sabato 31 ottobre 2015

LA DISPERAZIONE GENERA L'ILLUSIONE

Bella questa affermazione di Lowen, che nasce dall'osservazione di persone disperate che per sostenere il proprio animo nella lotta per la sopravvivenza si sono create delle illusioni. Come a ricordarci quanto sia funzionale l'utilizzo dell'illusione in situazioni di impotenza o di pericolo.
Senza scadere in traumi di questo livello, credo che l'illusione sia ormai qualcosa che ci appartiene in modo più o meno velato. Chi non si è illuso almeno una volta nella vita?
In merito ad una relazione, ad una scelta da affrontare, ad un impegno da sostenere ... gli esempi potrebbero essere innumerevoli.
E come mai l'illusione è così comune? A mio avviso, per via di una mente sempre più autonomamente operativa ed efficace nel creare giustificazioni di ogni sorta. Arrampicarsi sugli specchi è lo sport più in voga del momento. Difenderci da quello che non vogliamo fare o vedere è divenuto un automatismo. Quando disgreghiamo l'abitudine all'illusione, ci troviamo, infatti, a fare i conti con noi stessi, con le nostre paure e debolezze. Non ci piace affatto. Meglio illuderci che gli elefanti possano volare e non arrenderci all'evidenza dei fatti finchè è possibile farlo. Quando l'elefante con tutta la sua mole si schianterà al suolo appiattendoci, dovremo farci i conti per forza. Ma se l'elefante si è schiantato al suolo ... allora ... volava davvero? ;-)
Ad ognuno la sua risposta.



venerdì 30 ottobre 2015

BELLA LA LUNA

Questa mattina all'alba 
osservo il cielo tra le fronde degli alberi.
La luna fa da contraltare al sole nascente. 
Mi piace questo connubio. 
Il cielo armonizza l'insieme.
Mi ci ritrovo.
 Luce ed ombra uniti dalla luce del cuore.
Una percezione di completezza mi avvolge 
in un intimo abbraccio di accettazione di me stessa.
La bellezza dà il benvenuto al nuovo giorno.


giovedì 29 ottobre 2015

ESSERI PERFETTI

Estratto da "Il tradimento del corpo" di Lowen - Ed. Mediterranee:

"La persona ipercritica rende palese il bisogno di essere considerata perfetta. La sua incapacità di accettare gli altri come sono riflette la sua incapacità di accettare se stessa. La sua ricerca della perfezione è una prioezione di ciò che esige da sè. Il perfezionismo è forse la più comune di tutte le illusioni e certamente una delle più distruttive per i rapporti umani."


Ed io ci lavoro e non smetterò mai di lavorarci. 

