sabato 31 dicembre 2016

CHE IL 2017 PORTI ...

A tutti quelli che continuano a camminare nonostante le difficoltà 
e a tutti quelli che si sono persi per strada,
a tutti quelli che hanno scelto di cambiare se stessi 
e a tutti quelli che vogliono cambiare gli altri
a tutti quelli che pensano quello che fanno e dicono quello che pensano
e a tutti gli altri
a tutti quelli che amano 
e a tutti quelli che pensano di amare
 a tutti quelli che si accontentano di quello che hanno 
e a tutti quelli che niente è mai abbastanza
 a tutti quelli che vivono il presente 
a tutti quelli che ripetono il passato o programmano il futuro
a tutti quelli che la trasformazione è crescita 
e a tutti quelli che preferiscono l'immobilità
a tutti quelli che hanno il coraggio di cambiare
e a tutti quelli che hanno paura a farlo
a tutti quelli che sanno vedere
a tutti quelli che vedono solo se stessi
 a tutti quelli che sono capaci di tornare bambini  
e a tutti quelli che sono troppo seri per farlo 
a tutti quelli che amano gli animali 
e a tutti quelli che non sanno cosa si perdono
a tutti quelli che stanno bene nella natura 
e a tutti quelli che senza centri commerciali non respirano
a tutti quelli che alla tristezza segue la gioia 
e a tutti quelli che è solo e sempre buio
a tutti quelli che sanno scegliere 
e a tutti quelli che non sanno più farlo
a tutti quelli che volano con la fantasia  
e a tutti quelli che uno più uno può solo far due
a tutti quelli che hanno il coraggio di ascoltarsi e di guardare alle cose cambiando prospettiva
 a tutti quelli che ci stanno provando o ci proveranno
e a tutti quelli che non hanno la forza per farlo

che il 2017

porti terra ove mettere radici,
 acqua per dissetarsi,
fuoco per scaldarsi,
 aria per respirare,
e tanta Luce nel cuore!

Donatella




giovedì 29 dicembre 2016

LA GRATITUDINE


Talvolta certi doni sono a tal punto vincolanti e sgraditi, che Jacques Lacan è stato indotto a parlare di un sacro dovere all'ingratitudine.
Non è sempre alle persone che vi hanno dato qualcosa che bisognerebbe "rendere", qualche volta si può restituire ad altri: se qualcuno è stato "gentile" con voi, voi potete essere gentili con gli altri - i meno forti, i più piccoli o i più indifesi. In questo modo, "renderete" comunque il bene che vi è stato fatto, ma non per forza agli stessi donatori.
E' difficile spiegare il sistema che regola lo scambio dei doni; molte volte esso è totalmente inconscio e non viene percepito. Talvolta, invece, è volontario, manipolatorio, ma ... questa è un'altra storia.


Con il Natale appena trascorso quasi tutti ci siamo trovati nella condizione di dover ricambiare doni, inviti e gentilezze. In queste occasioni, non sempre gratitudine e gentilezza nascono spontaneamente dal cuore: a volte vengono dirette dalla mente e vissute come un dovere.
Mi è piaciuta molto questa riflessione di Lacan che sfocia nel "sacro dovere all'ingratituidine" che restituisce alla gratitudine una dimensione di libertà. Questo non significa sentirsi liberi di ricevere solamente, ma essere liberi di donare con il cuore. 

lunedì 26 dicembre 2016

LA GENEROSITA'

Di fronte all'egoismo e all'avidità spesso si provano emozioni molto intense ed è difficile non farsene travolgere e mantenere apertura di cuore.
La generosità è il miglior rimedio che conosca. Generosità come dono libero da aspettative. Generosità scaturita dal proprio sentire: smetto di guardare fuori e mi focalizzo su di me.
Non ha importanza il comportamento dell'altro, ma il mio.
Come scelgo di essere?
Ho il coraggio e la forza di aprire il mio cuore liberamente? 
Ho lo stato di presenza indispensabile a essere nel cuore al di là delle situazioni?
Imparare a essere generosa è stato uno dei primi insegnamenti che ho ricevuto dai Maestri.
All'inizio ho faticato molto in quanto la pratica mi metteva fortemente a disagio, ma non smisi mai di seguirla con dedizione e costanza e questo mi aiutò a sviscerare le mie debolezze.
La pazienza e il tempo della generosità mi hanno fatto crescere e maturare.
Oggi conosco la gioia della generosità.









mercoledì 21 dicembre 2016

OLTRE LE EMOZIONI

Osservo e mi ascolto.
Le situazioni mi pongono di fronte alla mia vulnerabilità.
Accolgo la tristezza, ma non mi identifico con essa.
Accolgo la rabbia, ma non mi identifico con essa.
Accolgo l'altro, ma non mi identifico con lui.
Lo osservo e lo ascolto: lo vedo.
Torno al mio cuore e vado oltre.
Oltre le emozioni.


