sabato 14 ottobre 2017

OGNI FINE E' UN NUOVO INIZIO

Ogni Fine è un nuovo Inizio. 
Dura da accettare, ma è proprio così. 
Perchè fatichiamo così tanto ad accettarlo? 

Perchè  noi umani dal freno a mano tirato tendiamo a focalizzarci solo sul senso di mancanza che la fine di qualcosa genera in noi. Non riusciamo a guardare oltre. Resistiamo tenaci all'idea del cambiamento, rafforzando la percezione distorta che la fine di qualcosa coincida con la morte, il buco nero che tutto inghiotte senza curarsi dei nostri sentimenti. Sarebbe sufficiente aprire il grandangolo, per comprendere che non è così. Il cambiamento è vita, mentre è la staticità dell'immobilità delle cose sempre uguali ad avvicinarci maggiormente alla morte. Una morte lenta e inesorabile dei giorni sempre uguali a se stessi. Eppure noi consideriamo l'abitudine stabilità e ritroviamo in essa la bara in cui accomodarci al riparo dagli scherzi della vita. Gente strana noi umani che abbiamo fatto del parcheggio il viaggio. Un viaggio che si ferma ancor prima di cominciare perchè ciò che non conosciamo ci spaventa da morire (!!! battutaccia). Ed ecco il guerriero difensore del tutto uguale ergersi a menar fendenti a qualsivoglia tentativo di innovazione e la mente, sua alleata, a supportarne l'intento con giudizi, giustificazioni e paure. Così nascono le resistenze, le nostre strenue resistenze al cambiamento e la fatica dello scontro.
Non ha più importanza il fatto che l'abitudine mi crei disagio e mi prosciughi energeticamente, il fatto che io sia cambiato e le situazioni debbano supportare la mia trasformazione: ho talmente paura che me la faccio sotto e preferisco lo status quo delle cose sempre uguali. Se poi gli altri si permettono di giudicare ogni presa di posizione differente dall'abitudine, il gioco è fatto. Sono morto in partenza: al mio guerriero difensore del tutto uguale e alla mia mente si allea pure il pubblico del mio teatrino personale. Le forze scemano e mi accascio al suolo di fronte ad un esercito di tal portata.
Risultato? Ingoio rospi, rane  e raganelle e continuo imperterrito a fare come ho sempre fatto.
Fino al crollo psico-fisico. A quel punto, però, sono oggettivamente senza forze e cambiare le cose diviene molto più complicato.
Ribaltiamo lo schema. Se una responsabilità che  ho scelto in passato diviene un peso intollerabile per via della mia trasformazione e diviene una responsabilità espansa che si disperde su chi mi sta intorno (e non l'ha scelta) è importante prenderne consapevolezza e trovare il coraggio di ammetterlo con se stessi. Le scelte che operiamo consapevolmente sono necessarie alla nostra crescita e va da sè che cambiano nel tempo. Il movimento fa parte della vita e dell'evoluzione personale e nel momento in cui ci blocchiamo, rinunciamo al viaggio che abbiamo intrapreso con la nascita. Un po' come scegliere di restare sempre bambini perchè le responsabilità ci fanno paura o ci richiedono un impegno di cui non vogliamo farci carico. 
Se la vita si sviluppa nel movimento vi è un significato più profondo di quanto le nostre menti dal freno tirato possano comprendere. Il nostro viaggio è allo stesso tempo il viaggio di chi amiamo, di chi ci accompagna, di coloro che incontriamo e di coloro che semplicemente incrociamo o vediamo da lontano. Ogni viaggio ha un suo percorso ben preciso ed ognuno è responsabile solamente del proprio viaggio personale (mentre a volte ci espandiamo così tanto - al contrario di coloro che scelgono l'infanzia come modo d'essere - da sentirci responsabili per il mondo intero). Gli eventi e i cambiamenti si sviluppano sempre per il nostro sommo bene, per indurci a scegliere e andare oltre: avendo dimenticato la fiducia in un progetto più grande, ci limitiamo a guardare il tutto con un macroobiettivo focalizzato sul nostro essere vittime e così non riusciamo più a cogliere il senso di quanto sia naturale che la fine di qualcosa sia semplicemente un nuovo inizio. Per noi e per gli altri.





martedì 10 ottobre 2017

RESPIRO

Ascolto il respiro.
Mi accorgo che non è fluido e libero di espandersi.
Ascolto il respiro.
Muovo il corpo e predispongo il mio essere all'apertura.
Le spalle sono tese
e manifestano la loro tensione alla chiusura.
Ascolto il respiro.
Emerge la paura.
Paura di meritarsi la libertà.
Paura di rimettersi in gioco.
Paura di ammettere le proprie debolezze.
Paura di accogliere il senso di non attaccamento
che sta prendendo forma dentro di me.
Paura a lasciar andare il senso di responsabilità espanso che mi definisce.
Paura a riconoscermi nell'ombra che mi appartiene.
Paura a seguire il sentire
lungo la via solitaria del cuore.
Ascolto il respiro.
E' più sciolto.
Ho fatto luce sui miei demoni.
Ascolto il respiro,
lo espando
e mi apro alla vita.

