sabato 30 aprile 2016

FATTI DELLE DOMANDE

Perchè abbiamo smesso di farci delle domande? Quante volte, di fronte alle difficoltà, abbiamo direzionato la nostra attenzione all'esterno cercando di addebitare il nostro disagio agli eventi o ai partecipanti degli stessi? Come mai abbiamo smesso di ascoltarci, di osservarci, di considerarci i creatori primi della nostra esistenza?
Oggi mi sono svegliata con questi interrogativi e ho cercato comprensione.
Ovviamente questo blog vorrebbe essere un punto di partenza per riflettere insieme e condividere prospettive differenti.
Partiamo a snocciolare la questione come se si trattasse di una cipolla che sfogliamo a poco a poco.
Non ci ascoltiamo perchè abbiamo disimparato a farlo avendo perso il contatto con il nostro corpo.
Non siamo più consapevoli del corpo in quanto la nostra mente ci ha abituato a trascurarne i segnali per perseguire obiettivi, aspettative, immagini, ruoli; l'abitudine ha gradatamente congelato il sentire.
Questa separazione ha facilitato ancor di più un predominio mentale a discapito del cuore (corpo/sentire) e ha aperto le porte alla rigidità e al controllo razionale, incanalando spesso la nostra vita su binari prefissati.
Questo approccio alla vita ci ha reso schiavi delle nostre stesse debolezze (paure, insicurezze, mancanze...) e ha indebolito sempre più la nostra facoltà di discernimento.
I binari, anche se diritti e preconfezionati, ci piacciono, ci danno sicurezza e non richiedono grandi responsabilità. Il cambiare direzione presuppone una trasformazione e avendo perso il contatto con il nostro sentire più profondo, spesso ci ritroviamo ad affrontare il cambiamento con una grande confusione in testa (non so più cosa mi piace, cosa mi fa stare bene veramente perchè mi sono abituato a perseguire fini illusori tesi a colmare i vuoti delle mie insicurezze!). Il dubbio regna sovrano e ci blocca in una posizione instabile e frustrante che ci porta spesso a tirare i remi in barca ancor prima di aver messo la chiglia della nostra fragile barchetta in mare. Così riprendiamo i binari e riempiamo l'etere di parole di rimpianto, di sensi di colpa, di autocommiserazione ...
Siamo degli animali strani davvero. Pensiamo troppo e agiamo poco. Parliamo troppo e ci ascoltiamo poco. Facciamoci delle domande.







giovedì 28 aprile 2016

INTERVISTA A RADIO 105 CON LE KRISS

Come molti avranno letto, 
domenica 24 Aprile sono stata 
a Radio 105
ospite in diretta  
nel programma  Kris & Love.
E' stata un'esperienza molto significativa 
e altrettanto faticosa.
Parlare in diretta a ruota libera non è affatto una passeggiata!
Assolutamente!!!!
Ringrazio di cuore Kris Grove e Kris Reichert
per questa meravigliosa opportunità,
Francesca Pinna e la Zia
per la loro gentilezza e disponibilità, 
e Serpico in regia
per la bravura e la pazienza nel far rientrare nei tempi
anche chi, come me, tende a lasciarsi trasportare dalle parole...
Grazie, grazie, grazie
a tutti voi!

In allegato il link dell'intervista per chi avrà desiderio di ascoltarla.
Il podcast è ora disponibile nel sito di Radio 105 
nella pagina del programma Kris & Love:


VENTO

Mi accarezza il viso,
ma senza dolcezza.
Mi scompiglia i capelli,
con tocco deciso.
Ci sono emozioni che ci urtano.
Respirare non è facile con il vento contro.
Lasciamoci andare alla sua forza
disgreghiamo gli schemi 
 affondiamo nelle sue raffiche.
Proprio quando l'aria sembra mancare
il silenzio di una nuova visione prende forma.
E respirare non è mai stato così naturale.



