mercoledì 31 maggio 2017

CHI NON HA MAI SBAGLIATO ALZI LA MANO

Chi non ha mai sbagliato, alzi la mano. Proprio così. Ci accade spesso, quando facciamo degli errori, di dimenticare che stiamo vivendo per fare esperienza e che i Mr & Miss Perfettini non esistono. Tutti abbiamo i nostri scheletri nell'armadio, le nostre ombre, le nostre paure e debolezze: certo c'è chi non le riconosce e si sente onnipotente e nel ricco mondo delle unicità individuali vi è ampio spazio per tutti, anche per coloro che in vita scelgono l'immobilità di un ruolo.
Quindi, quando capita di non imbroccarla per niente, è inutile sentirsi un fallimento e piangersi addosso riducendo l'autostima ad uno straccetto stracciato. E', al contrario, alquanto efficace chinare il capo, fare lezione di umiltà, riconoscere il proprio errore, comprenderlo, estrapolare l'insegnamento allegato facendone tesoro per poi lasciar andare ferite, orgoglio, ego, dolore e pippe mentali. Insomma in parole povere, assumersi la responsabilità dei propri scivoloni e rialzarsi più forti interiormente. E mi raccomando, non prendete ad esempio gli svicolatori professionisti dello scarica-barile (di solito si accompagnano agli onnipotenti!!!).
Dobbiamo essere consapevoli che possiamo sempre e solo fare del nostro meglio. Se la nostra scelta si è rivelata un buco nero significa che eravamo pronti per l'esperienza buco nero. Il fondo di un buco nero è sempre un buon punto di partenza per la crescita, a meno che si decida di arredarlo e farne dimora stabile prediligendo una situazione di comodo alla risalita: al bando le lamentele, però, sempre di scelta si tratta.
Gli scalatori provetti (quelli della via in salita) si accorgeranno che le difficoltà del percorso rinforzano il corpo e lo spirito: di fronte ad un'esperienza similare, la seconda volta, saranno più oggettivi e pronti per un buco differente  ;-) (scherzavo!!! Mica tanto).

Vignetta di Cavezzali





sabato 27 maggio 2017

LA TRISTEZZA

La tristezza ti allaga l'anima.
In silenzio affondi in un mare in tempesta
alla ricerca di tutto e di niente.
I pensieri si susseguono
il cuore batte forte
e le prime lacrime scendono a rigare il volto.
In silenzio affondi in un mare di lacrime
fino a lasciartene cullare
seguendo il ritmo del respiro a lungo trattenuto.
Guardi, osservi e assapori la tristezza che colma la tua anima.
In silenzio la riconosci.
Sai che c'è un tempo per la tristezza,
ma non sarà un tempo infinito.


martedì 23 maggio 2017

CHI SEI TU?

Chi sei tu? O chi non sei tu?
Non sei la tua famiglia. Non sei chi ti circonda. Non sei altri che te stesso. Sei chi hai scelto di essere. Sei le esperienze che hai fatto. Sei gli sbagli che hai compiuto e le comprensioni che da essi hai maturato. Sei il frutto delle tue azioni, delle tue responsabilità, delle tue scelte. Sei in ogni istante e cambi continuamente. Un cerchio, simbolo di pienezza, nasce, cresce, si trasforma. Ed il suo intento è ritrovare, nel dispiegarsi degli eventi la sua forma originale, smussando gli spigoli, rinforzando i punti di cedimento ed espandendo il suo spazio uniformemente.

Sei un cerchio che ha dimenticato la sua forma. Sei un cerchio che si sente a volte quadrato, a volte ovale. Sei un cerchio in divenire. Sei chi hai scelto di essere. Non vi è alcuna meta da raggiungere, alcun punto d’arrivo. La consapevolezza deriva dalla presenza a se stessi, da chi si è nel presente. Non hanno importanza le forme, sono solo specchio del nostro percorso verso casa.

Uomo Vitruviano - Leonardo Da Vinci

venerdì 19 maggio 2017

SILENZIO E DANZA

Quando le parole invadono l'etere
ricerco il silenzio
fuori e dentro di me.
Quando la rabbia dilaga e separa
ricerco il silenzio
fuori e dentro di me.
Quando le paure vengono a galla
ricerco il silenzio 
fuori e dentro di me:
ascolto il mio corpo,
respiro profondamente 
e mi apro al movimento.
Danzo la paura
nel silenzio
della mia anima
e ritrovo il mio centro.


Danza indiana - www.danzaindiana.it

SERENATA SOCIAL

Io scrivo e penso a me 
io ti leggo e penso a me 
ti rispondo e intanto penso a me 
Come stai? E penso a me 
Cosa dici? E penso a me 
Sorrido, clicco un cuore, e penso a me 

Non so in che gruppo tu adesso sei 

non so che cosa fai 

ma so di certo a cosa stai pensando 

è troppo grande la mia mente

per due che come noi

non sperano però si stan specchiando, specchiando...

Scusa è tardi e penso a te, 
non capisci e penso a te, 
non sei stato divertente e penso a te, 
sei al buio e penso a te, 
salgo in cattedra e penso a te,
non sono sveglio e penso a te ...