www.ildiamantearcobaleno.com

Creazione di Eddy Seferian


venerdì 6 ottobre 2017

APRIRSI AL SENTIRE

La mente analizza, seziona, soppesa.
Sono i momenti in cui tutto sembra confuso.
Il cuore paziente osserva
e, poco per volta,
espande il suo spazio.
Il corpo si rilassa, il respiro si amplia.
Nel silenzio 
 si manifesta un'apertura
libera da pensieri, aspettative, preoccupazioni.
I colori del cuore
dipingono la tela del sentire
di sfumature mai immaginate:
le osservo attenta
e mi lascio andare al loro fluire.



mercoledì 4 ottobre 2017

STARE NELLE DIFFICOLTA'

Imparare a stare nelle difficoltà è una pratica importante per conoscersi. Istintivamente ci si chiude o si scappa dalle difficoltà: rimanere in apertura ed ascolto è molto faticoso. 
Le difficoltà. nel momento in cui le viviamo come tali, hanno il potere di mostrarci le nostre paure, ferite, debolezze. Esse hanno il potere di metterci a nudo e farci sentire impotenti. Questo potere  indotto è frutto del nostro tentativo di controllare la vita e il suo fluire. 
Le difficoltà disgregano l'illusione del controllo e ci creano sofferenza fintanto che rifiutiamo questa presa di coscienza. Una consapevolezza che parte dalla nostra umanità per immergersi in un  percorso di crescita evolutiva volto a renderci più oggettivi. 
Il mondo non ruota intorno a noi, ma con noi: tanti fili invisibili ci legano agli altri come una grande ragnatela di cui facciamo parte e di cui scorgiamo solo i particolari e non la visione d'insieme. Questa ristrettezza di vedute ci induce a sentirci separati e a vivere soggettivamente ogni evento, identificando nelle difficoltà un ostacolo da superare o da eliminare. 
Perchè si creano le difficoltà? Per renderci coscienti di una mancata accettazione che ha radici profonde all'interno di noi stessi. Per questo è importante stare nelle difficoltà: perchè attraverso di esse abbiamo la possibilità di vedere qualcosa che ci appartiene, accoglierlo e crescere in consapevolezza.
Accettarsi non significa lottare per essere perfetti, ma accogliere la propria imperfezione senza giudizio e farne un punto di partenza.
Faccio un esempio pratico. Ho difficoltà a relazionarmi con gli altri. Istintivamente cerco di relazionarmi comunque per essere accettato, per non venir escluso, per tener fede al ruolo che ho scelto... i motivi per cui cerco di vincere le mie difficoltà possono essere svariati, ma il mio sforzo  non farà che crearmi disagio. Provo allora a  essere presente in mezzo agli altri e invece di agire, ascolto, osservo, vivo il momento. Questo nuovo approccio mi aiuterà a rendere più oggettiva la situazione e mi mostrerà quanto l'evitare lo sforzo titanico di relazionarmi indistintamente con tutti per soddisfare un'aspettativa mia o altrui,  lasci spazio ad una percezione di benessere. Il diventare invisibile mi dona la possibilità di osservare le relazioni con distacco e, quindi, di sviscerarne le dinamiche sottese e grazie ad esse scoprire le mie.  Se continuo a stare nella presenza, riesco ad approfondire ulteriormente l'ascolto e a rendermi conto di quanto l'accettazione delle mie difficoltà e l'astensione dalla reazione inconsapevole ad esse siano fonte di libertà. Libertà che potrebbe essere sinonimo di scelta consapevole. Ci sono, infatti, relazioni che risuonano con me e con cui non ho difficoltà ad interagire e ci sono relazioni che non mi interessano e con le quali si creano grandi difficoltà: questa consapevolezza riporta in luce la mia ricerca di controllo tesa a sostenere l'immagine che vorrei mi rappresentasse. E' proprio questo continuo sforzo verso l'esteriorità a sacrificare la mia interiorità e a generare difficoltà. La realtà mi ha fatto da specchio, gli altri mi hanno fatto da specchio e mi hanno mostrato quell'immagine evidenziando gli sforzi enormi che devo fare per il suo mantenimento. Le difficoltà sempre più grandi l'hanno fatta crollare e dalle sue macerie è nata la mia libertà di essere imperfetta, unica. Sono solo una microbica parte di quella ragnatela e mi è richiesto essere semplicemente così come sono e lì dove mi trovo per partecipare all'armonia del tutto.

PS:
Non è un messaggio di autofustigazione individuale! ;-)


Fotografia di Alessandro Cappuccioni : Ragnatela e rugiada, Toscana

domenica 1 ottobre 2017

ESSERE PRESENTE

Essere presente a se stessi.
Senza aspettative, senza obiettivi, senza fretta.
Essere presente a se stessi.
Donandosi con semplicità e naturalezza,
 fluendo con le situazioni
e partecipandovi con totalità.
Essere presente a se stessi.
Accogliendo i propri limiti, le proprie paure
in apertura di cuore.
Essere presenti a se stessi.
Semplicemente.


Lord of the Night - 1918




venerdì 22 settembre 2017

IL VUOTO

Mi guardo intorno e vedo il vuoto.
Mi guardo dentro e vedo un mondo.
E devo fare i conti con entrambi.
Portare il vuoto nel mio mondo non è semplice.
Portare il mio mondo nel vuoto è altrettanto difficile.
E' questione di spazi, di dimensioni.
Quando il vuoto diviene buio
mille possibilità di mondi si manifestano 
e possono essere esplorati
in punta di piedi,
con cautela.
Quando il mio mondo diviene pieno
si espande naturalmente
a colorare il vuoto.
Oscillando tra interno ed esterno
vivo il presente, 
assaporo le emozioni che esso porta con sè
e le lascio andare.