lunedì 19 dicembre 2016

IL NATALE

Il Natale di quando eravamo bambini aveva un sapore magico. Si assaporava l'atmosfera natalizia già settimane prima: ci si comportava bene, ci si impegnava maggiormente a scuola, ci si lavava i denti e si andava a letto dopo il carosello senza fare storie. Si faceva l'albero o il presepe, a scuola si preparavano i bigliettini d'auguri e con i compagni si fantasticava su regali, Babbo Natale e vacanze scolastiche.
La nascita di Gesù era il centro di tutta quella gioia. Se ne parlava a casa, a scuola, con gli amici e la messa era l'occasione per festeggiare l'evento tutti insieme.
Si spediva la letterina a Babbo Natale chiedendo due o tre regali a lungo sospirati e si gioiva come non mai alle 6 del mattino nell'aprire i pacchi e trovarne anche solo uno: che fosse lo skate board, i lego, il trenino elettrico o la Barbie (l'unica esistente) aveva poca importanza, si era felici comunque.
Poi si mangiava in famiglia, ma non si vedeva l'ora di potersela svignare e giocare. Al pomeriggio i nonni ti portavano al cinema e alla sera, esausti, ma felici si andava a letto.
Se osservo il Natale di oggi con lo stesso sguardo, mi appare ricco di immagini, ma povero di contenuti. L'ho visto cambiare nel tempo e diventare sempre più consumistico con la crescita dei miei pargoli. La lista dei regali ha raggiunto dimensioni epiche, Babbo Natale, sopravvissuto per anni fino alle medie, non regge più neanche il tempo dell'asilo, e la simbologia legata alla nascita di Gesù è sfumata nel martellamento mediatico teso a pubblicizzare l'ultimo pandoro con farcitura ipergalattica o i giochi e i gadgets più trendy del momento.
Si corre prima di Natale, si corre il giorno di Natale e si corrono i giorni successivi al Natale.
Si corre a far presenza un po' ovunque (pranzi, cenoni, vacanze sulla neve o al mare...) e ci si dimentica di essere presenti a se stessi.
Centometristi delle feste, l'apnea non fa bene alla salute. Respirate.





LA PRIMA NEVE

Cadono fitti i primi fiocchi di neve.
Il cielo si anima di bianche farfalle
e una candida coltre avvolge la terra.
Mi piace la neve:
con la sua leggerezza
fa danzare l'inverno.



sabato 17 dicembre 2016

AMARE LA VITA

Di fronte alla morte di chi si ama si realizza il proprio amore per la vita.

Perdere una persona amata è accogliere, allo stesso tempo, la morte di una parte di noi. La vita sembra sospendere la sua energia e l'immobilità del dolore ci avvolge con la sua gelida stretta. Solo l'amore per la vita può scuoterci dal limbo in cui il lutto ci sprofonda. 
Quando questo non avviene? Quando la vita sembra non aver più alcuno stimolo per dispiegarsi.

Quando il nodo del dolore è più forte dell'amore per la vita. 

Quando la vita non è più un dono, ma diviene una condanna, trasformandosi in sopravvivenza.
Il dolore non lascia spazio ad altro. Il gelo dell'immobilità ottunde i sensi e blocca il movimento.

Di fronte alla morte di chi si ama si realizza il proprio amore per la vita.





giovedì 15 dicembre 2016

L'ALBERO DI NATALE

"... ogni pianta che voglia giungere a dare i suoi frutti dev'essere ben conficcata nel suolo,
cosicchè quando il suo tronco cresce la terra intera si allunga verso il sole."

Leggendo questa frase di Watts non ho potuto fare a meno di osservare i tanti "alberi illuminati" che rendono festoso il Natale e pensare al significato più profondo celato in questa ricorrenza.
Le luci, che ritmicamente si accendono e si spengono sui rami illuminati, specchiano l'alternanza nelle nostre vite di  consapevolezza e inconsapevolezza,  gioia e dolore,  veglia e sonno.
Il filo elettrico che collega le luci è la nostra energia in movimento in un flusso continuo a seguire il dispiegarsi del tempo.
L'albero è la nostra essenza: per dare frutti deve essere ben radicato al suolo e appartenere allo stesso tempo a terra e cielo. 


sabato 10 dicembre 2016

LO PSICOPATICO


Lo psicopatico ha fama di essere un manipolatore e tutte le sue manipolazioni e manovre hanno lo scopo di farlo apparire speciale agli occhi degli altri. Tutti coloro che manipolano gli altri hanno questa intenzione e tutti coloro che hanno l'immagine segreta di essere speciali sono dei manipolatori.
Fare promesse che non si possono mantenere equivale a manipolare. Oggi la politica è piena di tali individui ma anche il campo della terapia (e della spiritualità, aggiungerei io!) non è privo di tali elementi psicopatici. Gli approcci che vi promettono di salvarvi, di soddisfarvi, di farvi realizzare, sono delle manipolazioni che hanno il fine di far considerare il loro promotore come un individuo speciale che ha tutte le risposte, che conosce il modo, che può dirvi o mostrarvi come fare. E le persone cadono in queste promesse perchè sono smarrite e disperate; ma diventano preda di questa gente anche perchè nel loro intimo si considerano anch'esse speciali. Non importa se altri hanno raccolto solo fallimenti: si rifiutano di vederli. Credono che per loro sarà diverso perchè sono speciali.


