venerdì 23 giugno 2017

LEGGEREZZA

Quando le tue radici sono profonde
puoi volare con leggerezza:
il centro è dentro di te.
Puoi accogliere il cambiamento
sicuro delle tue capacità
e consapevole delle tue paure e debolezze.
Puoi scegliere con il cuore,
liberamente,
assecondando i bisogni fisiologici del tuo corpo ed il sentire.
Non ci sono ancore
a fermare il tuo viaggio
nè punti d'arrivo a determinarne il percorso.
Il presente è vita che si dispiega
ogni esperienza è fonte di maturazione e crescita.
La bellezza del volo è la sua libertà.





martedì 20 giugno 2017

ESSERE ACCOMODANTI

Quante volte ci è capitato di lasciar correre ed essere accomodanti per non dover affrontare situazioni scomode? Quante volte abbiamo permesso all'indifferenza di passare sopra a quello che provavamo? Quante volte abbiamo avuto paura di proferire dei salvifici no o di esprimere il sentire? Quante volte abbiamo ingoiato rospi convinti fosse la cosa migliore da farsi in modo inconsapevole prima e in modo consapevole successivamente?
Quando a dirigere l'agire è l'inconsapevolezza solitamente la vita ci porta a prendere delle sonore legnate per farci crescere e stimolare una presa coscienza. In seguito alla consapevolezza si tratta di scelta. Che questa scelta sia supportata da mille pippe mentali (devo accettare l'altro per quello che è, non posso cambiare la situazione, è inutile perdere  tempo, non serve a nulla ...) poco importa: a fare la differenza è sempre il rispetto verso noi stessi. 
Quando il rispetto verso se stessi viene a mancare sono grane; la mente può anche mettercela tutta ad illudermi del contrario, ma il corpo mi rimanderà sicuramente uno stato di disagio. Lo stomaco inizierà a bruciare, i pensieri lotteranno nella scatola cranica dando vita ad un feroce mal di testa, diventerò rigido come un baccalà dietro una facciata farlocca di impassibilità. Questo sul momento. Successivamente mi porterò dietro uno strascico bruciante che mi avvelenerà il ricordo, fino al prossimo episodio. Sì perchè poi ci si abitua ad essere accomodanti. Fino al punto di non ritorno, quando il corpo stufo di essere un divano si ribella e urla il suo disagio. 
Allora inizia la fase "brontolo". Sparo a raffica tutto quello che non va senza alcun limite e quando non  voglio prender parte alla guerra mi allontano. La fase "brontolo" è propedeutica alla studio:"Impara a rispettarti." La fase "brontolo" arriva scintillante come un fuoco artificiale e lascia gli abituali occupanti del divano (quello relativo all'immagine accomodante) di stucco. La reazione è immediata e la rivendicazione del posto a sedere anche. La fuga del "divano" è un barbatrucco e il suo falò l'atto finale della commedia.
Dopo l'indispensabile fase "brontolo" arriva la fase "torniamo al centro che è meglio". Il vuoto intorno ha fatto terra bruciata rendendo l'assenza di spazio sperimentata dal divano, una landa sconfinata e solitaria. E così si impara a discernere quando tacere, quando porre i sani limiti del rispetto, quando parlare, quando allontanarsi, quando fronteggiare la situazione, quando esprimere il sentire. Con consapevolezza.
Gente strana noi umani intercambiabili.


IRREQUIETEZZA

L'irrequietezza del dubbio
ferma l'istante.
Le gambe indecise
si immobilizzano.
L'energia vortica frenetica al loro interno.
Stare.
Ascoltare.
Aprirsi all'impasse.
Accogliere il vuoto, la mancanza, le emozioni.
Vedere i desideri e le aspettative.
Intuire la via del cuore
in bilico su un precipizio.
Il salto nel vuoto.
Aprire le ali e imparare a volare.

La gabbianella e il gatto - Sepulveda


giovedì 8 giugno 2017

ASCOLTO LE EMOZIONI

Ascolto le emozioni.
Il respiro mi rimanda agitazione:
è corto e trattenuto.
Ascolto l'agitazione:
non sono in pace con me stessa, 
qualcosa turba la mia serenità,
percepisco un blocco.
Affondo nell'immobilità che il mio stomaco mi trasmette.
Assenza di libertà e di movimento
vincolano l'agire:
mi sento in colpa.
Il cuore accoglie ciò che la mente giudica
e si crea la stasi.
Respiro profondamente.
Ascolto le emozioni.
Le spalle diventano pesanti:
sento la responsabilità di disgregare gli schemi.
Sciolgo la tensione con il movimento e respiro, profondamente.
La mente tace, ma percepisco la stanchezza del corpo e la sua rigidità.
La paura ha fatto il suo ingresso trionfale
e le preoccupazioni la circondano.
Respiro e faccio spazio alla consapevolezza.
Ci sono scelte nella vita
che richiedono coraggio.
Il coraggio di essere se stessi.