mercoledì 27 aprile 2016

SENSAZIONI

"Ogni sensazione piacevole, spiacevole o neutra, nasce, matura e scompare in relazione a tutte le altre. Osservarle significa sedersi in riva al fiume delle sensazioni e riconoscerle  mentre nascono, maturano e scompaiono.
Di solito le sensazioni hanno molto peso nel dirigere la mente e i pensieri. I pensieri sorgono e si legano l'uno all'altro attorno alle sensazioni presenti. Quando siamo consapevoli delle sensazioni, la situazione incomincia  a cambiare. La sensazione non è più la sola cosa presente: la luce della consapevolezza l'ha trasformata. Perciò non ci trascinerà più come prima. Continuando a osservarla consapevolmente, saremo in grado di vederne l'essenza e le radici. Ciò ci dà un grande potere perchè, quando siamo in grado di vedere la natura di qualcosa, possiamo trascenderla e non farci più corrompere o fuorviare da essa."


GIANCARLO CASINI. SENSAZIONI E COLORI

Prendere consapevolezza delle proprie sensazioni è un passaggio importante nel percorso. Ci aiuta a non farci travolgere da esse e a comprenderne la causa scatenante. Questa comprensione genera chiarezza e distacco, inducendoci ad osservare i nostri atteggiamenti abituali come la manifestazione di dinamiche interiori irrisolte. Questo faticoso lavoro di autoconsapevolezza è fonte di maturazione e oltre a migliorare il nostro approccio alla vita, migliorerà anche il nostro modo di relazionarci con gli altri permettendoci di andare oltre il velo della manifestazione dei loro comportamenti. Quando ci si è esercitati a lungo su se stessi, sarà naturale cogliere la causa scatenante di atteggiamenti o discorsi di altri nei nostri confronti. A quel punto l'empatia porrà un freno alla nostra reazione egoica e permetterà lo sviluppo di una relazione più equilibrata. Ma questo sarà solo il frutto maturo di quello che abbiamo con pazienza seminato e coltivato in noi.

martedì 26 aprile 2016

CORPO - MENTE

Nella vita quotidiana il corpo e la mente sono spesso separati.
Il corpo è qui e la mente è altrove, forse persa in un passato lontano o in un futuro altrettanto lontano.
Con la consapevolezza possiamo realizzare l'unità di mente e corpo, 
e recuperare la nostra interezza.
...
Quando il corpo e la mente si unificano, le ferite del nostro cuore, mente e corpo 
incominciano a rimarginarsi.
Finchè c'è separazione le ferite non possono guarire.



Viviamo in corpi di cui siamo poco consapevoli con menti in frenetica attività. 
Quante volte lamentiamo di sentirci a pezzi?
Abbiamo dimenticato quanto il nostro organismo non sia una semplice somma di organi,
ma l'unione integrata di ognuno di loro.



