martedì 17 novembre 2015

LA CALAMITA DELL'EGO

In questi giorni riflettevo sull'ego. In particolare su quello debordante del "so tutto io dall'alto della mia perfezione". Questo tipo di ego si riconosce subito dalla determinazione con cui elargisce pillole di verità, dalla naturalezza con cui spara giudizi e dall'inflessibilità con cui si propone.
Un atteggiamento così sicuro e determinato (spesso supportato da titoli, lauree o dagli infiniti corsi frequentati) viene spesso scambiato come caratteristica di colui che si è illuminato e ne sa più di tutti gli altri. 
Per questa ragione questo ego funziona come una calamita su chi, alla ricerca di soluzioni, risposte o aiuto, si considera meno di zero o su chi, per pigrizia o insicurezza, tende ad affidarsi invece di credere in se stesso.
In questo periodo siamo circondati da infiniti ego e dai greggi che li seguono. 
Se sei fuori dagli schemi acquisti, quasi sempre, il dono dell'invisibilità e osservi con inesauribile curiosità l'effetto calamita.
Sì perchè l'ego, essendo frutto della mente, è un imbonitore eccezionale, è spesso dotato di una dialettica di tutto rispetto, è accattivante, carismatico e ... astuto.
Ma come si fa a identificare un ego in grado di vendere ghiaccioli agli eschimesi?
Dalle sue sottili contraddizioni. La mente è specializzata nel produrre giustificazioni mentali a supportare le proprie convinzioni, ma non è così abile da far sì che tali gisuticazioni non entrino in contrasto con altre affermazioni. Si tratta spesso di sottili sfumature, ma se si rimane focalizzati sui concetti senza lasciarsi trasportare dalla teatralità dell'eloquio, è possibile coglierle. E colta una, il gioco è fatto e l'ascolto cambierà radicalmente approccio. 
Nel lavoro con i Maestri ho passato anni ad allenarmi nell'arte dell'ascolto per affinare il mio rilevatore "ego" a 360°. 
Ne è valsa la pena perchè soprattutto all'inizio, quando la fiducia in me stessa e la mia sicurezza erano precarie, sono scivolata facilmente anch'io dietro al "guru" di turno, considerandolo "migliore" di me.
Con il tempo ho fatto tesoro delle esperienze vissute e ho imparato a costruire la mia centratura, acquisendo quella sicurezza indispensabile a sostenere la mia libertà di pensiero e di azione.



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