mercoledì 7 giugno 2017

MONOLOGARE

Una realtà in cui tutti hanno molto da dire, ma pochi sono disposti ad ascoltare, produce una serie interminabile di monologhi fini a se stessi. 
L'ascolto presuppone, infatti, apertura e predisposizione ad accogliere nuove prospettive d'osservazione. Un ascolto attento ed empatico ripone in chi lo pratica i semi dell'autoanalisi  oltre ad offrire la possibilità di uno scambio.
Il monologo o "autoincensamento" dispensa al contrario pillole di saggezza o "giudizi incondizionati" indipendentemente dal fatto che vi sia qualcuno ad ascoltare (la presenza di un orecchio non implica ascolto).  
Monologhi e inconsapevolezza sono frutto della chiusura dove nulla entra e nulla esce. Assisto al monologo altrui e indispettito da tanto parlare seguo il flusso emotivo e dico la mia, rivendicando a spada tratta il mio spazio nel mondo. 
Gente strana noi umani dalle lingue autoinstallanti.

Vignetta di Massino Cavezzali



domenica 4 giugno 2017

PERDERSI

Capita, a volte, di perdersi. 
Capita, a volte, di rimettersi in discussione in modo così totale
da doversi osservare ed ascoltare per vedersi. 
Capita, a volte, di percepire un vuoto immenso dentro di sè,
un'assenza di confini, nella ricerca di chi sei.
Capita, a volte, di dover voltare pagina
e ritrovarsi nudi.
Capita, a volte, di doversi abbandonare al dolore e alla tristezza
per rinascere.
Capita, a volte, di sentirsi vivi come non mai.








mercoledì 31 maggio 2017

CHI NON HA MAI SBAGLIATO ALZI LA MANO

Chi non ha mai sbagliato, alzi la mano. Proprio così. Ci accade spesso, quando facciamo degli errori, di dimenticare che stiamo vivendo per fare esperienza e che i Mr & Miss Perfettini non esistono. Tutti abbiamo i nostri scheletri nell'armadio, le nostre ombre, le nostre paure e debolezze: certo c'è chi non le riconosce e si sente onnipotente e nel ricco mondo delle unicità individuali vi è ampio spazio per tutti, anche per coloro che in vita scelgono l'immobilità di un ruolo.
Quindi, quando capita di non imbroccarla per niente, è inutile sentirsi un fallimento e piangersi addosso riducendo l'autostima ad uno straccetto stracciato. E', al contrario, alquanto efficace chinare il capo, fare lezione di umiltà, riconoscere il proprio errore, comprenderlo, estrapolare l'insegnamento allegato facendone tesoro per poi lasciar andare ferite, orgoglio, ego, dolore e pippe mentali. Insomma in parole povere, assumersi la responsabilità dei propri scivoloni e rialzarsi più forti interiormente. E mi raccomando, non prendete ad esempio gli svicolatori professionisti dello scarica-barile (di solito si accompagnano agli onnipotenti!!!).
Dobbiamo essere consapevoli che possiamo sempre e solo fare del nostro meglio. Se la nostra scelta si è rivelata un buco nero significa che eravamo pronti per l'esperienza buco nero. Il fondo di un buco nero è sempre un buon punto di partenza per la crescita, a meno che si decida di arredarlo e farne dimora stabile prediligendo una situazione di comodo alla risalita: al bando le lamentele, però, sempre di scelta si tratta.
Gli scalatori provetti (quelli della via in salita) si accorgeranno che le difficoltà del percorso rinforzano il corpo e lo spirito: di fronte ad un'esperienza similare, la seconda volta, saranno più oggettivi e pronti per un buco differente  ;-) (scherzavo!!! Mica tanto).

Vignetta di Cavezzali





sabato 27 maggio 2017

LA TRISTEZZA

La tristezza ti allaga l'anima.
In silenzio affondi in un mare in tempesta
alla ricerca di tutto e di niente.
I pensieri si susseguono
il cuore batte forte
e le prime lacrime scendono a rigare il volto.
In silenzio affondi in un mare di lacrime
fino a lasciartene cullare
seguendo il ritmo del respiro a lungo trattenuto.
Guardi, osservi e assapori la tristezza che colma la tua anima.
In silenzio la riconosci.
Sai che c'è un tempo per la tristezza,
ma non sarà un tempo infinito.


martedì 23 maggio 2017

CHI SEI TU?