lunedì 25 aprile 2016

METTERSI IN GIOCO CON LE KRIS & KRIS E IL CORAGGIO DI ASCOLTARMI

Mettersi in gioco senza paura è importantissimo. Lo si può fare accettando le sfide della vita a sperimentare situazioni totalmente sconosciute. Non sai a priori come potrà andare, ma la ricchezza dell'avventura è celata in questo. Potrai sbagliare, brillare o restare indifferente: sarà comunque una lezione significativa. Assolutamente (ihihihi!).
Per questa ragione ho deciso di dedicare il blog di oggi alla mia esperienza nel programma di Radio 105, Kris &Love, andato in onda in diretta ieri mattina.
Dopo oltre due anni passati a presentare "Il coraggio di ascoltarsi" in giro per l'Italia, una bella scossa adrenalica ci voleva e per meglio rendere l'idea di quello che significa per me ascoltarmi, vi parlerò di come questa esperienza radiofonica mi ha portato a farlo.
La domenica in diretta è arrivata a coronare una settimana intensa di presentazioni del nuovo volume "IL RITMO DEL CORPO": ero ad Asti il giovedì e alla Fiera dei Librai di Bergamo il sabato. Amo le presentazioni e la possibilità di condivisione e di dialogo che offrono per cui la stanchezza poteva definirsi solo fisica. Nonostante questo, da mercoledì il mio corpo ha iniziato a mandarmi segnali di affaticamento. Qualche linea di febbre, tosse e voce rauca. Ho aumentato le ore di riposo e sia Asti che Bergamo sono filate lisce senza problemi di sorta. Sabato pomeriggio la debacle. E' vero che a Bergamo faceva frescolino e magari ho preso freddo, ma questa era semplicemente la giustificazione mentale a definire la preoccupazione per la giornata successiva. Sabato in serata ero quasi completamente afona. Ho meditato molto e respirato, fatto gargarismi con il limone e cercato di lavorare sul corpo con il cuore. La notte è stata agitata. Innegabilmente l'evento mi metteva tensione. Non ho mai preparato le presentazioni, prediligendo la spontaneità, ma è anche vero che la mia semplicità ritrova nell'osservazione e nell'ascolto dell'interlocutore la sua naturalezza. In radio non avrei avuto la possibilità nè di osservare nè di ascoltare con il mio corpo coloro a cui mi rivolgevo e l'intervista era completamente improvvisata. Considerando che non ho mai creduto nella pillola risolvitutto adatta a ciascuno di noi, il relazionarmi con un pubblico invisibile a ruota libera sarebbe stata un'esperienza del tutto innovativa. Un'altra perplessità risiedeva nei tempi stringati a disposizione: amo scrivere e dialogare e chi conosce i fiumi di parole che fluiscono naturalmente dalla mia penna, può ben intuire come il ridurli in rapidi ruscelletti di montagna sia opera faticosa. 
Anni fa ho fatto una scelta di vita precisa: ho abbandonato i ritmi frenetici del mondo del business imprenditoriale per tornare a sintonizzarmi con i ritmi della natura in armonia con me stessa. Questa decisione mi ha portato a prediligere spazi e tempi adatti al cuore. Come sarebbe stato rituffarmi nella bagarre? 
Gli ostacoli conosciuti erano, quindi, prevalentemente quelli citati, quelli che sarebbero sorti non mi era dato sapere. Dire che ero serena, sarebbe mentire a me stessa: ero consapevole che avrei fatto del mio meglio e che avrei tratto dall'esperienza, comunque fosse andata, preziosi insegnamenti.
Veniamo a domenica mattina. Entro in studio pochi secondi prima di parlare in diretta, mi viene spiegato l'uso delle cuffie e chiesto di essere precisa, concreta e semplice. E via che si parte. La voce poca, ma c'è, il cuore è quasi tranquillo, respiro profondamente. Non mi manca nulla. Assolutamente.
Alla prima domanda sulle sigarette (non fumo) e il conseguente riferimento alla pipa degli indiani, la mia mente inizia a roteare freneticamente, il cuore non è più così tranquillo e la mancanza di tempo per articolare una risposta calibrata mi fanno capire che non sarà un semplice disgregare gli schemi, ma una caduta nel vuoto senza reti di protezione e con grandi folate di vento a rallegrare la discesa. Assolutamente. Continuo a ripetere assolutamente, la consapevolezza mi ripete interiormente, hai un vocabolario più vario di così, utilizzalo, e un nuovo assolutamente prende forma prima che possa fermarlo. Nelle pause canzoni riascolto nella mente le mie parole, l'incapacità a conformarmi al ritmo della radio, la marea di ASSOLUTAMENTE, la difficoltà a passare un messaggio equilibrato e sorrido alla mia mancanza di centratura. Il mio cuore abbraccia la mia vulnerabilità e mi spinge a cercare di fare del mio meglio, nonostante tutto. Non è il mio ambiente, faccio fatica, non riesco a ritagliarmi uno spazio per fare una riflessione completa e per un po' soccombo agli eventi. Le istruzioni sono stringi, stringi, le richieste tante ... ma come faccio a stare in un minuto quando la mia dimensione spaziotemporale non esiste più? Il cuore mi dice: Impara. ASSOLUTAMENTE, gli rispondo. Sorrido... non è poi così grave dire sempre Assolutamente, e rido della mia incapacità a trattenerlo. Ci proverò, prometto al cuore e respiro profondamente cercando di focalizzarmi sugli spazi a me concessi, riempiendoli di parole il più possibile e cercando di farlo in modo sensato, pur restringendo i contenuti a brevi affermazioni. Che fatica infinita. Assolutamente. Verso la fine della trasmissione arrivano le domande, sono diverse, non c'è spazio, peccato, è la parte che mi piace maggiormente, che mi fa ritrovare quei barlumi di intesa con chi ascolta e che mettendomi più a mio agio mi permette di passare qualcosa di chi sono e della mia esperienza. Al di là degli Assolutamente. In un fulmine ho attraversato la tempesta: sono entrata con un filo di voce in punta di piedi e sono uscita quasi completamente afona, abbandonata sul relitto di me stessa. 
La registrazione  sarà disponibile nel web solo fra due settimane. Meno male, per allora avrò digerito gli assolutamente e potrò sorridere su quant'altro non mi soddisfa e farne un punto di partenza per un nuovo lavoro di consapevolezza. 
Ho passato il pomeriggio di domenica a riposare, stanotte mi sono fatta una dormita epocale e oggi sono come nuova. 
All'ascoltatore che mi chiedeva come mai il suo corpo si era ammalato prima del viaggio della sua vita ... credo di aver risposto. A volte ce la facciamo sotto, ma possiamo conoscerci veramente e in profondità solo quando troviamo il coraggio di metterci in gioco. Assolutamente. ;-)






