venerdì 22 gennaio 2016

ANSIA : PARALISI DEL SISTEMA

Oggi desidero stimolare una riflessione citando un estratto dal libro "La via dello Zen" di Alan Watts:

"Ogni sistema di feed-back ha bisogno di un margine di "ritardo" o di errore. Se cerchiamo di realizzare un termostato assoluamente preciso (cioè, se portiamo vicinissimi il limite superiore e il limite inferiore della temperatura, nel tentativo di mantenerla costantemente a venti gradi) l'intero sistema scoppia. Poichè se i limiti superiore e inferiore coincidono, coincideranno anche i segnali per spegnere e per accendere. Se venti gradi è tanto il limite superiore quanto quello inferiore, il segno "via" sarà anche il segno "alt"; "sì" implicherà "no" e "no" implicherà "sì". Di conseguenza il meccanismo partirà "tremando", accendendosi e spegnendosi, accendendosi e spegnendosi, finchè non andrà in pezzi.  Il sistema è troppo sensibile e palesa sintomi che assomigliano all'ansietà umana. Difatti, un essere umano, quando è così cosciente di sè, così autocontrollato da non potersi abbandonare, trema e oscilla fra opposti. ...
Ora, la vita umana consiste principalmente e originariamente di azione: significa vivere nel concreto mondo della quiddità. Ma noi abbiamo il potere di controllare l'azione mediante la riflessione, cioè pensando, paragonando il mondo effettivo con memorie o "riflessioni". Le memorie sono organizzate in immagini più o meno astratte: parole, segni, forme semplificate, e altri simboli che possono essere passati rapidamente in rassegna l'uno dopo l'altro. Da tali memorie, riflessioni, simboli la mente costruisce la sua idea di sè. Ciò corrisponde al termostato (la fonte di informazione sulla propria azione passata, in base alla quale il sistema corregge se stesso). La mente-corpo deve, è naturale, confidare in quelle informazioni al fine di agire, poichè dal tentativo di ricordare se abbiamo  ricordato ogni cosa con precisione si produrrà facilmente la paralisi.
Ma per mantenere nella memoria la provvista d'informazioni, la mente-corpo deve continuare ad agire "in proprio". Non deve attaccarsi troppo al suo ricordo. Occorre un "ritardo" o una distanza tra la fonte di informazione e la fonte di azione. Ciò NON significa che la fonte di azione deve esitare prima di accettare le informazioni. Significa che non deve identificarsi con la fonte di informazione. Abbiamo visto che la caldaia del termosifone, quando risponda troppo da vicino al termostato, non può procedere senza tentare di arrestarsi, o arrestarsi senza tentare di procedere. Ciò è proprio quanto accade all'essere umano, alla mente, quando il desiderio di certezza e di sicurezza suggerisce una identificazione fra la mente e l'immagine che essa ha di sè. Non può lasciarsi andare. sente che non dovrebbe fare ciò che sta facendo, e che dovrebbe fare ciò che non sta facendo. Sente che non dovrebbe essere ciò che è, ed essere invece ciò che non è. Per di più, lo sforzo di rimanere sempre "buono" o "felice" è come tentare di mantenere il termostato a venti gradi costanti rendendo il limite inferiore identico al limite superiore.
L'identificazione della mente con la propria immagine è perciò paralizzante perchè l'immagine è fissa - è passata e finita. Ma è un'immagine fissa di se stessi in movimento! Restarle fedele equivale così a trovarsi in costante contraddizione e conflitto. Di qui la massima di Yun-men: "Nel camminare, camminate. Sedendo, sedete. Soprattutto non tentennate". In altre parole, la mente non può agire senza rinunciare all'impossibile tentativo di controllarsi oltre a un certo punto. Essa deve abbandonarsi, tanto nel senso di confidare nella propria memoria e riflessione, quanto nel senso di agire spontaneamente, per proprio conto nell'ignoto. ...
In altre parole, se uno sta per riflettere, che rifletta, ma non rifletta sul riflettere."




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