domenica 29 novembre 2015

LA SPERANZA

La luce in fondo al tunnel
la fiducia incrollabile nell'uomo
le ali del cuore.
La scintilla della vitalità
nutrita dalla speranza
e cullata dalla fede
che un giorno
tutto si rivelerà
amore.
Al di là di ciò che la mente, lasciata a se stessa, pensa.


L'ATTENZIONE

Come mai è così difficile mantenere l'attenzione focalizzata su noi stessi o su qualcosa in particolare?
Stamattina ci meditavo ed ecco comparire una visione, a mio avviso, molto significativa. 
Immaginiamo di direzionare la nostra attenzione e di visualizzare l'oggetto della stessa (che si tratti di noi stessi, di una situazione, di un'altra persona ...) a 1 km da noi: la distanza che ci separa dal nostro punto d'arrivo è occupata da un grande labirinto, la nostra mente. E' possibile realizzare l'intento, ma è semplice perdersi durante il tragitto nei vicoli ciechi delle contraddizioni mentali e nei mille passaggi che rappresentano i nostri pensieri, le nostre aspettative, le nostre illusioni e giustificazioni. Rimanere centrati è un'impresa: più ci si perde e più l'attenzione vacilla e diminuisce in balia dei pensieri. Ma come mai questo accade? La risposta che mi sono data è in relazione al potere che noi inconsapevolmente abbiamo attribuito alla nostra mente. Le abbiamo, infatti, permesso di entrare nella nostra vita con dirompenza per un'esigenza di controllo. Quel controllo che ci fa sentire al sicuro, ma che, ahimè, è pura illusione. Abbiamo fatto del calcolo e della razionalità un modus vivendi, chiudendoci volontariamente nel labirinto mentale, senza quel salvifico filo d'Arianna che parte dal cuore e ad esso ci riconduce. 
Se viviamo nella necessità di controllare tutto, ogni bivio del labirinto esige mille pensieri a soppesare i pro e i contro inerenti alla scelta della via da intraprendere. E questa scelta, essendo direzionata dalle nostre paure, debolezze, aspettative e quant'altro, genera spesso grande confusione in noi e perdersi è un attimo. La mente è, infatti, caratterizzata da contraddizioni e dalle giustificazioni tese a supportarle. 
Il cuore è diretto, sa cosa ci fa star bene e cosa no, ma non tiene conto dei nostri interessi materiali, dell'immagine che vogliamo passare, del ruolo che desideriamo rivestire ... e così spesso si sceglie di dimenticarlo, allontanandosi sempre più da esso.
Come fare a ritrovarlo? Recuperando al proprio interno il coraggio di ascoltarsi ;-)




venerdì 27 novembre 2015

ADOLESCENZA

"Le paure, nell'adolescenza, si accompagnano ad insicurezze e ad inquietudini che si accentuano, o si smorzano, nella misura in cui, negli ambienti familiari e scolastici, non ci siano, o ci siano, atteggiamenti di dialogo e di accoglienza, di ascolto e di immedesimazione emozionale. Se le paure sono lasciate crescere nelle adolescenze lacerate dei nostri giorni, senza che siano interpretate nelle loro fondazioni psicologiche ed esistenziali, si fanno inafferrabili e, a volte, inarrestabili. Ogni esperienza emozionale, del resto, e non solo nell'adolescenza, deve essere analizzata, e decifrata, non nei suoi aspetti esteriori, e comportamentali, ma nei suoi contenuti interiori: nelle intenzioni nascoste che li animano, e negli orizzonti di senso, e di nonsenso, che in essi si formano, e si stratificano."

Eugenio Borgna - La solitudine dell'anima


Ieri sera, ascoltando i racconti di scuola di mia figlia, scopro che qualcuno, nell'intervallo, ha scritto alla lavagna "suicidati". Lavagna già utilizzata ad inizio anno scolastico per emarginare una ragazzina, insultandola. Lavagna espressione di rabbia, paure, isolamento ... urli muti di dolore e di disagio che un semplice cancellino può far sparire.
La parole di Borgna, lette qualche giorno fa, mi ritornano alla mente ed evidenziano il disagio che i bimbi, i ragazzi e i giovani stanno vivendo accanto ad adulti troppo centrati su se stessi, sui propri problemi, per accorgersene.
Vedo in questa lavagna il tunnel nero del dolore, dell'insicurezza, dell'impotenza di fronte ad aventi troppo grandi e prevaricanti; sento nel suo urlo muto una disperata richiesta d'aiuto.
Sono spesso a contatto con bimbi e ragazzi, li ascolto e li osservo. Ci sono gli indifesi, gli ingenui, gli idealisti, i sensibili, gli indifferenti, gli estroversi, gli introversi, gli insicuri, quelli che sanno tutto,  gli indolenti e gli iperattivi ... ognuno è un mondo da scoprire. Mi sembrano tante barchette alla deriva in mezzo ad un mare agitato dagli eventi, dai ritmi frenetici di una vita che scorre troppo in fretta carica di aspettative e di attività da svolgere. 
Dov'è finito il tempo della leggerezza? Del gioco creativo che può nascere solo da una giusta quantità di noia? Dov'è finita la libertà e la gioia di essere bambini? 
Spesso vedo in loro piccoli adulti arrabbiati, ma con l'impotenza e l'inesperienza dei bambini.
Mi sembrano tanti marinai con una barca troppo grande da controllare, dove ogni emozione si trasforma in un vento capace di capovolgerla. Spesso non hanno adulti a cui fare riferimento, con i quali raccontarsi. Ma hanno adulti da emulare che spesso trasudano rabbia e frustrazione e non hanno tempo per loro: respirano tensione in grande quantità e possono solo chiudersi nel loro disagio autodistruttivo o esploderlo fuori con i coetanei. 
Ci sono confidenze difficili, che si manifestano solo a fronte di una grande empatia e di tempo a disposizione. 
Ci sono disagi che tolgono il sonno o lo rendono disturbato, che alterano l'alimentazione e che spengono lo sguardo. 
Sappiamo ancora accorgercene? E soprattutto sappiamo aprire il cuore all'ascolto oltre a consultare il medico o il nutrizionista per risolvere "il problema"? 
In questo periodo così instabile, sono proprio i più giovani ad aver un enorme bisogno di noi, dei nostri abbracci, del nostro ascolto e del nostro amore. E perchè no, anche della nostra fiducia nell'uomo e nella sua capacità di trasformare questo mondo alla deriva in una casa accogliente.