mercoledì 28 ottobre 2015

CONSAPEVOLEZZE ... CAMMIN FACENDO

Giorno dopo giorno si cresce, si matura, ci si comprende sempre meglio.
Soprattutto se a rompere la routine quotidiana interviene un evento traumatico che ci induce a fermarci  e a osservare con maggior consapevolezza il vissuto.
Quando questo trauma interessa la salute, l'effetto che ne può sortire è ancora più profondo. Se si impara a farne tesoro, ovviamente.
A giugno ho fratturato il polso sinistro. Sono stata ingessata in modo non fisiologico e oltre alla frattura scomposta del radio ne ho ricavata una lesione delle guaine tendinee degli estensori di polso e mano con attivazione di sindrome algoneurodistrofica e infiammazione dei nervi. Dolore a mille. Non posso assumere farmaci, per cui il dolore me lo sono vissuto pienamente. Mi ha reso totalmente impotente, mi ha messo a nudo, come si suol dire. Non ho dormito per un paio di mesi (non potevo nè appoggiare il braccio nè sfiorarlo senza vedere le stelle - quelle dei cartoni animati, intendo), non sono riuscita a meditare e solo il respiro mi ha, a tratti, alleviato la sofferenza. Successivamente un percorso di fisioterapia intensiva a scongelare un polso che, a gesso tolto, pareva di pietra. Visite su visite e il dolore, sempre molto presente, è stato gestibile a tratti, permettendomi di meditare, traendone grande giovamento. 
Ho finito la fisioterapia la scorsa settimana, sebbene una certa rigidità articolare mi sia rimasta e richiederà  tempo per essere risolta (per non dimenticare).
Appena sono arrivata a casa dall'ospedale è inziato il percorso di scavo nell'interiorità per cercare di comprendere la sorgente che aveva scatenato un segnale così importante nel mio corpo. Il rimettersi in discussione a 360° mi appartiene da sempre, così come la tendenza a colpevizzarmi per prima di fronte a qualsiasi evento, per cui ne nacque una prima fase fortemente "fustigativa". Avevo da poco interrotto i gruppi di meditazione e avevo percepito il dolore e la rabbia che questo aveva generato in chi ritrovava in quelle occasioni benessere e serenità: questo mi faceva sentire in colpa sebbene fossi assolutamente consapevole della scelta adottata. Nel cuore mi era spiaciuto dover prendere atto che sebbene prodigassi tutta me stessa nelle serate, si procedeva usando come carburante solo la mia energia. E mi ero ridotta a trascinare in porto un transatlantico di dimensioni colossali, senza per altro riuscire nell'intento. Altra mia debolezza è quella di non arrendermi facilmente, ragion per cui mi è necessario sprofondare fin negli abissi prima di mollare la presa e quando la mollai ero arrivata a toccare il fondo. Ero completamente scarica e l'insoddisfazione che avevo generato con la mia scelta impopolare mi abbatteva ulteriormente. Qualcosa doveva essere rivisto. Con il dolore la confusione impera, per cui ci volle un mese di autoanalisi per scorgere una nuova prospettiva. Fu proprio l'incontro/scontro con la debolezza della mia umanità a far luce nel buio. I Maestri mi presero per mano e mi accolsero con amore seppur fossi ridotta a un rottame in mille pezzi e mi ricordarono il mio compito e la necessità di purificarlo ulteriormente alla luce della consapevolezza. 
Compresi che scrivere sarebbe stato un modo importante per portarlo avanti (e lo compresi proprio quando la consegna del manoscritto del nuovo volume rischiò di saltare per via dell'infortunio!) e che avrei potuto solo rendere oggettivo il sentire delle persone illuminandolo con il cuore. La risoluzione di eventuali problemi è infatti  strettamente individuale e deve nascere dalla spinta interiore generata dalla maturazione personale. Fu una grande liberazione. Osservando e scrivendo, condivido modi di lavorare su se stessi sempre più rispondenti al cambiamento umano (e il nuovo libro sarà un passo avanti rispetto al "Coraggio di ascoltarsi" in questo senso), ma solo chi è pronto a farne tesoro trarrà effettivo giovamento dal praticarli.  Il seguire seminari non accelererà un processo di maturazione che resta strettamente individuale. Il mio prodigarmi con tutta me stessa nelle serate di meditazione era solo uno spargimento di consapevolezza avulso dal discernimento: l'esperienza stessa mi dimostrò come il ripetere con parole diverse o il proporre esercizi differenti per far luce sullo stesso tema, non portasse ad altro che al mio scarico energetico; per questa ragione chi partecipava alla meditazione stava meglio durante la serata sentendosi accolto e supportato dalla mia energia, ma nella quotidianità si ritrovava regolarmente a fare i conti con se stesso e non era cambiato nulla. C'era una falla enorme nel sistema. Nel mio sistema e in quello di coloro che seguivano i seminari. Il mio senso di responsabilità si era ampliato ben oltre il limite del rispetto, mentre quello altrui si era annullato.
E la mia mano sinistra (la mano del cuore) con la frattura del polso mi attaccò ben chiaro davanti agli occhi un cartellone: "DONA CON DISCERNIMENTO O NON DONARE AFFATTO".
E così oggi mi ritrovo a offrire spunti di riflessione nell'etere: chi è pronto ne farà tesoro. Ho abbandonato la presunzione del poter essere di supporto (credo fosse uno strascico di sindrome della crocerissina che mi portavo dietro senza accorgermene , pur con sfumature evolutivamente più sottili) e con grande umiltà lavoro su me stessa, osservo e condivido quello che ho compreso.
Perchè questa è la strada verso la consapevolezza.