Chi sei tu? O chi non sei tu?
Non sei la tua famiglia. Non sei chi ti circonda. Non sei altri che te stesso. Sei chi hai scelto di essere. Sei le esperienze che hai fatto. Sei gli sbagli che hai compiuto e le comprensioni che da essi hai maturato. Sei il frutto delle tue azioni, delle tue responsabilità, delle tue scelte. Sei in ogni istante e cambi continuamente. Un cerchio, simbolo di pienezza, nasce, cresce, si trasforma. Ed il suo intento è ritrovare, nel dispiegarsi degli eventi la sua forma originale, smussando gli spigoli, rinforzando i punti di cedimento ed espandendo il suo spazio uniformemente.

Sei un cerchio che ha dimenticato la sua forma. Sei un cerchio che si sente a volte quadrato, a volte ovale. Sei un cerchio in divenire. Sei chi hai scelto di essere. Non vi è alcuna meta da raggiungere, alcun punto d’arrivo. La consapevolezza deriva dalla presenza a se stessi, da chi si è nel presente. Non hanno importanza le forme, sono solo specchio del nostro percorso verso casa.

Uomo Vitruviano - Leonardo Da Vinci

venerdì 19 maggio 2017

SILENZIO E DANZA

Quando le parole invadono l'etere
ricerco il silenzio
fuori e dentro di me.
Quando la rabbia dilaga e separa
ricerco il silenzio
fuori e dentro di me.
Quando le paure vengono a galla
ricerco il silenzio 
fuori e dentro di me:
ascolto il mio corpo,
respiro profondamente 
e mi apro al movimento.
Danzo la paura
nel silenzio
della mia anima
e ritrovo il mio centro.


Danza indiana - www.danzaindiana.it

SERENATA SOCIAL

Io scrivo e penso a me 
io ti leggo e penso a me 
ti rispondo e intanto penso a me 
Come stai? E penso a me 
Cosa dici? E penso a me 
Sorrido, clicco un cuore, e penso a me 

Non so in che gruppo tu adesso sei 

non so che cosa fai 

ma so di certo a cosa stai pensando 

è troppo grande la mia mente

per due che come noi

non sperano però si stan specchiando, specchiando...

Scusa è tardi e penso a te, 
non capisci e penso a te, 
non sei stato divertente e penso a te, 
sei al buio e penso a te, 
salgo in cattedra e penso a te,
non sono sveglio e penso a te ...

Massimo Cavezzali

lunedì 15 maggio 2017

IL PROBLEMA E' LA TORTA

Immaginiamo di avere un problema che richiama continuamente la nostra attenzione, che ci inonda di pensieri e preoccupazioni. Immaginiamo che il problema sia una torta.
Una torta che la mente minuziosamente analizza, seziona, divide, spezzetta, riflettendo sulla soluzione migliore per risolvere il problema.
Ad un certo punto ci accorgiamo che la torta, a seguito delle nostre elucubrazioni, si è trasformata in un pasticcio di torta.
Realizziamo così che il nostro pensiero ci ha talmente inglobati da farci perdere la visione d'insieme e da immergerci in un labirinto di supposizioni, aspettative, giudizi ininfluenti su come la torta potrebbe essere.
Il pasticcio di torta è la confusione della nostra mente di fronte al problema.

Immaginiamo di avere un problema che richiama continuamente la nostra attenzione, che ci inonda di pensieri e preoccupazioni. Immaginiamo che il problema sia una torta.
Immaginiamo di prendere un cucchiaino e di assaggiare la torta, immergendoci nel problema. Immaginiamo di assaporarne il gusto, annusarne l'odore, percepirne la consistenza. Ascoltiamo il nostro corpo. Potremmo realizzare che la torta non è così terribile  come ci aspettavamo e che potremmo anche mangiarla senza sforzarci troppo. Oppure potremmo realizzare che la torta non ci piace affatto elaborando le percezioni scatenate da quel primo boccone. L'assaggio avrà sicuramente portato maggiore chiarezza in noi rendendo il problema concreto e aprendo le porte ad una soluzione pratica. 

Il problema è la torta. Dolce, amara, salata, acida, dura, croccante, morbida, profumata, puzzolente ... finchè passeremo il tempo ad immaginare come possa essere, non lo scopriremo mai.

sabato 6 maggio 2017

COME VIVI LE EMOZIONI?

