sabato 12 agosto 2017

GUARDARE OLTRE

Imparare a guardare oltre
è parte del percorso.
Guardare oltre gli inganni, le illusioni, i tradimenti.
Guardare oltre le maschere, i gesti, le parole.
Guardare oltre le emozioni, le paure, le debolezze.
Guardare oltre per imparare a vedere,
vedere le cose per quelle che sono:
i cammini, le unicità, la mancata accettazione,
l'impotenza, la fragilità, il cambiamento,
l'assenza di controllo.
Imparare a guardare oltre
richiede umiltà, tempo, pazienza, 
osservazione attenta, oggettività, distacco.
Imparare a guardare oltre per vedere e vedersi,
in profondità.
Imparare a guardare oltre 
per conoscersi sempre meglio
e crescere.


Great Spirit of Himalayas - N. Roerich

martedì 1 agosto 2017

venerdì 28 luglio 2017

ARRENDERSI

Arrendersi al passato è accogliere le esperienze vissute.
Arrendersi al passato è accogliere le scelte compiute,
consapevolemente o inconsapevolemente.
Arrendersi al passato è accogliere il corpo, le sue tensioni e rigidità,
le sue debolezze, la sua maturazione.
Arrendersi al passato è accogliere i ruoli che ci hanno condizionato.
Arrendersi al passato è
vedere i fili invisibili che ancora determinano le nostre azioni
e trovare il coraggio di tagliarli.
Arrendersi al passato è essere consapevoli di non poterlo cambiare.
Arrendersi al passato è essere consapevoli di poter scegliere il presente.
Un presente che parte da quello che è stato,
ma che non è definito da esso.
Si può rinascere.
Sempre.
La vera forza è arrendersi,
per essere liberi.






martedì 25 luglio 2017

RIFLESSIONI GRECHE

In passato ho spesso pensato a questa vita come ad un tempo determinato con un obiettivo da raggiungere: ora sento che è solo una grande illusione. 
E’ il presente a contare, sono le scelte che compiamo ogni giorno e sono l’impegno e la coerenza che mettiamo nei pensieri e nelle azioni che portiamo avanti a fare la differenza. 
Sovente mi è capitato di vivere la frenesia di dover portare a compimento tutto quello che incontravo (studi, ricerche, lavori, progetti, relazioni) per non dover sostenere il senso di vuoto dei sospesi. Così ho sempre ricercato la trasparenza e la chiarezza e ho chiuso porte e cambiato percorsi con diligente attenzione. 
Poi qualche anno fa ho imparato ad accogliere anche l'incompletezza, facendo i conti con la mia umanità, riconoscendo le mie debolezze e sono arrivate leggerezza, apertura, flessibilità e un rimasuglio di senso di colpa difficile da estirpare.
Avete presente quando acquistate un libro e dopo 80 pagine di rantolante lettura vorreste buttarlo dalla finestra e prendendo coraggio lo fate, ma le mani vi rimangono pesanti? Avete la materia prima (il libro), la predisposizione alla lettura, la capacità intellettiva per interiorizzarlo, ma anche la consapevolezza che quel libro vibra ad un livello troppo differente dal vostro per stimolare una qualsivoglia relazione?
Beh, gli esperti di pippe mentali come me al proposito si sarebbero scatenati: "E se lo sforzo richiesto fosse proprio quello di cui ho bisogno? Cosa mi annoia della lettura? Cosa mi infastidisce? Perchè? E via di seguito..."
Tutto perchè brucia da matti lasciare il libro a metà e si finisce per struggersi a rileggere la stessa pagina per mesi (poi solitamente ci si addormenta sfiniti ...), pur di non arrendersi.
Poi un giorno tutto cambia.
E si impara, gradatamente, a scegliere la trasformazione prima di divenire larve erudite. E cresce la consapevolezza e la conoscenza di sè.
Si impara a fare scelte che richiedono grandi sacrifici e grandi sforzi per essere mantenute e che solo l'oggettività può supportare. Quell'oggettività che il flusso emotivo può talvolta intralciare ed offuscare, creando ripensamenti e una sorta di chiusura difensiva al lasciar andare.
E' a quel punto che un evento può cambiare nuovamente prospettiva di osservazione: la  traversata in traghetto da Mykonos a Naxos ha attivato in me una strana tristezza e come solitamente faccio di fronte alle emozioni l'ho accolta senza identificarmi. La tristezza ha colmato la mia anima e osservando le onde, lo sguardo ha oltrepassato il varco temporale, proponendomi le immagini di una nave in legno a vele spiegate. Di colpo mi trovo su quella nave a guardare le coste, lontane e irraggiungibili di fronte a onde sempre più alte, a nubi scure e al vento sempre più forte che rende la navigazione pericolosa. La tempesta e il naufragio  non tardano a manifestarsi. La morte e la vita mi sono compagne di viaggio in uno stato di consapevolezza espansa che annulla la dimensione spazio-tempo: i ricordi di quelle terre riemergono vividi ed intensi;  presente e passato si integrano e il completamento prende forma aprendo le porte alla comprensione. L'orizzonte si amplia e una presa di coscienza allaga il mio cuore.
Non ci sono mete da raggiungere, perché le mete sono al di fuori della mia portata: nella mia limitatezza non le posso realizzare nè comprendere ed è la vita stessa a stabilire il campo di gioco per il quale sono pronta ed anche la fine della partita. E’ molto arrogante e presuntuoso pretendere di averne il controllo e questo è l’atto di umiltà e di fede più grande che mi compete e mi rende presente a me stessa. 