Enso - Simbolo Zen

«Gli uomini hanno paura di abbandonare le loro menti, perché temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare. 
Non sanno che il vuoto non è veramente vuoto, perché è il regno della Via autentica.»
(Huang-po)


giovedì 21 settembre 2017

IL SILENZIO DEL DISAGIO

Specchiandosi nell'altro, non è raro vivere una percezione di disagio che si manifesta nel corpo attraverso agitazione, inquietudine, rigidità, tensione, mal di testa, mal di stomaco, debolezza ... I sintomi possono essere svariati e l'accoglierli apre le porte alla consapevolezza.
Consapevolezza del fatto che qualcosa nell'altro ha risuonato con qualcosa di mio ed ha avuto il potere di destabilizzarmi.
Quando mi capita di vivere questa situazione, immediatamente cerco di comprendere cosa mi ha così infastidito da crearmi disagio. Semplici parole o gesti si sono trasformati in lame taglienti capaci di ferirmi. Allora osservo la lama affondare fino a raggiungere la debolezza o la paura che si è attivata.
E in silenzio vivo il disagio, lo ascolto e ne divengo consapevole, senza permettere alle emozioni che esso scatena di travolgermi. Respiro e con calma lascio che la mente molli il tiro e torno al presente.
L'altro è sempre di fronte a me, ma non è più la causa scatenante del mio malessere, ma uno specchio fedele nel quale osservarmi con attenzione. Guardo il mio corpo, la sua tensione, il suo chiudersi  e come in un film osservo, sorridendo, me stessa farsi a sua vlta un film di dimensioni epocali con tanto di tradimenti, congiure, giustificazioni e omicidi premeditati. A volte siamo così teatrali quando ci toccano nel vivo che solo  una vena di sano umorismo può ridimensionare l'impatto dell'evento vissuto.
Allora l'invincibile cavaliere è pronto a posare lo stemma dell'ego e a scendere da cavallo tornando ad assumere sembianze umane.
E un passo dopo l'altro si cresce.



venerdì 15 settembre 2017

DO UT DES - IL MONDO DEI SOCIAL

Ogni tanto devo dedicare due righe al mondo dei social. 

Necessità dettata da sfinimento "social". Da una parte sono grata ai social per avermi offerto la possibilità di farmi conoscere come scrittrice, dall'altra provo, a intervalli regolari, una vera crisi di rigetto. Rifiuto che sento scaturire ogni volta che non viene rispettata la mia libertà di scelta.
La visibilità ha portato con sè, come ogni cosa a questo mondo, vantaggi e svantaggi e nasce il bisogno di bilanciare gli estremi.
Ricevo tantissime richieste di amicizia su facebook, ad esempio: quando le accetto per interessi condivisi, ecco arrivare, il più delle volte, la richiesta di apporre il "mi piace" alla pagina o l'iscrizione a gruppi. Della serie: "Io ti offro l'amicizia e tu ricambi." 
Nel mio universo non funziona così. Innanzi tutto, se accolgo l'amicizia ho già visto cosa pubblichi e cosa fai, ragion per cui se qualcosa mi interessa il tanto sospirato "mi piace" lo metto spontaneamente e sono in grado di aderire ai gruppi che scelgo di mia volontà. Ogni forzatura in questo senso la vivo come una mancanza di rispetto e mi porta a eliminare l'amicizia. Azione che ho scelto di manifestare per un periodo di tempo, per poi rendermi conto che si trattava di un buco nero a cui difficilmente sarei riuscita a sfuggire se non rinunciando a nuove amicizie.
Non si può fare di tutta l'erba un fascio e devo ammettere che alcune amicizie sono state un dono prezioso, per cui una scelta di questo genere ha, comunque, un prezzo da pagare.
Resta una consapevolezza: mi piace scrivere e condividere. Chi ha piacere mi legga e chi non è interessato alle mie riflessioni non le legga. Io scrivo lo stesso senza imporre ad alcuno la mia scelta.
Piccolo appunto per chi mi chiede l'amicizia: questo è il mio mondo e se vuoi farne parte accantona il "do ut des" e porta semplicemente te stesso con i tuoi commenti, le tue idee e i tuoi pensieri.




giovedì 14 settembre 2017

AL DI LA' DEL MURO

Cosa c'è al di là del muro?
A volte mi arrampico per guardare.
Colori, fumo, nuvole e cielo,
persone, animali, gnomi e folletti.
Ci sono la realtà e la fantasia
che vanno a braccetto
perchè la scoperta mi sia lieve.
Ci sono forme e proiezioni
 contorni sfumati e labirinti:
ci sono io
nel paese degli specchi.



Alice attraverso lo specchio - un film di James Bobin

martedì 12 settembre 2017

CHI SEI?

Un cuore grande in una gabbia toracica troppo stretta. 
Un cuore luminoso e forte in un recinto. 
Un cuore ribelle a cui piace espandersi oltre la palizzata per esplorare l'universo.
Un cuore che ama osservare, ascoltare, comprendere, crescere.
Un cuore fragile di fronte agli spigoli della realtà.
Un cuore ferito, a volte adombrato, a volte invincibile.
Un cuore umano.
Un cuore di luce.
Il mio cuore.



