martedì 7 marzo 2017

ESSERE DONNA

Oggi parlerò del mio femminile.
Ho rifiutato il femminile fin da subito,  fin da quando avevo pochi anni di vita.
A causa di questo rifiuto, la durezza e la rigidità costrinsero la mia anima in un castello fortificato a difendere ciò che mi apparteneva e a promuovere un atteggiamento più aggressivo. 
Quanta strada è stata necessaria per comprendere che l'idea che avevo di femminile e maschile era illusoria!
Furono necessari anni di lavoro consapevole per cambiare prospettiva e considerare la mia sensibilità  un dono e non una condanna e per realizzare l'aridità di un maschile scevro da sentimenti.
Ho dovuto scavare a fondo dentro di me e trovare la forza di svincolarmi dagli schemi educativi, religiosi e karmici per rielaborare il vissuto attraverso occhi nuovi.
Scelsi di trasformare quella che "consideravo" la mia debolezza in forza rivedendo totalmente il concetto di forza che erroneamente attribuivo ad un atteggiamento "vincente", così caro ai nostri tempi: l'accettazione di chi sono mi donò una forza inesauribile unitamente a grande leggerezza e libertà, la centratura nel cuore mi aprì un mondo. Questo non mi difese dalle situazioni che continuamente mi ponevano di fronte ai miei limiti, ma ogni evento rafforzò il mio sentire.
Il femminile emerse nella sua purezza di madre consapevole e di donna realizzata. Un femminile caldo e avvolgente, luminoso e accogliente. Un femminile consapevole dei suoi limiti e delle sue potenzialità. Un femminile che rimanda ad un maschile concreto, più razionale, altrettanto essenziale per donare manifestazione a chi sono. Non vi è conflitto tra maschile e femminile, ma integrazione, completamento.
Ognuno di noi racchiude in sé una parte femminile e una parte maschile pur avendo assunto la fisicità di una parte soltanto.  E spesso proprio il nostro atteggiamento nei confronti di ciò che non ci appartiene evidenzia i limiti che devono essere compresi e trascesi per il nostro stesso benessere.
Oggi vi è grande confusione e poco rispetto, specchio di quello che siamo, pensiamo e proviamo. 
Gli estremismi non fanno che evidenziare quanto ci siamo allontanati dalla nostra natura, da quell'equilibrio così importante per stare bene con noi stessi e con gli altri.
"Sii il cambiamento che vuoi veder avvenire nel mondo" diceva Gandhi e io accolgo nel cuore queste parole e le ripropongo oggi, in un giorno che non ho mai festeggiato, ma al quale desidero dare un significato differente: non la festa della donna, ma una valorizzazione dell'essere donna.
La realtà che ci circonda ci ripropone continuamente un femminile schiacciato, adombrato, posseduto, rinchiuso in un ruolo e non visto.
E quel "non visto" vorrei che oggi fosse uno spunto di riflessione per tutte le donne e desse vita ad una domanda importante: "Io mi vedo?". 
La trasformazione del femminile avverrà solo nel momento in cui sempre più donne impareranno a vedersi e troveranno il coraggio di rispettarsi e amarsi per quello che sono.


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