                                                     www.ildiamantearcobaleno.com


"Il primo passo nell'acquisizione della consapevolezza 
sta nel rendersi conto che non siamo consapevoli.
Ma questa illusione non può essere cambiata da sola perchè ce ne sono parecchie altre.
..., la peggiore di esse è l'illusione che possiamo "fare".
Pensiamo sempre che stiamo facendo mentre, in realtà,
non stiamo facendo nulla: tutto accade."



 Cicladi

lunedì 24 luglio 2017

VIAGGIO NELLA TERRA CHE TREMA

Sono appena rientrata da una vacanza a Naxos, in Grecia. 
Una vacanza caratterizzata da un vento molto forte che fin da subito mi ha trasmesso una strana percezione di pericolo.
Guardavo le onde in mare aperto e ne intuivo la forza dirompente a inghiottire la terra, vento più mare e la terra passivamente presente di fronte all'impetuosa alleanza di aria ed acqua .

Giovedì 20 luglio non ho chiuso occhio, una tachicardia che a stento sono riuscita a calmare con la meditazione: sentivo la natura sopra le righe. Poi la scoperta del terremoto poco distante, a Kos.
Non è stata una vacanza rilassante. Il posto era meraviglioso, ma aleggiava nell'aria tanto nervosismo per via del vento: gli abitanti del posto non ricordavano una settimana ininterrotta di vento così forte.
Ho fatto un’unica escursione via mare, lunedì 17 luglio, proprio per via delle previsioni relative all'incremento del vento da martedì in poi: sono stata a Iraklia, vicino a Kos. 
Il mare era freddo, ma bellissimo, trasparente e calmo nelle piccole baie, blu e molto mosso poco fuori da esse. 
Ho amato il paesaggio brullo e poco verde di Naxos e delle Cicladi, spazzato e modellato dal vento: pochi colori, ma molto contrastati.
Ho amato l'acqua fredda del mare: mi faceva sentire più leggera; ne percepivo la velata potenza e mi immergevo con attenta consapevolezza e grande rispetto.
E’ difficile raccontare quello che ho provato, ma era come se la bellezza fosse intimamente collegata alla forza indomita della natura. 
Una migliore comprensione del valore del mio viaggio è maturata con il rientro.
Se ora ripenso alle persone che mi circondavano, ricordo tantissimo disagio. Il vento freddo scatenava nervosismo e irritazione e molti soffrivano di cervicalgie, otiti, raffreddori. Durante le traversate, il mare mosso portava molte persone a stare male e le sue acque fredde non erano accessibili a tutti. La terra arida non offriva riparo e sembrava arrendersi, eliminando il superfluo, alla forza del vento e del mare.
Gli elementi.
La percezione dell'assenza di controllo di fronte alla forza della natura è esplosa maestosamente con il terremoto.
Quell'assenza di controllo che ci destabilizza così tanto e ci induce a resistere o a fuggire dagli eventi che non siamo in grado di gestire.
E la natura si trasforma in maestra di vita e punta i riflettori sulla rigidità che ci caratterizza.
Il vento forte e freddo ci crea disagio, proprio come le emozioni quando ci travolgono e perdiamo il controllo. L'acqua fredda del mare potenzia la nostra rigidità e si scontra con la fluidità dell'elemento acqua. Le onde impetuose sotto le sferzate del vento evidenziano il  nostro rifiuto a lasciarci andare a maggiore flessibilità. La terra trema, conformandosi a movimenti profondi, e tutte le nostre certezze crollano lasciandoci nudi di fronte a noi stessi.
Mantenere uno stato di presenza attivo mi ha permesso di ascoltarmi e osservarmi, lavorando su di me grazie agli elementi: ho accolto i segnali del mio corpo, sciogliendo le tensioni con l'elemento acqua, e respirando nel vento senza irrigidirmi. Ho camminato sulla terra accogliendo la durezza delle rocce in contrasto con la morbidezza della battigia. Ho centrato continuamente le mie radici nel cuore in modo da poter manifestare flessibilità ed equilibrio.
I viaggi sono importanti spunti di meditazione e di lavoro introspettivo: non sono mai scelti a caso e ogni esperienza vissuta ha sempre un significato più profondo connesso con il proprio percorso individuale.
In questa vita la Grecia ha rappresentato un ritorno, un completamento e un addio.
Quando impariamo ad accogliere e a lasciar andare, l'apertura verso nuove avventure è un dono.