Sacred Caves. 1932

LASCIAR CHE LE COSE SIANO

Lasciar che le cose siano
senza cercare di trattenerle, controllarle, dirigerle.
Lasciar che le persone siano
con le loro paure, debolezze, emozioni.
Con consapevolezza.
Rispetto.
Osservazione.
Ascolto.
Accettazione.
Libertà.



Guardian of the Chalice. Mongolia. 1937




mercoledì 6 settembre 2017

AVERE UNO SCOPO

"Lo scopo di una persona è al principio come una luce che essa scorge lontana mentre cammina di notte lungo una strada buia. Essa fa di questa luce il proprio scopo e cammina per raggiungerlo. Lungo la strada scorge un'altra luce, tra sè e la prima, comprende che prima deve arrivare alla luce più vicina, e va verso di essa. Dopo un certo tempo, scorge una terza luce, di nuovo fra sè e la luce verso cui sta andando, e così di seguito. Ciò si ripete varie volte finchè, all'ultimo, essa vede la luce più vicina a sè, cioè lo scopo che è capace di raggiungere da dove si trova.
Non abbiate quindi una visione troppo grande delle cose; non guardate troppo lontano; guardate più vicino. Non potete cominciare a lavorare per un qualche futuro remoto; lavorate per domani. Trovate qualcosa di sbagliato oggi. Perchè? Perchè ieri era sbagliato. Perciò, se fate  giusto l'oggi, il domani sarà giusto. E soltanto con uno scopo è possibile ricordare quello che avete fatto ieri e quello che fate oggi: ciò che corrisponde al vostro scopo e ciò che non vi corrisponde."




Trovo molto significativo questo estratto di Ouspensky. Da quando sono piccola inseguo una luce, lontana e indefinita. A tratti la vedo e a tratti mi rendo conto di averla persa di vista. Così si è dispiegata la mia vita, nonostante la consapevolezza che quella luce è sempre presente nel mio cuore. E' stata questa consapevolezza ad illuminare i momenti bui e le ombre che ho attraversato; e sempre la stessa consapevolezza mi ha aiutato a fare chiarezza su ciò che non mi corrispondeva e mi ha donato la forza di lasciarlo andare. Questo non significa affatto che quella luce abbia acquisito una migliore definizione, ma la sua luminosità ha attivato in me l'apertura necessaria a scorgere luci più vicine, definite e raggiungibili. Così ho imparato a vivere alla giornata, ad accogliere le opportunità e i segnali, a ribaltare gli schemi, a cambiare, a lasciar andare gli attaccamenti e a inseguire le luci.
I momenti di più grande dolore sono stati anche i momenti più luminosi, quelli in cui quella luce lontana  acquisiva maggiore definizione mostrandomi una luce vicina e alla portata.
La singolarità è che la luce che segnava il mio cammino a breve termine non corrispondeva mai a quello che "PENSAVO" di dover raggiungere, ma era qualcosa di assolutamente nuovo e innovativo, che donava significato al vissuto. Tutte le esperienze fatte, i dolori attraversati e le ombre che mi portavo dietro servivano solo a farmi arrivare a quella luce in modo così semplice e naturale che a ragion veduta sembrava impossibile non me ne  fossi resa conto.
Ogni luce raggiunta è stato un dono ad illuminare il mio cammino verso la realizzazione.



domenica 3 settembre 2017

LA RABBIA DELL'INSODDISFAZIONE

Siamo circondati dalla rabbia. E spesso la rabbia ci appartiene anche se non ce ne rendiamo conto: è latente in noi e appanna il nostro sguardo e i nostri pensieri.
Perchè tanta rabbia?
La rabbia è un'energia potente e quando è correttamente canalizzata ci dona la forza di agire in situazioni di pericolo e costrizione; quando al contrario è repressa diviene una forza distruttiva che può manifestarsi all'esterno e all'interno di noi stessi.
Immaginiamo di essere rinchiusi in una gabbia di insoddisfazione e di sentirci soffocare all'interno di essa. Di fronte alle sbarre della nostra gabbia potremo cercare la fuga o immobilizzarci: il nostro agire dipenderà da come canalizzeremo la nostra rabbia. Potremo scegliere un'azione consapevole e sfruttare l'energia di fuoco della rabbia per liberarci dall'insoddisfazione oppure potremo restare inerti e bruciati dalla stessa energia di fuoco, cercando di lenirne il calore espandendo fiamme di rabbia tutto intorno.
Gente strana noi umani in calore.


La Torcia Umana

sabato 12 agosto 2017

GUARDARE OLTRE

Imparare a guardare oltre
è parte del percorso.
Guardare oltre gli inganni, le illusioni, i tradimenti.
Guardare oltre le maschere, i gesti, le parole.
Guardare oltre le emozioni, le paure, le debolezze.
Guardare oltre per imparare a vedere,
vedere le cose per quelle che sono:
i cammini, le unicità, la mancata accettazione,
l'impotenza, la fragilità, il cambiamento,
l'assenza di controllo.
Imparare a guardare oltre
richiede umiltà, tempo, pazienza, 
osservazione attenta, oggettività, distacco.
Imparare a guardare oltre per vedere e vedersi,
in profondità.
Imparare a guardare oltre 
per conoscersi sempre meglio
e crescere.


