lunedì 27 marzo 2017

L'ESOTERISMO

"L'esoterismo è una via o un sentiero. Una via conduce a una mèta. Prendiamo come esempio concreto la via che porta da Monaco a Vienna. Noi possiamo studiarci questa via sulla carta stradale, calcolare il numero di chilometri, possiamo leggere sui libri tutte le informazioni possibili relative ai singoli luoghi che si trovano su questa strada, discutere tutti i particolari dell'itinerario con chi l'ha già percorso e così via.
Tutto questo lavoro col percorso Monaco-Vienna può essere molto affascinante, però non ci fa arrivare alla nostra mèta che è Vienna. Se vogliamo raggiungere Vienna dobbiamo metterci per strada, percorrere la via, stare in movimento. Tutte le considerazioni e osservazioni precedenti possono rivelarsi utili, ma nessuna teoria potrà mai sostituire il tragitto vero e proprio. Questo esempio mostra la differenza tra l'esoterismo come via e la semplice raccolta di dati. L'esoterismo porta a una mèta che si può raggiungere solo se ci si mette personalmente in cammino.
Questo è l'errore più frequente che commettono coloro che a parole scelgono l'esoterismo, ma evitano di fare un sol passo per quella via. Percorrere la via significa trasferire subito nella realtà tutte le conoscenze, per piccole che siano, significa modificare costantemente la propria vita e la propria esperienza, il proprio comportamento, diventare sempre diversi, essere sempre nuovi: in breve, esoterismo significa evoluzione.
Questo necessario cambiamento io lo chiamo l'impegno della dottrina esoterica."


Condivido profondamente queste riflessioni e 
sia IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI 
sia IL RITMO DEL CORPO 
propongono al lettore un percorso esperienziale e individuale di questo tipo.
Un percorso che richiede impegno, dedizione, disciplina, umiltà e coraggio.


sabato 25 marzo 2017

E LA STORIA CONTINUA

La regina di cuori entrò nel salone con passo deciso e si diresse verso la fonte luminosa di una grande finestra che si affacciava sul parco. La donna amava quel parco di alberi secolari e aiuole fiorite a contrastare la freddezza e la scarsa luminosità del castello. Quando era bambina sostava spesso a quella finestra sognando un magico mondo di elfi e folletti ad animare l'antico bosco e fu proprio questa sua infantile fiducia nella magia a donarle l'amico più prezioso, il confidente più fedele di quei suoi primi anni: uno gnomo dai piedi grandi e dal buffo cappello, rosso come il suo prorompente naso. La regina sorrise al ricordo di quel primo incontro avvenuto casualmente dopo un temporale sotto un enorme castagno: rammentò la fuga dal castello per ballare sotto la pioggia insistente e i rimproveri dei genitori al rientro che, a differenza delle altre volte, non l'avevano fatta sentire sbagliata. 
Lo gnomo le disse poche parole quella prima volta, ma esse risuonarono nel cuore di lei bambina così intensamente da donarle una forza sconosciuta, da farla sentire invincibile. 
La regina cercò di riportare alla memoria quelle parole, ma stranamente non vi riuscì. 
Come poteva averle dimenticate? 
Un tremito scosse il suo corpo e d'un tratto ricordò il calore di quelle parole, l'abbraccio sincero che sembravano offrirle: lo gnomo l'aveva vista e accolta tutta fradicia e disordinata senza farci caso e aveva sorriso del fango che le insudiciava le gambe e il pregiato vestitino; le aveva offerto molto semplicemente una fragolina selvatica: il sapore zuccherino di quel piccolo frutto aveva ancora il potere di farle aumentare la salivazione. Si trattava della fragola più dolce che avesse mai mangiato.
Una voglia immediata scosse la regina dai suoi pensieri e la portò nuovamente alla scala per uscire a passeggiare nel bosco.