NAXOS 




lunedì 10 luglio 2017

MI SI E' RISTRETTO IL CORPO

Vi è mai capitato di svegliarvi al mattino  e, stiracchiandovi nel letto,  avere la sensazione di essere finiti  in una taglia 38 quando avreste bisogno almeno di una 44? Non intendo con il corpo dentro un vestito, ma con voi stessi dentro il corpo?
E' una strana percezione quella che coinvolge il corpo e ce lo fa vivere come un limite alla nostra espansione.  Nei sogni della notte abbiamo viaggiato, volato ed esplorato e tutto a un tratto eccoci tornati a terra nella nostra navicella attrezzata per la dimensione spazio-temporale.
Ad un primo momento di sgomento segue la riflessione. Come mai mi sento così ristretto di punto in bianco? Che problemi ho con il mio corpo? Dove sono finite quelle profonde e salde radici che pensavo di avere? Perchè non ho digerito l'atterraggio? 
Il cuore paziente e con un gran sospiro, tranquillo risponde: "Ti sei dimenticata proprio tutto?"
La mente imbarazzata per il rumore delle rotelle in movimento : "Ehm, sì, a quanto pare." E come un vecchio calcolatore IBM macina dati in fortran alla ricerca di risposte.
Intanto il corpo urla il suo disagio attirando l'attenzione: "A me nessuno chiede niente? Mi sembra di aver diritto a dire la mia, visto che si sta complottando alle mie spalle ...".
Il cuore sorride e la mente ringhia rivolta al corpo: "Taci e torna al tuo posto, che già sei scomodo."
Corpo e cuore  si guardano, risuonano, e in coro rispondono: "Se noi smettiamo di muoverci, grande e prepotente mente, cosa pensi di poter combinare?".
Minuto di silenzio apparente dovuto al loop del sistema mente in overdose emotiva e solo un grugnito trattenuto fende l'aria.
La mente di fronte a se stessa è vuota. Senza cuore e senza corpo non ha significato.
Fa il suo ingresso l'Io, richiamato da tanto blaterare, e sospirando ad alta voce: "Uhuhu, ci risiamo con l'ego."
Cuore e corpo confermano.
La mente ogni tanto dimentica, si sa, e bisogna riportarla al suo posto.
Il corpo si concede un ampio respiro, il cuore rallenta il battito e la mente china il capo: ogni strumento è esattamente dove e come deve essere, l'uno in armonia con l'altro.