Grazie a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere questo sbrodolamento autobiografico.


lunedì 26 ottobre 2015

IL CORPO VIRTUALE

"Numerosi esperimenti hanno dimostrato che 
quando l'interazione tra corpo e ambiente è molto ridotta, 
si perde la percezione della realtà. 
(Lilly, J.C. , Mental Effects of reductions of Ordinary Levels of Phisical Stimuli 
on Intact, Healthy Persons: a Symposium, 1956)



Oggi rifletto ad alta voce osservando me stessa digitare un blog che vuole stimolare uno spunto di riflessione profondo sul nostro modus vivendi. Tra personal computer, cellulari e televisione ci muoviamo sempre meno, pur viaggiando con la mente a gran velocità. Abbiamo sostituito il movimento delle gambe con sms, mail e whatsapp. 
Spesso adottiamo posizioni statiche e raramente troviamo nella nostra giornata tempo per una disciplina fisica che ci riporti a contatto con il nostro corpo. Molte attività che un tempo richiedevano l'ultilizzo del corpo (come l'andare a trovare un amico per fare due chiacchiere o il recarsi a fare acquisti o a pagare una bolletta...) ora sono state sostituite dalla comodità di internet, tanto da renderci schiavi del web. A chi non è mai capitato di entrare in panico di fronte a un pc o a un cellulare impallato? Come se non fosse possibile sopravvivere senza ... quando la storia dell'uomo dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, che lo è.
Un mente sempre più attiva e un corpo sempre più statico ci hanno gradatamente reso ... virtuali.
Abbiamo perso un sano e quotidiano contatto con la realtà e,  peggio ancora, con il nostro corpo.
Non lo percepiamo più. Diamo per scontato che ci sia e ci accorgiamo di averlo quando ci mette i bastoni tra le ruote, ammalandosi. Abbiamo congelato la percezione fisica, sostituendola con un mentale sempre più attivo che ha fatto di noi dei robottini informatici.
Oggi propongo la giornata del corpo. Io stessa, dopo la pubblicazione del blog, mi dileguerò nella natura. Chi può faccia altrettanto.
Il grado di sofferenza che emergerà da una scelta di questo tipo, sarà un ottimo spunto di riflessione individuale. 

venerdì 23 ottobre 2015

ALLINEARSI A SE STESSI

Da cosa si comincia?
Dall'ascolto del corpo. Sempre che non sia congelato ;-)
Il corpo, infatti, è molto diretto nei suoi segnali.
Se il nostro ritmo è troppo frenetico, la stanchezza ci indica di fermarci.
Se ci costringiamo a fare qualcosa controvoglia, il nostro stomaco ci ricorda che non ci stiamo muovendo verso una direzione di benessere.
Il corpo non si adegua alle aspettative, all'educazione, all'immagine. E' schietto. Quest'azione è in linea con il tuo sentire e ti fa star bene, quest'altra no e ti crea disagio.
Se siamo confusi, il corpo è il miglior strumento per produrre chiarezza.
Il problema è che spesso non vogliamo questa chiarezza. Non ci piace ammettere con noi stessi che stiamo facendo un sacco di cose in modo forzato, che questo atteggiamento non ci stare bene, ma che non vogliamo rinunciare a percorrere l'abitudine.
E così  congeliamo il corpo. Lo mettiamo in silenzioso, come fosse un telefonino da utilizzare alla bisogna, dimenticando quanto esso sia il nostro più prezioso alleato di vita. 
Non è strano che quando riaccendiamo il corpo (arrivando in vacanza), esso tenda ad ammalarsi e a far emergere tutti i disagi accumulati nel periodo della glaciazione? 
L'ibernazione, infatti, non elimina i problemi, ma li accumula e ci allontana sempre più da chi siamo veramente, da noi stessi.
Attivare lo scongelamento con l'inverno in arrivo non sarà semplice, ma l'autunno ci invita a lasciar andare ... e perchè non iniziamo l'incontro con noi stessi lasciando andare la rigidità che ci appartiene?