giovedì 26 novembre 2015

PERCHE' SPESSO CI DIMENTICHIAMO DELLA BELLEZZA DENTRO E INTORNO A NOI?

Mi guardo intorno nella vita di tutti i giorni. Pochi sorrisi e tanti bronci. Pochi complimenti e tante critiche. I giudizi si sprecano. Tanta rabbia e poca gioia. Tanto odio e poco amore. Tanti dubbi scatenati da un presente sempre più instabile e poca fiducia. 
Stamattina, mentre portavo la piccola a scuola, cercavo di spiegarle che in ogni persona o situazione c'è comunque sempre qualcosa di bello. Il problema è che tendiamo a focalizzare l'attenzione su quello che non ci piace e che "giudichiamo" brutto e lo perdiamo di vista, dimenticandocelo. 
Lei mi ha risposto convinta che non poteva essere così riferendosi ad una ragazzina che non le piace affatto e allora le ho chiesto di scavare in profondità nel suo sentire fino a trovare anche in lei qualcosa di bello. L'ho fatta meditare su se stessa, sul fatto che spesso è imbronciata e lunatica e questo potrebbe creare disagio in chi le si avvicina con il sorriso, ma è anche dolce, generosa e sensibile.  
"Se le tue amiche vedessero solo il tuo broncio probabilmente ti lascerebbero in disparte, ma loro sono riuscite a scorgere la tua bellezza e per questo stanno volentieri con te e insieme vi divertite. Questo non significa che ci siano ragazzine più in sintonia con te di altre e sia naturale che tu scelga di frequentarle maggiormente. Sei libera nella tua scelta, ma questo non ti autorizza a parlar male di chi non è sulla tua stessa lunghezza d'onda. Per questo motivo è importante che ti alleni a vedere la bellezza anche in chi non ti piace. E quando vorresti sbottare in una critica o in un giudizio, respira e ricordati di quella cosa bella e lascia andare la cattiveria che volevi dire. Ci vuole coraggio, sai per fare questo. E' molto più facile sprizzare rabbia e parlare male. E' faticoso vedere la bellezza, quando tutto si fa brutto e buio perchè ti sei sentita offesa o messa da parte. 
E' vero che quella ragazzina spesso ti offende e quando ne abbiamo parlato abbiamo deciso di allontanarla e frequentare altre ragazzine per non offrirle la possibilità di farti del male, ma cosa ti differenzia da lei se ti comporti allo stesso modo e l'offendi a tua volta? Il ferirla non curerà la tua ferita, ma la sua rabbia sarà divenuta parte di te. E ad essere arrabbiate sarete in due e chi si avvicinerà sentirà la vostra rabbia e molto probabilmente si arrabbierà a sua volta. Sarà sempre più difficile giocare con serenità. Se quando lei ti aggredisce con rabbia tu non l'accogli e ti allontani, a chi rimane la rabbia? A lei soltanto. 
Chi vuoi intorno a te? Persone sempre arrabbiate? 
Io ho scelto di vedere la bellezza nel mondo e mi piacerebbe imparassi anche tu a scorgerla. Questo non significa che a volte si sia così stanchi e sfiniti che non ce la si fa a tener fede al proposito, ma l'importante è non rinunciarvi mai. Questo farà la differenza sulla realtà che ti troverai a vivere."
Ci ha rimuginato sopra e se n'è andata a scuola con il compito di scavare a fondo per trovare anche nel giovedì (il giorno scolastiscamente più terribile della settimana) qualcosa di bello. Stasera mi deve raccontare.





martedì 24 novembre 2015

IL MITO DELLA FELICITA'

"Che sia utopia o se ne abbia esperienza, la felicità resta comunque una condizione esistenziale a cui tutti ambiscono e, incapaci di raggiungerla, attribuiscono il fallimento agli altri o alle circostanze del mondo esterno, quali l'amore, la salute, il denaro, l'aspetto fisico, le condizioni di lavoro, l'età e, in generale a tutta una serie di fattori su cui non esercitiamo alcun potere di controllo. Ciò induce molti di noi a esonarci dal compito di essere non dico felici, ma almeno propensi alla felicità, perchè nulla possiamo fare di fronte alle circostanze che non dipendono da noi."

Umberto Galimberti - I miti del nostro tempo


Interessante spunto di riflessione quello di Galimberti. Ad ognuno di noi è assegnata l'interiore propensione alla felicità, indipendentemente da capacità individuali e vissuto esperienziale.
Il primo passo verso la felicità è lo stare bene con se stessi, ma quante variabili incidono sul nostro benessere o permettiamo loro di incidervi? Prima fra tutte l'accettazione di chi siamo.
Se consideriamo in profondità il processo di accettazione di noi stessi ne osserviamo la disposizione interiore ad accoglierci al di là dei modelli che la società ci impone, al di là del confronto con gli altri, al di là delle nostre stesse aspettative che mai devono oltrepassare i limiti delle nostre capacità a soddisfarle. Ecco che il centro di osservazione si sposta dall'esterno all'interno per poi espandersi e ritrarsi nelle varie situazioni della vita.