Ha inizio una nuova e solare giornata: pronti per il ritmo spazio-temporale ;-)?




giovedì 6 luglio 2017

OSCILLAZIONI

Oscillo dal centro verso la periferia di me stessa.
Osservo le mie difficoltà,
le mie emozioni,
le mie paure.
Le accolgo con consapevolezza
e comprensione,
senza aspettative e senza pretese.
Sciolgo le tensioni
che sento manifestarsi nel mio corpo
e resto aperta.
Oscillo dalla periferia al centro di me stessa.
Osservo la pace, 
la coerenza,
e l'armonia  con il mio essere interiore.
Le accolgo con consapevolezza
e gratitudine,
senza aspettative e senza pretese.
Mi lascio andare 
 al dispiegarsi del tempo
oscillando in apertura 
verso il centro di me stessa.





lunedì 3 luglio 2017

GRANDE MAMA

Grande Mama,
in silenzio te ne sei andata.
Eri stanca e vecchia,
sempre in disparte,
ma ogni mattina venivi ad accogliermi.
Avevo un debole per te 
lo sentivi
grande Mama.
Quante cose ho imparato da te negli anni.
Eri giovane e sfacciata, 
   la prima a mangiare 
scacciando gli altri: 
stabilivi le regole del branco
e insegnavi il rispetto,
per se stessi, innanzi tutto.
Quanti caprettini hai allevato!
Il tuo amore era un porto sicuro 
anche per i piccoli rifiutati dalla mamma.
Quando aprivo il recinto
come un fulmine scappavi in giardino a brucare
e appena voltavo lo sguardo
miravi alle gemme, alle foglioline più tenere, ai fiori.
Sapevi cogliere l'attimo e la bellezza.
I cani non ti intimorivano e neanche gli asini,
avevi il tuo posto ed eri pronta a difenderlo.
Il peso degli anni
non ti ha tolto dignità 
e fino all'ultimo hai amato
e accolto il naturale fluire delle cose.
Mi mancherai Grande Mama
la mattina quando verrò per il fieno.
Ti porterò per sempre nel cuore.
Con gratitudine.


sabato 1 luglio 2017

PASSI IN SOLITUDINE

Vi sono passi nel percorso
che devono essere compiuti in solitudine.
Sono i passi della scelta,
della crescita,
della consapevolezza.
Sono i passi che ci allontanano
dai desideri,
dagli attaccamenti,
dalle aspettative.
Sono i passi del riconoscimento interiore,
quelli che ci aprono a nuove dimensioni.
Sono i passi solitari
che ci allontanano dalla folla 
e che segneranno per sempre la nostra vita,
facendole intraprendere un percorso al di là delle cose.



Dipinto di Nicholas Roerich - Song of Shambhala 


lunedì 26 giugno 2017

RESISTENZE

Resisto, fuggo, divago.
Mi accorgo di avere paura
a sprofondare ancor più nel dolore.
Il corpo è scarico e devo prenderne atto.
Riposo e ricerco la leggerezza dell'attimo.
Il corpo recupera forza e armonia,
ma la resistenza non si placa:
ora è mentale.
E' necessario uno sforzo consapevole
a disgregare lo schema dell'apatia.
Muovo i primi passi incerti:
le radici sono scese in profondità e li accompagnano.
Procedo con lentezza, 
ma non fatico a camminare.
L'immobilità è giunta a compimento
dando vita ad un nuovo inizio.
Sono pronta a trasformare il dolore
in storie di guarigione.





domenica 25 giugno 2017

GRAZIE DI CUORE

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI 
è stato ristampato
grazie a tutti voi preziosi lettori.
Scrivere "IL CORAGGIO" è stata una grande fatica
ed il frutto di un'importante crescita personale.
 Presentare il libro in giro per l'Italia 
e relazionarmi con il pubblico
è stata un'esperienza meravigliosa
dalla quale ho imparato moltissimo.
La consapevolezza di aver risuonato con tanti cuori
mi colma di gioia.

Una bellissima prefazione, scritta da Giancarlo Caselli,
arricchisce la nuova edizione.

A tutti coloro che hanno acquistato il libro precedentemente,
 con estrema gratitudine.


