martedì 31 maggio 2016

PERCHE' MI AMMALO E COME VIVO LA MALATTIA?

"Sovente la malattia viene causata dalla mancanza di ritmo, nel pensiero,  nel sentimento, nel respiro, nell'azione e nella vita quotidiana. ....
La paura di contrarre una malattia è anche la causa della malattia. Vi sono delle persone che si meravigliano quando stanno poco bene, e tentano di scoprire cosa in loro non funziona. Ve ne sono altre  a cui piace autocommiserarsi o esser commiserati dagli altri: queste persone attraggono le malattie. C'è chi alimenta la malattia, quando si sente relativamente poco bene; desidera venir trattato come un paziente, o cedere alla pigrizia. Se così gli viene permesso di fare, la sua mente conserva più a lungo il malessere.
Vi sono molte altre cause di malattia tra cui la più incresciosa è l'impressione di avere "una malattia inguaribile." Questa sensazione è peggiore della malattia. In realtà, lo spirito di ogni individuo - sia sano che malato - è scevro da malattie o sofferenze e risana costantemente il corpo e la mente; se non fosse per la mente e per il corpo, che creano le malattie, una persona starebbe sempre bene. E' naturale essere sani e tutte le malattie, le afflizioni e i dolori sono contro natura."



Ho appena finito di leggere questo piccolo volume e non posso che consigliarne la lettura. Ne condivido molti contenuti, mentre altri mi hanno offerto la possibilità di riflettere più profondamente.
Nella sua semplicità è uno stimolo continuo ad approfondire, calibrando il sentire alla luce di nuove prospettive.

domenica 29 maggio 2016

MOVIMENTO E IMMOBILITA'

      Estratto da "LA CURA DELLA SALUTE Principi terapeutici dei sufi" di Hazrat Inayat Khan:

                                              Il movimento è vita e l'immobilità morte, 
            dato che nel movimento vi è un significato di vita e nell'immobilità un segno di morte.
                     Ci si può domandare se da un punto di vista metafisico , esiste l'immobilità.
Non esiste; esiste però ciò che chiamiamo "non movimento";
o almeno nessun movimento a noi percettibile,
sia visibile o udibile o in forma di sensazione o di vibrazione.
Noi chiamiamo immobilità il movimento che non riusciamo a percepire;
usiamo la parola vita solo in relazione con l'esistenza percettibile,
di cui percepiamo il movimento.


Oggi, quando ho letto queste parole, ne ho subito rammentate altre in relazione al lavoro interiore. Quando ci si muove interiormente, spesso viviamo una fase di immobilità nella materialità, in quanto tutta l'energia è diretta all'interno. In effetti, se ci pensiamo, anche quando siamo immobili, internamente siamo in movimento, grazie al respiro. Spesso però associamo l'immobilità all'assenza di movimento all'esterno, alla mancanza di azione: questa percezione ci rimanda una sensazione di blocco e ci mette a disagio. Lo stesso profondo disagio che coglie molti di noi al pensiero della morte, per la difficoltà a percepirne il movimento in forma tangibile. Apriamo il cuore al respiro e un mondo di possibilità sarà pronto a manifestarsi!

venerdì 27 maggio 2016

LA DISCARICA DELLA RABBIA

Osservando la realtà con attenzione spesso ci troviamo di fronte a reazioni aggressive e a situazioni che evidenziano la frustrazione e la rabbia repressa in circolazione. Lo scarico all'esterno della propria irritazione sembra essere la via più diffusa per risolvere un disagio interiore che non si sa gestire in altro modo. Questa dinamica rende la nostra quotidianità una vera discarica di rabbia e rende particolarmente faticoso rimanerne immuni, soprattutto quando involontariamente ci si trova coinvolti marginalmente in beghe altrui. La rabbia è un'emozione dirompente che attiva la mente a mille e porta a re-agire inconsapevolmente. La consapevolezza in questi casi gioca un ruolo determinante.
La fase uno è rallentare il respiro per bloccare l'afflusso massiccio di sangue al cervello, l'uscita degli occhi dalle orbite, il prurito alle mani e la tendenza all'apnea con i battiti del cuore a mille.
La fase due, continuando a respirare, è la metabolizzazione della rabbia: accettare che ci sia senza identificarsi con essa.
La fase tre è la trasformazione dell'energia di rabbia in intento costruttivo.
Le tre fasi richiedono tempo, ma hanno la capacità di trasformare il disagio in potenzialità.
E a volte le idee migliori nascono proprio così, imparando a gestire un razzo propulsore senza scottarsi.