Oggi ho scelto di essere profondamente provocatoria. In effetti, questo estratto di Lowen esprime chiaramente una delle mode più trendy dei nostri giorni: la manipolazione a 360° attuata senza esclusione di colpi in ambito relazionale. Manipolazione pericolosissima soprattutto quando si manifesta nella relazione d'aiuto. 
La riflessione di Lowen è un invito all'autoanalisi e all'onestà ...  quanto meno con se stessi.
Chi di noi può candidamente affermare di non aver mai desiderato di sentirsi speciale?
Chi di noi può chiaramente affermare di aver sempre mantenuto le promesse fatte?
Chi di noi può, senza ombra di dubbio, affermare di non aver mai manipolato gli altri, seppur inconsciamente?
Viviamo dunque in un mondo di psicopatici? Si salvi chi può e speriamo non vinca il migliore ;-)


www.ildiamantearcobaleno.com

lunedì 5 dicembre 2016

QUANDO NON SI CONOSCE

Quando non si conosce
ci si affida.
E se fosse peggio?
La mente urla straziata il suo grido.
E se fosse meglio?
Sospira paziente il cuore. 
E se fosse semplicemente una nuova avventura?
Sussurra la voce del vento
portando via con sè le foglie autunnali.
Il freddo dell'inverno è alle porte.
Momenti di riflessione e introspezione 
troveranno spazio in ognuno di noi
perchè la primavera, si sa,
non è solo una stagione.






venerdì 2 dicembre 2016

IL RIDIMENSIONAMENTO DELLE RESPONSABILITA'

Capita spesso di farsi carico, inconsciamente, di responsabilità che competono ad altri. Lo si fa con l'intento di aiutare le persone a cui si vuole bene, per sentirsi importanti o accettati, per visibilità, per potere, per orgoglio, per paura ... le motivazioni sono molteplici e sottendono sempre una nostra debolezza irrisolta.
Non voglio soffermarmi sulle ragioni di tale atteggiamento, ma sulle conseguenze che esso determina  alla distanza su di noi. A questo proposito suggerisco un'immagine per semplificare la comprensione.
Osservando un cavallo al galoppo, in riva al mare o in una prateria, non possiamo che assaporarne la libertà, la leggerezza e la spontaneità. 
Immaginate ora nello stesso paesaggio, il cavallo imbrigliato a trainare un carretto stracarico. 
Quali sensazioni vi rimanda? 
Il suo passo sarà rallentato, la sua libertà sarà vincolata dal carretto e la percezione di apertura e leggerezza generata dal galoppo a briglia sciolta sarà sostituita dalla fatica del traino. 
Ora pensate a voi stessi, focalizzando l'attenzione sul corpo. 
Vi sentire leggeri o pesanti? Liberi o vincolati? Stanchi o pieni di energia? 
La vostra vita vi rimanda la bellezza di un paesaggio da scoprire o vi sembra una prigione confinata negli angusti limiti degli impegni e delle responsabilità?
Sento già in sottofondo i primi borbottii post lettura: "Eh già, non puoi sottrarti alle responsabilità!".
Certo che no. Anzi, in un periodo in cui nessuno vuole più assumersi le proprie responsabilità è oltremodo fondamentale! Però vi è una differenza sostanziale tra una responsabilità personale e una responsabilità che non ci appartiene.
Ogni nostra scelta determina un'assunzione di responsabilità. Quando operiamo scelte consapevoli la responsabilità che ne consegue sarà la naturale manifestazione della nostra decisione e non ci peserà affatto: galopperemo liberi verso la nostra realizzazione.
Al contrario, quando le nostre scelte sono inconsapevoli (non fondate sul sentire, ma su aspettative, desideri, debolezze, paure...) o quando subiamo le scelte di altri passivamente (delegando le nostre responsabilità per comodità o per paura) avremo caricato per bene il carretto che ci portiamo dietro. Ci sentiremo stanchi, insoddisfatti, frustrati e per dar sfogo al disagio ci trasformeremo nelle vittime sacrificali del lamento ad oltranza, dimenticando che a confinarci nella situazione in cui ci troviamo, siamo stati solo noi. Con la nostra "NON SCELTA" abbiamo "SCELTO" di non assumerci alcuna responsabilità personale preferendo percorrere la via del carretto, sentendoci "liberi" di aprire le porte ad una litania infinita di critiche e di giudizi. Perchè i cavalli al galoppo, si sa, infastidiscono assai.