"Si narra che il grande filosofo tedesco di area cattolica Max Scheler venne sorpreso in una “casa di malaffare” in compagnia di una prostituta e che quando si sentì dire “maestro, da Lei non ce lo saremmo mai aspettato” lui rispose “i filosofi sono come i cartelli stradali, devono indicare la via non percorrerla…”
Non so quanta verità ci sia nell’aneddoto che ho riportato ma sono convinto che chiunque per poter, credibilmente, indicare una via debba averla percorsa, magari con fatica e sofferenza.
La prima cosa che mi ha colpito quando ho conosciuto Donatella Coda Zabetta  è che la strada lei l’ha percorsa tutta e, quindi, non parla per astrazione ma per conoscenza e, in qualche modo, nel suo libro ho trovato assonanze con i Ricordi, sogni e riflessioni dove Jung, mirabilmente, riesce a condurci all’interno del suo pensiero attraverso la sua esperienza di vita.
Il coraggio di ascoltarsi è un libro che può essere letto su piani diversi che convergono, però, tutti su un medesimo punto: nella vita si può cambiare purché si sia disponibili di essere parte e guida del cambiamento stesso.
L’assunto che troviamo alla base è che solo il “soggetto” può essere artefice della propria trasformazione semplicemente (e faticosamente) cambiando prospettiva (o “vertice” come avrebbe detto Bion) di osservazione e per fare questo non servono necessariamente interventi esterni taumaturgici ma la voglia di mettersi in gioco e di ascoltare le voci che sussurrano dentro di noi.
Il primo piano di lettura che incontriamo è quello autobiografico: attraverso il libro possiamo ripercorrere e condividere le tappe principali del percorso che ha portato l’autrice a muoversi lungo il continuum estroversione/introversione imparando l’importanza di dar più voce al mondo interno che non a quello esterno ed a scoprire un nuovo senso nelle cose che la circondano assumendo anche una scala di valori diversa da quella che l’aveva accompagnata nella prima parte della vita (per inciso ricordo che anche Carl Gustav Jung sosteneva che la vita è, in qualche modo, divisa a metà di cui la prima parte più “mondana” e la seconda più “introspettiva”).
Il secondo piano di lettura lo definirei più metodologico in quanto, sempre attraverso la sua esperienza (ma non solo), l’autrice affronta con ordine e rigore numerosi temi e argomenti come la paura, il dolore, le debolezze e il perdono che, se non correttamente gestiti, possono diventare tra le principali fonti di malessere e disagio del nostro quotidiano (il tema del quotidiano non va assolutamente sottovalutato banalizzandolo e relegandolo a parte ineluttabile della nostra vita, basti pensare che uno dei primi trattati di Sigmund Freud fu proprio La psicopatologia della vita quotidiana).
Attraverso questa lettura metodologica si evince chiaramente come il concetto dell’ascolto sia centrale per affrontare il tema del cambiamento, d’altra parte non lo è forse in tutte le professioni terapeutiche? Ma quanto spesso, nel quotidiano viene trascurato, portati come siamo a concentrarci più sulle nostre idee e sulle nostre sensazioni che non su quanto gli “altri” ci dicono? E tra questi altri, inserisco a pieno titolo il nostro corpo che, troppo frequentemente, consideriamo quasi come un estraneo in quella dicotomia mente corpo che ci accompagna.
Donatella Coda Zabetta accompagnandoci in questo meraviglioso viaggio alla riscoperta di noi stessi ci insegna proprio l’importanza di rappropriarci del nostro corpo, e di ascoltare i segnali che questo ci lancia, come strumento principe per dare un senso alle nostre emozioni, alle nostre paure (e non solo) e non farci travolgere da loro.
Il terzo piano di lettura è quello pratico dove incontriamo una serie di esercizi che ci permettono, progressivamente e con semplicità, di sperimentare quanto abbiamo letto e ci portano a interiorizzare il fatto che non solo questo percorso non è impossibile ma, anzi, è praticabile e, pur con le sue difficoltà, fonte di piacere e benessere.
Ovviamente la lettura di un libro resta sempre un momento individuale di scambio tra chi ha scritto e chi legge e ciascuno coglie ciò che è pronto e disponibile a cogliere in quel momento, ecco perché il mio suggerimento è di leggere più volte il libro (anche a distanza di tempo) e ogni volta scoprirete di trovarvi di fronte sempre a un’esperienza unica e irripetibile.
Vi lascio con una suggestione: il grande psicanalista James Hillman ha scritto, tra gli altri, un bellissimo libro, che si intitola Le storie che curano, dove esplora la nascita della psicanalisi come cura delle parole e con le parole; anche questo libro è una storia che cura, provate ad avvicinarvi ad esso lasciandovi avvolgere dal testo e trasportare dalla corrente delle parole e vedrete che lentamente le posizioni tra chi legge e chi scrive diventano più sfocate, siete arrivati ad un quarto piano di lettura, quello magico, dove il cambiamento comincia a scorrere dentro di voi non per scelta ma per necessità e, se riuscirete ad abbandonare le vostre resistenze, vi renderete veramente conto che le prospettive attraverso le quali osservare ciò che ci circonda sono più di quante potessimo immaginare… così come quando recandoci al Prado e soffermandoci ad osservare il dipinto Las Meninas di Velasquez in un primo momento siamo consapevoli di essere gli spettatori che stanno guardando un quadro ma, poco dopo, rapiti dall’intensità della scena ci rendiamo conto di essere nella prospettiva in cui si trovava il pittore mentre lo dipingeva e ci identifichiamo con lui, ma solo per un attimo perché veniamo immediatamente travolti dalle emozioni e realizziamo di essere posizionati nel luogo in cui si trovava il Re, soggetto assente della raffigurazione (cercate una riproduzione e capirete, andate al museo a Madrid e proverete).
Grazie Donatella, grazie per il coraggio di ascoltarti che hai avuto e grazie per averci regalato questo libro che, come scritto in copertina, è “un libro per sempre”.