giovedì 22 ottobre 2015

IL POTERE SALVIFICO DEL DUBBIO

Vivere il dubbio è destabilizzante: indica mancanza di chiarezza, ma allo stesso tempo una benefica dose di umiltà. Chi non ammette dubbi, ha, infatti, un ego orgoglioso che detta legge.
Il dubbio nasce dalla capacità di rimettersi in discussione e di ammettere la propria confusione interiore. Richiede tempo e pazienza per essere dissipato: la fretta è sempre una cattiva consigliera, così come il tentativo di forzare la comprensione. In quest'ultimo caso si rischia, infatti, di accogliere per buone le giustificazioni mentali tese a prediligere la via più indolore. 
Il dubbio crea sofferenza perchè inevitabilmente ci pone di fronte ad un bivio volto a trasformarci: porta a galla insicurezze ed attaccamenti che dobbiamo essere pronti a rielaborare per giungere alla chiarezza. Questo passaggio si dispiega al ritmo delle nostre resistenze e può, per questo motivo, richiedere anche anni per essere completato. Solitamente la vita ci pone più volte di fronte alla possibilità del cambiamento per amore, ma dipende da noi farne tesoro.
Il dubbio evidenzia le nostre priorità, spesso contraddittorie tra materiale e spirituale, tra mente razionale e cuore: saranno proprio le nostre scelte a determinare la direzione della nostra vita. 
La mente razionale fa leva sulla rinuncia e sulla mancanza per legarci all'abitudine dei nostri schemi, mentre il cuore richiede un atto di fiducia incondizionata nell'abbondanza dell'universo. Diviene fondamentale trovare un equilibrio, non abbandonando la concretezza della materialità, ma arricchendola, con fiducia, di una dimensione spirituale.


lunedì 19 ottobre 2015

AMORE

Ti conobbi come nutrimento, attenzioni, cure
e ti sperimentai con i primi batticuori.
Perfezionai la tua conoscenza attraverso il dolore
e ti inseguii per ricercare la gioia
finchè ti scoprii dentro di me.
Da quel giorno colmi i miei occhi
per insegnarmi a guardare al mondo 
con il cuore.


RIFLESSIONI SUL PERCORSO

Sul mio percorso. A dirla tutta. Un percorso lungo una vita e anche di più ... sostenuto da una spinta interiore così insistente da travolgermi. 
Avete presente quando sentite di dover comprendere qualcosa con una tale intensità da non ammettere indifferenza? Bene, il mio inizio è stato proprio così. Un brancolare nel buio alla ricerca di qualcosa che mi apparteneva, ma che non ricordavo più.
E via a leggere libri e a osservare, a scavare e ad approfondire. Alla ricerca delle risposte smarrite con un senso di frustrazione tale da intristirti l'esistenza. 
Le risposte non arrivano utilizzando la razionalità, ma, per puro caso, quando sei pronto a recepirle. E così è stato. Si apre un canale nella mia interiorità e un fiume in piena mi inonda di ricordi. Inizio a seguire la corrente con la mia barchetta instabile: ogni tanto entro in secca, altre volte mi schianto su un cumulo di detriti o mi capovolgo, ma non mollo e, con grande umiltà, riprendo la navigazione. Faccio pratica, non senza sacrificio, dolore e ferite, ma la gioia della scoperta è troppo luminosa per essere adombrata dagli ostacoli sul cammino. E navigo a vista un giorno dopo l'altro, attraccando in porti diversi senza mai fermarmi. Le esperienze crescono con me e affinano il mio modo di osservare la realtà. Le stelle del cielo illuminano le mie notti e il sole mi indica la rotta per il mare aperto e l'oceano sconfinato. Seguire la corrente diviene naturale e fonte di gioia infinita. Come non condividerla? Guardo all'orizzonte, ma non scorgo che poche barche in navigazione, per cui scelgo di tornare al fiume, ripercorrendo il cammino fatto per interiorizzarlo ulteriormente.
Ogni esperienza è fonte di insegnamento e così mi ritrovo a trainare alcune barchette disorientate, segnando la via. L'amore mi guida, ma,  ben presto, mi rendo conto che il condividere il mio bagaglio di navigazione non è sufficiente ad insegnare a navigare autonomamente. Manca la spinta interiore, strettamente individuale, che fa da propulsore al cammino e aiuta a non perdersi d'animo e a non arenarsi di fronte alle difficoltà: se non c'è quella, la conoscenza rimane fine a se stessa, non dà i frutti dell'esperienza e della pratica indispensabili a rendersi autonomi.
Meglio navigare indipendenti e in apertura di cuore: chi è pronto si avvicinerà e sarà naturale condividere parte del percorso.