LA PRETESA DI UN RICONOSCIMENTO

Cosa sottende la pretesa di un riconoscimento e quando si manifesta?
Spesso incontriamo persone che nutrono pretese da noi e instaurano rapporti monodirezionali. 
Quando mi capita, vivo sempre molto male l'ordine forzato a fare qualcosa. Allora analizzo le motivazioni più profonde che portano le persone ad agire così. 
La prima credo sia l'avarizia della nostra società a elargire riconoscimenti e gratificazioni, soprattutto quando richiedono uno sforzo tangibile da parte nostra. Questo non rende però giustificabile un atteggiamento pretenzioso teso a stimolare un riconoscimento. Questo atteggiamento vela, infatti,  una grande rabbia diretta dalla presunzione. 
Le parole sottese ad esso potrebbero essere: "Io non riconosco il mio valore (in caso contrario non sarei qui a chiederti di riconoscerlo) e pretendo sia tu a farlo al posto mio."
Quando a debita pretesa segue una risposta con il punto interrogativo, la sicurezza del richiedente traballa ed emerge la sua grande insicurezza.
Proprio quella insicurezza generatrice di frustrazione e aggressività che induce chi la prova a sentirsi vittima degli eventi e lo autorizza a reclamare a gran voce i propri diritti, come se fossero stati violati.
A queste persone manca l'umiltà di rimettersi in discussione e guardare alla propria vita con oggettività. 
Se non mi viene mai riconosciuto il mio valore e ho continuamente bisogno di conferme esterne (che non arrivano naturalmente, ma devono essere pretese) per vivere con serenità, molto probabilmente la mia nave sta imbarcando acqua da una falla che mi appartiene e che mi porta a esacerbare le relazioni che instauro con il risultato di ricavarne ulteriore sofferenza.
Pretendere qualcosa da tutti coloro con cui si ha a che fare (che si tratti di affetto, attenzioni, lavoro, o denaro) rinfacciando quanto si è dato e soppensadolo a ogni piè sospinto, porterà a viziare ogni tipo di relazione e a porre le basi per il proprio isolamento. 


lunedì 23 novembre 2015

PAROLE, PAROLE, PAROLE ...

Così intonava una celebre canzone di Mina ... "parole, soltanto parole, parole d'amor".
E quante ne leggiamo di belle parole? Infinite. 
E ci piacciono, molto... ma alla resa dei conti, quando smettiamo di leggere e ci guardiamo intorno dove finiscono tutte queste parole ricche d'amore e pure intenzioni?
Chi lo sa. La realtà ci rimanda tutt'altro. Rabbia, odio, frustrazione, invidia, gelosia sono all'ordine del giorno.
Oggi al bando le parole e prendiamoci l'impegno di trasformarle in fatti.
Un sorriso, una gentilezza, un meraviglioso tacere a sostituire il fiume in piena della rabbia, un abbraccio.
Lasciamo il cuore riempire la giornata.


domenica 22 novembre 2015

IL DOLORE

Ti osservo,
mi sento inerme di fronte alla tua dirompenza.
Mi lascio andare alla mia fragilità.
Ci vuole tempo 
per lasciar andare la tristezza.
Il cuore sa
che quando sarò pronta
una nuova alba
illuminerà il giorno.
Cresciuta e più forte di prima
mi aprirò alla gioia
della vita che si dispiega.




sabato 21 novembre 2015

UN DRAGO PER AMICO

Quando ero piccola c'era un cartone animato che narrava la storia di Grisù, un draghetto sputafuoco che sognava di fare il pompiere. 
Grisù odiava il suo fuoco, lo riteneva inutile e dannoso, forse perchè quando si emozionava inceneriva tutto. 
Ecco allora prendere forma il sogno di spegnerlo grazie alle rosse autopompe dei pompieri: nonostante tutti i suoi sforzi non riesce però a divenire un pompiere e nel proseguo della storia si adatta a fare altri lavori e ad utilizzare la propria focosa natura in opere umanitarie. 
Mi piaceva particolarmente questa storia e oggi posso facilmente intuirne il motivo: racconta in modo simpatico e accattivante le difficoltà nell'accettare se stessi, la propria natura e le proprie debolezze. Solo un radicale cambio di prospettiva può aiutarci a cogliere la bellezza di chi siamo per manifestarla con spontaneità. La vita spesso ci frappone ostacoli importanti quando i sogni non vanno nella direzione della nostra realizzazione proprio per permetterci di cambiare direzione e intraprendere il cammino verso noi stessi.
Il fuoco rappresenta l'energia insita ad ognuno di noi con la sua valenza duale, costruttiva e distruttiva. Tutti abbiamo grandi talenti e debolezze, ma dipende da ciascuno di noi valorizzare i primi e utilizzare in modo costruttivo le seconde. Questo può accadere solo accettandosi con totalità.


venerdì 20 novembre 2015

LA FRAGILITA'

"La fragilità, negli slogan mondani dominanti, 
è l'immagine della debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, 
inconsistente e destituita di senso; 
e invece nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, 
di gentilezza estenuata e di dignità, 
di intuizione dell'indicibile e dell'invisibile che sono nella vita, 
e che consentono di immedesimarci con più facilità 
e con più passione negli stati d'animo e nelle emozioni, 
nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi."