"Mentre ogni emozione psicologica ci separa, 
ogni emozione accolta sensorialmente ci riporta alla bellezza e all'armonia.
E' per questo che qui non stiamo cercando di sbarazzarci dell'emozione,
bensì di divenirne coscienti."


Inside Out - Disney-Pixar

Molto interessante questa riflessione di Eric Baret. 
Nel "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" dedico il capitolo: "La via del cuore", ad approfondire il tema delle emozioni e il nostro modo di viverle. 
Quando sentiamo un'emozione, diveniamo consapevoli di essa: proviamo rabbia, tristezza, gioia ... ma non ci identifichiamo con l'emozione provata e di conseguenza non ci lasciamo travolgere da essa.
Ogni emozione sentita arricchisce il nostro mondo interiore aprendoci alla "risonanza" e portando chiarezza all'interno di noi stessi. Ogni emozione sentita ci riporta al presente e all'osservazione e all'ascolto del nostro disagio interiore. Quando questo avviene si è manifestata una maturazione: mi apro al sentire, smetto di pensare e accolgo il fatto che quanto sto vivendo non parla che di me.

Tratto dal CORAGGIO : 

"Spesso si pensa di essere nel cuore quando si ascoltano le emozioni: non è assolutamente così. Le emozioni sono generate dalla mente e ci portano a vivere le situazioni con estrema soggettività. Se siamo arrabiati o in preda alla gelosia, difficilmente riusciremo a mantenere il distacco necessario a valutare gli eventi che ci coinvolgono senza giudicarli. Inevitabilmente, ci sentiremo parte in causa, e il più delle volte vivremo la sofferenza generata dalla nostra vulnerabilità come frutto di cause esterne; è infatti molto meno doloroso considerare l'altro come la fonte del nostro malessere che accettare di esserne responsabili. Si tratta di una reazione istintiva e indotta dal controllo della mente sul dolore e, se non ne siamo consapevoli, ci troveremo invariabilmente coinvolti in azioni dettate dalle emozioni e tese a difenderci da chi ci circonda, considerato come pericoloso e limitante per il nostro benessere."


giovedì 4 maggio 2017

OSSERVA, ASCOLTA E NON PARLARE

Silenzio.
Osserva e ascoltati.
Vivi un disagio?
Non esploderlo all'esterno.
Silenzio.
Sprofonda nel disagio.
Sentilo, accoglilo, guardalo.
Ti appartiene.
Silenzio.
Ascolta il tuo corpo, danza e respira.
Sciogli le tensioni, lasciale andare.
Assapora la tua trasformazione.
In silenzio.


martedì 2 maggio 2017

PROVARE GRATITUDINE VERSO LE DIFFICOLTA'

"Ciò che rimette in questione le vostre abitudini vi fa crescere.
Ciò che rimette in questione le vostre pretese vi fa maturare.
Ciò che soddisfa il vostro ego stimola la vostra stupidità.
La vita è per servire, non per possedere."





Eric Baret ci offre un bel cambio di prospettiva. Se ci riflettiamo profondamente, possiamo intuire quanta vita sia presente nelle difficoltà. Vita intesa come movimento, come apertura all'universo. Nelle sicurezze stiamo molto bene, certo, ma restiamo immobili, fedeli all'immagine di noi stessi, ai nostri schemi mentali, alle nostre abitudini. E nella cristallizzazione non può esservi maturazione nè crescita.
Il dispiegarsi della vita come scuola esperienziale diviene efficace quando ci porta a rimetterci in discussione, a osservarci, a comprenderci. Le difficoltà evidenziano i nostri attaccamenti, puntano i riflettori sulle nostre paure e aprono il confronto con le nostre debolezze affinchè, attraverso la visione, sia possibile accoglierle, elaborarle, trascenderle. Provare gratitudine verso le difficoltà è, in quest'ottica, un primo passo verso la consapevolezza di chi siamo, al di là di quello che pensiamo di essere. 

martedì 25 aprile 2017

BUFALE IN CORSA ...