domenica 18 ottobre 2015

PERDERE IL CONTROLLO

Quando la perdita di controllo crea un disagio sproporzionato in relazione alla situazione scatenante, evidenzia sempre un dolore con radici profonde, spesso legato a doppia mandata ad un'invasione del proprio spazio vitale talmente grave da inficiare il benessere personale. La perdita di controllo acquisisce, quindi, contorni ingigantiti dal trauma subito, facendo riemergere una percezione di pericolo e attivando, conseguentemente, una "re-azione" rigida e controllata. Il lasciarsi andare diviene, in queste condizioni, un'azione consapevole che deve maturare attraverso un'elaborazione personale che richiede tempo e pazienza. L'automatismo della reazione è, infatti, reso ancora più solido dall'esigenza inconscia tendente alla sopravvivenza, per cui è necessario un grande lavoro a scioglierne la dinamica. 
Forse un esempio pratico, può chiarire meglio le parole.
Immaginiamo una persona che abbia subito violenza sessuale (e che magari ha rimosso l'evento o ha cercato di dimenticarlo per autodifesa) e sarà facile intuire quanto un trauma di questo tipo abbia il potere di condizionare l'intera vita di quella persona,  che apparirà rigida e controllata oltre misura, dura e distaccata. Di primo acchito una persona molto forte, determinata, sicura di sè; una persona tendenzialmente aggressiva, più o meno velatamente, per difendersi; una persona che con il tempo ha imparato a bastare a se stessa, ha perso fiducia nel prossimo, è diventata diffidente: la corazza indossata per protezione è spesso fraintesa da uno sguardo superificiale. 
Tratteggiato il ritratto della persona in questione, immaginiamo viva una banale situazione di perdita di controllo in cui viene leso il suo spazio vitale. Una discussione in famiglia per il disordine dei figli, una parola del partner più critica del solito, un'amicizia pretenziosa... tutte questioni all'ordine del giorno e oggettivamente gestibili con un bel respiro ed un sano lasciar andare. Ma immaginiamo empaticamente di trovarci nei panni di quella persona in cui l'esigenza di controllo è fortemente legata alla sopravvivenza. Come reagirà? Molto probabilmente irrigidendosi e con aggressività, percependosi nuovamente vittima degli eventi e sovrastata dagli stessi. La rabbia dirigerà la reazione che avrà dimensioni sproporzionate. Chi gli è accanto la definirà aggressiva, intollerante e inflessibile, acuendo ancor di più la sua corazza di ghiaccio. Il fuoco di dolore che divampa all'interno di quella corazza di ghiaccio è invisibile agli altri, ma questo non lo rende meno distruttivo. 
Immaginiamo ora che questa persona divenga consapevole di questa sua dinamica. Il primo passo teso a scioglierla sarà quello di focalizzare l'attenzione sul presente, onde donare oggettività alle situazioni. All'inizio non sarà affatto facile, ma con la pratica imparerà. Questo passaggio permetterà, poco per volta, di aumentare l'intervallo di tempo prima della reazione. E allo stesso modo, poco per volta, la porterà a poter scegliere tra reazione e azione consapevole, aprendo le porte all'elaborazione del trauma. Il processo richiederà tempo, pazienza e flessibilità.
Quali saranno gli ostacoli in grado di rendere il lavoro di autoanalisi più complicato? Certamente la quotidianità con i suoi mille impulsi e la relazione con gli altri. Si tratterà, infatti, per quella persona, di lasciar emergere la propria grande vulnerabilità e accettarla. Dimostrarsi vulnerabili, quando si è sempre data l'immagine di iceberg non scalfibili è un'arma a doppio taglio perchè aggiunge alla difficoltà dell'accoglienza della propria vunerabilità (già di per sè faticosissima), la sfida di essere affondati dal comportamento dell'altro (che non filtra nè parole nè azioni sapendo di aver a che fare con Jeeg robot d'acciaio). 
Sono sempre dell'idea che le prove non siano mai superiori alle nostre forze e che, chi si è trovato a vivere un percorso di questo genere e lo ha scelto (come spirito prima dell'incarnazione, ovviamente), abbia la forza interiore necessaria a scardinare anche gli automatismi più ostici, per imparare a fidarsi nuovamente e lasciarsi andare al flusso della vita, senza rigidità a controbilanciare i cambiamenti.
Oggi ho esagerato con le parole. Siate flessibili ;-)