Giancarlo Caselli
Psicologo clinico
Presidente “La Terza Via”
Centro di Incontri e di Formazione Junghiana
per la Crescita Personale e Professionale

Per chi volesse acquistarlo: 
IL GIARDINO DEI LIBRI  AMAZON  IBS


venerdì 23 giugno 2017

LEGGEREZZA

Quando le tue radici sono profonde
puoi volare con leggerezza:
il centro è dentro di te.
Puoi accogliere il cambiamento
sicuro delle tue capacità
e consapevole delle tue paure e debolezze.
Puoi scegliere con il cuore,
liberamente,
assecondando i bisogni fisiologici del tuo corpo ed il sentire.
Non ci sono ancore
a fermare il tuo viaggio
nè punti d'arrivo a determinarne il percorso.
Il presente è vita che si dispiega
ogni esperienza è fonte di maturazione e crescita.
La bellezza del volo è la sua libertà.





martedì 20 giugno 2017

ESSERE ACCOMODANTI

Quante volte ci è capitato di lasciar correre ed essere accomodanti per non dover affrontare situazioni scomode? Quante volte abbiamo permesso all'indifferenza di passare sopra a quello che provavamo? Quante volte abbiamo avuto paura di proferire dei salvifici no o di esprimere il sentire? Quante volte abbiamo ingoiato rospi convinti fosse la cosa migliore da farsi in modo inconsapevole prima e in modo consapevole successivamente?
Quando a dirigere l'agire è l'inconsapevolezza solitamente la vita ci porta a prendere delle sonore legnate per farci crescere e stimolare una presa coscienza. In seguito alla consapevolezza si tratta di scelta. Che questa scelta sia supportata da mille pippe mentali (devo accettare l'altro per quello che è, non posso cambiare la situazione, è inutile perdere  tempo, non serve a nulla ...) poco importa: a fare la differenza è sempre il rispetto verso noi stessi. 
Quando il rispetto verso se stessi viene a mancare sono grane; la mente può anche mettercela tutta ad illudermi del contrario, ma il corpo mi rimanderà sicuramente uno stato di disagio. Lo stomaco inizierà a bruciare, i pensieri lotteranno nella scatola cranica dando vita ad un feroce mal di testa, diventerò rigido come un baccalà dietro una facciata farlocca di impassibilità. Questo sul momento. Successivamente mi porterò dietro uno strascico bruciante che mi avvelenerà il ricordo, fino al prossimo episodio. Sì perchè poi ci si abitua ad essere accomodanti. Fino al punto di non ritorno, quando il corpo stufo di essere un divano si ribella e urla il suo disagio. 
Allora inizia la fase "brontolo". Sparo a raffica tutto quello che non va senza alcun limite e quando non  voglio prender parte alla guerra mi allontano. La fase "brontolo" è propedeutica alla studio:"Impara a rispettarti." La fase "brontolo" arriva scintillante come un fuoco artificiale e lascia gli abituali occupanti del divano (quello relativo all'immagine accomodante) di stucco. La reazione è immediata e la rivendicazione del posto a sedere anche. La fuga del "divano" è un barbatrucco e il suo falò l'atto finale della commedia.
Dopo l'indispensabile fase "brontolo" arriva la fase "torniamo al centro che è meglio". Il vuoto intorno ha fatto terra bruciata rendendo l'assenza di spazio sperimentata dal divano, una landa sconfinata e solitaria. E così si impara a discernere quando tacere, quando porre i sani limiti del rispetto, quando parlare, quando allontanarsi, quando fronteggiare la situazione, quando esprimere il sentire. Con consapevolezza.
Gente strana noi umani intercambiabili.