venerdì 22 aprile 2016

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI A RADIO 105

DOMENICA 24 APRILE

ALLE ORE 10,30

DONATELLLA CODA ZABETTA

 SARA' OSPITE DEL PROGRAMMA Kris & Love

INTERVISTATA IN DIRETTA DALLE KRIS & KRIS

A RADIO 105

SUL " CORAGGIO DI ASCOLTARSI" !



IL RITMO DEL CORPO ALLA FIERA DEI LIBRAI DI BERGAMO

SABATO 23 APRILE

ALLE ORE 11,45

ALLA FIERA DEI LIBRAI DI BERGAMO

DONATELLA CODA ZABETTA & EMILIO MARTIGNONI

presenteranno il loro libro:

IL RITMO DEL CORPO muoversi con consapevolezza



CONSAPEVOLEZZA

Il corpo mi parla.
A volte urla il suo dolore. 
Altre volte mi inonda di benessere.
E' difficile ascoltarlo quando si lamenta,
ma è il solo modo che conosco per comprenderlo.
Mi armo di pazienza e in silenzio affondo nella sofferenza:
le ferite sanguinano e le curo con l'amore per la vita
e per la sua vulnerabile umanità.
La riscoperta dell'essere genera consapevolezza.
L'infinito in una mano.


giovedì 21 aprile 2016

MEDITAZIONE

" Per un sufi, la meditazione è un processo molto intenso, con cui un uomo è in grado di penetrare attraverso il velo della propria personalità, arrivando al di là delle proprie associazioni mentali e diventando  consapevole delle forze cha agiscono dietro lo schermo della sua normale consapevolezza."



martedì 19 aprile 2016

RIFLESSIONI SULL'UOMO

Oggi posto un estratto molto significativo di Bennet (Gurdjieff Un nuovo mondo):

"Il nostro guaio è che pretendiamo il prestigio e i privilegi, a cui un vero uomo ha diritto, senza aver pagato il prezzo per diventare veri uomini e vere donne. Sin dal Seicento i Diritti dell'Uomo hanno influenzato il nostro atteggiamento, a un punto tale che anche coloro che sono stati attratti dalle idee di Gurdjieff raramente si sono fermati a considerare tutte le implicazioni della domanda perchè dovremmo essere comunque qui. Noi valutiamo la maggior parte delle cose a seconda della loro eventuale utilità per noi, e tuttavia non ci viene in mente di chiedere se non ci incombe l'obbligo di essere utili a qualche scopo che non sia la soddisfazione dei nostri desideri umani, o per lo meno dei nostri bisogni umani. Noi non afferriamo in pieno il significato dell'affermazione secondo cui la nobiltà dell'uomo consiste in ciò che egli può diventare e in ciò che può dare, non in cio' che è e in ciò che ha.  Un motivo di ciò è il nostro egoismo, ma un altro ostacolo ugualmente grave è la nostra ignoranza. Noi non sappiamo ciò che possiamo diventare o che possiamo dare. Per conoscere queste cose occorre che scopriamo il vero legame tra la nostra natura umana e la natura universale."