venerdì 16 ottobre 2015

VOLTARE PAGINA

Spesse volte è faticoso. Abbandonare la propria zona di comfort per aprirsi a ciò che non si conosce può spaventare. E quando interviene la paura, la mente non smette più di focalizzare l'attenzione su  mancanze e difficoltà. Così si cerca di trattenere il passato, indipendentemente dal fatto che esso sia in grado di farci stare bene. Meglio un dolore conosciuto ad una presunta felicità. 
Perchè potrebbe anche accadere che, nonostante le mille paranoie di una mente nevrotica, il cambiamento sia la cosa migliore che ci possa capitare (nel 50% dei casi lo è statisticamente sempre). 
Per quale ragione si scatena, allora, una reazione di questo tipo? Dove affonda le sue radici la paura? 
In ciò che non si conosce o in ciò che si conosce?
Quanti dubbi scatena la paura ... E se non meritassi altro che quello che ho? 
Se fosse radicata in me la convinzione di non poter ambire alla gioia, quale sarebbe il mio comportamento?
Molto probabilmente sarebbe un comportamento autodistruttivo, teso a complicare ogni cosa per boicottare ogni eventuale possibilità di cambiamento e mantenere inalterato lo status quo dell'abitudine e quell'"insano" senso  di  impotenza di fronte ad un inesorabile destino. 
Sarò la causa scatenante di tutti i miei guai e finchè non cambierò prospettiva, difficilmente troverò la forza di ribaltare la mia vita per renderla degna di essere vissuta con gioia e serenità.
Personalmente ho voltato spesso pagina nella mia vita. Ho dovuto  toccare il fondo prima di riemergere, ma ce l'ho fatta, pur con una marea di difficoltà a rendere l'esperienza memorabile. 
Le prime volte ne uscivo come uno straccetto strizzato, ma poco per volta, ho acquisito sicurezza in me stessa e il cambiamento si è trasformato in un'avventura foriera di interessanti esperienze per crescere ed evolvere. Oggi so che mi merito la gioia, che ognuno di noi la merita. Però sono anche consapevole del fatto che  non è  sufficiente meritarsela per averla, ma la si deve scegliere. E la scelta comporta sempre il lasciar andare qualcosa affinchè ci sia lo spazio per farla entrare nella nostra vita.




mercoledì 14 ottobre 2015

PERDERSI

Com'è facile perdersi.
Non così semplice ritrovarsi.
La luce sembra smarrita nella confusione della mente.
Sembra.
La sua presenza è costante, ma i nostri occhi sono incapaci di scorgerla.
Ogni rinascita necessita 
del buio della notte e del dolore, 
così come della forza interiore, della pazienza e dell'umiltà,
per manifestarsi.
Ogni trasformazione lascia andare qualcosa di prezioso
per aprirsi all'alba di un nuovo giorno
in cui il Sole che sorge è sempre più vicino.




LEGGERE E SCRIVERE

Mi piace da sempre leggere, 
ma, da qualche anno, 
ho scoperto che amo allo stesso modo scrivere. 
Scrivere per condividere le comprensioni raggiunte, 
le esperienze fatte, il cammino percorso.
Leggere per accogliere, aprirsi e imparare
 e scrivere per donare, esprimere e crescere.
Scrivendo si riflette, si approfondisce, si analizza.
Ma quanto è bello.
Guardando alla mia vita, 
non posso che dedicare energie e tempo 
a condividere i tanti doni che ho ricevuto. 
Ogni giorno provo inifinita gratitudine per tanta ricchezza,
ma ci sono giorni in cui la gratitudine straripa
ed è naturale
dedicarvi una riflessione.



domenica 11 ottobre 2015

E' UTILE SCARICARE LA RABBIA ALL'ESTERNO?