Eugenio Borgna
"La fragilità che è in noi"


Queste parole mi toccano profondamente. Ho passato anni interi a nascondere la mia sensibilità e a rivestirmi di una corazza impenetrabile che mi rendeva tutta d'un pezzo. Nel libro "Il coraggio di ascoltarsi" racconto la mia storia e i passaggi dolorosi che hanno contrassegnato il mio cammino verso la consapevolezza fino alla resa incondizionata alla mia essenza. 
Nei seminari di meditazione ho incontrato spesso questa stessa forza apparente (quando la sperimenti è facile riconoscerla) nelle persone e ho ritrovato in loro le mie stesse resistenze a lasciarla andare.
In un'epoca in cui la rigidità è scambiata per forza, le persone sensibili spesso  si sentono come fragili fiori in pietraie sconfinate. 

Questo accade perchè la sensibilità è scambiata per debolezza 
così come la rigidità è scambiata per forza. 

Ma la forza ha tutt'altra natura e nasce dall'accettazione di sè e della propria umanità. 
E in questa bellissima parola "umanità" è insita la nostra fragilità. 
Una fragilità che appartiene ad ognuno di noi indistintamente e nella quale ritroviamo la via d'accesso ad una dimensione più sottile, quella del nostro essere.

mercoledì 18 novembre 2015

IL FIORE DI LOTO

Il fango ne protegge il seme
e ne nutre il germoglio.
La forza della natura 
ne dirige la crescita verso la luce
mentre l'acqua ne protegge il cammino.
Il sole ne ammira la bellezza
e la riempie di vita.





IL CRITICISMO

Ho letto questa splendida riflessione di Roberto Assagioli (tratta da "Psicosintesi" - Ed. Mediterranee)    e la condivido molto volentieri. E' quanto mai attuale. Spero con il cuore sia motivo di auto-analisi personale per tutti noi.

"Vi sono invece lotte incruente che sono ispirate da moventi inferiori e che producono gravi mali. ...
Si tratta del criticismo, della tendenza a criticare in ogni modo e in ogni occasione i nostri simili!
Cerchiamo innanzi tutto di comprendere perchè questa tendenza sia così diffusa e così forte; perchè tante persone, pur dotate sotto altri aspetti di buone qualità morali, si dedichino con ardore, quasi con entusiasmo, a criticare gli altri e provino nel farlo una vera voluttà, la quale traspare in tutto il loro essere: dall'inflessione della voce, all'animazione dei gesti ed allo scintillio degli occhi. Una breve analisi psicologica ... ci darà la spiegazione di questo fenomeno. ....
In primo luogo il criticismo soddisfa il nostro istinto di auto-affermazione. Il riscontrare e l'accentuare le deficienze e le debolezze altrui ci dà un piacevole senso di superiorità, solletica gradevolmente la nostra vanità e la nostra presunzione.
In secondo luogo esso offre uno sfogo diretto alle nostre energie combattive, sfogo che mentre ci dà la soddisfazione di una facile vittoria, senza esporci a pericoli (poichè spesso il nemico è assente), ci sembra innocuo, anzi spesso doveroso, e sfugge così ad ogni freno o censura interna, ingannando la nostra coscienza morale.
Si aggiunga poi che per molte persone le quali devono subire senza reagire il dominio altrui, o che devono accettare nella vita condizioni e situazioni a loro sgradevoli, ma contro le quali non si possono ribellare, il criticismo costituisce il solo modo  nel quale possono dare libero sfogo alla loro ostilità e al loro risentimento repressi, la sola valvola di sicurezza per diminuire la loro pressione interna. ....
Le ragioni che abbiamo accennate servono bene a spiegare la grande diffusione del criticismo, ma non valgono certo a giustificarlo. Non è vero che esso sia innocuo e che quindi possiamo permettercelo liberamemte come un piacevole sport intellettuale, come un esercizio della mente e della lingua. Se ci rendessimo conto degli effetti che derivano da critiche fatte in modo leggero ed avventato, se potessimo scorgere le ferite dolorose, le profonde amarezze, gli abbattimenti, i sordi rancori, le reazioni di violenza che suscitano quelle nostre espressioni (spesso diffuse, ingrandite, sfruttate dall'altrui malignità) avremmo un senso di orrore. E se inoltre comprendessimo come l'abitudine a criticare tenda a isterilirci, a inaridirci, a smorzare i nostri più vivi ed alti sentimenti, a paralizzare i nostri più nobili impulsi, vedremmo come gli effimeri piaceri del criticismo siano pagati a caro prezzo."