Leggendo questo estratto di Bennet ho subito pensato ad un altro estratto del Chuang Tzu tradotto da  Augusto Shantena Sabbadini (Chuang Tzu) :

L’albero inutile 
Il mastro falegname Shi, in viaggio verso il paese di Qi, attraversando un villaggio vide un’immensa quercia presso il tempietto del dio del luogo. La sua ombra era tanto vasta che poteva offrire riparo a migliaia di buoi, il suo tronco misurava cento spanne e la sua chioma era grande come una collina. I rami più bassi si trovavano a ottanta piedi dal suolo e da una dozzina di essi si sarebbe potuto fabbricare delle barche. Intorno all’albero c’era una tal folla di viandanti che sembrava una fiera. Ma mastro Shi non lo degnò di uno sguardo e proseguì per la sua strada. Il suo apprendista si fermò a contemplare l’albero a lungo, poi raggiunse di corsa il falegname e gli disse: “Maestro, da quando hai cominciato a insegnarmi a maneggiare l’ascia non ho mai visto del legname tanto bello. Perché non ti sei neppure fermato a guardarlo?”
“Lascia perdere,” disse il falegname. “È un albero inutile. Se ne fai delle barche, affondano; se ne fai delle bare, marciscono in fretta; se ne fai delle porte, trasudano resina; se ne fai dei pilastri, sono subito tarlati. Quest’albero non serve a nulla. È proprio per questo che ha potuto diventare tanto vecchio.”  Ritornato a casa, mastro Shi ebbe un sogno. La quercia gli apparve in sogno e gli disse: “Perché fai confronti? Vorresti che assomigliassi agli alberi utili? Il ciliegio, il pero, l’arancio, il limone, tutti gli alberi da frutta, quando i loro frutti sono maturi vengono saccheggiati; i loro rami grossi vengono spezzati, i rametti danneggiati. Per via della loro utilità hanno una vita tormentata e muoiono prematuramente. Sono essi stessi la causa della loro sciagura. E lo stesso vale per tutti gli altri esseri. Io ho cercato a lungo l’inutilità e finalmente, prossimo alla fine dei miei giorni, ci sono arrivato. Questa inutilità mi è molto utile. Se servissi a qualcosa, come avrei potuto raggiungere queste dimensioni? Tu e io siamo entrambi creature. Come può una creatura giudicarne un’altra? Tu, un uomo inutile alla fine dei suoi giorni, pretendi di giudicare l’inutilità di un albero?”
(Zhuangzi, IV) 

Gurdjieff ricerca il significato del nostro essere qui  e  Chuang Tsu valorizza l'utilità dell'inutilità. Sembra una contraddizione in termini, ma non lo è affatto. 

