mente e entreremo di diritto nella stessa spirale di violenza che ci crea sofferenza perchè risuona con qualcosa che ci turba profondamente e che ancora non siamo riusciti a elaborare oggettivamente. Ogni spirito incarnato ha un percorso da compiere ed esperienze da sperimentare per crescere. Con umiltà, è necessario ammettere che la visione d'insieme non ci appartiene.

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