martedì 17 novembre 2015

LA CALAMITA DELL'EGO

In questi giorni riflettevo sull'ego. In particolare su quello debordante del "so tutto io dall'alto della mia perfezione". Questo tipo di ego si riconosce subito dalla determinazione con cui elargisce pillole di verità, dalla naturalezza con cui spara giudizi e dall'inflessibilità con cui si propone.
Un atteggiamento così sicuro e determinato (spesso supportato da titoli, lauree o dagli infiniti corsi frequentati) viene spesso scambiato come caratteristica di colui che si è illuminato e ne sa più di tutti gli altri. 
Per questa ragione questo ego funziona come una calamita su chi, alla ricerca di soluzioni, risposte o aiuto, si considera meno di zero o su chi, per pigrizia o insicurezza, tende ad affidarsi invece di credere in se stesso.
In questo periodo siamo circondati da infiniti ego e dai greggi che li seguono. 
Se sei fuori dagli schemi acquisti, quasi sempre, il dono dell'invisibilità e osservi con inesauribile curiosità l'effetto calamita.
Sì perchè l'ego, essendo frutto della mente, è un imbonitore eccezionale, è spesso dotato di una dialettica di tutto rispetto, è accattivante, carismatico e ... astuto.
Ma come si fa a identificare un ego in grado di vendere ghiaccioli agli eschimesi?
Dalle sue sottili contraddizioni. La mente è specializzata nel produrre giustificazioni mentali a supportare le proprie convinzioni, ma non è così abile da far sì che tali gisuticazioni non entrino in contrasto con altre affermazioni. Si tratta spesso di sottili sfumature, ma se si rimane focalizzati sui concetti senza lasciarsi trasportare dalla teatralità dell'eloquio, è possibile coglierle. E colta una, il gioco è fatto e l'ascolto cambierà radicalmente approccio. 
Nel lavoro con i Maestri ho passato anni ad allenarmi nell'arte dell'ascolto per affinare il mio rilevatore "ego" a 360°. 
Ne è valsa la pena perchè soprattutto all'inizio, quando la fiducia in me stessa e la mia sicurezza erano precarie, sono scivolata facilmente anch'io dietro al "guru" di turno, considerandolo "migliore" di me.
Con il tempo ho fatto tesoro delle esperienze vissute e ho imparato a costruire la mia centratura, acquisendo quella sicurezza indispensabile a sostenere la mia libertà di pensiero e di azione.



lunedì 16 novembre 2015

CHIUDERSI IN SE STESSI

In questa situazione di odio e rabbia, la chiusura diviene una barriera a protezione di noi stessi.
Desidero analizzare in profondità questo atteggiamento che applichiamo automaticamente di fronte ad eventi che intaccano il nostro senso di sicurezza.
La paura ci porta istintivamente a fuggire da una situazione o a proteggerci da essa. Come ogni emozione ha una doppia valenza e se da un lato supporta l'istinto alla sopravvivenza, dall'altro  ci porta ad agire irrazionalmente. In quest'ultimo caso è l'emozione stessa a dirigere l'azione.
E non si può negare che attualmente la paura rivesta una parte importante nelle nostre vite e induca molti di noi a chiudersi in un bozzolo di rigidità e giudizio.
Osservate il vostro corpo: le spalle sono tese? Sono rivolte in avanti? Il respiro è superficiale? La schiena è dolente? La cervicale si fa sentire? I muscoli sono contratti? Le articolazioni sono rigide?
Il corpo è un alleato importante nel farci comprendere quello che proviamo al di là di quello che pensiamo di provare.
Se avete riscontrato in voi stessi anche solo uno dei disagi elencati precedentemente, avete attivato un atteggiamento di chiusura.
Cosa accade quando siamo in chiusura? Sicuramente schermiamo gli attacchi, ma questo non ci rende immuni ad essi, in quanto così come nulla entra, nulla può uscire. 
E sfido chiunque di voi ad ammettere di non avere rabbia al proprio interno: magari è congelata e repressa e vi sembra di non avvertirla, ma i ritmi e gli stili di vita a cui siamo abituati sono un fornitore primario di questa emozione. 
Mi piace visualizzare la rabbia come un fuoco, una possente fonte di energia, utile a toglierci dalle situazioni di disagio se ascoltata in modo equilibrato. 
Provate ad immaginare questo fuoco dentro di voi rinchiuso e continuamente attizzato dalla rabbia che vi circonda: potrebbe facilmente arrivare ad essere fuori controllo e a bruciarvi ugualmente  per autocombustione. Vi siete schermati da ciò che vi circonda, ma avete innescato una bomba a orologeria all'interno di voi stessi.
Questa bomba ha bisogno di essere tenuta sotto controllo per non esplodere ed ecco che  lingue di fuoco si manifestano attraverso pensieri e parole di rabbia, di odio e di giudizio. Senza accorgervene siete divenuti attori protagonisti del clima di guerra che vi fa paura. E recitando la vostra parte ne potenziate l'effetto. E generate ulteriore paura, ulteriore odio, ulteriore guerra. 
Restare aperti richiede un sacrificio continuo. E' faticoso essere nel cuore e flessibili, quando intorno tutto è rabbia e rigidità. E' estremamente faticoso perchè si devono fare i conti con la propria rabbia   senza esserne travolti e quando ogni cosa vista e sentita risuona con essa è semplice cadere nella trappola della paura.
E' difficile rimanere centrati e equilibrati quando tutto sembra andare alla deriva. Occorre trasformare quell'energia di rabbia in apertura, assenza di giudizio e amore e questo atteggiamento è basato sulla consapevolezza. Sicuramente non farà differenza alcuna nello scenario di distruzione che caratterizza questo momento storico, ma se ognuno di noi, nel suo piccolo ambito, sceglierà di non calcare la scena come attore protagonista, quell'energia di rabbia potrebbe trasformarsi in intento di pace.
Personalmente ho scelto questa via e farò del mio meglio per rimanervi fedele.


giovedì 12 novembre 2015

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI A PADOVA



IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI A PADOVA


SABATO 14 NOVEMBRE 2015

ASSOCIAZIONE CULTURALE STUDI SULLA SOPRAVVIVENZA - PADOVA

ORGANIZZA CONVEGNO ANNUALE
sul tema

FEDE E SCIENZA
COME DIMENSIONE CENTRALE DEL BENESSERE INDIVIDUALE

Gentili Ospiti, anche quest’anno rinnoviamo l’invito al Seminario di studio organizzato dalla nostra Associazione, rivolto alle persone che desiderano approfondire, con l’aiuto di professionisti, tematiche intese a promuovere il benessere fisico, psichico e spirituale e migliorare la nostra esistenza. 