lunedì 23 maggio 2016

LE TRE REGOLE DEL PENSIERO


LE TRE REGOLE FONDAMENTALI DEL PENSIERO

Regola 1: il pensiero funziona per mezzo di immagini
Regola 2: E' possibile pensare una sola immagine per volta
Regola 3: il pensiero non accetta ordini negativi



Questo libro scritto da un medico si è rivelato una bellissima  e curiosa lettura. 
Toni Pizzecco analizza in profondità il funzionamento del nostro pensiero per favorirne una presa di coscienza e rivoluzionarne gli schemi abituali per inserirvi un approccio alla vita costruttivo. 
I contenuti sono semplici e accessibili e offrono spunti preziosi per un lavoro consapevole.
Tratterò, riassumendole, le tre regole. La prima è presto verificabile da ognuno di noi chiudendo gli occhi e pensando a una mela: immediatamente ne visualizzeremo l'immagine, chiara o sfocata non ha importanza, ma tutti avremo proiettato il pensiero sul nostro schermo interiore sotto forma di immagine. Regola 2: provate a chiudere gli occhi e immaginate una mela e una barca a vela: vedrete le immagini in sequenza, una dopo l'altra,  a meno che si siano racchiusi i concetti in una sola immagine disegnando, ad esempio, la mela sulla vela della barca. Non è possibile pensare a due cose contemporaneamente a meno che si integrino le immagini. Regola 3: provate a pensare "non voglio vedere la mela" e vi accorgerete che la mela resta la protagonista dell'immagine, anche se in forma diversa o più piccola o di altro colore. Il nostro proiettore interno non accetta negazioni! Se non si vuole vedere la mela, si deve pensare a qualcosa di completamente diverso perchè solo in questo modo è possibile scacciare l'immagine della mela.
Sulla base del funzionamento del pensiero, sarà facile intuire come le preoccupazioni riescano a riempire di immagini il nostro schermo interiore, anche quando vorremmo "NON" pensarci affatto.
Entrano in gioco tante altre dinamiche a far sì che un'immagine persistente torni a galla spesso e volentieri avvelenandoci l'esistenza. L'inserimento di nuove immagini di gioia e di serenità quando si è nel dolore e nella tristezza è quanto mai faticosa. Ma è possibile. Occorre avere la costanza di visualizzare (ecco il grande valore intrinseco della meditazione) ogni giorno per almeno 21 giorni, immagini di benessere e gioia, creando un proprio paradiso interiore, e lo schema verrà disgregato. 
Lascio la lettura del libro a chi è interessato ad approfondire l'argomento.

SE FAI UNA COSA FALLA BENE

A un uomo molto esperto di meditazione un giorno venne chiesto come fosse possibile che,
nonostante le sue numerose attività, fosse in grado di gestire così bene la sua vita.

Lui rispose:
"Quando sto in piedi, sto in piedi
Quando cammino, cammino
Quando sono seduto, sono seduto
Quando mangio, mangio 
Quando parlo, parlo..."

A questo punto la gente lo interruppe dicendo:
"Questo lo facciamo anche noi, ma tu oltre a questo, che cosa fai in più?"

Allora egli disse di nuovo:
"Quando sto in piedi, sto in piedi
Quando cammino, cammino
Quando sono seduto, sono seduto
Quando mangio, mangio
Quando parlo, parlo..."

La gente lo interruppe di nuovo dicendo:
"Questo lo facciamo anche noi ..."

Lui allora disse:
"No
Voi quando state seduti, siete già in piedi
Quando state in piedi, correte già
Quando correte, siete già arrivati alla vostra meta."

Detto popolare indiano

Concentrazione e presenza sono indissolubilmente collegate ;-)



venerdì 20 maggio 2016

INGERENZE ESTERNE

Quante volte ci è capitato di percepire la rabbia, l'invidia, la gelosia da parte di altri nei nostri confronti? Può essere fastidioso, ma, se si rimane centrati, queste emozioni non possono scalfire la nostra presenza di cuore. Al contrario, se inconsciamente ne condividiamo l'energia, ci sentiremo a disagio, stanchi, innervositi e irrequieti. Non riusciremo bene a comprendere l'origine del nostro malessere, ma ne percepiremo gli effetti. Anche il nostro sonno ne sarà disturbato. Ci alzeremo al mattino agitati e ci chiederemo la ragione di sogni particolarmente faticosi.
Solitamente solo il tempo porterà chiarezza offrendoci, attraverso la quotidianità, prove significative. Il sonno alterato è  un avviso importante a mantenere alto il livello di consapevolezza durante la veglia. Saranno sufficienti alcune parole proferite in modo particolare da qualcuno a farci drizzare le antenne e a fermare una RE-azione inconsapevole. Lezioni di centratura e di approfondimento della conoscenza di sè, mi piace definirle, perchè puntano il riflettore sulla dinamica che dobbiamo analizzare.
Se riusciamo a coglierne il messaggio, la nostra notte tornerà calma e serena donandoci il riposo necessario a salpare verso nuovi orizzonti il giorno successivo.