Great Spirit of Himalayas - N. Roerich

martedì 1 agosto 2017

venerdì 28 luglio 2017

ARRENDERSI

Arrendersi al passato è accogliere le esperienze vissute.
Arrendersi al passato è accogliere le scelte compiute,
consapevolemente o inconsapevolemente.
Arrendersi al passato è accogliere il corpo, le sue tensioni e rigidità,
le sue debolezze, la sua maturazione.
Arrendersi al passato è accogliere i ruoli che ci hanno condizionato.
Arrendersi al passato è
vedere i fili invisibili che ancora determinano le nostre azioni
e trovare il coraggio di tagliarli.
Arrendersi al passato è essere consapevoli di non poterlo cambiare.
Arrendersi al passato è essere consapevoli di poter scegliere il presente.
Un presente che parte da quello che è stato,
ma che non è definito da esso.
Si può rinascere.
Sempre.
La vera forza è arrendersi,
per essere liberi.






martedì 25 luglio 2017

RIFLESSIONI GRECHE

In passato ho spesso pensato a questa vita come ad un tempo determinato con un obiettivo da raggiungere: ora sento che è solo una grande illusione. 
E’ il presente a contare, sono le scelte che compiamo ogni giorno e sono l’impegno e la coerenza che mettiamo nei pensieri e nelle azioni che portiamo avanti a fare la differenza. 
Sovente mi è capitato di vivere la frenesia di dover portare a compimento tutto quello che incontravo (studi, ricerche, lavori, progetti, relazioni) per non dover sostenere il senso di vuoto dei sospesi. Così ho sempre ricercato la trasparenza e la chiarezza e ho chiuso porte e cambiato percorsi con diligente attenzione. 
Poi qualche anno fa ho imparato ad accogliere anche l'incompletezza, facendo i conti con la mia umanità, riconoscendo le mie debolezze e sono arrivate leggerezza, apertura, flessibilità e un rimasuglio di senso di colpa difficile da estirpare.
Avete presente quando acquistate un libro e dopo 80 pagine di rantolante lettura vorreste buttarlo dalla finestra e prendendo coraggio lo fate, ma le mani vi rimangono pesanti? Avete la materia prima (il libro), la predisposizione alla lettura, la capacità intellettiva per interiorizzarlo, ma anche la consapevolezza che quel libro vibra ad un livello troppo differente dal vostro per stimolare una qualsivoglia relazione?
Beh, gli esperti di pippe mentali come me al proposito si sarebbero scatenati: "E se lo sforzo richiesto fosse proprio quello di cui ho bisogno? Cosa mi annoia della lettura? Cosa mi infastidisce? Perchè? E via di seguito..."
Tutto perchè brucia da matti lasciare il libro a metà e si finisce per struggersi a rileggere la stessa pagina per mesi (poi solitamente ci si addormenta sfiniti ...), pur di non arrendersi.
Poi un giorno tutto cambia.
E si impara, gradatamente, a scegliere la trasformazione prima di divenire larve erudite. E cresce la consapevolezza e la conoscenza di sè.
Si impara a fare scelte che richiedono grandi sacrifici e grandi sforzi per essere mantenute e che solo l'oggettività può supportare. Quell'oggettività che il flusso emotivo può talvolta intralciare ed offuscare, creando ripensamenti e una sorta di chiusura difensiva al lasciar andare.
E' a quel punto che un evento può cambiare nuovamente prospettiva di osservazione: la  traversata in traghetto da Mykonos a Naxos ha attivato in me una strana tristezza e come solitamente faccio di fronte alle emozioni l'ho accolta senza identificarmi. La tristezza ha colmato la mia anima e osservando le onde, lo sguardo ha oltrepassato il varco temporale, proponendomi le immagini di una nave in legno a vele spiegate. Di colpo mi trovo su quella nave a guardare le coste, lontane e irraggiungibili di fronte a onde sempre più alte, a nubi scure e al vento sempre più forte che rende la navigazione pericolosa. La tempesta e il naufragio  non tardano a manifestarsi. La morte e la vita mi sono compagne di viaggio in uno stato di consapevolezza espansa che annulla la dimensione spazio-tempo: i ricordi di quelle terre riemergono vividi ed intensi;  presente e passato si integrano e il completamento prende forma aprendo le porte alla comprensione. L'orizzonte si amplia e una presa di coscienza allaga il mio cuore.
Non ci sono mete da raggiungere, perché le mete sono al di fuori della mia portata: nella mia limitatezza non le posso realizzare nè comprendere ed è la vita stessa a stabilire il campo di gioco per il quale sono pronta ed anche la fine della partita. E’ molto arrogante e presuntuoso pretendere di averne il controllo e questo è l’atto di umiltà e di fede più grande che mi compete e mi rende presente a me stessa. 

                                                     www.ildiamantearcobaleno.com


"Il primo passo nell'acquisizione della consapevolezza 
sta nel rendersi conto che non siamo consapevoli.
Ma questa illusione non può essere cambiata da sola perchè ce ne sono parecchie altre.
..., la peggiore di esse è l'illusione che possiamo "fare".
Pensiamo sempre che stiamo facendo mentre, in realtà,
non stiamo facendo nulla: tutto accade."



 Cicladi

lunedì 24 luglio 2017

VIAGGIO NELLA TERRA CHE TREMA

Sono appena rientrata da una vacanza a Naxos, in Grecia. 
Una vacanza caratterizzata da un vento molto forte che fin da subito mi ha trasmesso una strana percezione di pericolo.
Guardavo le onde in mare aperto e ne intuivo la forza dirompente a inghiottire la terra, vento più mare e la terra passivamente presente di fronte all'impetuosa alleanza di aria ed acqua .