PROGRAMMA

09.00 Saluti di apertura e presentazione da parte di Edda Cattani e Giuliana Vial (Responsabili dell’A.C.S.S.S.)

09.15 Dott.ssa EDDA CATTANI
“L’arte di scegliere ciò che ci serve davvero: la temperanza”

Psicologa e pedagogista, si occupa di portare messaggi di armonia e di curare l’elaborazione del lutto c/o Associazioni che raggiunge in varie città d’Italia.

10.00 Dott. GIOVANNI MINUTOLI
“La sofferenza della madre: l’archetipo di Demetra Dolente”

Ha studiato Filosofia Sistematica e Psicologia delle relazioni di aiuto. Dirige una scuola di conoscenza interiore tramite gli Archetipi Simbolici e insegna Antropologia Filosofica.

10.45 Dott.ssa EMMA VITIANI
“La dietetica innovativa e il pensiero positivo creativo per raggiungere il benessere olistico”.

Dietista olistica e esperta di Creatività, laureata in Giurisprudenza e in Dietistica. Si dedica alla Dietologia e alla concezione olistica che individua l’uomo nel suo insieme di psiche, corpo e spirito.

11.30 Pausa Caffè

12.00 Dott.ssa PAOLA GIOVETTI
“Luoghi di forza: le località che emanano energia, pace e armonia!”

Giornalista e scrittrice. Laureata in Lettere all’Università di Bologna, dopo alcuni anni di insegnamento, si è dedicata alla ricerca e alla divulgazione delle tematiche esoteriche e parapsicologiche

13.00 Pausa pranzo

14.30 Prof. CARLUCCIO BONESSO
“Gioia e felicità: le due emozioni più importanti.”

Pedagogista, psicologo e grafologo. Docente di psicologia e scienze dell’educazione. E’ esperto in analisi del comportamento, in educazione emozionale e delle problematiche del disagio giovanile.

15.15 Dott.ssa DONATELLA CODA ZABETTA
“Il coraggio di ascoltarsi per stare bene con se stessi e con gli altri”

Laureata in scienze naturali. Ha fondato a Cigliano (VC) un’associazione “Centro per lo Sviluppo Evolutivo dell’Uomo” per promuovere attività volte al benessere psico-fisico dell’individuo.

16.00 Pausa Caffè

16.30 Dott. STEFANO ROVERSO
“Tu sei unico e irripetibile! TU sei più del tuo corpo fisico.”

Come Accredited Outreach Facilitator porta in Italia le attività dell’Istituto Monroe e i suoi programmi esperenziali, assolutamente straordinari, che fanno uso della tecnica Hemi-Sync®

Interventi e interazione col pubblico.

18.00 Chiusura dei lavori

RESPONSABILI e COORDINATORI
Cattani Edda
Vial Giuliana
Zaggia Nicoletta
Per la Segreteria:
Argenti Chiara – Minesso Lorella –
Pricci Daniela

Si conferma che l’accettazione delle iscrizioni sarà possibile fino all’esaurimento dei posti disponibili.

Per spese organizzative e relatori la partecipazione è di 20 Euro pro-capite da versare sulla POSTEPAY (Uffici Postali e Tabaccherie) intestata a Daniela Pricci n. 4023 6006 6205 1210.


Per info: Giuliana Vial 049 9925172 – Cell. 338 8232091 e
Chiara Argenti 049/718110 cell. 339 6203964.

Qualsiasi ogni nostro eccedente provento, sarà devoluto in opere di beneficenza.

Il nostro sito internet:
http://www.acsss.it/


L'INERZIA

Oggi posto un estratto del libro "Psicosintesi" di Roberto Assagioli - Ed. Mediterranee:

"... Jung dice che "l'inerzia è lo stato fondamentale dell'uomo." Questo gravame di inerzia, questo orrore dello sforzo, può essere associato all'attivismo esterno poichè questo è, dal lato spirituale, passività non attività. C'è molta gente che si agita freneticamente, ma che non ha alcuna attività nel senso interno. Questa inerzia - sia che si manifesti come torpore, come inazione, o come attivismo - è un grande ostacolo al raggiungimento della coscienza spirituale."



Come sempre accade nella mia vita, posto un blog sull'iceberg e nella lettura della sera trovo questa magnifica frase. E quest'altra che si riferisce all'iceberg (queste coincidenze mi divertono sempre moltissimo!):
"Un fatto importante è che ci sono in noi delle formazioni psichiche in parte coscienti e in parte inconscie. Si possono paragonare all'iceberg, in cui una parte, la minore, affiora sopra il livello del mare, ma la parte maggiore rimane sommersa; o anche alla pianta del loto  in cui il fiore si eleva sulla superficie dell'acqua, lo stelo sta nell'acqua e la radice nella terra. Noi ignoriamo cioè le radici, la provenienza, le cause di molte nostre idee, convinzioni, stati d'animo, impulsi; vediamo per così dire il prodotto già formato. Abbiamo delle concezioni filosofiche, religiose, poetiche; dati atteggiamenti di fronte agli altri, impulsi a fare certe cose. Di questo siamo coscienti; ma le loro vere cause ci sfuggono, hanno radici nel profondo del nostro essere. Basta questo a dimostrare l'importanza pratica, vitale dello studio dell'inconscio. Se noi non vogliamo essere spinti quali marionette mosse da fili inviibili, se vogliamo essere consapevoli del come, del perchè pensiamo ed agiamo in dati modi, dobbiamo fare un esame profonfo, coraggioso di questa zona oscura che è in noi."
Porrei particolare enfasi  sul termine "Coraggioso" in relazione all'esame interiore in quanto è proprio in questo caso specifico che ci troviamo a dover affrontare quell'inerzia che ci porta a ghiacciarci come iceberg e fare di noi un blocco unico. 
Continua Assagioli : "Una delle maggiori cecità, delle illusioni più nocive e pericolose che ci impediscono di essere quali potremmo essere, di raggiungere l'alta mèta a cui siamo destinati, è di credere di essere per così dire "tutti d'un pezzo", di possedere cioè una personalità ben definita."
Siamo spesso rivolti solo all'esterno e diamo importanza all'atto pratico della nostra quotidianità e fagocitati da questa illusione, ci dimentichiamo di scoprire "chi e che cosa siamo" al di là dell'infinità di identificazioni e ruoli che ci coinvolgono.