"Anche se la dicono cinquanta milioni di persone,
una sciocchezza è sempre una sciocchezza".
Anatole France



Ciò che è vero per il capobranco è vero anche per il gregge che lo segue.
La mancata assunzione di responsabilità personale porta alla rinuncia ad un proprio discernimento.
L'affidarsi totalmente è donare il proprio potere personale all'altro.
Lamentele e feroci giudizi a posteriori 
 sono rivolti a chi li proferisce 
e, senza rendersene conto, li proietta all'esterno.

sabato 22 aprile 2017

LA NOSTRA FORZA E' LA NOSTRA RESISTENZA

La nostra forza è la nostra resistenza. Tanto siamo tenaci a tener testa agli eventi traumatici che sconvolgono la nostra vita, tanto siamo tenaci a resistere ai cambiamenti che ci coinvolgono in profondità. Come se la forza si identificasse con una barriera di protezione e non con un'energia interiore che deve essere canalizzata. 
Spesso le persone più forti sono anche le più rigide, le più restie ad accogliere le proprie debolezze. Si instaura una dinamica contraddittoria per cui la debolezza e il lasciar andare vengono visti come rinuncia all'utilizzo della forza e per questo osteggiati in tutti i modi.
La crescita evolutiva ci pone inevitabilmente di fronte a rese incondizionate e questi passaggi risultano i più critici per le persone forti: la loro capacità di resistere agli eventi senza venirne travolte si trasforma di colpo nella polarità opposta sfociando in una resistenza all'accoglienza della loro parte più vulnerabile.
Il corpo in queste situazioni è un grande alleato: la sua tensione e la sua rigidità sono specchi fedeli di questa resistenza. Lo stare, inteso come abbandono, attesa, accoglienza, diviene uno snodo importante all'emersione della resistenza che ci caratterizza. Il movimento stesso del corpo specchierà il controllo che la "forza" richiede per resistere alla spontaneità.
A fronte di questa consapevolezza, la via più facilmente percorribile è proprio quella della fisicità.
Sciogliere le tensioni ed ammorbidire i movimenti significa accogliere la resistenza che ci caratterizza e trasformarla, poco per volta, in resilienza.



domenica 16 aprile 2017

RINASCERE A SE STESSI

Un uovo.
Un pulcino ne becchetta il guscio che gradamente si spacca.
L'apertura si amplia e il pulcino vede la luce.
Il mondo sicuro e protetto che l'ha visto crescere non c'è più.
Un nuovo mondo lo aspetta.
Pigola a ricercare una nuova protezione alla sua insicurezza
muovendo i primi passi sulla terra.
La risposta al suo pigolio
segnerà il suo percorso.
Esso si dispiegherà, comunque, come è scritto che sia.


Nel corso della vita ci capita spesso di morire a noi stessi per rinascere. 
Rompere il guscio che ci fa sentire protetti per aprirsi alla vita richiede forza e coraggio. 
Così il lasciar andare la risposta familiare
che ha accolto la nostra nascita e seguito la nostra educazione 
diviene una continua sfida ad abbandonare quel guscio sicuro. 
Il passaggio di disidentificazione che ci spinge verso l'apertura 
è la ricerca della libera espressione di chi siamo, 
al di là di ciò che gli altri hanno sempre pensato noi fossimo,
al di là dell'immagine che noi stessi abbiamo costruito nel tempo per difenderci. 
Un mondo nuovo accoglie la nostra rinascita, il mondo che noi abbiamo scelto per evolvere.

Auguri di cuore 
per una serena Pasqua di rinascita.

venerdì 14 aprile 2017

EGO E MALATTIA

"L'uomo vive in base al proprio Ego, che ha una fama costante di potere. Ogni "Ma io voglio...", è espressione di questa volontà di potenza. L'Io si dilata sempre più e fa in modo di asservire sempre l'uomo con travestimenti sempre nuovi e sempre più belli. L'Io vive di questa limitazione e ha quindi paura della dedizione, dell'amore e dell'unione. L'Io decide e realizza un polo, e di conseguenza spinge fuori l'ombra, la proietta sul Tu, sul mondo circostante. La malattia compensa tutte queste unilateralità in quanto attraverso i sintomi lo riporta al centro ogni volta  che se ne allontana. La malattia, che richiede umiltà e abbandono, compensa la superbia dell'Ego."




Quanto siamo complicati e divisi noi umani! 
E che giri infiniti ci creiamo per giungere al centro di noi stessi! 
Siamo continuamente sbalzati da un polo all'altro (bene, male - giusto, sbagliato - vivo, morto) 
e resistiamo strenuamente al movimento della vita che si dispiega! 
Ci ancoriamo indefessi alle nostre abitudini, ai nostri schemi mentali, alle nostre proiezioni 
e via di giudizi! 
Per non parlare delle responsabilità: appartengono sempre ad altri. 
E così, 
fortunatamente, 
ci ammaliamo per tornare umilmente al nostro posto, 
riconoscere quanto ci appartiene 
e imparare a lasciarlo andare.