Giovedì 20 luglio non ho chiuso occhio, una tachicardia che a stento sono riuscita a calmare con la meditazione: sentivo la natura sopra le righe. Poi la scoperta del terremoto poco distante, a Kos.
Non è stata una vacanza rilassante. Il posto era meraviglioso, ma aleggiava nell'aria tanto nervosismo per via del vento: gli abitanti del posto non ricordavano una settimana ininterrotta di vento così forte.
Ho fatto un’unica escursione via mare, lunedì 17 luglio, proprio per via delle previsioni relative all'incremento del vento da martedì in poi: sono stata a Iraklia, vicino a Kos. 
Il mare era freddo, ma bellissimo, trasparente e calmo nelle piccole baie, blu e molto mosso poco fuori da esse. 
Ho amato il paesaggio brullo e poco verde di Naxos e delle Cicladi, spazzato e modellato dal vento: pochi colori, ma molto contrastati.
Ho amato l'acqua fredda del mare: mi faceva sentire più leggera; ne percepivo la velata potenza e mi immergevo con attenta consapevolezza e grande rispetto.
E’ difficile raccontare quello che ho provato, ma era come se la bellezza fosse intimamente collegata alla forza indomita della natura. 
Una migliore comprensione del valore del mio viaggio è maturata con il rientro.
Se ora ripenso alle persone che mi circondavano, ricordo tantissimo disagio. Il vento freddo scatenava nervosismo e irritazione e molti soffrivano di cervicalgie, otiti, raffreddori. Durante le traversate, il mare mosso portava molte persone a stare male e le sue acque fredde non erano accessibili a tutti. La terra arida non offriva riparo e sembrava arrendersi, eliminando il superfluo, alla forza del vento e del mare.
Gli elementi.
La percezione dell'assenza di controllo di fronte alla forza della natura è esplosa maestosamente con il terremoto.
Quell'assenza di controllo che ci destabilizza così tanto e ci induce a resistere o a fuggire dagli eventi che non siamo in grado di gestire.
E la natura si trasforma in maestra di vita e punta i riflettori sulla rigidità che ci caratterizza.
Il vento forte e freddo ci crea disagio, proprio come le emozioni quando ci travolgono e perdiamo il controllo. L'acqua fredda del mare potenzia la nostra rigidità e si scontra con la fluidità dell'elemento acqua. Le onde impetuose sotto le sferzate del vento evidenziano il  nostro rifiuto a lasciarci andare a maggiore flessibilità. La terra trema, conformandosi a movimenti profondi, e tutte le nostre certezze crollano lasciandoci nudi di fronte a noi stessi.
Mantenere uno stato di presenza attivo mi ha permesso di ascoltarmi e osservarmi, lavorando su di me grazie agli elementi: ho accolto i segnali del mio corpo, sciogliendo le tensioni con l'elemento acqua, e respirando nel vento senza irrigidirmi. Ho camminato sulla terra accogliendo la durezza delle rocce in contrasto con la morbidezza della battigia. Ho centrato continuamente le mie radici nel cuore in modo da poter manifestare flessibilità ed equilibrio.
I viaggi sono importanti spunti di meditazione e di lavoro introspettivo: non sono mai scelti a caso e ogni esperienza vissuta ha sempre un significato più profondo connesso con il proprio percorso individuale.
In questa vita la Grecia ha rappresentato un ritorno, un completamento e un addio.
Quando impariamo ad accogliere e a lasciar andare, l'apertura verso nuove avventure è un dono.



NAXOS 




lunedì 10 luglio 2017

MI SI E' RISTRETTO IL CORPO

Vi è mai capitato di svegliarvi al mattino  e, stiracchiandovi nel letto,  avere la sensazione di essere finiti  in una taglia 38 quando avreste bisogno almeno di una 44? Non intendo con il corpo dentro un vestito, ma con voi stessi dentro il corpo?
E' una strana percezione quella che coinvolge il corpo e ce lo fa vivere come un limite alla nostra espansione.  Nei sogni della notte abbiamo viaggiato, volato ed esplorato e tutto a un tratto eccoci tornati a terra nella nostra navicella attrezzata per la dimensione spazio-temporale.
Ad un primo momento di sgomento segue la riflessione. Come mai mi sento così ristretto di punto in bianco? Che problemi ho con il mio corpo? Dove sono finite quelle profonde e salde radici che pensavo di avere? Perchè non ho digerito l'atterraggio? 
Il cuore paziente e con un gran sospiro, tranquillo risponde: "Ti sei dimenticata proprio tutto?"
La mente imbarazzata per il rumore delle rotelle in movimento : "Ehm, sì, a quanto pare." E come un vecchio calcolatore IBM macina dati in fortran alla ricerca di risposte.
Intanto il corpo urla il suo disagio attirando l'attenzione: "A me nessuno chiede niente? Mi sembra di aver diritto a dire la mia, visto che si sta complottando alle mie spalle ...".
Il cuore sorride e la mente ringhia rivolta al corpo: "Taci e torna al tuo posto, che già sei scomodo."
Corpo e cuore  si guardano, risuonano, e in coro rispondono: "Se noi smettiamo di muoverci, grande e prepotente mente, cosa pensi di poter combinare?".
Minuto di silenzio apparente dovuto al loop del sistema mente in overdose emotiva e solo un grugnito trattenuto fende l'aria.
La mente di fronte a se stessa è vuota. Senza cuore e senza corpo non ha significato.
Fa il suo ingresso l'Io, richiamato da tanto blaterare, e sospirando ad alta voce: "Uhuhu, ci risiamo con l'ego."
Cuore e corpo confermano.
La mente ogni tanto dimentica, si sa, e bisogna riportarla al suo posto.
Il corpo si concede un ampio respiro, il cuore rallenta il battito e la mente china il capo: ogni strumento è esattamente dove e come deve essere, l'uno in armonia con l'altro.