Oggi mi fermo qui. Poche righe, ma con innumerevoli spunti di riflessione. 
Che la meditazione vi doni chiarezza.

mercoledì 11 novembre 2015

ICEBERG IN VISTA!

In questo periodo percepisco una grande immobilità energetica. 
La perdita di equilibrio e di punti di riferimento generata dalla profonda instabilità che ci coinvolge (in ambito politico, economico e sociale), ha favorito l'emersione delle paure e debolezze individuali, creando dei veri e propri iceberg vaganti. 
Le paure e le debolezze riposte in cantina e ignorate  in una situazione di "apparente" sicurezza materiale, sono tornate alla ribalta come mine inesplose. L'ignorarle e il fuggirle non è più possibile, allora ci si trasforma in blocchi di ghiaccio immobilizzati dall'incapacità a sgrovigliare la matassa di tanti problemi tutti insieme. Rabbia, frustrazione ed aggressività caratterizzano le azioni degli iceberg.
Occorre muoversi con circospezione in quanto la massa emersa dell'iceberg è ben poca cosa rispetto alla massa sommersa e il pericolo di restare incagliati è grande. Se si splende di Luce propria si rischia anche di venir utilizzati come fonti di energia alternativa ad uso continuo. 


martedì 10 novembre 2015

RICORDI

I ricordi riemergono spontanei.
Alcuni sono fonte di dolore.
Altri rievocano la gioia.
Dipende da te aggrapparti ad essi
e rimanere incagliato nei loro meandri.
Dipende da te scegliere la libertà 
di camminare nel presente con consapevolezza
per incontrare nuove esperienze
di gioia e di dolore
senza attaccamento alcuno.


lunedì 9 novembre 2015

IL LATO OSCURO DELLA FORZA

In questi giorni sto riguardando Star Wars. Sono passati così tanti anni che non ricordavo i vari episodi se non per la famosa espressione  "La forza sia con te!", che mi era molto piaciuta già allora.
Ora li rivedo con una consapevolezza e una maturità differenti e ne colgo, affascinata, i reconditi messaggi, chiari e diretti, nei dialoghi dei protagonisti.
La paura e le passioni come debolezze a facilitare la manifestazione del proprio lato oscuro, gli attaccamenti a sporcare la purezza d'intento. Il lavoro interiore e di meditazione, la disciplina, l'esercizio e l'umiltà  necessari a diventare uno Jedi. 
E in modo magnificamente descritto il potere. Il potere in tutte le sue sfumature.
Il potere offuscato dalla dimensione materiale che sfocia nella manipolazione e il potere consapevole della saggezza. 
E la tecnologia, talmente avanzata, da sostituire l'uomo nelle sue funzioni, ma con impatto totalmente differente a seconda dell'utilizzo che ne viene fatto. 
E' geniale come negli anni 70 si sia creata una saga cinematografica così lungimirante.
Mi ha colpito, in particolar modo, come sia facile deviare da un percorso di consapevolezza se non si è adeguatamente lavorato su se stessi e sulle proprie ombre. Questo passaggio è tratteggiato perfettamente nei dialoghi tra Anakin Skywalker e il Signore Oscuro dei Sith: la sottile manipolazione delle debolezze di Anakin è velata da un intento di amore affinchè lui ceda al richiamo della propria ombra. Poche parole dette al momento giusto senza fretta. Il ragno tesse la tela con pazienza e astuzia per catturare la preda. 
Questo tipo di atteggiamento è particolarmente diffuso ai giorni nostri. Mi rattrista molto quando è intimamente collegato alla spiritualità, anche se so bene che "Il lato oscuro della forza" è parte della forza stessa ed altrettanto funzionale ad essa.



domenica 8 novembre 2015

SICUREZZA EGOICA

Mi lascia perplessa, da sempre. 
Il mio sguardo si fa profondo 
quando osservo, 
con sgomento,
 chi snocciola pillole di saggezza dall'alto di una cattedra 
a coloro che le ingoiano senza discernimento alcuno.
Determinazione? Carisma?
O sicurezza egoica?
Ad ognuno la sua risposta.



giovedì 5 novembre 2015

COSA SIGNIFICA "ESSERCI"?