venerdì 24 marzo 2017

LA MIA STORIA

L'IMPERFEZIONE

Quando la regina di cuori arrivò al castello si fermò dinnanzi all’alto e solido portone in legno: impugnò le lunghe chiavi in ferro e ne infilò la prima nella serratura in basso per poi procedere con la seconda e la terza chiave nelle altre serrature. Alla donna piaceva quel prezioso rituale che precedeva la visita e donava ad essa un che di magico.
Quando il portone si aprì l’ampia scalinata in pietra svelò l’accesso al piano superiore. Lentamente la donna salì i gradini di pietra, usurati dal tempo, osservando gli affreschi degli avi alle pareti. La penombra rendeva quei dipinti inquietanti: la polvere e le ragnatele trasformavano i volti e i corpi degli antenati in statue immobili e lontane. La regina faticava a scorgere in essi la sua storia, la sua appartenenza: ricordava ancora le sue corse di bambina lungo la scala di pietra che tanto l’aveva intimorita per la presenza di tutti quei fantasmi che sembravano inseguirla e non darle tregua.
La regina si fermò domandandosi cosa era cambiato da allora. I suoi passi si erano fatti più sicuri e la paura aveva ceduto il posto alla tristezza: il suo sguardo si era fatto adulto e acuto, capace di cogliere le ombre nascoste restituendo loro umanità. Quando la regina ripensava alla storia della sua famiglia, ai tanti dolori inflitti e subiti, non poteva fare a meno di ritrovare in essa la storia di tanti uomini in cammino, con le cadute, le discese e le faticose salite.
L’imperfezione in tutte le sue sfumature sembrava avvolgere la sua storia per renderla unica e preziosa sorgente di esperienze di crescita. I gradini arrotondati della vecchia scala in pietra ne segnavano i passaggi più volte percorsi.

La regina di cuori, giunta in cima alla scala, osservò la serie interminabile di gradini, respirò profondamente e fu grata alla vita; poi, girandosi lentamente in direzione dell’ampio salone illuminato, iniziò a muovere con calma i suoi primi passi verso la libertà.

IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI AL BOOK PRIDE DI MILANO





Donatella Coda Zabetta

Sabato 25 Marzo 2017
alle ore 14,00

BASE MILANO
INNOVATION C / SALA CAMUS

Ingresso Libero



IL VERO MISTERO NON SIA L'INVISIBILE

IL VERO MISTERO NON SIA L'INVISIBILE, MA CIO' CHE SI VEDE.
Oscar Wilde


Qualche giorno fa proposi un gioco relativo a questa immagine. Il gioco di creare una storia lasciandosi trasportare dall'immagine. Paure, insicurezze e limiti sono emersi subito a erigere barriere, rendendo un semplice gioco una trappola dalla quale guardarsi. 
Altre volte in passato provai a stimolare un dialogo più profondo senza riscontri. L'andare oltre l'immagine di se stessi, quell'immagine così accuratamente costruita e tutelata, fa paura.
Mi rattrista il veder attribuire al confronto e al giudizio tanta importanza. 
Ad oggi è nata una splendida storia, quella di Marisa Pezzini, che riporto integralmente e che ringrazio profondamente per aver giocato aprendo le porte del suo cuore.

"C'era una volta una ragazza che al mattino, quando apriva le finestre della sua casa, parlava tra se' e se' e guardandosi attorno diceva: "come vorrei essere sempre qui, poter osservare con attenzione ogni albero, camminare nell'erba, occuparmi dei fiori, togliere le corolle appassite, dissetare le piante nei vasi, camminare vicino ai muretti e al muschio annusando i profumi della terra e degli alberi, fare delle ore quotidiane una collana di gioie e la sera addormentarmi così, semplicemente."
Ma il tempo incalzava e partiva lasciando la Casa tutta sola fino alla sera.
Salutava i cani, i gatti, i fiori e con dispiacere se ne andava. La sua giornata trascorreva al lavoro tra le cose di sempre e infine, la sera ripercorreva la strada per tornare a casa.