giovedì 19 maggio 2016

UN ABITO TROPPO GRANDE

Un abito troppo grande
e tanta tristezza.
Un abito troppo grande
e una carezza.
Osservo quell'uomo
e la commozione mi assale.
L'amore per il nipote ha scalfito la corazza del dolore
rivelando una profonda sensibilità.
Ci sono persone in grado di illuminare la vita
con un semplice atto di gentilezza. 
Sono le persone che non hanno mai smesso di ascoltare il cuore.





UNO SPAZIO DI CUORE

Uno spazio di cuore
è leggero, caldo, accogliente.
In uno spazio di cuore
il respiro si fa profondo e spazia oltre i confini dell'essere.
Uno spazio di cuore è un dono prezioso
di cui prendersi cura.
In uno spazio di cuore
la libertà e l'unicità individuale 
 rendono ogni cammino un punto d'incontro
per crescere insieme verso casa.


Dipinto di N. Roerich

martedì 17 maggio 2016

FERMARSI

Quando ci si rende conto che le difficoltà nel portare avanti qualcosa aumentano invece di dissolversi,  è importante trovare il coraggio di fermarsi e non disperdere altre energie all'esterno.
Questa scelta solitamente scatena un vero fiume in piena di emozioni a cui occorre far fronte. Insicurezze, dubbi, confusione, frustrazione, ansia ... vengono a galla e ci rendono pesante la sosta.
Siamo abituati a pensare che il mondo ruoti intorno a noi e, quindi, ad attribuirci tutti i meriti e le colpe di quello che viviamo. Difficilmente ci apriamo alla riflessione che il contesto in cui ci stiamo muovendo non sia pronto o che, molto più semplicemente, non sia quello giusto.
La pausa lungo il cammino serve proprio a favorire una presa di coscienza oggettiva: quella cioè che prende forma quando ci tiriamo fuori dal gioco per osservarlo con maggior distacco. Gli eventi stessi si dispiegheranno donandoci la chiarezza che sembra mancarci.
Possiamo realizzare che la via che abbiamo scelto con l'idea di portare avanti qualcosa non sia quella più adatta a noi o al contrario renderci conto che sia l'idea stessa a far acqua perchè carica di aspettative e controllo.
Il lasciarsi andare al flusso della vita significa arrendersi ad essa e aprirsi alle mille possibilità che ci offre, non solo a quella che abbiamo pensato corrispondere a "quella giusta". 
Spesso ho notato che quando la forza di volontà si trasforma in ostinazione è una vera lotta contro se stessi. 
La disponibilità ad accogliere le difficoltà e farne tesoro richiede umiltà, coraggio e pazienza.



lunedì 16 maggio 2016

OGGETTIVARE IL VISSUTO

Quante volte ci capita di tener così tanto a qualcosa da perdere di vista tutto ciò che ci sta intorno?
Dimentichiamo spesso che sul palco della vita non siamo i soli attori protagonisti. E dimentichiamo anche che lo spettacolo che abbiamo scelto di recitare lo scegliamo inconsciamente per metterci alla prova e crescere.
Immaginate di preparavi per la vostra prima a teatro. Come voi si sono preparati tutti coloro che reciteranno al vostro fianco. L'impegno che ognuno avrà investito sarà strettamente individuale e relazionato alle capacità personali. Siete emozionati, carichi e molto centrati su voi stessi e sul vostro ruolo. Così come lo sono coloro che vivranno l'avventura dello spettacolo con voi.
Si alza il sipario e dopo tanti sforzi, non c'è alcun pubblico.  Come vi sentite?
Oppure immaginate un pubblico caldo e accogliente e mentre state recitando la vostra parte alcuni attori dimenticano la loro, mettendovi in difficoltà. Come vi sentite?
Oppure immaginate un pubblico aggressivo ed estremamente critico che rende ogni gesto e ogni parola carichi di tensione. Come vi sentite?
Non ho volutamente dato delle risposte, ma immagino che ciascuno di voi avrà riflettuto sul proprio sentire mettendo in particolare rilievo la situazione che l'ha creato. Avrà cioè posto se stesso al centro della scena delle difficoltà e avrà lasciato poco spazio a tutto il resto.
Oggi promuovo la giornata dell'attore non protagonista. Non tutto quello che accade ruota intorno a noi. E non tutte le situazioni dipendono da noi. A volte ci finiamo dentro semplicemente per imparare qualcosa in più su noi stessi, sulle nostre debolezze e sulla nostra centratura. Il progetto a cui partecipiamo è molto più ampio e coinvolge tutto ciò che ci circonda. A volte siamo presenti per aiutare gli altri a comprendere e a volte per essere aiutati a comprendere: le due azioni non sono mai disgiunte. Gli eventi si dispiegano sempre con un senso più profondo di quello che noi siamo pronti a cogliere. Ogni difficoltà è un dono per chi sa trasformarla alla luce della consapevolezza.