Spesso si sente pronunciare con grande amarezza: "Non ci sei mai!", ma cosa significa esattamente esserci? 
E fin dove è corretto esserci?
Perchè questa frase è così comune in una relazione di coppia, di amicizia, di lavoro?
Chi la pronuncia sottende un'aspettativa insoddisfatta, chi la riceve dovrebbe analizzare con maggior consapevolezza le proprie priorità.
Spesse volte, infatti, il commento nasce in concomitanza di un impegno preso precedentemente e non rispettato. La mancanza di rispetto genera sempre insoddisfazione e frustrazione, in quanto va a ledere il diritto individuale alla libertà. Non bisogna dimenticare che la mia libertà finisce dove inizia quella dell'altro e che ogni scelta attuata con consapevolezza è una libera assunzione di responsabilità. Quando le priorità cambiano è importante ammetterlo con se stessi per poter instaurare relazioni equilibrate e basate sul rispetto anche con gli altri. Per comodità o per abitdine si tende invece a barcamenarsi tra un impegno e l'altro creando disagio a se stessi a agli altri.
Si è liberi di cambiare le proprie priorità ascoltandosi, ma il rispetto esige che la stessa libertà sia data alle persone coinvolte dal nostro cambiamento, in modo tale che anch'esse possano scegliere se accogliere di buon grado la trasformazione o operarne una a loro volta.
Se il rispetto dirigesse le azioni, probabilmente sentiremmo quella frase molto meno.


mercoledì 4 novembre 2015

ESSERE IN SALUTE

Spesso ho insistito sulla necessità di essere sereni interiormente per stare bene nel corpo.
Per questo ho focalizzato l'attenzione su una corretta elaborazione delle dinamiche mentali automatiche che ci caratterizzano.
Ultimamente la mia ricerca ha aggiunto una nuova comprensione: è altrettanto importante sostenere la fisicità adeguatamente durante il lavoro interiore.
Il corpo rappresenta, infatti, la discarica di tutte le nostre emozioni, divenendo lo strumento più utile a proteggerci da paure e debolezze irrisolte. La flessibilità e la spontaneità del corpo si riducono gradualmente a compensare le nostre richieste: rigidità e tensione, disagi e malattie prendono sempre più spazio e permangono fintanto che le dinamiche che le hanno create non sono state risolte.
Questo processo può durare anni, ragion per cui possiamo ritrovarci ad essere più sereni interiormente, ma con un corpo fortemente debilitato dallo stress a cui lo abbiamo sottoposto.
Per questa ragione è importante sostenerne il recupero e abbinare alla ricerca interiore quanto necessario alla cura della fisicità.
Un'alimentazione bilanciata e un'attività fisica regolare sono sicuramente dei sani supporti al raggiungimento della consapevolezza, sebbene possano rivelarsi insufficienti e sostenere i disagi manifestati in corso d'opera. E' fondamentale, quindi, prendersi cura di sè con altrettanta dedizione e fornire al corpo il sostegno di cui ha bisogno. 
Spiritualità e fisicità sono intimamente collegate, non dimentichiamolo mai.


martedì 3 novembre 2015

SAPER DIRE NO

Estratto da "Il tradimento del corpo" di Lowen:

"...il rifiuto non ha senso quando non sono presenti dei sentimenti di affermazione di sè. Nella maggior parte dei sistemi logici la negazione nasce in opposizione a un'affermazione precedente. La spiegazione psicologica è che il sè si fonda sulla percezione di ciò che si sente; quando non si sente nulla, si perde quindi la base dell'affermazione di sè e l'espressione del no è indebolita. Il sè è come una montagna avvolta da nubi alla base, di cui solo la cima visibile ci rammenta l'esistenza. In modo analogo il sè conscio è la cima di una struttura psicologica che ha la base nel corpo e nelle sue sensazioni. 
In senso lato, l'autoaffermazione prende due forme: protendersi consciamente per ciò che si  vuole e rifiutare consciamente ciò che non si vuole. Si possono esprimere questi impulsi a parole o coi fatti." 


Una nuova prospettiva da cui guardare all'incapacità di proferire dei sani e vigorosi NO rispettando le proprie esigenze e resistendo alle richieste altrui. Come sempre, il corpo rappresenta un prezioso alleato. 
Il corpo, le sue sensazioni e la nostra capacità di percepirle. L' identificazione con il proprio corpo diviene uno strumento essenziale per conoscersi e sapersi ascoltare.

lunedì 2 novembre 2015

ACCETTARE IL PROPRIO CORPO

Estratto da "Il tradimento del corpo" di Lowen:

"Ci sono due modi di reagire a una situazione in cui non siamo disposti ad accettare il corpo. Il primo è di "spegnere" il corpo, di ritirarsi nel proprio guscio, e ridurre le proprie attività. Il secondo è di ritirarsi verso l'alto, di mettersi al di sopra del corpo con un'identificazione esagerata con l'io e la volontà."

Antonio Canova

Interessante questa riflessione di Lowen. Viviamo nel materialismo più sfrenato e paradossalmente perdiamo sempre più spesso il contatto con il nostro corpo. 
Vi prestiamo una cura esagerata, trasformandolo secondo i dettami della moda e non accogliendolo nella sua naturalezza o al contrario lo rifiutiamo rifuggendo in una spiritualità che non lo comprende.
In entrambi i casi non vi prestiamo ascolto. Lo diamo per scontato, ignorando i suoi segnali fino al momento in cui ci ammaliamo gravemente. A quel punto, ci sentiamo anche in diritto di arrabbiarci con lui.
Mi piace identificare il corpo con il cuore. La via più semplice e diretta alla radice di noi stessi. Un alleato prezioso nel lavoro verso la consapevolezza. Il corpo è, infatti, lo specchio fedele del nostro sentire e del nostro agire. Possiamo illuderci di aver superato un problema, ma se la nostra quotidianità ce lo ripresenta e il nostro corpo si irrigidisce, dobbiamo lavorarci ulteriormente. Solo quando il corpo sta bene ed è rilassato, siamo pronti per aprirci alle dimensioni sottili. Farlo prima sarebbe prematuro, in quanto manca consapevolezza. Il corpo è lo strumento migliore per fare esperienza e acquisire quelle radici così importanti per potersi elevare senza rischiare di perdersi.