venerdì 15 aprile 2016

SENTIERI IN SALITA

Quando si inizia a percorrere un sentiero di montagna e la salita si fa dura, il fiato si fa corto e le gambe diventano dure per la fatica. La vetta da raggiungere sembra lontanissima e all'interno di noi stessi prende forma la domanda: "Ce la farò mai?".
Anche nella quotidianità, di fronte ad un'importante sfida con noi stessi, potrà nascere la stessa domanda.
A fare la differenza sarà la risposta che ci daremo.
Se nutriremo il dubbio di non farcela, avremo già sotterrato l'energia necessaria alla scalata.
Se, al contrario, non ci perderemo d'animo e con pazienza e flessibilità muoveremo un piccolo passo dopo l'altro senza perdere l'entusiasmo, saremo già a metà dell'opera.
Importantissimo accettare che ci siano inevitabili momenti di debolezza che richiedono una sosta per ricaricare le batterie e  momenti di gioia generati dalla bellezza del paesaggio. Mai giudicarsi, ma accogliere con amore verso se stessi anche le cadute: solo così ci si potrà rialzare per ripartire.
Le imprese più difficili richiedono tantissima energia, ma soprattutto un'incrollabile fiducia in noi stessi: in questo modo le difficoltà divengono superabili e ci spingono ad un ancor maggiore impegno.
Solitamente i percorsi più faticosi sono quelli che intraprendono vie inesplorate, dove ogni passo deve essere sperimentato e non necessariamente può rivelarsi quello giusto in quel frangente. L'esperienza deve crescere e maturare con noi attraverso foreste inestricabili, prati verdi e pareti di roccia. Non ha importanza quanto tempo ci vorrà e se riusciremo prima o poi a raggiungere la vetta: farà la differenza come sceglieremo di percorrere il nostro meraviglioso viaggio chiamato vita.




LA TRASFORMAZIONE DELL'ENERGIA

Sto continuando la lettura dell'interessante volume GURDJIEFF Un nuovo mondo di Bennet e gli spunti di riflessione sono moltissimi. Particolarmente stimolante l'idea di Gurdjieff di proporre uno schema di evoluzione consapevolmente guidata, che alla fine determina la comparsa dell'attività conscia e intelligente. Gurdjieff riconosce nell'uomo una capacità evolutiva per la sua triplice natura di corpo, anima e spirito. L'uomo ha la possibilità, per propria scelta di trasformare energie assai elevate e di acquistare, quindi, "un corpo vivente a livello superiore"o anima immortale, giovando allo stesso tempo al processo del reciproco mantenimento che coinvolge l'intero universo e le sue infinite interrelazioni. Mi piace particolarmente questo pensiero:

"Ciò che sta in alto si mescola con ciò che sta in basso, 
per attuare ciò che sta in mezzo"
Ciò implica una duplice causa, 
cioè la decadenza del bello nella grossolanità in fase involutiva,
nonchè il raffinamento della grossonalità con l'amalgamarsi del bello in fase evolutiva.
Il mondo è fatto in maniera tale che le energie sono continuamente 
in fase involutiva e in fase evolutiva,
passando attraverso svariate strutture e sistemi.

Anche l'uomo partecipa a questo scambio universale, in cui tutto scorre. Gurdjieff nella sua genialità unifica i concetti materiali o meccanicistici dell'uomo e dell'universo con quelli religiosi o spirituali, ed evidenzia allo stesso tempo la grande responsabilità interiore dell'uomo per via della trasformazione intenzionale d'energia e del mantenimento reciproco.







domenica 10 aprile 2016

L'AIUTO CONSAPEVOLE

"AIUTA SOLTANTO CHI SI SFORZA DI NON ESSERE UN FANNULLONE"

Questa frase di Gurdjieff era scritta insieme ad altre sul soffitto nella Casa per lo Studio a Fontainebleau. Mi piace molto e la condivido profondamente.
Nell'epoca delle aspettative, del vittimismo, dell'immobilità ... evviva chi si muove attivamente, chi  ci prova, chi si assume la responsabilità delle proprie azioni, chi accoglie con umiltà i propri errori per crescere ed evolvere. 
E' una gioia donare a chi sa valorizzare l'aiuto ricevuto e farne un punto di partenza. 
Aiutare chi pretende di essere aiutato senza metterci del proprio è del tutto inutile e sottende una grande debolezza sia da parte di chi dona sia da parte di chi riceve.


venerdì 8 aprile 2016

IL RITMO DEL CORPO a CIGLIANO



Ciglianesi e dintorni, 
pronti per una serata di cuore, 
movimento e condivisione?


IL RITMO DEL CORPO a VERCELLI

Tra le risaie del vercellese ci muoveremo 
con ritmo consapevole 
condividendo il nostro cuore!