IRREQUIETEZZA

L'irrequietezza del dubbio
ferma l'istante.
Le gambe indecise
si immobilizzano.
L'energia vortica frenetica al loro interno.
Stare.
Ascoltare.
Aprirsi all'impasse.
Accogliere il vuoto, la mancanza, le emozioni.
Vedere i desideri e le aspettative.
Intuire la via del cuore
in bilico su un precipizio.
Il salto nel vuoto.
Aprire le ali e imparare a volare.

La gabbianella e il gatto - Sepulveda


giovedì 8 giugno 2017

ASCOLTO LE EMOZIONI

Ascolto le emozioni.
Il respiro mi rimanda agitazione:
è corto e trattenuto.
Ascolto l'agitazione:
non sono in pace con me stessa, 
qualcosa turba la mia serenità,
percepisco un blocco.
Affondo nell'immobilità che il mio stomaco mi trasmette.
Assenza di libertà e di movimento
vincolano l'agire:
mi sento in colpa.
Il cuore accoglie ciò che la mente giudica
e si crea la stasi.
Respiro profondamente.
Ascolto le emozioni.
Le spalle diventano pesanti:
sento la responsabilità di disgregare gli schemi.
Sciolgo la tensione con il movimento e respiro, profondamente.
La mente tace, ma percepisco la stanchezza del corpo e la sua rigidità.
La paura ha fatto il suo ingresso trionfale
e le preoccupazioni la circondano.
Respiro e faccio spazio alla consapevolezza.
Ci sono scelte nella vita
che richiedono coraggio.
Il coraggio di essere se stessi.

mercoledì 7 giugno 2017

MONOLOGARE

Una realtà in cui tutti hanno molto da dire, ma pochi sono disposti ad ascoltare, produce una serie interminabile di monologhi fini a se stessi. 
L'ascolto presuppone, infatti, apertura e predisposizione ad accogliere nuove prospettive d'osservazione. Un ascolto attento ed empatico ripone in chi lo pratica i semi dell'autoanalisi  oltre ad offrire la possibilità di uno scambio.
Il monologo o "autoincensamento" dispensa al contrario pillole di saggezza o "giudizi incondizionati" indipendentemente dal fatto che vi sia qualcuno ad ascoltare (la presenza di un orecchio non implica ascolto).  
Monologhi e inconsapevolezza sono frutto della chiusura dove nulla entra e nulla esce. Assisto al monologo altrui e indispettito da tanto parlare seguo il flusso emotivo e dico la mia, rivendicando a spada tratta il mio spazio nel mondo. 
Gente strana noi umani dalle lingue autoinstallanti.