Le luci accese nelle case la riempivano di serenità perché dietro quelle finestre immaginava la vita semplice delle persone, (le mamme con i bambini, i nonni con i nipoti, i vecchi nella cura l'uno dell'altro in una vita d'amore.)
Più luci erano accese, più felicità provava.
E infine, la strada entrava in quell'angolo di bosco fuori dal paese dove si incastonava tra gli alberi la sua casa, la sua capanna, il suo castello.
Il suo arrivo ridestava tutto, i gatti uscivano dai ripari e le correvano incontro, i cani gioivano con lei per la felicita' del ritorno.
Com'era dolce la sera, com'era bello cucinare con amore, e quando ancora la luce illuminava appena l'adorato giardino, passava in rassegna ogni stelo, ogni filo d'erba per assicurarsi che tutto stesse bene.
"Una buona cena è quello che ci vuole, il profumo del cibo che delicatamente riempie la cucina è un piacere del cuore. Che bello essere a casa."

lunedì 20 marzo 2017

E' LA NOSTRA STORIA A FARE LA DIFFERENZA

Oggi dedico questo post ad una proposta che voglio condividere con chi mi leggerà. 
Si parla spesso di interiorità attraverso parole mutuate da altri, ma raramente lo si fa mettendosi in gioco. Questo atteggiamento nasce da un mentale molto attivo e prevaricante e lascia poco spazio all'espressione del cuore.
Allora, mi sono detta, perchè non disgregare lo schema e aprire le porte al cuore, all'intuizione e alla creatività?
L'intento del gioco che propongo è proprio questo: offrire un'opportunità per divenire attori protagonisti del proprio viaggio interiore, abbandonando maschere e sentieri già segnati per avventurarsi in un percorso che appartiene solo a noi stessi.
In che modo? Inventando una storia, osservando in silenzio questa immagine e lasciando le parole e le immagini fluire senza limitarle. Nel mondo dell'immaginazione tutto è possibile, nulla ci è precluso. Lasciamo, quindi, da parte la razionalità e il giudizio e spieghiamo le ali per volare alto insieme al nostro cuore.
Chissà che da tutte queste storie ne nasca una più grande che sappia riunire le unicità individuali in un arcobaleno multicolore.
Condividerò anch'io la mia storia, ma lo farò in un secondo tempo, per lasciar tracciare a voi i primi tratti colorati .... e che sia per tutti una meravigliosa avventura.


sabato 18 marzo 2017

LA GUARIGIONE

Quanti passi servono a guarire se stessi? Quanti ostacoli devono essere superati per guarire se stessi? Quante resistenze devono essere vinte per guarire se stessi? Quanti vicoli ciechi devono essere percorsi per guarire se stessi?
Quando si è in cammino, il presente è l'unica realtà. Quando si è in cammino l'intuizione è un faro nel buio di quanto ancora deve dispiegarsi. Quando si è in cammino il coraggio determina la capacità di operare scelte confidando nel proprio sentire. 
Quando si è in cammino si può fare solo un passo alla volta: quando la consapevolezza guida il movimento si procede.

venerdì 10 marzo 2017

LE NOSTRE RESISTENZE

Quando resistiamo al dispiegarsi della vita ci sembra di arrampicarci per una ripida scarpata di montagna. 
Resistiamo alla vita per mancanza di accettazione. Resistiamo alla vita per eccesso di controllo, di verbalizzazione, di comprensione. 
Resistiamo alla vita per rivendicare il potere della nostra presenza. 
Ci percepiamo come scalatori indefessi delle difficoltà generate dal mondo che ci circonda dimenticando che esso è solo uno specchio del nostro mondo interiore.