LA RICERCA

Bennet riferisce queste parole di Gurdjieff :

"Se esistono fenomeni, la cui realtà non possiamo negare, 
ma che non possono adattarsi alla nostra incontestabile impalcatura concettuale,
allora in quella impalcatura c'è qualcosa che non va,
ragion per cui dobbiamo cercarne un'altra."



All'inizio del percorso ho cercato disperatamente una spiegazione scientifica e razionale tesa a catalogare le esperienze che mi trovavo a vivere: la laurea in scienze naturali ne è stata la naturale conseguenza. Questa ricerca è proseguita lungo tutto il corso della mia vita e mi ha portato a entrare in contatto con culture differenti e prospettive di osservazione sempre nuove. La spinta interiore che mi guidò fin da giovanissima ad approfondire e ricercare una spiegazione ad ogni situazione, ha caratterizzato il mio approccio alla vita, dando enorme rilievo all'ascolto e all'osservazione. Questo atteggiamento ha inevitabilmente favorito una presa di coscienza libera da impalcature concettuali e  la grande apertura mentale ha aperto poco per volta le porte dell'invisibile permettendomi di accoglierne la meraviglia. Non ho mai dato nulla per scontato. Non ho mai accolto alcun insegnamento senza una profonda rielaborazione interiore. Non mi sono mai legata ad alcun credo, ma ho fatto tesoro di ciascuno di essi. 
La profonda capacità di discernimento stimolata dall'ascolto interiore, unitamente  al coraggio di percorrere vie inesplorate, mi ha condotto per mano alla riscoperta di me stessa e delle mie antiche memorie e contemporaneamente mi ha portato a manifestare questo grande dono. 
La ricerca è il fuoco interiore che illumina le mie giornate. I libri sono fedeli compagni di viaggio verso nuove idee e percezioni. La quotidianità è uno stimolo incessante alla comprensione e le difficoltà si trasformano in pregiati spunti di riflessione. 
Che bella è la vita. Ogni tanto mi sembra di non essere in grado di contenere la gioia di tanta bellezza.

mercoledì 6 aprile 2016

LA FIDUCIA

Aver fiducia è importantissimo, ma altrettanto difficile.
Quando ce ne accorgiamo? Nel silenzio e nella passività che precedono un evento che ci sta particolarmente a cuore. Tener a freno la mente con i suoi pensieri e la sua tendenza a generare preoccupazioni a flusso continuo non è semplice. Soprattutto quando carichiamo l'evento di aspettative. Aver fiducia sul fatto che l'evento andrà esattamente come deve andare per il nostro sommo bene significa affidarsi alla vita e custodire nel cuore una sconfinata fede nell'amore. 
La nostra idea di "bene" o "male" è sempre legata a doppia mandata al mondo fisico e al nostro ego.
Questo ci fa dimenticare che esistono delle legnate molto più produttive di un grande successo. Proprio quando ci scontriamo con la vita, infatti, siamo obbligati a fermarci e a rifare il punto della situazione guardandoci dentro con trasparenza: sono i momenti dell'elaborazione che precedono  la crescita verso la nostra unicità. 
Ognuno di noi, voltandosi indietro, può riconoscere, a distanza di anni, nei fatti più dolorosi la fonte di grandi trasformazioni. Il dolore non ci lascia mai indifferenti. Prima ci affoghiamo dentro, ma prima o poi la vita ci offre la possibilità di rinascere. Sta a noi coglierla, facendo tesoro dell'esperienza.
A fronte di questa riflessione, se in entrambi i casi la via intrapresa sarà quella più adatta a noi in quel momento, perchè non affidarsi?







martedì 5 aprile 2016

AUTENTICITA'

Sii presente ad ogni respiro,
ad ogni pensiero, parola e azione.
Sii te stesso,
sempre.
Non identificarti con altro che non sia tu:
resta libero dentro di te.
Accogli la meraviglia della bellezza in ogni cosa
e sii grato alla vita.



lunedì 4 aprile 2016

"IO SONO ME STESSA"