mercoledì 12 aprile 2017

LA PAURA DELL'OMBRA

"La nostra ombra ci infonde paura. Questo non deve meravigliare, in quanto essa consiste esclusivamente di tutte quelle parti di realtà che abbiamo allontanato il più possibile da noi. L'ombra è la somma di tutto ciò che noi crediamo fermamente che dovrebbe essere eliminato dal mondo affinchè il mondo possa essere bello e sano. Ma le cose stanno esattamente all'opposto: l'ombra contiene tutto ciò che il mondo - il nostro mondo - ha bisogno di avere per sanarsi. L'ombra ci rende malati in quanto ci manca la sua presenza per poter essere interamente sani."




Gente strana noi umani. Vorremmo stare al sole senza fare ombra. O almeno ci piacerebbe. Ma da che mondo è mondo, quando una fonte di luce ci illumina, irrimediabilmente facciamo ombra. E' vero che l'ombra ci segue e possiamo anche far finta di non vederla, ma questo non cambia il fatto che essa ci stia dietro e faccia parte di noi. Ed osservandola al tramonto è addirittura ben più grande di noi. Quando la luce è poco intensa, l'ombra diviene ancora più consistente. (Quando siamo tristi, ad esempio, è come se l'ombra avvolgesse tutta la realtà che ci circonda.)
Partendo dal dato di fatto che l'ombra non può essere eliminata, perchè non farci amicizia? ;-)

PS: solo quando la Luce è perfettamente allineata con noi, non facciamo più ombra. Chi sa dirmi il perchè?

lunedì 10 aprile 2017

GRUPPI ESOTERICI

"Ogni gruppo ha la sua giustificazione e in certi momenti può fornire a chi cerca determinati stimoli e impulsi. Questo impulso può essere del tutto indipendente dalla qualità interiore del gruppo stesso. Niente a questo mondo può essere tanto cattivo da non essere in grado di trasmettere una determinata informazione a chi ha imparato a vedere consapevolmente. Il valore di un sistema o di una comunità è difficile da definire in termini assoluti, e dipende in primo luogo dal livello di coscienza di chi cerca. Se uno avverte un'affinità in una determinata associazione, significa che può ancora profittare dei suoi insegnamenti, e allora questa associazione gli sarà utile. 
Raramente però la situazione rimarrà tale per sempre. Infatti tutte le associazioni a partire da un determinato momento denotano una certa pigrizia nella loro evoluzione, che spesso è più lenta di quella del singolo.
Verrà così il momento in cui questa comunità ha assolto il suo compito nei riguardi del singolo; e questi troverà altre affinità, che gli consentiranno di compiere altri passi avanti.
Questo appunto è anche il pericolo di tutte le associazioni: ritenere che il proprio insegnamento, che per lo più abbraccia solo un aspetto della realtà, sia la verità unica e sola, e distogliere quindi le energie dalla tensione all'evoluzione personale per dedicarle invece all'attività missionaria, all'attività associativa e alla rivalità nei confronti di chi pensa in modo diverso. Il sistema diviene così rigido e fine a se stesso, invece di liberare dalle fissazioni. Il gruppo diviene il rifugio di chi cerca l'affermazione di se stesso. Si forma così una schiera di discepoli, la cui ricerca esoterica si esaurisce nell'analisi delle parole del maestro. La via diventa un vicolo cieco."


Trovo molto interessante ed attuale questa riflessione di Dethlefsen.Vi è un grande proliferare di gruppi esoterici e associazioni volti a promuovere pratiche dai nomi altisonanti e percorsi per la crescita personale. 
L'offerta è sempre determinata dalla richiesta e questo ci fa intuire quanto l'uomo, sempre più destabilizzato e confuso, tenda attualmente a ricercare nella spiritualità una risoluzione ai propri disagi. Ogni incontro ha radici e significati profondi e avviene nel momento in cui chi cerca è pronto a farne tesoro. Lo scontrarsi con la disillusione è sempre un grande dono.