Massimo Cavezzali

lunedì 15 maggio 2017

IL PROBLEMA E' LA TORTA

Immaginiamo di avere un problema che richiama continuamente la nostra attenzione, che ci inonda di pensieri e preoccupazioni. Immaginiamo che il problema sia una torta.
Una torta che la mente minuziosamente analizza, seziona, divide, spezzetta, riflettendo sulla soluzione migliore per risolvere il problema.
Ad un certo punto ci accorgiamo che la torta, a seguito delle nostre elucubrazioni, si è trasformata in un pasticcio di torta.
Realizziamo così che il nostro pensiero ci ha talmente inglobati da farci perdere la visione d'insieme e da immergerci in un labirinto di supposizioni, aspettative, giudizi ininfluenti su come la torta potrebbe essere.
Il pasticcio di torta è la confusione della nostra mente di fronte al problema.

Immaginiamo di avere un problema che richiama continuamente la nostra attenzione, che ci inonda di pensieri e preoccupazioni. Immaginiamo che il problema sia una torta.
Immaginiamo di prendere un cucchiaino e di assaggiare la torta, immergendoci nel problema. Immaginiamo di assaporarne il gusto, annusarne l'odore, percepirne la consistenza. Ascoltiamo il nostro corpo. Potremmo realizzare che la torta non è così terribile  come ci aspettavamo e che potremmo anche mangiarla senza sforzarci troppo. Oppure potremmo realizzare che la torta non ci piace affatto elaborando le percezioni scatenate da quel primo boccone. L'assaggio avrà sicuramente portato maggiore chiarezza in noi rendendo il problema concreto e aprendo le porte ad una soluzione pratica. 

Il problema è la torta. Dolce, amara, salata, acida, dura, croccante, morbida, profumata, puzzolente ... finchè passeremo il tempo ad immaginare come possa essere, non lo scopriremo mai.

sabato 6 maggio 2017

COME VIVI LE EMOZIONI?

"Mentre ogni emozione psicologica ci separa, 
ogni emozione accolta sensorialmente ci riporta alla bellezza e all'armonia.
E' per questo che qui non stiamo cercando di sbarazzarci dell'emozione,
bensì di divenirne coscienti."


Inside Out - Disney-Pixar

Molto interessante questa riflessione di Eric Baret. 
Nel "IL CORAGGIO DI ASCOLTARSI" dedico il capitolo: "La via del cuore", ad approfondire il tema delle emozioni e il nostro modo di viverle. 
Quando sentiamo un'emozione, diveniamo consapevoli di essa: proviamo rabbia, tristezza, gioia ... ma non ci identifichiamo con l'emozione provata e di conseguenza non ci lasciamo travolgere da essa.
Ogni emozione sentita arricchisce il nostro mondo interiore aprendoci alla "risonanza" e portando chiarezza all'interno di noi stessi. Ogni emozione sentita ci riporta al presente e all'osservazione e all'ascolto del nostro disagio interiore. Quando questo avviene si è manifestata una maturazione: mi apro al sentire, smetto di pensare e accolgo il fatto che quanto sto vivendo non parla che di me.

Tratto dal CORAGGIO : 

"Spesso si pensa di essere nel cuore quando si ascoltano le emozioni: non è assolutamente così. Le emozioni sono generate dalla mente e ci portano a vivere le situazioni con estrema soggettività. Se siamo arrabiati o in preda alla gelosia, difficilmente riusciremo a mantenere il distacco necessario a valutare gli eventi che ci coinvolgono senza giudicarli. Inevitabilmente, ci sentiremo parte in causa, e il più delle volte vivremo la sofferenza generata dalla nostra vulnerabilità come frutto di cause esterne; è infatti molto meno doloroso considerare l'altro come la fonte del nostro malessere che accettare di esserne responsabili. Si tratta di una reazione istintiva e indotta dal controllo della mente sul dolore e, se non ne siamo consapevoli, ci troveremo invariabilmente coinvolti in azioni dettate dalle emozioni e tese a difenderci da chi ci circonda, considerato come pericoloso e limitante per il nostro benessere."


giovedì 4 maggio 2017

OSSERVA, ASCOLTA E NON PARLARE

Silenzio.
Osserva e ascoltati.
Vivi un disagio?
Non esploderlo all'esterno.
Silenzio.
Sprofonda nel disagio.
Sentilo, accoglilo, guardalo.
Ti appartiene.
Silenzio.
Ascolta il tuo corpo, danza e respira.
Sciogli le tensioni, lasciale andare.
Assapora la tua trasformazione.
In silenzio.


martedì 2 maggio 2017

PROVARE GRATITUDINE VERSO LE DIFFICOLTA'

"Ciò che rimette in questione le vostre abitudini vi fa crescere.
Ciò che rimette in questione le vostre pretese vi fa maturare.
Ciò che soddisfa il vostro ego stimola la vostra stupidità.
La vita è per servire, non per possedere."





Eric Baret ci offre un bel cambio di prospettiva. Se ci riflettiamo profondamente, possiamo intuire quanta vita sia presente nelle difficoltà. Vita intesa come movimento, come apertura all'universo. Nelle sicurezze stiamo molto bene, certo, ma restiamo immobili, fedeli all'immagine di noi stessi, ai nostri schemi mentali, alle nostre abitudini. E nella cristallizzazione non può esservi maturazione nè crescita.
Il dispiegarsi della vita come scuola esperienziale diviene efficace quando ci porta a rimetterci in discussione, a osservarci, a comprenderci. Le difficoltà evidenziano i nostri attaccamenti, puntano i riflettori sulle nostre paure e aprono il confronto con le nostre debolezze affinchè, attraverso la visione, sia possibile accoglierle, elaborarle, trascenderle. Provare gratitudine verso le difficoltà è, in quest'ottica, un primo passo verso la consapevolezza di chi siamo, al di là di quello che pensiamo di essere.