Da quanto ho imparato, lo scarico della rabbia all'esterno è semplicemente un alleggerimento temporaneo: il nostro pentolone è pieno e versando un po’ d’acqua in giro, ci sembra subito di respirare molto bene, ma esso non tarderà molto a riempirsi nuovamente.
Il lasciar andare la rabbia, soprattutto quella trattenuta, richiede un profondo lavoro di autoanalisi. Non si può prendere la rabbia e buttarla, occorre trasformarla in energia utile ad uscire dal tunnel del disagio interiore.
In realtà, se siamo molto arrabbiati sempre o basta poco per farci arrabbiare, questa emozione è divenuta parte di noi.
Disidentificandoci dalla rabbia, scopriamo la debolezza che la fa emergere.
La rabbia è semplicemente un fuoco che si accende perché abbiamo legna da ardere in abbondanza al nostro interno. Trattenendo la rabbia il calore interno sale e le scintille scoccano che è un piacere dando vita a grandi falò.
Se non permettiamo alla scintilla di scoccare (scaricando un bel po' di rabbia all'esterno), magari non ci bruciamo, ma la legna da ardere non la leviamo.
Parlo di legna da ardere perchè si tratta di qualcosa che deve essere trasformato in cenere grazie ad una profonda elaborazione che dia vita ad una comprensione e alla conseguente rinascita.
Alla radice di questo accumulo di legna c’è sempre una non accettazione di qualcosa che ci appartiene profondamente e che non riusciamo o non vogliamo riconoscere come nostro.
Lavorando sulla fisicità con la visualizzazione ho notato che quando questa elaborazione avviene il corpo diventa flessibile e leggero.
Se non si è centrato il problema, permane rigidità e compressione. Lo stesso accade dopo uno scarico di rabbia.
Ovviamente in situazione di apertura è molto facile specchiare la propria quantità di rabbia: basta poco a farci incavolare. E anche se non esplodiamo come bombe, sentiamo le scintille di calore dar vita al nostro interno ad una sensazione bruciante e fastidiosa.
In tal caso, utilizzate il respiro e disidentificatevi dalla rabbia, osservando con oggettività gli eventi per cogliere la causa scatenante del disagio. Sicuramente essa ha impattato con una vostra debolezza, specchiandola, e proprio su questo è importante lavorare.



venerdì 9 ottobre 2015

LA TRASFORMAZIONE

Lasciar andare schemi mentali e attaccamenti 
per aprirsi al cambiamento 
richiede coraggio e umiltà,
forza interiore e concentrazione.
Se ci si distrae un attimo
si ricade invariabilmente nell'abitudine
di cammini già percorsi.
La trasformazione
esige attenzione e flessibilità.
Al di là della paura.



IL SAPERE

"Quello che sai, può essere d'aiuto, 
ma l'aiuto può divenire anche il tuo più grande ostacolo 
in quei momenti importanti in cui la vita vorrebbe cambiare."

Selene Calloni Williams


Quanto mi piace questa frase. 

mercoledì 7 ottobre 2015

QUANDO SI PELANO LE PATATE, PENSANDO ALLE CAROTE E GUARDANDO IL GATTO...