sabato 8 aprile 2017

mercoledì 5 aprile 2017

AUTOSUGGESTIONE & AFFINI

"Le esperienze della terapia ipnotica hanno portato allo sviluppo dell'autosuggestione, del pensiero positivo e del pensiero finalizzato. Questi sistemi insegnano come l'uomo possa guarire le malattie e conquistare la salute attraverso la ripetizione e l'immaginazione figurativa di pensieri positivi. 
Uno dei grandi pionieri dell'autosuggestione fu il non-medico Emile Coué di Nancy, i cui insegnamenti e le cui formule ("Ogni giorno mi sento meglio da ogni punto di vista") produssero in Europa un grande movimento, noto con il nome di Couéismo. L'assioma fondamentale di Coué è che "solo la nostra immaginazione ci rende sani o ammalati. Perchè l'uomo è quello che pensa". Dato che questo assioma non è vero, non funziona neppure il metodo costruito intorno ad esso. Esatto è piuttosto: "L'uomo non è ciò che pensa, ma come è stato pensato"  (Hans Bluher).
Coué trattò l'aspetto metafisico della malattia con la medesima sicurezza della nostra odierna medicina. Entrambe credono fermamente che sia sufficiente  diffondere sempre più nel mondo il loro metodo per eliminare la malattia dal mondo stesso. Questo modo di pensare è gradevole, ma non adatto al problema della malattia. Le suggestioni non potranno mai guarire, perchè sono menzognere. La guarigione può venir solo dall'incontro con la verità. Questo vale per tutti i sistemi e procedimenti suggestivi che pretendono di procurare salute, felicità e ricchezza.
La possibilità di raggiungere gli effetti promessi con queste pratiche, non è in discussione: discutibile è però la diffusa opinione che queste pratiche coincidano con gli insegnamenti dell'esoterismo. L'efficacia di un'azione non giustifica affatto l'azione stessa."


IL LIBRO DELLA GIUNGLA - Disney

Oggi desidero stimolare una profonda riflessione sull'autosuggestione 
e sulle pratiche che su di essa si basano. 
Avevo già pubblicato in passato un post - qui trovate il link: LA CREAZIONE (estratto dal libro di Hartmann Magia Bianca e Nera) - offrendo, attraverso le parole di un grande esoterista, Eliphas Levi, lo spunto per una meditazione consapevole.
Personalmente ho sempre nutrito enormi dubbi in merito all'efficacia a lungo termine di queste pratiche e ho naturalmente diffidato dell'ipnosi fin da quando ne venni a conoscenza. 
Dethlefsen, nel testo da cui ho tratto il brano, si esprime sull'ipnosi considerandola addirittura pericolosa per la via esoterica in quanto contiene un aspetto di forza che si oppone alle nostre intenzioni. Al di là di questo ne apprezza la sua potenzialità di offrire alcune conoscenze, a condizione di intenderle come paragoni: l'ipnosi delinea, infatti, i rapporti reali donandoci una caricatura della realtà e rendendoci consapevoli della relatività della percezione sensoriale. Una percezione, quella umana, che non dipende tanto dal mondo esteriore, quanto dai propri programmi personali.
Non intendo approfondire ulteriormente questo tema, ma ho sentito nel cuore di instillare un sano dubbio.

lunedì 3 aprile 2017

L'ESCLUSIONE

Essere fedeli a se stessi richiede coraggio.
Il coraggio della coerenza e della fiducia.
Fiducia nel proprio corpo, nel proprio sentire,
fiducia in se stessi.
Una fiducia così salda che quando il mondo intorno ti esclude
resta la pienezza della solitudine.
Al di là delle paure e delle debolezze
nasce una profonda accettazione di chi sei
e la consapevolezza che non tutti sono pronti a vedere.


lunedì 27 marzo 2017

L'ESOTERISMO

"L'esoterismo è una via o un sentiero. Una via conduce a una mèta. Prendiamo come esempio concreto la via che porta da Monaco a Vienna. Noi possiamo studiarci questa via sulla carta stradale, calcolare il numero di chilometri, possiamo leggere sui libri tutte le informazioni possibili relative ai singoli luoghi che si trovano su questa strada, discutere tutti i particolari dell'itinerario con chi l'ha già percorso e così via.
Tutto questo lavoro col percorso Monaco-Vienna può essere molto affascinante, però non ci fa arrivare alla nostra mèta che è Vienna. Se vogliamo raggiungere Vienna dobbiamo metterci per strada, percorrere la via, stare in movimento. Tutte le considerazioni e osservazioni precedenti possono rivelarsi utili, ma nessuna teoria potrà mai sostituire il tragitto vero e proprio. Questo esempio mostra la differenza tra l'esoterismo come via e la semplice raccolta di dati. L'esoterismo porta a una mèta che si può raggiungere solo se ci si mette personalmente in cammino.
Questo è l'errore più frequente che commettono coloro che a parole scelgono l'esoterismo, ma evitano di fare un sol passo per quella via. Percorrere la via significa trasferire subito nella realtà tutte le conoscenze, per piccole che siano, significa modificare costantemente la propria vita e la propria esperienza, il proprio comportamento, diventare sempre diversi, essere sempre nuovi: in breve, esoterismo significa evoluzione.
Questo necessario cambiamento io lo chiamo l'impegno della dottrina esoterica."