martedì 7 marzo 2017

ESSERE DONNA

Oggi parlerò del mio femminile.
Ho rifiutato il femminile fin da subito,  fin da quando avevo pochi anni di vita.
A causa di questo rifiuto, la durezza e la rigidità costrinsero la mia anima in un castello fortificato a difendere ciò che mi apparteneva e a promuovere un atteggiamento più aggressivo. 
Quanta strada è stata necessaria per comprendere che l'idea che avevo di femminile e maschile era illusoria!
Furono necessari anni di lavoro consapevole per cambiare prospettiva e considerare la mia sensibilità  un dono e non una condanna e per realizzare l'aridità di un maschile scevro da sentimenti.
Ho dovuto scavare a fondo dentro di me e trovare la forza di svincolarmi dagli schemi educativi, religiosi e karmici per rielaborare il vissuto attraverso occhi nuovi.
Scelsi di trasformare quella che "consideravo" la mia debolezza in forza rivedendo totalmente il concetto di forza che erroneamente attribuivo ad un atteggiamento "vincente", così caro ai nostri tempi: l'accettazione di chi sono mi donò una forza inesauribile unitamente a grande leggerezza e libertà, la centratura nel cuore mi aprì un mondo. Questo non mi difese dalle situazioni che continuamente mi ponevano di fronte ai miei limiti, ma ogni evento rafforzò il mio sentire.
Il femminile emerse nella sua purezza di madre consapevole e di donna realizzata. Un femminile caldo e avvolgente, luminoso e accogliente. Un femminile consapevole dei suoi limiti e delle sue potenzialità. Un femminile che rimanda ad un maschile concreto, più razionale, altrettanto essenziale per donare manifestazione a chi sono. Non vi è conflitto tra maschile e femminile, ma integrazione, completamento.
Ognuno di noi racchiude in sé una parte femminile e una parte maschile pur avendo assunto la fisicità di una parte soltanto.  E spesso proprio il nostro atteggiamento nei confronti di ciò che non ci appartiene evidenzia i limiti che devono essere compresi e trascesi per il nostro stesso benessere.
Oggi vi è grande confusione e poco rispetto, specchio di quello che siamo, pensiamo e proviamo. 
Gli estremismi non fanno che evidenziare quanto ci siamo allontanati dalla nostra natura, da quell'equilibrio così importante per stare bene con noi stessi e con gli altri.
"Sii il cambiamento che vuoi veder avvenire nel mondo" diceva Gandhi e io accolgo nel cuore queste parole e le ripropongo oggi, in un giorno che non ho mai festeggiato, ma al quale desidero dare un significato differente: non la festa della donna, ma una valorizzazione dell'essere donna.
La realtà che ci circonda ci ripropone continuamente un femminile schiacciato, adombrato, posseduto, rinchiuso in un ruolo e non visto.
E quel "non visto" vorrei che oggi fosse uno spunto di riflessione per tutte le donne e desse vita ad una domanda importante: "Io mi vedo?". 
La trasformazione del femminile avverrà solo nel momento in cui sempre più donne impareranno a vedersi e troveranno il coraggio di rispettarsi e amarsi per quello che sono.


giovedì 2 marzo 2017

NUVOLETTA E LE MILLE BOLLE D'ARIA

Ci sono momenti in cui la leggerezza è indispensabile. E’ indispensabile quando si pensa troppo e si respira poco.  E’ indispensabile quando si è nel dolore, di fronte ad una scelta o semplicemente preoccupati.
Nuvoletta lo sapeva bene e quando la pressione la rendeva grigia e pesante, cercava in tutti i modi di catturare mille bolle d’aria: le accoglieva ad una ad una nel suo cuore e si lasciava trasportare in alto verso il Sole.
Il Sole amava Nuvoletta e i suoi viaggi su e giù per il cielo.
Il Sole conosceva bene Nuvoletta e sapeva quanto tenesse a questa sua libertà: così la lasciava fare.
A volte Nuvoletta si perdeva, dimenticando la leggerezza del cielo, e così il Sole mandava  mille bolle d’aria a ricordargliela.
Le bolle riportavano Nuvoletta così vicina al Sole che il calore scioglieva il suo peso in una fitta pioggerellina purificatrice.

Nuvoletta tornava candida come la neve, pronta a ripartire alla scoperta del mondo.



PRESENTAZIONE AD ALESSANDRIA

LIBRERIA FISSORE - ALESSANDRIA

Per rinascere nella primavera 2017 abbiamo pensato che il mezzo migliore fosse mettersi in "ascolto" del nostro corpo. "Ascolto" termine non casuale, in quanto avremo nuovamente nostra ospite Donatella Coda Zabetta che i nostri affezionati hanno già conosciuto un paio di anni fa in occasione della chiacchierata intorno al libro "Il coraggio di ascoltarsi". Ora, sempre per Edizioni Mediterranee" Donatella ci aiuta a muoverci con comprensione con il suo ultimo libro "Il ritmo del corpo". Buon tempo permettendo, sarà il primo incontro del nuovo anno nello spazio esterno della libreria, in Via Caniggia. In collaborazione con Associazione SpazioIdea, OfficinaCittàSolidale e Circolo Provinciale della Stampa.