... ci si fa male. Ci si taglia le dita.
Il corpo è qui, ma non è supportato dai suoi strumenti (i sensi), mentre la mente vagola là.
L'esempio è ovviamente ridicolo, ma quante volte, nel corso della giornata, ci accade di far qualcosa ed essere attratti da qualcos'altro mentre la mente è persa nei suoi pensieri?
Il corpo ci rimanda una lezione importante: ci si fa male. Una lezione che possiamo ampliare ulteriormente se focalizziamo l'attenzione sull'incoerenza che regola il nostro organismo. Una sorta di anarchia cellulare, dove ogni funzione fa per sè, invece di cooperare con le altre per l'armonia dell'insieme. E se al nostro interno siamo così, l'esterno come si presenterà? Ovviamente confuso.
Le azioni non specchieranno i pensieri nè il sentire, così come le parole. Un bel caos a generare quella sensazione di malessere, insoddifazione, frustrazione e rabbia che caratterizza molti. Un bel caos a stimolare l'immobilità e la rigidità tipica della nostra epoca. 
Il movimento di un organismo nasce infatti dall'integrazione di tutte le sue parti verso un intento comune. Ma se non esiste chiarezza o cooperazione, inevitabilmente si resta inchiodati alla propria confusione.
Questa è la situazione del visibile. 
Meno male che esiste l'invisibile, perchè pur inchiodati al terreno come dei picchetti possiamo permetterci di spaziare al di là della realtà aprendo chakra e allineandoci alle energie dell'universo per risolvere seduta stante ogni problema. Sicuri che non si tratti di un'illusione?
Nel libro "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" dedico un intero capitolo a spiegare quanto la coerenza tra i nostri corpi sottili sia la base essenziale per l'accesso a livelli vibrazionali più alti.
Se non vi è coerenza, infatti, si può solo attingere al livello astrale, il grande illusore:
"Il piano astrale, vibrazionalmente superiore all'eterico, è come uno specchio della realtà terrestre ed emana ciò che riceve, trasformandolo in essenza sottile intensificata. Nel piano astrale i pensieri prendono forma in modo ingigantito. .... Oltre a riflettere i pensieri individuali, l'astrale proietta, rinforzandoli, i pensieri collettivi e le basse emanazioni morali e fisiche terrestri. Per questo motivo chi, all'inizio del percorso e in assenza di un'adeguata consapevolezza, tende a identificare le proiezioni astrali con immagini dei piani spirituali, potrebbe in realtà essere tratto in inganno." (estratto dal libro).
Forse dovremmo tutti fare un grande atto d'umiltà e iniziare ad allineare la fisicità del nostro corpo (che, a quanto pare, non è così scontata) prima di allinearci con il cosmo ...
Oggi sono stata un po' caustica. I blog nascono così, dal cuore, senza una spiegazione, ma mai per caso.



         Ottimo esempio di perfetta integrazione corpo - intento.



lunedì 5 ottobre 2015

LA VECCHIAIA

Estratto da "Mantra Madre" di Selene Calloni Williams:

"La vecchiaia è il simbolo dell'impermanenza che riguarda tutte le manifestazioni della natura. Rifiutare di vedere in sè l'impermanenza, voler apparire eternamente giovani ci condanna a morire, poichè ciò che permane si cristallizza, si fa pesante, materiale, oggettivo."


Magnifico questo cambio di prospettiva. Il pensiero è andato spontaneamente ai tanti corpi rifatti, ai tanti visi gonfiati e ai capelli trapiantati, per scorgervi proprio la cristallizzazione a cui fa cenno Selene. In una società che ha fatto dell'immagine esteriore una priorità, la pesantezza è tangibile. Così come la materialità dell'illusione. 
Ho sempre vissuto i cambiamenti del mio corpo con grande serenità. Questo non significa che non ponga il benessere del corpo in posizione prioritaria, essendo esso il fedele specchio del mio benessere interiore, ma il tipo di benessere a cui faccio riferimento non è generato dall'immagine.
La naturale bellezza nasce da un'interiorità realizzata, non da forme impeccabili che nella loro presunzione di onnipotenza rifiutano il passare del tempo.

domenica 4 ottobre 2015

RESILIENZA

Estratto da "Mantra Madre" di Selene Calloni Williams:

"Resilienza" è un termine per lo più attribuito alla metallurgia, infatti è un termine derivato dalla scienza dei materiali che indica la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione. Pertanto la resilienza è un principio basilare in alchimia, nel processo che porta alla trasformazione del vile metallo in oro. Ma in senso più generale, può definirsi come l'arte dell'adattamento al cambiamento, volgendo le incertezze in opportunità e i rischi in innovazione.
Applicata in ambito umano, la parola resilienza indica la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinnanzi alle difficoltà, la forza di reagire, fino a capovolgerle, alle situazioni avverse. Una persona resiliente è in grado di adattarsi e fornire una risposta reattiva (personalmente preferirei il termine "consapevole" a "reattiva") alla situazione in atto.
La capacità della resilienza è sicuramente tanto più sviluppata in un uomo quanto più egli è vicino alla natura. La natura, infatti, dimostra in tutte le sue forme, dalle più complesse ed evolute, alle più semplici e primitive, una capacità di resilienza straordinaria."


Non aggiungerei altro a questo splendido estratto di Selene Calloni Williams. Auguro a tutti una serena giornata e che la resilienza sia con voi. ;-)