Vignetta di Massino Cavezzali



domenica 4 giugno 2017

PERDERSI

Capita, a volte, di perdersi. 
Capita, a volte, di rimettersi in discussione in modo così totale
da doversi osservare ed ascoltare per vedersi. 
Capita, a volte, di percepire un vuoto immenso dentro di sè,
un'assenza di confini, nella ricerca di chi sei.
Capita, a volte, di dover voltare pagina
e ritrovarsi nudi.
Capita, a volte, di doversi abbandonare al dolore e alla tristezza
per rinascere.
Capita, a volte, di sentirsi vivi come non mai.








mercoledì 31 maggio 2017

CHI NON HA MAI SBAGLIATO ALZI LA MANO

Chi non ha mai sbagliato, alzi la mano. Proprio così. Ci accade spesso, quando facciamo degli errori, di dimenticare che stiamo vivendo per fare esperienza e che i Mr & Miss Perfettini non esistono. Tutti abbiamo i nostri scheletri nell'armadio, le nostre ombre, le nostre paure e debolezze: certo c'è chi non le riconosce e si sente onnipotente e nel ricco mondo delle unicità individuali vi è ampio spazio per tutti, anche per coloro che in vita scelgono l'immobilità di un ruolo.
Quindi, quando capita di non imbroccarla per niente, è inutile sentirsi un fallimento e piangersi addosso riducendo l'autostima ad uno straccetto stracciato. E', al contrario, alquanto efficace chinare il capo, fare lezione di umiltà, riconoscere il proprio errore, comprenderlo, estrapolare l'insegnamento allegato facendone tesoro per poi lasciar andare ferite, orgoglio, ego, dolore e pippe mentali. Insomma in parole povere, assumersi la responsabilità dei propri scivoloni e rialzarsi più forti interiormente. E mi raccomando, non prendete ad esempio gli svicolatori professionisti dello scarica-barile (di solito si accompagnano agli onnipotenti!!!).
Dobbiamo essere consapevoli che possiamo sempre e solo fare del nostro meglio. Se la nostra scelta si è rivelata un buco nero significa che eravamo pronti per l'esperienza buco nero. Il fondo di un buco nero è sempre un buon punto di partenza per la crescita, a meno che si decida di arredarlo e farne dimora stabile prediligendo una situazione di comodo alla risalita: al bando le lamentele, però, sempre di scelta si tratta.
Gli scalatori provetti (quelli della via in salita) si accorgeranno che le difficoltà del percorso rinforzano il corpo e lo spirito: di fronte ad un'esperienza similare, la seconda volta, saranno più oggettivi e pronti per un buco differente  ;-) (scherzavo!!! Mica tanto).

Vignetta di Cavezzali





sabato 27 maggio 2017

LA TRISTEZZA

La tristezza ti allaga l'anima.
In silenzio affondi in un mare in tempesta
alla ricerca di tutto e di niente.
I pensieri si susseguono
il cuore batte forte
e le prime lacrime scendono a rigare il volto.
In silenzio affondi in un mare di lacrime
fino a lasciartene cullare
seguendo il ritmo del respiro a lungo trattenuto.
Guardi, osservi e assapori la tristezza che colma la tua anima.
In silenzio la riconosci.
Sai che c'è un tempo per la tristezza,
ma non sarà un tempo infinito.


martedì 23 maggio 2017

CHI SEI TU?

Chi sei tu? O chi non sei tu?
Non sei la tua famiglia. Non sei chi ti circonda. Non sei altri che te stesso. Sei chi hai scelto di essere. Sei le esperienze che hai fatto. Sei gli sbagli che hai compiuto e le comprensioni che da essi hai maturato. Sei il frutto delle tue azioni, delle tue responsabilità, delle tue scelte. Sei in ogni istante e cambi continuamente. Un cerchio, simbolo di pienezza, nasce, cresce, si trasforma. Ed il suo intento è ritrovare, nel dispiegarsi degli eventi la sua forma originale, smussando gli spigoli, rinforzando i punti di cedimento ed espandendo il suo spazio uniformemente.

Sei un cerchio che ha dimenticato la sua forma. Sei un cerchio che si sente a volte quadrato, a volte ovale. Sei un cerchio in divenire. Sei chi hai scelto di essere. Non vi è alcuna meta da raggiungere, alcun punto d’arrivo. La consapevolezza deriva dalla presenza a se stessi, da chi si è nel presente. Non hanno importanza le forme, sono solo specchio del nostro percorso verso casa.

Uomo Vitruviano - Leonardo Da Vinci