Spesso mi sono chiesta l'utilità di mettersi in gioco in una realtà che valorizza l'esteriorità prima dei contenuti. Nicole Orlando sabato sera mi ha risposto.
Nicole è la figlia ventiduenne di un'amica, biellese come me: è una campionessa paralimpica che ha al suo attivo ben 5 medaglie, 4 ori e 1 argento, vinte ai Mondiali per atleti con sindrome di Down in Sudafrica nel 2015. Nicole ha scelto di mettersi in gioco totalmente partecipando al programma "Ballando con le stelle".
Non potevo non seguirla e tifare per lei con tutto il cuore. 
Sabato è passata in semifinale e se lo merita pienamente. La sua grande forza di volontà, l'impegno e il suo guardare alla vita con il sorriso sono stati i preziosi strumenti di una grande trasformazione che l'ha portata a manifestare il suo femminile e la sua grande versatilità nell'accettare le sfide della vita facendone tesoro (già avevo scritto di lei nel blog tempo fa ... IL FEMMINILE ).
Allego il link del suo tango di sabato, affinchè acquisiscano significato gli spunti di riflessione che voglio proporre:





Chi ha avuto occasione di seguirne il percorso danzante, non può che osservarne con meraviglia il cambiamento dalle prime puntate.
Dopo un'esibizione "da 10", la giuria "giudica" l'abito, invece di valorizzarne il talento artistico e l'immenso lavoro svolto per arrivare ad un tale risultato (non commento le altre parole della giuria, non lo meritano).
Nicole a questa osservazione risponde con la sua naturale semplicità: "Io sono me stessa. Punto. Io sono venuta qui per imparare e ballare, con tutti gli altri cast. Io sono venuta qui per far vedere chi sono e voglio essere una donna femminile" e ci offre una grande lezione di vita.
Il femminile è una ricchezza interiore e non deriva certo da un paio di tacchi alti e da un abito all'ultima moda.
Stefano è al suo fianco e la difende a spada tratta focalizzando il valore della performance al di là dell'abito. La loro crescita insieme è tangibile.
Un urlo roboante (quello di Nicole e Stefano) che si spegne con un cambio di discorso.
Come spesso capita, quando si puntano i riflettori sulla superficialità: qualcosa di più importante sopravviene e lo spettacolo deve continuare.
Proust ci ricorda che "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi" e non dobbiamo mai dimenticarlo.
Lo sguardo di Nicole ci insegna a guardare in profondità: sono occhi che sorridono alla vita, che sanno coglierne la spontaneità, la bellezza, la gioia e trasformarne le difficoltà in opportunità di crescita. 
Grazie Nicole, con le tue parole hai svelato i miei dubbi. 
Mettersi in gioco in una realtà che valorizza l'esteriorità prima dei contenuti è una grande sfida con noi stessi. 
Ho sempre valutato l'utilità nel farlo, senza comprendere che in questo modo disperdevo la mia energia all'esterno, perdendomi nel limbo delle aspettative e del risultato.
Lottare per qualcosa in cui si crede, mettendocela tutta con impegno e passione, soprattutto quando le difficoltà non mancano, è il naturale percorso per riscoprire se stessi.
Il tuo esempio toccherà i Cuori e la tua femminilità donerà loro fiducia, calore, dolcezza e comprensione. 
Quello che per te è così naturale, essere te stessa e cogliere la bellezza in ciò che ti circonda, per noi è così difficile ... grazie per averci offerto la possibilità di guardare alle cose attraverso i tuoi occhi.

sabato 2 aprile 2016

CON AMORE

Pensa con amore,
esprimiti con amore,
muoviti con amore
e il mondo intero sarà nel tuo cuore.


venerdì 1 aprile 2016

STATI D'ANIMO

Quando l'insicurezza ti invade,
sprofonda in essa e respira.
L'insicurezza è il frutto delle aspettative.
Staccati da qualsivoglia obiettivo
e vivi il momento
assaporando la gioia e il dolore che ti porterà 
con apertura e totalità.
Sganciarsi dagli schemi costa fatica.
Essere liberi è sempre una conquista maturata nel tempo
grazie ad un profondo lavoro su se stessi.