Ha inizio una nuova e solare giornata: pronti per il ritmo spazio-temporale ;-)?




giovedì 6 luglio 2017

OSCILLAZIONI

Oscillo dal centro verso la periferia di me stessa.
Osservo le mie difficoltà,
le mie emozioni,
le mie paure.
Le accolgo con consapevolezza
e comprensione,
senza aspettative e senza pretese.
Sciolgo le tensioni
che sento manifestarsi nel mio corpo
e resto aperta.
Oscillo dalla periferia al centro di me stessa.
Osservo la pace, 
la coerenza,
e l'armonia  con il mio essere interiore.
Le accolgo con consapevolezza
e gratitudine,
senza aspettative e senza pretese.
Mi lascio andare 
 al dispiegarsi del tempo
oscillando in apertura 
verso il centro di me stessa.





lunedì 3 luglio 2017

GRANDE MAMA

Grande Mama,
in silenzio te ne sei andata.
Eri stanca e vecchia,
sempre in disparte,
ma ogni mattina venivi ad accogliermi.
Avevo un debole per te 
lo sentivi
grande Mama.
Quante cose ho imparato da te negli anni.
Eri giovane e sfacciata, 
   la prima a mangiare 
scacciando gli altri: 
stabilivi le regole del branco
e insegnavi il rispetto,
per se stessi, innanzi tutto.
Quanti caprettini hai allevato!
Il tuo amore era un porto sicuro 
anche per i piccoli rifiutati dalla mamma.
Quando aprivo il recinto
come un fulmine scappavi in giardino a brucare
e appena voltavo lo sguardo
miravi alle gemme, alle foglioline più tenere, ai fiori.
Sapevi cogliere l'attimo e la bellezza.
I cani non ti intimorivano e neanche gli asini,
avevi il tuo posto ed eri pronta a difenderlo.
Il peso degli anni
non ti ha tolto dignità 
e fino all'ultimo hai amato
e accolto il naturale fluire delle cose.
Mi mancherai Grande Mama
la mattina quando verrò per il fieno.
Ti porterò per sempre nel cuore.
Con gratitudine.


sabato 1 luglio 2017

PASSI IN SOLITUDINE

Vi sono passi nel percorso
che devono essere compiuti in solitudine.
Sono i passi della scelta,
della crescita,
della consapevolezza.
Sono i passi che ci allontanano
dai desideri,
dagli attaccamenti,
dalle aspettative.
Sono i passi del riconoscimento interiore,
quelli che ci aprono a nuove dimensioni.
Sono i passi solitari
che ci allontanano dalla folla 
e che segneranno per sempre la nostra vita,
facendole intraprendere un percorso al di là delle cose.



Dipinto di Nicholas Roerich - Song of Shambhala 


lunedì 26 giugno 2017

RESISTENZE

Resisto, fuggo, divago.
Mi accorgo di avere paura
a sprofondare ancor più nel dolore.
Il corpo è scarico e devo prenderne atto.
Riposo e ricerco la leggerezza dell'attimo.
Il corpo recupera forza e armonia,
ma la resistenza non si placa:
ora è mentale.
E' necessario uno sforzo consapevole
a disgregare lo schema dell'apatia.
Muovo i primi passi incerti:
le radici sono scese in profondità e li accompagnano.
Procedo con lentezza, 
ma non fatico a camminare.
L'immobilità è giunta a compimento
dando vita ad un nuovo inizio.
Sono pronta a trasformare il dolore
in storie di guarigione.





domenica 25 giugno 2017

GRAZIE DI CUORE

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI 
è stato ristampato
grazie a tutti voi preziosi lettori.
Scrivere "IL CORAGGIO" è stata una grande fatica
ed il frutto di un'importante crescita personale.
 Presentare il libro in giro per l'Italia 
e relazionarmi con il pubblico
è stata un'esperienza meravigliosa
dalla quale ho imparato moltissimo.
La consapevolezza di aver risuonato con tanti cuori
mi colma di gioia.

Una bellissima prefazione, scritta da Giancarlo Caselli,
arricchisce la nuova edizione.

A tutti coloro che hanno acquistato il libro precedentemente,
 con estrema gratitudine.