Condivido profondamente queste riflessioni e 
sia IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI 
sia IL RITMO DEL CORPO 
propongono al lettore un percorso esperienziale e individuale di questo tipo.
Un percorso che richiede impegno, dedizione, disciplina, umiltà e coraggio.


sabato 25 marzo 2017

E LA STORIA CONTINUA

La regina di cuori entrò nel salone con passo deciso e si diresse verso la fonte luminosa di una grande finestra che si affacciava sul parco. La donna amava quel parco di alberi secolari e aiuole fiorite a contrastare la freddezza e la scarsa luminosità del castello. Quando era bambina sostava spesso a quella finestra sognando un magico mondo di elfi e folletti ad animare l'antico bosco e fu proprio questa sua infantile fiducia nella magia a donarle l'amico più prezioso, il confidente più fedele di quei suoi primi anni: uno gnomo dai piedi grandi e dal buffo cappello, rosso come il suo prorompente naso. La regina sorrise al ricordo di quel primo incontro avvenuto casualmente dopo un temporale sotto un enorme castagno: rammentò la fuga dal castello per ballare sotto la pioggia insistente e i rimproveri dei genitori al rientro che, a differenza delle altre volte, non l'avevano fatta sentire sbagliata. 
Lo gnomo le disse poche parole quella prima volta, ma esse risuonarono nel cuore di lei bambina così intensamente da donarle una forza sconosciuta, da farla sentire invincibile. 
La regina cercò di riportare alla memoria quelle parole, ma stranamente non vi riuscì. 
Come poteva averle dimenticate? 
Un tremito scosse il suo corpo e d'un tratto ricordò il calore di quelle parole, l'abbraccio sincero che sembravano offrirle: lo gnomo l'aveva vista e accolta tutta fradicia e disordinata senza farci caso e aveva sorriso del fango che le insudiciava le gambe e il pregiato vestitino; le aveva offerto molto semplicemente una fragolina selvatica: il sapore zuccherino di quel piccolo frutto aveva ancora il potere di farle aumentare la salivazione. Si trattava della fragola più dolce che avesse mai mangiato.
Una voglia immediata scosse la regina dai suoi pensieri e la portò nuovamente alla scala per uscire a passeggiare nel bosco.

venerdì 24 marzo 2017

LA MIA STORIA

L'IMPERFEZIONE

Quando la regina di cuori arrivò al castello si fermò dinnanzi all’alto e solido portone in legno: impugnò le lunghe chiavi in ferro e ne infilò la prima nella serratura in basso per poi procedere con la seconda e la terza chiave nelle altre serrature. Alla donna piaceva quel prezioso rituale che precedeva la visita e donava ad essa un che di magico.
Quando il portone si aprì l’ampia scalinata in pietra svelò l’accesso al piano superiore. Lentamente la donna salì i gradini di pietra, usurati dal tempo, osservando gli affreschi degli avi alle pareti. La penombra rendeva quei dipinti inquietanti: la polvere e le ragnatele trasformavano i volti e i corpi degli antenati in statue immobili e lontane. La regina faticava a scorgere in essi la sua storia, la sua appartenenza: ricordava ancora le sue corse di bambina lungo la scala di pietra che tanto l’aveva intimorita per la presenza di tutti quei fantasmi che sembravano inseguirla e non darle tregua.
La regina si fermò domandandosi cosa era cambiato da allora. I suoi passi si erano fatti più sicuri e la paura aveva ceduto il posto alla tristezza: il suo sguardo si era fatto adulto e acuto, capace di cogliere le ombre nascoste restituendo loro umanità. Quando la regina ripensava alla storia della sua famiglia, ai tanti dolori inflitti e subiti, non poteva fare a meno di ritrovare in essa la storia di tanti uomini in cammino, con le cadute, le discese e le faticose salite.
L’imperfezione in tutte le sue sfumature sembrava avvolgere la sua storia per renderla unica e preziosa sorgente di esperienze di crescita. I gradini arrotondati della vecchia scala in pietra ne segnavano i passaggi più volte percorsi.

La regina di cuori, giunta in cima alla scala, osservò la serie interminabile di gradini, respirò profondamente e fu grata alla vita; poi, girandosi lentamente in direzione dell’ampio salone illuminato, iniziò a muovere con calma i suoi primi passi verso la libertà.