martedì 10 maggio 2016

CONCENTRAZIONE E MEDITAZIONE

B.K.S Iyengar nel suo libro L'albero dello yoga prende spunto dall'azione di perfezionamento di una postura yoga per fare un esempio, a mio avviso, molto calzante sulla differenza tra concentrazione e meditazione. Spesso puntiamo l'attenzione sul particolare, perdendo di vista tutti i benefici della visione d'insieme di ciò che si sta facendo. Questo è l'estratto a cui mi riferisco:

"Mettere a fuoco un punto è concentrazione. 
Mettere a fuoco vari punti contemporaneamente è meditazione.
La meditazione è centrifuga e centripeta.
Nella concentrazione dovete sforzarvi di mettere a fuoco un punto di vista
e tutti gli altri svaniranno,
ma se riuscite a portare la concentrazione dalla parte che avete esteso
a tutte le altre parti del corpo, senza perderla in quel punto,
allora l'effetto interiore non verrà meno,
la postura non perderà il suo aspetto esteriore,
e avrete imparato cos'è la meditazione.
La concentrazione ha un solo punto focale;
la meditazione non ne ha.
Questo è il segreto."


Nel volume Il coraggio di ascoltarsi propongo un esercizio molto semplice "Conoscersi, amarsi e accettarsi" - Capitolo 4 - per lavorare individualmente su uno stato di presenza a se stessi. Il primo passo è proprio la concentrazione, in quanto se riscontro difficoltà nel concentrarmi su di un unico punto, non posso pensare di espandere la mia attenzione all'insieme. 
Fatichiamo così tanto a concentrarci per l'abitudine a pensare continuamente in modo confuso: non ci soffermiamo ad osservare la frenesia della mente con i suoi mille pensieri e, quindi, ne siamo inconsapevoli, accogliendo di buon grado il flusso ininterrotto dei concetti più disparati. Partiamo magari da una decisione che dobbiamo prendere e ci ritroviamo in men che non si dica a pensare al programma della giornata o a chi abbiamo incontrato poco prima o a quanto abbiamo detto ieri ...
Questa mancanza di lucidità e chiarezza si riflette inevitabilmente nella nostra quotidianità rendendola spesso molto dispersiva. Ancora una volta la consapevolezza si lega strettamente alla concretezza della vita e diviene un importante strumento  per vivere sereni, con coerenza ed armonia.

domenica 8 maggio 2016

SILENZIO AL CENTRO

Lo sguardo si volge a destra,
lo riporto al centro.
Inavvertitamente accade di osservare quanto ci circonda
più di quanto si sappia osservare se stessi.
Il ritorno al centro
consapevolmente ricercato
porta con sè il silenzio:
in esso prende forma la voce del cuore.


giovedì 5 maggio 2016

LA LIBERTA' DEL CUORE

Ci sono eventi che ti pongono di fronte a scelte difficili in quanto il cuore tira da una parte e la mente dall'altra. In questi casi cerco sempre di agire con rispetto e ogni volta la vita mi soprende donandomi la soluzione. Aprirsi al cuore è aprirsi alle infinite possibilità dell'essere. Quando si accoglie il sentire  senza aver paura di perdere qualcosa, la luce del cuore illumina la via.


mercoledì 4 maggio 2016

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI AD AOSTA


L'AGROU
Associazione per la divulgazione delle D.B.N. e terapie complementari

Invita alla presentazione del libro
“Il coraggio di ascoltarsi”
Guardare alle cose cambiando prospettiva 
di
Donatella Coda Zabetta
Venerdì 6 maggio, ore 21,00
presso la sede del C.S.V. via Xavier de Maistre 19, Aosta