"Si narra che il grande filosofo tedesco di area cattolica Max Scheler venne sorpreso in una “casa di malaffare” in compagnia di una prostituta e che quando si sentì dire “maestro, da Lei non ce lo saremmo mai aspettato” lui rispose “i filosofi sono come i cartelli stradali, devono indicare la via non percorrerla…”
Non so quanta verità ci sia nell’aneddoto che ho riportato ma sono convinto che chiunque per poter, credibilmente, indicare una via debba averla percorsa, magari con fatica e sofferenza.
La prima cosa che mi ha colpito quando ho conosciuto Donatella Coda Zabetta  è che la strada lei l’ha percorsa tutta e, quindi, non parla per astrazione ma per conoscenza e, in qualche modo, nel suo libro ho trovato assonanze con i Ricordi, sogni e riflessioni dove Jung, mirabilmente, riesce a condurci all’interno del suo pensiero attraverso la sua esperienza di vita.
Il coraggio di ascoltarsi è un libro che può essere letto su piani diversi che convergono, però, tutti su un medesimo punto: nella vita si può cambiare purché si sia disponibili di essere parte e guida del cambiamento stesso.
L’assunto che troviamo alla base è che solo il “soggetto” può essere artefice della propria trasformazione semplicemente (e faticosamente) cambiando prospettiva (o “vertice” come avrebbe detto Bion) di osservazione e per fare questo non servono necessariamente interventi esterni taumaturgici ma la voglia di mettersi in gioco e di ascoltare le voci che sussurrano dentro di noi.
Il primo piano di lettura che incontriamo è quello autobiografico: attraverso il libro possiamo ripercorrere e condividere le tappe principali del percorso che ha portato l’autrice a muoversi lungo il continuum estroversione/introversione imparando l’importanza di dar più voce al mondo interno che non a quello esterno ed a scoprire un nuovo senso nelle cose che la circondano assumendo anche una scala di valori diversa da quella che l’aveva accompagnata nella prima parte della vita (per inciso ricordo che anche Carl Gustav Jung sosteneva che la vita è, in qualche modo, divisa a metà di cui la prima parte più “mondana” e la seconda più “introspettiva”).
Il secondo piano di lettura lo definirei più metodologico in quanto, sempre attraverso la sua esperienza (ma non solo), l’autrice affronta con ordine e rigore numerosi temi e argomenti come la paura, il dolore, le debolezze e il perdono che, se non correttamente gestiti, possono diventare tra le principali fonti di malessere e disagio del nostro quotidiano (il tema del quotidiano non va assolutamente sottovalutato banalizzandolo e relegandolo a parte ineluttabile della nostra vita, basti pensare che uno dei primi trattati di Sigmund Freud fu proprio La psicopatologia della vita quotidiana).
Attraverso questa lettura metodologica si evince chiaramente come il concetto dell’ascolto sia centrale per affrontare il tema del cambiamento, d’altra parte non lo è forse in tutte le professioni terapeutiche? Ma quanto spesso, nel quotidiano viene trascurato, portati come siamo a concentrarci più sulle nostre idee e sulle nostre sensazioni che non su quanto gli “altri” ci dicono? E tra questi altri, inserisco a pieno titolo il nostro corpo che, troppo frequentemente, consideriamo quasi come un estraneo in quella dicotomia mente corpo che ci accompagna.
Donatella Coda Zabetta accompagnandoci in questo meraviglioso viaggio alla riscoperta di noi stessi ci insegna proprio l’importanza di rappropriarci del nostro corpo, e di ascoltare i segnali che questo ci lancia, come strumento principe per dare un senso alle nostre emozioni, alle nostre paure (e non solo) e non farci travolgere da loro.
Il terzo piano di lettura è quello pratico dove incontriamo una serie di esercizi che ci permettono, progressivamente e con semplicità, di sperimentare quanto abbiamo letto e ci portano a interiorizzare il fatto che non solo questo percorso non è impossibile ma, anzi, è praticabile e, pur con le sue difficoltà, fonte di piacere e benessere.
Ovviamente la lettura di un libro resta sempre un momento individuale di scambio tra chi ha scritto e chi legge e ciascuno coglie ciò che è pronto e disponibile a cogliere in quel momento, ecco perché il mio suggerimento è di leggere più volte il libro (anche a distanza di tempo) e ogni volta scoprirete di trovarvi di fronte sempre a un’esperienza unica e irripetibile.
Vi lascio con una suggestione: il grande psicanalista James Hillman ha scritto, tra gli altri, un bellissimo libro, che si intitola Le storie che curano, dove esplora la nascita della psicanalisi come cura delle parole e con le parole; anche questo libro è una storia che cura, provate ad avvicinarvi ad esso lasciandovi avvolgere dal testo e trasportare dalla corrente delle parole e vedrete che lentamente le posizioni tra chi legge e chi scrive diventano più sfocate, siete arrivati ad un quarto piano di lettura, quello magico, dove il cambiamento comincia a scorrere dentro di voi non per scelta ma per necessità e, se riuscirete ad abbandonare le vostre resistenze, vi renderete veramente conto che le prospettive attraverso le quali osservare ciò che ci circonda sono più di quante potessimo immaginare… così come quando recandoci al Prado e soffermandoci ad osservare il dipinto Las Meninas di Velasquez in un primo momento siamo consapevoli di essere gli spettatori che stanno guardando un quadro ma, poco dopo, rapiti dall’intensità della scena ci rendiamo conto di essere nella prospettiva in cui si trovava il pittore mentre lo dipingeva e ci identifichiamo con lui, ma solo per un attimo perché veniamo immediatamente travolti dalle emozioni e realizziamo di essere posizionati nel luogo in cui si trovava il Re, soggetto assente della raffigurazione (cercate una riproduzione e capirete, andate al museo a Madrid e proverete).
Grazie Donatella, grazie per il coraggio di ascoltarti che hai avuto e grazie per averci regalato questo libro che, come scritto in copertina, è “un libro per sempre”.

Giancarlo Caselli
Psicologo clinico
Presidente “La Terza Via”
Centro di Incontri e di Formazione Junghiana
per la Crescita Personale e Professionale

Per chi volesse acquistarlo: 
IL GIARDINO DEI LIBRI  AMAZON  IBS