Il coraggio di ascoltarsi è un titolo azzeccato per un libro che, accompagnando il lettore nei vari passaggi verso la consapevolezza, 
mette in risalto il grande sforzo indispensabile ad affrontarli.
Nei primi capitoli l’autrice condivide la sua esperienza, 
focalizzando l’attenzione sulle situazioni più dolorose che l’hanno coinvolta, descrivendone accuratamente il susseguirsi di emozioni, reazioni e pensieri. Un percorso necessario a introdurre il lettore al grande lavoro svolto per giungere a una nuova prospettiva di osservazione, 
in grado di trasformare il vissuto in crescita personale 
grazie alla conoscenza sempre più profonda di se stessi.
E’ un libro in controtendenza che parte dal presupposto 
che nessuno sarà mai in grado di risolvere i problemi 
che noi stessi non siamo pronti a lasciar andare. 
Un libro che valorizza la comprensione come strumento per giungere a un’analisi oggettiva e più distaccata degli eventi, 
determinante per conseguire l’equilibrio interiore. 
Le emozioni, soprattutto se fuori controllo, 
sono  fonte di grande sofferenza e instabilità: 
imparare a non lasciarsene travolgere è fondamentale per il proprio benessere e attraverso esercizi molto semplici, alla portata di tutti, 
il libro offre al lettore uno spunto per un percorso personale di autoanalisi. Temi come la paura, il dolore, l’egoismo e l’amore, il perdono, 
la malattia, le debolezze umane e la loro accettazione, 
vengono affrontati evidenziandone le dinamiche mentali 
e proponendo un processo trasformativo assolutamente individuale, 
basato sull’ascolto del corpo come specchio fedele al lavoro svolto.
Una parte del libro è dedicata ad argomenti più specificatamente legati alla spiritualità, come l’incarnazione, l’importanza del dualismo, la relazione tra spirito, coscienza, anima e corpo, il concetto di evoluzione e karma ...
nel tentativo di offrire una visione d’insieme che semplifichi 
la comprensione di un progetto più grande di cui l’uomo è allo stesso tempo creatura e creatore. 



STANCHEZZA

Ci sono giorni un po' così, stanchi.
Sono i giorni in cui il corpo ci chiede di rallentare e di dedicarci attenzioni.
Sono i giorni delle passeggiate all'aria aperta con il sole sulla pelle.
Sono i giorni in cui la tecnologia ci sta stretta.
Sono i giorni in cui una buona lettura o una musica che ci piace
hanno il dono di ricaricarci le pile.
Sono i giorni migliori,
quelli del cuore.


martedì 3 maggio 2016

VA DOVE TI PORTA IL CUORE

Vi è mai capitato di scombussolare totalmente i vostri piani
 per dedicarvi a qualcosa di assolutamente inaspettato e imprevedibile?
E' bellissimo scardinare gli schemi
 e assaporare la libertà di cambiare rotta per salpare verso nuovi orizzonti.
Quando si impara a vivere il presente,
 l'apertura di cuore spazia a trecentossessanta gradi  
e la magia dell'attimo si tinge di mille colori.


domenica 1 maggio 2016

IRREQUIETEZZA

L'irrequietezza dipende dalla mancata comprensione di noi stessi e delle cause che l'hanno scatenata. E' un insieme di emozioni confuso e le sue radici affondano nell'agitazione e nell'indecisione che ci caratterizza con la percezione di frustrazione che ne consegue. 
Un po' come vorrei, ma non posso o meglio, vorrei, ma cosa vorrei? 
Come se la mente tirasse da una parte e il cuore tirasse dalla parte opposta. Si crea un blocco carico di energia potenziale che, non trovando espressione per la mancanza di chiarezza, si agita al nostro interno rendendoci irrequieti.
Se ascolto il respiro dell'irrequietezza sarà irregolare e agitato. Ritrovare la calma attraverso la respirazione è la via più semplice. Con la concentrazione su inspirazione ed espirazione l'espansione ritorna in armonia con la contrazione e scarica gradatamente la tensione del blocco. Con la quiete arriva la risposta: pazienza. 
Se non sai dove andare resta. Impara a stare nell'irrequietezza, respiraci dentro e realizza che non c'è alcun posto dove andare, alcuna azione da intraprendere. E' la mente a deviare la tua attenzione all'esterno e a pretendere: accogline la frenesia e semplicemente respira.
Il presente è già tutto ciò di cui hai bisogno.